un altro passo – info-(rse)

Un altro passo – Info su come oltrepassarlo –

Trascorsi i primi tempi dal giorno in cui ho aperto questo Blog – questo oggetto di cui non mi era chiaro lo scopo, avendolo iniziato per caso, come qualcosa che non si cerca ma si trova o che ci cade in mano – forse è arrivato il momento di dargli un significato un po’ meno vago. Di suo non lo avrebbe di certo, perciò se non glielo do io, non vedo chi altro lo potrebbe fare. Nel caso non trovassi uno scopo valido, cadrebbe anche l’opportunità di continuare a tenerlo aperto.

Per molti aspetti, soppesando i pro e i contro emersi dalla sua esistenza nei suoi primi mesi di vita, ci sarebbero buoni motivi per abbandonarlo – al rientro dalle vacanze ha corso seri rischi.

Scarterei prima di tutto il piacere. Mi spiego: immagino ci siano cose nella vita molto più piacevoli che tenere un Blog. Poi scarterei l’idea che si possano creare rapporti di amicizia attraverso i Blog. L’amicizia vuole occhi, mani, piedi, respiri, cibi consumati e tempo trascorso assieme, e non può fondarsi unicamente su parole scritte. Ci può essere empatia fra quello che le persone scrivono, questo sì, e ci si possono scambiare pensieri e strumenti di pensiero, metodi, informazioni, ma non si può scambiare questo per amicizia, né per illudersi che lo sia. E se non scatta qualcosa che conduce le persone a calpestare la terra nello stesso luogo, anche se per poco, scordiamoci l’amicizia, o l’affetto, o qualsivoglia altro sentimento che anche nella vita reale avrebbe difficoltà a manifestarsi, ma che non per questo dovremmo essere indotti a sostituire con simulacri. Se non cadiamo in simili tranelli, la simpatia è invece uno fra gli aspetti positivi, nel senso che anche attraverso la scrittura talvolta riconosciamo negli altri lo stesso pathos che ci accomuna, la con-divisione di uno stesso mondo (per quanto composto da molti).

Fra le cose negative metterei invece l’enorme spreco di tempo, soprattutto nel mio caso, causa una connessione lenta, anzi lentissima, tramite un dispositivo vodafone. Eh sì, il luogo dove abito non è servito da alcuna connessione ADSL o Wireless, per cui ..

Altro aspetto per certi versi negativo, è l’esposizione di se stessi, dei propri scritti, o lavori, o pensieri, a volte anche abbastanza intimi, e in ogni caso “propri” – e non vedo come farebbero a non essere “propri”, sempre che non li si prendano a prestito, alla cieca, senza farli “propri” (anche se condivisi con molti altri). Questo aspetto negativo si capovolge però nel suo opposto quando consideriamo che il fatto di sottoporci al giudizio altrui – contando comunque sulla loro syn-patia se non persino tolleranza (a non voler tirar in ballo l’apertura mentale che desidereremmo spesso poter constatare negli altri invece che in noi medesimi) – potrebbe stimolarci ad essere migliori, a sviluppare più tenaci legami con la comunità umana, e ad assumerci in prima persona la responsabilità e il senso dell’essere umano (io) e dell’umanità (tutti noi). Io, come parte del tutto – una goccia nel mare dell’essere.

Se non altro, questo mio (irrisorio) rendermi visibile agli altri, nella forma della scrittura, è la testimonianza del mio impegno. Testimonianza non necessaria, però, e del tutto gratuita, e che potrebbe non interessare né essere utile ad alcuno.

Ed è chiaro che se scrivo lo faccio in primo luogo per me stessa, e che quindi forse medico le ferita del mio narciso, forse solo reciso, che se ne sta qui  immerso in questo vaso contenitore “liquido”.

Quest’ultimo sarebbe un punto a sfavore. Mi dovrò frustare per questo? Lo sto già facendo. A volte sono più critica con me stessa di quanto non vorrei che lo fosse nessuno; perché spero anche che nessuno lo sia altrettanto nemmeno con se stesso.

Ma l’idea trascinante che potrebbe ribaltare le sorti di questo processo, me la offre Marco Aurelio – il filosofo Marco Aurelio, più che l’imperatore – che usava la scrittura dei suoi pensieri come una pratica spirituale, e non è certo l’unico. Non conosco molto i suoi testi e il suo pensiero, se non attraverso testi di altri filosofi contemporanei che ne hanno parlato nei loro libri, ma sono bastate solo poche frasi per attrarmi, e confermarmi, lo scopo della scrittura in questo senso. Anche se nel farlo non prenderò certo in considerazione soltanto gli aspetti “alti” (spirituali), ma credo proprio – è una promessa – anche quelli “medi” (quotidiani) e “bassi” (materiali) – secondo una classificazione che farebbe luccicare gli occhi a un padre della chiesa, ma non i miei.

Potrei farlo senza renderne pubblica l’evoluzione, è vero. Ma per i motivi di cui sopra, ritengo sia più utile renderla pubblica che conservarla in privato, dove potrebbe languire e finire nel dimenticatoio agli stessi miei occhi.  Anche se è molto facile che non mi leggerà quasi nessuno, tranne i pochi che passano di qui commentando di rado – non trovando forse alcun appiglio per i loro interessi, e pensieri, o avendo altro di meglio da fare – ma che per fortuna non sono molti.

Altre cose per il momento non mi saltano all’occhio, quindi in seguito vedremo.

In prima istanza la partita risulta in forse. In bilico come su una corda tesa nel vuoto. Ed io che cerco di starci senza cadere.

Buona fortuna?

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13 risposte a un altro passo – info-(rse)

  1. bortocal ha detto:

    anche tu alle prese con la domanda sul senso del blog, eh?

    sono sei anni che giro attorno alla questione, e non ne sono mai venuto a capo.

    nel frattempo il blog è diventato un vizio in me, e come tutti i vizi non trova spiegazione.

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    • rozmilla ha detto:

      eh sì.. è la domanda sottesa a qualsiasi cosa facciamo, non trovi? A volercela porre, e anche se non sempre troviamo una risposta, che più che una soltanto è probabile che siano molteplici.
      Però che i vizi non abbiano spiegazioni, non saprei .. forse anche i vizi hanno molteplici spiegazioni.
      Comunque, sulla corda tesa non mi dispiace stare. Se riesco a starci, ovvio. E se ci pensi bene, è più facile stare su una corda tesa che su una corda lasca.
      Quindi che dire, caro Mauro, osservando uno dei tuoi avatar, sembra che di corde tese te ne intendi un pochino ..

      Poi c’è il discorso che affrontavi nel tuo post, l’alter ego col quale dialogavi. L’ho letto dopo aver scritto questo post, e trovo che anche in questo caso hai colpito nel segno.
      Ogni persona che scrive conosce la scissione fra sé e i suoi scritti, visto che anche i lettori tendono a confonderli, come fossero una cosa sola. Nel nostro caso “lui” è un Blog, un oggetto, mentre “io” o “tu” siamo i soggetti che stanno dietro, e che lo curano. Quindi, anche se è “solo un Blog”, è qualcosa che esiste, ma che non esisterebbe senza le nostre cure, e di cui siamo responsabili.
      Ma chissà se, forse, la cura di questo oggetto non sia un mezzo per stimolarci ad aver cura anche di noi stessi. Oltre alle relazioni che intratteniamo con i nostri ospiti, che non mi sogno di sottovalutare ..

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      • bortocal ha detto:

        certo che i vizi, dall’esterno, possono avere spiegazioni; petrò credo che nessuno riuscirà a spiegarsi dall’interno come può aderire ad un proprio vizio, sapendo che è tale; i vizi sono la negazione dell’etica platonica che identifica il bene col sapere, perché nel vizio scegliamo il male sapendo benissimo che è tale.

        trovo acuta l’ipotesi che il blog possa essere un modo per curarsi di noi stessi, ma anche qui vedo aprirsi una cotraddizione, perché c’è un Mauro reale e concreto che dal blog riceve danno, dato che gli toglie il tempo di occuparsi di affari, problemi, incombenze, e che lo induce a lasciarsi andare ad un certo disordine e trascuratezza che ogni psicoilogo considererebbe piuttoso un sintomo che una prova di benessere.

        credo che il blog sia soprattutto un segnale di allarme, che ci dice che ci stiamo occupando troppo poco di una nostra dimensione che invece consideriamo vitale.

        e, come una medicina naturale, ci restituisce al nostro vero equilibrio.

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        • rozmilla ha detto:

          Un’osservazione da maestrina con la penna rossa: io vedrei meglio la tua ultima frase scritta al condizionale: “e, come una medicina naturale, dovrebbe restituirci al nostro equilibrio”; visto che la faccenda è in divenire – ma prima o poi, con un po’ di impegno potrebbe …
          Per confermarti la mia partecipazione ti informo che da parte mia ho deciso di mettermi seduta al computer solo dopo aver fatto tutto quello ciò che mi serve nella vita concreta, compreso mettere i fiori nei vasi e bagnare le piante. Quest’estate quando ero molto presa dal Blog, ho lasciato morire di sete un’azalea, e ancora adesso mi sento in colpa. Ma se lasciassimo morire la nostra vita concreta sarebbe anche peggio.
          Questa sera sono andata a trovare i miei, me ne sono stata lì tranquilla nella loro bella casa pulita e accogliente, non ho fatto niente di speciale, abbiamo guardato la televisione insieme, mentre mia madre ogni tanto brontolava qualcosa. Per questo ho fatto un po’ tardi..

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  2. Carla ha detto:

    l’unico punto sul quale mi sento di concordare riguardo alla gestione di un blog è il consumo di tempo.
    per il resto, io lo trovo molto stimolante.
    soprattutto quando leggo i commenti alla mia poesia…
    allora riesco a vedere il mio pensiero sotto diverse sfumature, e questo mi da molta soddisfazione.
    e poi è come un’agenda, se cerchi qualcosa di interessante che ti sembra di aver scritto…
    e poi, posso scegliermi gli amici, dal momento che nella realtà non ne ho di veri.
    Buona giornata!

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    • rozmilla ha detto:

      Ciao Carla. Scusami se te lo dico, ma quando ho letto “il consumo di tempo”, mi ha fatto sorridere. T’immagini se ci fosse un qualche Ente che un giorno o l’altro ci presentasse il conto? E chissà se ci farà lo sconto ..
      Scherzi a parte, io parlo di spreco perché realmente ogni volta che premo un tasto devo aspettare parecchio prima che si aprano le pagine, molto molto tempo sprecato a far nulla.
      Però, a ripensarci, il tempo in sé mica si consuma: siamo noi che ci consumiamo. Ci consumiamo in ogni caso, nel trascorrere del tempo, sia che stiamo a guardarlo scorrere seduti sulla riva del fiume, sia che decidiamo di tuffarci dentro. A me piace tuffarmici di quando in quando.
      Sulle relazioni, penso siano tutte reali e vere, sia quelle virtuali che quelle concrete. Solo che un nostro comune amico virtuale un giorno aveva anche detto “il concreto è sempre meglio”. Questo mi aveva fatto riflettere, e sì, questa vita parallela che ci siamo creati, un pochino m’inquieta.
      Ma so anche che tu la vivi con molto equilibrio, e ti ammiro per questo.
      Se ora stai leggendo dev’essere mattina, molto presto, e ti auguro una bellissima giornata ..
      ciao

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  3. Francesco ha detto:

    Se tua sarà la scelta di chiudere questo blog, nello stesso tempo sceglierai anche di togliere ai frequentatori del tuo spazio virtuale (per il momento sono pochi, ma non si sa mai..) la possibilità non solo di leggere le tue personalissime riflessioni, ma anche quella di commentarle, cosa che implica il fatto di esserne stati toccati.
    Rispondere ad uno stimolo (in questo caso i tuoi post) dimostra una cosa e ne rivela un’altra. Dimostra che siamo ancora vivi, e rivela a noi stessi una parte di noi, dandoci in tal modo l’opportunità di fare qualche ulteriore piccolo passo sulla via dell’autoconoscenza.

    Sei ancora sfiorata dall’idea di privarci di questa opportunità???

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    • rozmilla ha detto:

      Caro Francesco, e invece io spererei che non siano troppi, perché nel caso non saprei come fare a rispondere .. e non ho dubbi che preferirei la qualità alla quantità, anche riguardo alle mie parole.
      Avevo iniziato a scrivere delle “Info”, da inserire nella casella là in cima, dove erano rimaste le cose che avevo scritto i primi giorni, ma invece che idee chiare e precise mi sono sorte domande e dubbi. Ora sono più dell’idea che le cose si chiariranno strada facendo, e che comunque non c’è alcuna fretta di determinarle tutte adesso, e soprattutto come se dipendesse solo da me.
      Quindi.. forse continueremo a farci domande ancora per un po’, anche se continueremo ad errare le risposte ..
      Per questo, non si dovrebbe fare, ma rispondo alla tua domanda con una domanda: non sarà che quel fiore era un narciso?
      ciao, a presto

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      • Francesco ha detto:

        E anche se fosse? L’importante è che sia bello e che chi l’osserva ne possa godere..

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        • rozmilla ha detto:

          Ma certo, anche il godere non è da sottovalutare, e bisogna che abbia la sua parte .. E poi non ci solo solo i narcisi (un po’ fuori stagione, adesso) ma anche tanti altri fiori .. e cose di cui poter godere.
          E pensa se inventassero un programma che riuscisse a sprigionare anche il profumo dei fiori, e delle cose, invece che solo immagini suoni e colori ..
          Ma sai cosa mi hai fatto pensare? Che dovrei considerare questo luogo virtuale come una casa in cui gli ospiti, virtuali, possano stare bene, a loro agio.
          Un’idea semplice, ma da tener ben presente..

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  4. md ha detto:

    Eh sì, il momento della domanda fatidica viene sempre…
    Io mi limito 1) ad apprezzare l’evoluzione grafica con il “taglio” dei post e il rinvio di lettura, che rende il blog più facilmente consultabile 2) ad augurarti, appunto, “buona fortuna” e buone scritture, anche se in bilico.
    (La faccenda dell’essere severi con se stessi ha un suo interesse specifico, che mi piacerebbe approfondire. Però una mia amica sosteneva di potersi permettere di essere “dura” con gli altri, perché lo era stata prima di tutto e sempre con se stessa. Io oscillo, con me stesso, tra implacabilità ed indulgenza; il mio programma di lungo periodo è di esercitare con gli altri solo la seconda).

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    • rozmilla ha detto:

      Grazie Mario – grande – Mario Domina il maratoneta!

      (è vero che a volte sono severa con me stessa, avendo avuto genitori piuttosto severi; ma ho avuto anche un insegnante così indulgente che deve aver cambiato almeno un po’ il mio destino – finché posso, preferisco scegliere anch’io la busta numero due)

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