campi elisi

Nei giorni scorsi riflettevo come in certi momenti della nostra vita siamo costretti a fare tali cambiamenti e trasformazioni che ci portano a metterci in contrapposizione con l’ambiente in cui occasionalmente siamo inseriti. A volte è una necessità, non ne possiamo fare a meno.

L’idea che associo a questo stato di cose è, per esempio, la necessità di compiere quel famoso e ben noto parricidio, ovvero quel ben precisato passo che solo dopo esser stato completato ci permette di diventare autonomi e indipendenti. E integri.

Ma mi chiedo anche cosa pensino e provino i padri in quei frangenti, e in quale modo reagiscano.

Se lo conosci lo eviti, penserà qualcuno. Oppure, lo favorisci. O anche, qualcun altro si impegnerà a vender cara la pelle.

Certo è che le pelli non hanno tutte lo stesso spessore. Ci sono le pelli sottili che si staccano da sole come dopo una scottatura, per le quali non serve lottare ma soltanto aspettare.

Qualche altra volta invece si presenta una situazione da caccia, se non persino da caccia grossa.

Con questo voglio dire che, insomma, i padri non sono tutti uguali e neppure della stessa misura, come neppure i figli. Ci sono i conigli che corrono veloci a nascondersi per non farsi prendere, e qualche volta si nascondono così bene da non farsi prendere mai. Ma ci sono anche leoni, tigri, elefanti e rinoceronti, e in questi ultimi casi bisogna di certo essere ben agguerriti perché la battaglia possa essere affrontata in campo aperto, lì dove deve aver luogo la vera prova del carattere e dell’emancipazione.

Non ho studiato a fondo psicologia, psicoanalisi, cose di questo tipo, tranne alcune tracce che mi son giunte nel corso del tempo e nei modi più disparati, perciò queste mie osservazioni provengono soltanto da esperienze osservate e vissute, qualcuna a malapena, qualche altra andata a buon fine.

Ma ho anche l’impressione che se un padre è un padre di tutto rispetto, se non è un coniglio che scappa ma un leone, allora forse vuol dire che lui stesso conosce il gioco perché lui stesso l’ha messo a punto a suo tempo, e forse anche solo inconsciamente sa che il parricidio deve aver luogo e che non è utile sottrarsi o scappare. E che in ogni caso è solo un’azione che si compie a livello diverso da quello reale, per cui non vi sarà spargimento di sangue. Ed inoltre, che un padre che si rispetti non ha nulla da perdere per se stesso, quanto invece avrebbe da perdere se il figlio non potesse diventare autonomo e indipendente. A che scopo altrimenti essere stato padre?

Diversamente, se è il genere di padre che ha lasciato sopravvivere il suo precedente, il pericolo che non si possa ottenere una buona riuscita dell’operazione, allora diventa reale.

E che qualcuno ce ne scampi e liberi da un simile padre. Un padre che continuerà ad imputridire lentamente nel suo letto di morte per secoli e secoli senza aver il coraggio di morire. O senza che il figlio riesca a prendersi il coraggio di sotterrarlo, mettendoci una lapide con sopra con scritto, Qui riposa.

Solo a questa condizione il padre e il figlio potranno magari in seguito frequentarsi alla pari nei campi elisi.

 

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