Tentomushi no uta – storie din-setti e din-torni

 

Siamo tutti piuttosto veloci con gli scacciamosche, gli strofinacci e i giornali ripiegati. Abbiamo bombolette spray di insetticida, tubi di repellente per insetti, luci anti-insetto, zanzariere, naftalina, un intero settore specializzato per uccidere insetti. Non capitemi male, ho fatto la mia parte di schiacciamento e schiacciate. Però lascio spazio a coccinelle e grilli, perché entrambi rientrano nella categoria di quegli insetti da cattura e rilascio. Uccidere grilli porta sfortuna, soprattutto in casa. Perciò non uccidere, ti prego, quel grande colossale grillo, apri la finestra e lascialo andare. Un salto e sarà là fuori. In mezzo al verde.
Con le coccinelle ho un feeling speciale perché sono dolci e di aspetto felice. Il loro scopo è quello di volare tutto intorno e diffondere allegria. Cosa fanno di male? In ogni tono di colore e punteggiature, dev’esser bella una vita da coccinella. Provate invece a pensare una vita da verme, come quelli che trovo nell’insalata, teneri grassi morbidi burrosi, e verdissimi, di un verde che più verde non ce n’è, e così belli. Purtroppo per loro se li hai beccati a rosicchiare i cuori teneri della lattuga c’è poco da fare, sono già spaesati. In linea di massima faccio loro il favore di depositarli delicatamente sopra la siepe o nei vasi di gerani e vado via senza voltarmi indietro. Non vorrei che voltandomi indietro una lacrima potesse sciogliere il sale, la terra diverrebbe salata, e addio insalata.

Ma le api che affiorano dalle primule fin dall’inizio della primavera, o quelle che stanno attaccate al pistillo dei fiori di zucca anche dopo che li ho portati in casa. Piano piano se ne accorgono, appena passata la ciucca, e vanno a volare contro il vetro della cucina tra le tende o sulla zanzariera. A quel punto io apro ogni cosa e le lascio passare anche una alla volta finché non è finita la trafila. Ce n’è sempre qualcuna che indugia e arriva più tardi – che ci posso fare …

Se però voglio andare all’aria aperta, soprattutto di sera o all’imbrunire, cerco di vestirmi di scuro così che le zanzare non mi rintraccino a colpo d’occhio, anche se più che altro vanno a naso e sentono dall’odore se tengo i piedi nelle scarpe o sono senza i calzini.
Ieri purtroppo ho spiato una formica sul fuoco, stava facendo quel suono che fanno le formiche quando vanno rapidamente arrosto. Non ha fatto neppure fumo. Un’altra invece mi ha attaccato sul dorso della mano, tenacemente, mentre seduta sul gradino della veranda al sole mi intrattenevo in un’amabile Discussione con Borges. Ho ancora il puntino rosso infiammato nel punto in cui è entrato il veleno. E non so come spiegarmelo ma d’allora mi fa meno male la mano, così che ho deciso di rimandare l’intervento al tunnel carpale senza nemmeno dirlo al dottore, come si fa con il cacio e le pere.

Però un giorno durante una passeggiata, senza volerlo ho inchiodato sbadatamente con un piede nudo una farfalla sul bagnasciuga. Rossa in viso l’ho seppellita in mare lasciandola scivolare piano – ma senza bandiera – mentre turbinavano nella zuppiera pensieri rimorsi e sensi di colpa tali da temere una rivoluzione.

Ho ucciso un insetto per nessun motivo se non per essere un insetto? E se ci fosse stata una piccola famiglia, una vedova e gli orfani? E non ho versato neanche una lacrima? Non ho detto nemmeno una preghiera?
Cosa fanno, mi chiedo, gli entomologi per conoscere la vita interiore degli insetti che studiano? Come sono sofisticati i loro cervelli, per esempio? Hanno cervello? Hanno vita sociale? Si prendono delle vacanze? Hanno un linguaggio da insetto?

Adesso mentre sto scrivendo una piccola mosca dopo aver volato in giro fischiandomi qualche volta nelle orecchie, si è posata sullo schermo del computer e sta lì sfregandosi le zampette. Chissà se riesce a leggere quello che ho scritto.

Ma ecco che sento una vocina dirmi “Hey, bimba, non sei Esopo!”

È vero, non lo sono, ma una parte di me si aggrappa a quel mondo in miniatura, dove ancora adesso formiche e cicale si contendono il primato su chi è più bravo o chi fa la cosa giusta. Piccoli insetti che non hanno ancora deciso, sembrano sempre sul filo come i funamboli sulla corda e sopravvivono così da secoli. Cicale o formiche.

Ma per quale motivo gli insetti non dovrebbero cercare di essere a modo loro, insetti fino in fondo?  Forse il nostro mondo non è altrettanto saggio, ma non dovrei cercare anch’io di essere quel che sono?

 
 
 
 
 
Tentomushi no uta  –てんとう虫の歌
è la canzone della coccinella.
 
 
 
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4 risposte a Tentomushi no uta – storie din-setti e din-torni

  1. md ha detto:

    Molto bello e molto giusto. Da qualche anno sto imparando a convivere con gli insetti e ad essere molto più attento a non far loro del male. Ci riesco ancora molto poco con le zanzare, lì la mano parte quasi in automatico applicando la nefanda dottrina della guerra preventiva. Ci dovrò lavorare ancora…
    Però qualche anno fa, quando vidi un bruco nel mio vaso di basilico, mi dissi “che bello, un bruco!”, e lo lasciai lì. Dopo 2 giorni non era rimasta una sola foglia di basilico. Ora ci sto più attento, e magari lo invito un po’ bruscamente a cambiar zona. Naturalmente anche per questa pratica più rispettosa dei ritmi della vita ci vuole tempo, e se non lo abbiamo dobbiamo fare di tutto per ridarcelo.

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  2. Francesco ha detto:

    Gli insetti sono insetti fino in fondo, sempre. Noi no. Per riuscire ad esserlo dobbiamo penare una vita intera, e non è detto che ci si riesca. Però è l’unica cosa per cui valga veramente la pena di lottare, credo. E così su questa strada mi sono incamminato ormai da tempo immemorabile, cadendo, rialzandomi, facendo scoperte e continuando a camminare.
    Ma questo fa parte della vita. O meglio, della nostra vita di esseri umani, perché gli animali, da quanto ne sappiamo, hanno già segnata la loro dall’istinto, con qualche eccezione..
    Penso infatti che nel mondo in cui abitiamo l’evoluzione sia costantemente all’opera, e che nel regno animale esistano degli individui particolari che discostandosi dagli automatismi che governano di solito i loro simili, riescono a fare cose che a questi ultimi sono precluse.
    Ma questa è un’altra storia..

    Dimenticavo, complimenti per il tuo blog..

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  3. rozmilla ha detto:

    Grazie Md, sono contenta che ti sia piaciuto.

    E grazie a Francesco*, immemorabile senza dimenticare.

    Grazie ad entrambi di tutto cuore: sono confusa … oggi mi par di essere un po’ coccinella fra coccinelle, ed è una bella sensazione.
    Non per niente Tentomushi no uta – la canzone della coccinella – è una serie animata giapponese – talvolta malinconica o dall’umorismo un po’ demenziale tipico giapponese – che racconta una storia di sette fratelli che, rimasti orfani, decidono di continuare a vivere insieme anche da soli. E la storia continua … i nostri piccoli eroi ce la faranno …

    Un bacione, anzi, due bacioni, meglio tre 😀

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  4. rozmilla ha detto:

    @Md: mi dispiace per il basilico, speriamo almeno che quel bruco si sia poi trasformato in qualcosa di bello, nel qual caso forse il basilico non sarebbe stato divorato invano, e forse potresti esserne persino contento.
    Comunque per far del nuovo basilico non ci vuol molto. Un po’ di terra in una cassettina, qualche seme, che se li semini con la luna giusta germogliano in brevissimo tempo. Vedrai.
    Ciao, spero di ritrovarti ancora qui, o là, anche in futuro.

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