Le monde invisible

 
Le storie di sassi avrebbero dovuto terminare ieri, e invece sembra continueranno ancora un pochino. Pazienza, vorrà dire che i sassi devono dirci ancora qualcosa.
Non l’ho fatto apposta, ho solo afferrato un libro a caso, e con gli occhi chiusi – alla cieca – l’ho aperto e mi è apparso il dipinto di Magritte che si può vedere qui sopra.
Qualcuno immediatamente dirà, E’ una pietra!
Ma no, il titolo scelto da Magritte per questo suo dipinto è “Le Monde Invisible”.
“Il mondo invisibile”, se tradotto in italiano;“The invisible world”, in inglese.
Mi sembra giusto ribadirlo almeno in tre lingue diverse, in un mondo multilingue.
Eppure quella pietra che sta lì davanti alla finestra aperta del balcone sembra già dirci che non c’è lingua che possa spiegare ogni cosa.
Non so voi come la vedete. Tutto sommato credo che ognuno di noi si sentirebbe più a proprio agio se al posto della pietra ci fosse una bella poltrona,  magari rossa e di velluto. O una sedia a dondolo, perchè no .. 
Ma sì, sarebbe inquietante, per lo meno fastidioso avere una pietra così grossa nel proprio appartamento, che  forse  impedirebbe persino di chiudere le finestre quando ce n’è bisogno. O di guardare senza intralci la luce e il colore un po’ lattiginoso del mare. O il cielo anche se è buio.
La visuale.
La visuale sarebbe ostacolata da quella grossa pietra.
D’altronde non c’è alcun sottinteso, Magritte è il pittore della visività assoluta, non dei sottintesi. Lui stesso direbbe che aver dei dubbi sul significato di un suo quadro, significherebbe credere più al sottinteso che in quello che c’è realmente, la verità lampante che appare, l’inteso.
E l’inteso, è che vediamo benissimo la pietra, ma non quello che può esserci nascosto dietro.
 
Quindi, ricapitolando, per Magritte “il mondo invisibile” è soltanto ciò che non si vede perchè nascosto da qualcos’altro che si frappone, in questo caso la pietra.  Ma se c’era una poltrona sarebbe stata la poltrona. Solo che la poltrona si può facilmente spostare, la pietra è più pesante.
Però in altri dipinti Magritte riesce a far volare anche le pietre – cosa che  forse solo Magritte e maghi sanno fare.
O dipinge nuvole che non riescono più a volare nel cielo – c’est dommage – e allora le sostiene con un bicchiere da spumante .. così da non poter negare che siano nuvole spumeggianti..
 
 
 
 “Dal calice di questo regno spirituale, trabocca spumeggiante l’infinità dello spirito”      Schiller
 
                               
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10 risposte a Le monde invisible

  1. carla ha detto:

    dove sono finite le conchiglie? 🙂
    io, guardando il dipinto di Magritte in questione, penso a quanto sia importante mantenere una certa pesantezza (riferito soprattutto alle idee) perchè il paesaggio, con la sua leggerezza evocata, può indurre in tentazione di volo…
    mentre la fermezza, la determinazione, la sostanza…aiutano a guardare con distacco.
    è l’attrazione degli opposti che trova, nella loro traiettoria, un equilibrio da ponderare…
    buona serata!

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  2. rozmilla ha detto:

    vedi, io non ci avevo pensato. Vedevo la pietra solo come a un oggetto pesante, duro e non collocato nel suo luogo naturale. Mentre tu vedi che anche la pietra può insegnarci qualcosa, essere un modello di fermezza, che certamente può essere d’aiuto a non folleggiare soltanto come le nuvolette 😀
    bene, sono contenta di poter considerare anche questo punto di vista.
    le conchiglie invece le ho levate perchè mi facevano tristezza. volevo mettere dei fiori, mi sembrano più adatti alla stagione estiva, un po’ di colori allegri, ma non li ho ancora trovati.
    buona serata anche a te e grazie.

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  3. bortocal ha detto:

    (ancora un altro post sparito: che scherzetti sono questi? 🙂 – così mi tocca commmentare questo, anche se l’altro mi pareva più stimolante…)

    “Magritte è il pittore della visività assoluta, non dei sottintesi”: eppure, e in questo quadro è detto in modo ancora più chiaro del solito, è proprio la visibilità assoluta il più inquietante dei sottintesi.

    si potrebbe quasi dire che Magritte è il pittore del sottinteso della visibilità assoluta.

    è il mondo visibile che nasconde quello invisibile, come un enorme sasso non trasportabile altrove in un mondo a due dimensioni dove non puoi nepppure semplicmeente aggirarlo: quindi è proprio la visibilità assoluta che nasconde il mistero e lo rende invisibile.

    non è forse così? .

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  4. rozmilla ha detto:

    Ciao Bortocal.
    Mentre ero occupata nelle mie faccende quotidiane mi erano giunti dei bellissimi pensieri, o almeno così mi sembrava, ma non o avuto il tempo di fermarli. Anche perché oggi è una giornata afosa, forse la prima, quest’anno. Poco fa mi son messa qui a scrivere, e non sono molto soddisfatta di quello che ho scritto, è troppo contorto anche per i miei gusti, e devo aver omesso molti passaggi. Ma se mi vorrai assolvere dalla pretesa di affermare con assoluta certezza quello che leggerai tra poco, lo espongo lo stesso. Giusto come esperimento. Anche se, ripeto, non è molto comprensibile nemmeno a me. Però penso che il tuo contributo potrebbe aiutarmi a sbrogliarli, se ti va .. se può essere anche di tuo interesse. Anche perché ormai li ho scritti. Ma potrai anche dirmi che li potevo benissimo cancellare e non succedeva niente di male 😉

    Perciò vado:
    .. mi hai fatto ricordare quando Severino dice che se vuoi nascondere una cosa, il luogo più adatto è di metterla proprio in bella vista, sotto il naso di tutti, così non la vede nessuno.
    Qui la forza di Magritte sta nel farcela vedere: ci sbattiamo il naso, non possiamo negarla.
    La pietra è lì, ora la “vediamo”.
    E, per esempio, io “vedo” che il mondo visibile è solo una nostra costruzione, che non ci dice pressoché niente del mondo in sé. Per cui, voler credere ad una realtà oggettiva, non sarebbe diverso dal tenersi una pietra granitica sul pavimento davanti alla finestra, che ci impedisce di vedere al di là. Pietra che magari non vedremmo nemmeno, perché vediamo solo quello che siamo abituati a vedere, ossia le nostre certezze che si autogenerano per abitudine e necessità di aver abitudini e sicurezze.
    Il mondo visibile, reale, quotidiano, che crediamo di conoscere, appare a noi, ai nostri sensi, nelle dimensioni del tempo (lineare) e dello spazio. Ma anche lo spazio (il mondo visibile) è situato nel tempo, e non esisterebbe ai nostri occhi se non nel tempo lineare – ieri, oggi, ora, domani.
    E poiché possiamo fare esperienza solo nel e attraverso il tempo lineare, siamo tentati di dire che soltanto qui e ora esiste. Poiché ciò che è passato non esisterebbe più, tranne che nei nostri ricordi, e ciò che è futuro non esiste ancora.
    Ma siamo sicuri che sia così? Non sarà che anche il tempo, come lo spazio, è una costruzione della nostra mente. Il fatto che noi facciamo esperienza del mondo visibile in questo modo, quindi in modo parziale, e relativo, non significa che il mondo “totale” non possa esistere in tutt’altri modi.
    Tu lo chiami “mistero”. Io dico che talvolta possiamo, per esempio, sentire l’odore di quello che sta nascosto dietro la pietra, o vediamo la codina di quel mistero spuntare a lato della pietra. Anche se sono solo attimi, presentimenti.

    Mi fermo qui perché di più oggi non ce la faccio. Oltre al fatto che sono del parere che molte mie elucubrazioni siano un esercizio alquanto ozioso.
    Comunque ho delle buone notizie: mia madre ha saputo che la opereranno il 10 settembre, e che forse, per ora,non è molto grave. Per questo a breve potrò andare in vacanza. Sento già l’odore del mare, e il vento sulla pelle ..
    ciao

    ps: ma quale “altro” post sarebbe scomparso? devi averne visto uno che non ho visto nemmeno io 😀
    mentre invece ho postato quello che era sparito sabato scorso: La penultima versione della realtà!
    ri-ciao

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  5. locuspluviae ha detto:

    Ehi.
    Mi piace molto il modo in cui scrivi, è “narrativo” ma senza cadere nel mieloso/prolisso o in quel diciamo “poetico” di bassa lega che offusca inutilmente il contenuto.
    Comunque, al basso delle mie non-conoscenze di arte, il quadro (se l’interpretazione che hai dato tu non è quella ufficiale e confermata) suggerisce che il “mondo invisibile” non sia tale perchè “nascosto” dalla pietra, ma piuttosto perchè la pietra lì costituisce il “visibile”, e il resto (il cielo e il mare), anche se perfettamente disponibile alla vista, diventa “invisibile” nel senso che un osservatore “standard” riesce a mettersi in rapporto alla pietra (che anche in questo senso è “pesante”) ma non al resto.
    E direi anche che non serve per forza un’assurda pietra gigante in salotto per attivare questo modo di percepire…

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  6. md ha detto:

    (che bella la striscia lassù, io la lascerei – almeno un po’, anche perché si lega perfettamente con il nome del blog)

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  7. rozmilla ha detto:

    Hola!
    grazie Locuspluviae, mi fa piacere che ti piaccia come scrivo!
    E mi piace molto anche la tua versione: sembra suggerire che, invece di mettersi in rapporto con la pietra, sarebbe quasi meglio, vista anche la stagione estiva, mettersi direttamente in rapporto col cielo e col mare.. 😉

    E come vedi anche Md. ha colto subito al balzo l’idea di entrare in rapporto col cielo e il mare (che si vedono nella striscia là sopra) anziché con la pietra.
    E infatti, sapete che vi dico? che domani preparo le valigie 😀 e a prendere a martellate quella pietra ci penseremo in seguito ..
    Y hasta la vista!

    (Md: sì, anche secondo me è l’immagine giusta, ci stavo pensando proprio oggi pomeriggio .. gracias chico!)

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  8. bortocal ha detto:

    ci vuole dell’eroismo per riscriverti un commento costato molta elaborazione che al momento dell’invio è saltato per un guasto di non so che.
    è un chiaro segno del destino invisibile, direi.

    perdonami quindi se intanto ti dico che per fortuna di tua madre so che non è in situazione tanto grave; il resto è purtroppo un discorso sulla precarietà che ci rguarda tutti.

    il post al quale mi riferivo è quello segnalatomi stamane via mauil:
    acque chiare
    rozmilla | 4 agosto 2011 at 23:29 | Categorie: Senza categoria | URL: http://wp.me/p1FnET-8o
    Il mondo non è sempre un luogo limpido e pulito. Il dover essere, bello e buono, non abita il mondo, il dover essere abita solo nelle nostre menti, se va bene. Mentre il mondo là fuori è il mondo dell’essere ciò che è, e niente altro. Anche se non è bello, anche se non è buono, anche se non è profumato […]

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    per il resto: sicura che la citazione di Severino sia sua?

    è una delle mie frasi preferite e non l’ho presa certo da lui, ma da Poe, La lettera rubata.

    le elucubrazioni non hanno il dovere di essere utili, ma solo stuimolanmti.

    e per uscire dalle contraddizioni del tuo discorso, devi abbandonare Severino e la visione parmenidea del mondo.

    pensare che esista un altro mondo al di là di quello visto é certamente una delle nostre certezze che si autogenerano per abitudine e necessità di aver abitudini e sicurezze.

    ma è un preconcetto solo occidentale, però.

    (ovviamente mi dilungavo molto di più, ma mi sembra insensato farlo la seconda volta col rischio che rra un attimo il mio commento faccia la stessa fine del precedente)

    buona serata.

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  9. rozmilla ha detto:

    E va bene, mi hai beccato di nuovo. Mi ero dimenticata che ti eri iscritto al Blog: ci sono due iscritti, l’altro sono io, che l’ho fatto per sbaglio. Però questo post che ti è stato notificato, e che è comparso sempre per errore, sono quasi sicura di non postarlo. Quasi. Non si sa mai. Magari in un momento di magra 😀

    Non sapevo che la frase è di Poe. Forse Seve lo diceva anche, ma non ricordo.
    Ma se è come dici, vorrà dire che l’ha letteralmente rubata alla lettera rubata 😉
    Dopodichè gliela rubi tu e gliela rubo anch’io .. e gliela rubiamo tutti ..
    Non crederai ancora alla lettera.. alla proprietà privata della lettera rubata, no?

    Però a me non sembra che Seve sia un parmenideo, visto che fa di tutto per salvare gli enti, i molteplici enti, dal divenire. Mentre per tutta la filosofia occidentale gli enti, i singoli enti, dal filo d’erba all’uomo, poiché mortali sono dei ni-enti. Cosa che ovviamente sostiene lui. Quello che mi piace di Seve è che la sua filosofia è forse l’unica filosofia che conosco che non si ponga come obiettivo la ricerca della verità, la verità epistemica, ma la salvezza dell’uomo. Più che una filosofia a me sembra una soteriologia. Trovo si avvicini molto alle metafisiche orientali. La punta più avanzata in quella direzione, sempre per come la vedo io. ma magari mi sbaglio.
    .
    Inoltre comprendere qualcuno significa amare anche un po’ quello che dice, accettarlo nella più ampia visione delle cose come una possibilità come le altre. Perché magari quello che lui mi dice mi fa scoprire molte più cose di quante me ne imponga. Anche perché non credo sia facile. Ma se anche volessi un giorno aderire ai riti wudù, non vedo perché qualcuno mi dovrebbe dire che non lo dovrei fare, se mi va di farlo.
    Ma non vorrei proseguire ora questa discuss, oltre al fatto che è qualcosa, la lettura di Seve, che mi è rimasta dentro ma che sta svanendo pian piano. Lo studio, come un fenomeno, e se talvolta combacia con quello che io sento, mi sta bene così.
    Che ne dici? Siamo pronti per partire per il grande mare aperto?
    Ciao Bortocal. Domani preparo la valigia 😀
    Hasta luego!

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  10. bortocal ha detto:

    come può un blogger credere alla proprietà privata delle idee? non saremmo blogger se ci credessimo; quindi Severino copi come me da chi vuole, dicendolo (meglio) o anche non dicendolo, perché a volte ci sono cose che abbiamo letto e ci piacciono tanto che alla fine ci convinciamo di averle dette noi..

    su Severino mi pareva che fosse un grande sostenitore del ritorno a Parmenide, ed essendo io un nichilista, marciamo proprio su sponde opposte.

    però penso che non sia molto opportuno che continuiamo a discutere di lui, alla fine mi scappa proprio che è apprezzabile certo che un filosofo si ponga il probelma della salvezza umana, però se per ottenerla dispensa degli elisir, che cos’è? 🙂

    la salvezza è tutta nel divenire e l’impresa di salvare le cose dal divenire appare a me personalmente insensata.

    ovviamente che ciò che sta nel divenire sia un ni-ente è solo un punto di vista appunto parmenideo o severiniano che dir si voglia; per chi non condivide questo punto di vista qui, nel divenire, ci si sta ottimamente!

    il fatto di non Essere non significa per le cose che non Sono necessariamente anche non essere: solo che questa volta essere andrebbe detto con quella parola indiana che (mi pare di avere letto una volta) significa nello stesso tempo essere e divenire.

    e con questo non ti salti per la testa che sto cercando di dirti a che cosa credere e a che cosa no! il mio “devi” del commento precedente tenta di indicare un problema logico, non dare una iindicazione di qualunque tipo.

    pronta per il grande mare aperto? e via! dimenticando queste discussioni che alla fine sanno sempre un poco di chiuso…

    buone vacanze!

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