mistic rose

 
 

Le trasformazioni sono la cosa più bella che ci può capitare. Il passare attraverso la vita è un processo di metamorfosi incessante, che se si interrompe e ci fermasse in una stazione, in una tappa, resteremmo come congelati in una forma, o messi sottovetro come nella foto di un mio precedente post.

Ieri pensavo alla storia dei miei nomi. Mi scuso di far riferimenti autobiografici, ma lo faccio solo prendendo me stessa come oggetto/soggetto d’indagine, mantenendo un buona dose di distacco, e d’ironia.  E in ogni caso sono convinta che il primo campo di conoscenza e d’analisi siamo noi stessi, certo in relazione col mondo, ma pur sempre noi stessi in relazione col mondo.

Ieri pensavo alla storia dei miei nomi, dicevo, che in un certo senso segnano delle tappe, delle nascite e rinascite ad un modo d’essere sempre nuovo e diversamente congiunto al presente.

Premetto che penso siano sempre gli altri a dirci chi siamo, e a darci un nome, e a chiamarci per nome. Se non ci fosse questa relazione, probabilmente non avremmo bisogno di un nome, o di chiamare le cose per nome.

Quando sono nata a questa vita mi hanno chiamata Milena, insieme ad un secondo nome, Luigia. Però da bambina già sentivo che si poteva fare di più; così quando mi chiedevano, Come ti chiami, rispondevo, Milena Elena Maria Maddalena Luigia.

Già da piccola, insomma, forse avevo già capito che è meglio concedersi un più vasto raggio di possibilità su chi potremmo essere o potremmo diventare – e il divenire qui gioca a nostro favore anziché essere motivo d’inquietudine, il che non guasta.

Si comprende inoltre che essere sempre nominati con lo stesso nome, e per una vita intera, può diventare oltre che ripetitivo anche un po’ noioso. Soprattutto dal momento in cui le cose cambiano.

Senza voler immaginare in modo un po’ maligno una sorta d’invidia per gli dei, sarei propensa a pensare che se Dio ha un’infinità di nomi, nel mio piccolo potrei collezionarne almeno una decina.

Nel mezzo del cammin della mia vita, infatti, capitò che mi fu regalato un nome in sanscrito. Un nome composito, a dire il vero, e che quindi è come se fossero due con due significati differenti, ma che di certo è uno solo.

Un nome, quello in sanscrito, che in realtà non ho mai usato – ovvero un nome che nessuno pronuncia per chiamarmi e chiedermi per esempio, Hai comprato il pane, o, Hai buttato la pasta – un nome che più che altro considero come un segreto da scoprire o che giorno dopo giorno può rivelarsi e mostrare le sue molteplici sfaccettature, o almeno qualcuna.

I nomi vanno compresi, non ce n’è.

Ma accade anche che proprio quando un nome si sta svelando ed esala il suo profumo, poco dopo, non passa molto, ed ecco che come una rosa che appassisce lascia spazio per la rosa che sarà.

Un altro nome in sanscrito difficilmente lo potrò avere, ma forse neppure un altro in italiano, per questo entrambi mi sono cari e di certo non me ne disfo né li butto via. Continuo a conservarli e averne cura, perché forse più che la rosa è la pianta intera che affonda le sue radici in profondità e che ad ogni stagione offrirà nuovi boccioli – se possibile, vale a dire se l’inverno non l’avrà fatta morire, se sarà stata potata in primavera, se avrà ricevuto abbastanza acqua e nutrimento e non si sarà seccata. Molti sono i “se”, molte le condizioni.

Ma di certo la modalità in cui è apparso il mix così curioso con cui ho iniziato questo blog (si possono leggere nelle info il modo in cui è accaduto) mi ha dato l’opportunità di afferrare l’occasione al volo per attribuirmi a pieno diritto anche questo nuovo nome, Rozmilla – che come più di un conoscente ha osservato, sembra un nome da cartoon giapponese. Così che quando è apparso mi son detta, Va bene, e che Rozmilla sia.

Ma non posso certo tralasciare di mettere nel mucchio anche quel periodo in cui invece di firmare col mio nome, Milena, firmavo i miei scritti con lo stesso nome ma con la m minuscola, come se fosse il nome di una cosa qualunque, o qualsiasi: come sasso, o pietra, o patata. Anche se è vero che in certi momenti qualcuno mi ha anche chiamato cipolla, o libellula, o o o.

E con questo sono arrivata più o meno a quota otto. Secondo le prospettive di massima, iniziali, me ne mancherebbero almeno ancora due. Forse tre nomi.

 

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2 risposte a mistic rose

  1. Ciao, sul momento con il nickname non mi ricordavo ma se non erro ci ci ci siamo conosciuti a Rescaldina alla giornata internazionale della poesia o sbaglio? Concordo con mio predecessore post molto gustoso

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  2. rozmilla ha detto:

    Non erri, Daniele. E sono contenta che il post sia di tuo gusto.
    La giornata internazionale della poesia, dici?
    Sei modesto … io invece direi “universale”!
    ciao. Spero anch’io di ritrovarti ancora qui in futuro.

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