castelli di carta

crollano i castelli di carta senza far rumore

(le copertine però, un po’ di rumore lo fanno)

Mi sento in imbarazzo ad aggiungere qualcosa (ancora qualcosa?) a tutte le stupidaggini che si sono dette attorno al “caso Severino”. Caso umano – oltre che fenomeno sociale, purtroppo, considerando l’incerta quota di moltitudine che ha seguito il pifferaio magico, inebetita.
Caso umano che mostra un uomo che per dimostrare la tesi della follia del mondo (occidentale) sacrifica se stesso nel perseguire fino in fondo quella stessa follia. Follie che si specchiano l’una nell’altra, a quanto appare dall’ultima uscita del “La morte e la terra”.
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/21/uomo_piu_alto_Dio_eternita.shtml
 
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4 risposte a castelli di carta

  1. Cicco ha detto:

    @Milla
    Ho letto sul Corriere, come da te suggerito. Dice Severino, tra le altre cose :”Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi all’ immenso della terra che salva e della Gioia”. Mi sembrano le affermazioni (atti di fede) di un “credente”. Sono andato in Certosa ieri per ricordare, da laico, i miei defunti e non ho trovato immensità, nè Gloria, ma solo povere ossa, racchiuse in una cassa di legno. Le loro “immagini” sono vive solo nella mia mente. Quando la mia mente si spegnerà, anche loro cesseranno di essere nella mia memoria.
    Severino fu allontanato dall’Università “Cattolica” di Milano. La Chiesa proclamò ufficialmente nel 1970 l’insanabile opposizione tra il pensiero di Severino e il Cristianesimo.
    Le sue ultime volontà (produzione filosofica), quindi, possono essere viste, per una qualche nemesi storica (espiazione fatale di una colpa), come il ritorno a casa di un figliol prodigo, che reclama l’estrema unzione.
    Forzando il linguaggio ad “oltrepassare” sè stesso, è approdato sulla terra dell’assurdo e dei paradossi (castelli di carta, appunto, come tu dici).
    Sic transit “gloria” mundi.
    Buona serata. A presto.

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  2. rozmilla ha detto:

    @Cicco: trovo molto equilibrata la tua interpretazione. Non so se lo conosci, ma quanto mi riguarda la cosa è stata un po’ più complessa, avendo in qualche modo in passato messo un po’ i piedi nel pozzo di Severino, che comunque a suo tempo e per altri aspetti è stato un grande. Quando ha cominciato ad esser “troppo” grande, e ad andare troppo in alto, ho cominciato ad allontanarmi. Ma sai com’è, c’è sempre un po’ di legame anche emotivo e sentimentale con le figure che sono state importanti nella propria evoluzione, anche se le conosci solo attraverso i libri. Almeno così è per me.
    E come hai osservato sembrerebbe che si sia tuffato nelle braccia di madre Chiesa, ma forse non è mai nemmeno uscito da quel contesto, anche se le cose che ora dice sono così strane e di così difficile interpretazione, che sembrano (a me) dire tutto e il contrario di tutto.
    Per esempio, se l’uomo è infinitamente più “grande” di Dio, che non c’è, o che è nulla, allora sembrerebbe che l’uomo è infinitamente più di qualcosa che è nulla (sempre a voler ammettere che lui possa dirci cos’è Dio). Ma anche senza scomodare Dio, che l’uomo sia un “quasi niente”, ontico e meontico assieme, si capisce facilmente. Quindi almeno su questo non ha detto niente di strano. Il resto però .. non mi pronuncio.
    Ma è anche vero che se nella sua cultura Dio è un punto di riferimento importante, non penso possa metterlo fuori dal campo di gioco, in panchina. Il fatto è che ci sono problematiche che anche quando credi di averle messe fuori dalla porta, magari rientrano dalla finestra.
    La scorsa settimana abbiamo avuto una discussione (se ti può interessare, qui: http://mariodomina.wordpress.com/2011/10/21/la-morte-e-la-terra-unanticipazione/#comments ) su questo tema, per questo ho scritto solo poche righe.
    Buona giornata.

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  3. Cicco ha detto:

    @Milla
    Severino è stato un grande divulgatore, utile come “testo” nelle scuole. Poi, dal 1958, con “La Struttura originaria”, si è buttato sull’Ontologia. E da lì sono cominciati i guai per i suoi “discepoli”.
    Ritengo che non ci si debba addentrare nelle sue circonvoluzioni, Non ha senso forzare il linguaggio, come fa lui, e come fanno i suoi incauti estimatori, per fargli “sputare” verità che esistono solo in una dimensione puramente immaginaria (l’isola che non c’è). Heidegger, da cui Severino prende spesso spunto, se ne accorse per tempo e rinunciò definitivamente a scrivere.sull’essere “in quanto essere”.
    E’ molto più gratificante assaporare una torta di mele, che interloquire con i suoi tifosi (malati di ontologia). Sarebbe uno spreco di tempo e di risorse intellettuali. Almeno così io penso.
    A presto.

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  4. rozmilla ha detto:

    @ Cicco: condivido pienamente quello che dici. Mi ero solo illusa che le mie parole potessero aiutare quel ragazzo a uscire dall’incantesimo severiniano. Ma le mie parole non sono abbastanza potenti – mi riescono meglio le torte di mele? Alla prossima torta di mele, allora ..
    Ti anticipo però che ho intenzione di fare presto una torta di zucca 🙂
    (e anche i tortellini)

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