tingere i grigi di rosa?

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La mente è, in qualche modo, tutte le cose
(psyché ta ònta pos éstin)
Aristotele, De anima, III, 431b
 
 

Ho cercato un piccolo rimedio, oggi, un po’ di rosa per ricordare i giorni più chiari, cirri nembi, cieli leggeri, e so bene che non sarà utile a disperdere le nubi pesanti che incombono e travolgono le nostre fragili vite in balia delle forze della natura, che non sempre è possibile controllare. Così come il  non fatto, o il mal fatto umano, o il non fatto ancora o per tempo.  Avevo scattato una serie di foto a fine agosto dal molo, al tramonto. Non il tramonto migliore, che mi era sfuggito soltanto perché non avevo con me lo strumento. Così un successivo, e un altro, e un altro ancora. Finché una sera, non era ancora troppo tardi, ho fatto una corsa in bicicletta fino a casa per prendere la macchina fotografica, e sono tornata appena in tempo per trattenere questo spettacolo di nuvole, mutevoli come il pensiero, che si tingevano di rosa.  Tenue consolazione visiva, per occhi e anime addolorate, con tutto questo grigio, questo maltempo e mala tempora, che penetrano e trafiggono parte a parte.  Tingere questi grigi di rosa, sarebbe l’idea, ingenua com’è il rosa, e la rosa, che dura lo spazio di un giorno.

 

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5 risposte a tingere i grigi di rosa?

  1. Carla ha detto:

    Tingere i grigi di rosa dà il conforto di rendere meno drammatici questi giorni di pioggia continua…
    la mente può disegnare anche il sole, illusorio ma caldo.
    Buona domenica mia cara
    C.

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    • rozmilla ha detto:

      Ciao Carla.
      Ora non vorrei essere eccessivamente melensa, che fra rose e nuvolette il rischio è elevato, però il sole non è un’illusione, è abbastanza certo che ci sia anche quando non lo vediamo. Qualche tempo fa avevo letto una bella pagina di Pessoa che descrive bene la cosa, ma non saprei come recuperarla. E poi è chiaro che il sole non ci sia soltanto dietro le nuvole, ma anche quando qui è notte il sole c’è e continuerà ad esserci anche quando noi non ci saremo. Comunque sono più dell’idea che il buio sia solo assenza di luce, anche perché sarebbe assurdo pensare che la luce sia assenza di buio. Il buio, come il nulla o il male, non ha vera realtà ontologica. Questo però è solo uno sfondo di pensiero, sul quale spiccano e si consumano le nostre vite mortali che si dibattono fra svariate tonalità di grigi. Ma anche altri colori, ovvio. La libertà dell’uomo credo consista in qualche modo nell’usare, scegliere fra i colori della tavolozza, anziché subirli in modo passivo, anche se non è facile. Cercare di farlo, insomma, se si riesce.
      In questi giorni nei ritagli di tempo sto studiando Jankélévitch, e sto mettendo in chiaro molte questioni. Però è difficile, scrive in modo così prolisso che non mi riesce ancora di fare delle sintesi.
      Buona serata, e buon lavoro ..

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  2. md ha detto:

    non ricordavo quel passo di Aristotele…

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    • rozmilla ha detto:

      Spero sia vero, questo passo di Aristotele, e che sia tradotto in modo corretto. Purtroppo non ho ancora letto De anima, ho solo trovato qui http://www.biuso.eu/ la citazione.
      E mi fa pensare quando dice, “in qualche modo”: mi chiedo in quale modo.
      Quomodo? Ce ne sono milioni di milioni .. e oltre settemiliardi di modi.
      Nello stesso sito ho trovato anche questo, http://www.biuso.eu/2010/04/01/jankelevitch/ : la morte vista da Jankélévitch, una visione di molto buon senso – ti pare?

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      • md ha detto:

        controllerò alla fonte (spero solo di ricordarmene)…

        Sulla questione del dono prometeico dell’ignoranza del momento della propria morte, mi viene in mente che c’era un racconto o un’opera teatrale (di Canetti? boh?) nella quale si immagina che ogni uomo conosce quella data – non l’avevo letta, ma mi pare debba essere una situazione da incubo!

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