la prima radice – lato B

 

Vediamo se possiamo fare qualcosa per rimediare al gelo che sta cominciando ad avanzare con passo deciso, mi dicevo questo pomeriggio intorno alle quattro quando il sole stava già calando dietro ai tetti delle case. Fuori discussione i grandi schemi, prendiamo in considerazione l’aspetto corporeo, ossia, vediamo cosa possiamo fare per tonificare questi nostri fragili corpi la cui energia sta cominciando a baluginare.

So che qualcuno ama correre, ma non lo invidio abbastanza, correre costa troppa fatica. C’è chi va in palestra a sudare, e personalmente non amo le palestre con tutto quel frastuono. Lo scorso mese ho provato ad andare in un centro fitness dove facevo qualche vasca in piscina,  bagno turco, sauna e idromassaggio. Ma la piscina aveva il soffitto di cemento basso, troppo piccola per i miei gusti, sembrava di sguazzare in una pozzanghera. E le terme, giusto la novità della prima volta ho gradito, in seguito è stata quasi una tortura, dato che il ripetersi ha rivelato progressivamente l’elemento maleodorante che non può essere separato dal resto. E poi non c’era neppure una finestra, pareva un bunker di sopravvivenza. Piante decorative di plastica, pure. Di piastrelle, quelle sì, c’era un bell’assortimento. Di tutti i tipi, addirittura quelle a scorza di coccodrillo.

Ma sopravvivere, certo, bisognerà provarci in ogni caso, e darci dentro. E soprattutto se facciamo un lavoro sedentario, o stiamo per ore al computer, non bisogna scordarsi che il corpo ha sue precise esigenze che vanno rispettate. Non è nemmeno che professi il dualismo tra anima e corpo, ormai morto e sepolto, pare,  ma detto per dire, qualche giorno fa mi è balzata all’Occhio una cosa stravagante.

Ora ve la racconto: gli amici che navigano dalla piattaforma di Splinder qualche tempo fa sono stati avvisati che, per motivi di non so quale astrusa fusione  tra società di gestione, la piattaforma stessa sarebbe sprofondata, compreso tutto il lavoro virtuale di anni, e contatti e immagini e parole scritte, nonchè quelle tra le righe, allo scoccare della fatidica ora X. E non ho fatto molta fatica ad immaginare, che per salvare “tutto” quello che si potrebbe definire “proprio”, o come si dice, la “roba”, avrebbero dovuto copiare i files uno ad uno in una chiavetta di memoria. Ed eccola qui: il lavoro e quasi tutta la testimonianza di vita di un lustro, che sta tutta quanta in tre centimetri cubi di simil plastica. Vedete bene come il paragone sia impressionante. Materia vince spirito 10.000 a 1 – le proporzioni sono dedotte a caso, con unità di misura sentimentale in modo da salvare anche la capra oltre ai cavoli, soprattutto quando questi ultimi cominciano a diventare amari.

Scherzo. C’è tutto un ragionamento metafisico, a tergo, che supporta la proporzione matematica. L’Uno ovviamente è il numero primo all’origine di tutto, perciò è l’intero; mentre 10.000 sono i diecimila essere del Tao, che è come dire il molteplice, che a voler essere esaustivi, derivano necessariamente dall’Uno. Anche se potrebbe risultare controverso definire l’Uno l’origine dei diecimila, quindi la potenzialità in nuce, anziché l’estensività effettiva del tutto. L’enigma rimane inafferrabilmente pressoché inalterato.

Bando alle ciance. Dopo aver copiato tutti i files i nostri amici si sarebbero ritrovati in palmo di mano cinque lustri del peso di pochi centigrammi. E questo è quanto. A mettermi nei loro panni, sperando che non siano troppo stretti, o larghi, ma soprattutto sperando che siano puliti, immagino che mi sarebbe rimasto in bocca un sapore amarognolo tale  da farmi almeno desiderare di correre  in bagno a lavarmi i denti. Dopodichè avrei preso la santissima chiavetta e l’avrei infilata in qualche angolo di un cassetto, e morta lì. Ora, non dico che di quando in quando non possa capitare di volersi fare un melanconico giro nei meandri del passato – che è un po’ come quando mi guardo le foto che custodisco nel fondo di un armadio; quelle belle foto che si facevano un tempo, quando avevo i bambini piccoli per esempio, o quelle delle vacanze al mare o in montagna, quando accadeva più spesso e mi lamentavo lo stesso.  Mentre ora ho imparato che si può  migliorare anche nel peggio, e tanto vale. E sia.

Ma a parte i nostalgici giri nei meandri del passato, sono più del parere che dovrebbero riporre tutte le loro speranze nell’eventualità più unica che rara – ma se vogliamo dire più rara che unica non cambia – che la santissima chiavetta venga in un futuro molto remoto rinvenuta in qualche grotta di qualche zona sperduta, così come nel 2008 i paleontologi hanno ritrovato  il dito mignolo di una cucciola di “ominino” (hominini) vissuta un milione di anni fa, in una grotta di Denisova sui Monti Altai. Se dovesse succedere davvero, è certo che i nostri amici non lo sapranno mai; ma oltre al fatto che potrebbero essere grati di aver almeno una certezza – nella fattispecie quella di non saperlo mai – sperare non nuoce più di tanto, o perlomeno non sarà quello a farli smettere di vivere. Altro, be’ può essere.

Comunque, se dovesse capitare, vedete bene che, come è successo che per poter estrarre le informazioni genetiche relative alla cucciola di “ominino” sia stato necessario disporre di almeno qualche milligrammo di materia proveniente da un dito mignolo, sarà allo stesso modo necessario che anche le informazioni relative ad un qualsiasi ipotetico lustro virtuale, possa conservarsi in qualche frammento di materia, simil plastica o meno. Ergo: non esiste nulla senza un corpo che lo contiene. O che lo tenga insieme.

Torno all’inizio, quando mi chiedevo cosa fare per accrescere senza troppo fatica l’energia elettrica dalla quale anche i nostri corpi sono alimentati. Ho detto energia elettrica, fateci caso – a meno che si creda davvero che l’energia elettrica non c’entri niente per far funzionare il complesso corpo vivente. Non ho intenzione però di fare lezione di fisiologia, o come si chiama. Preferisco in tal senso buttarmi a capofitto nella fisiokinesiterapia indiana, che è più esauriente, sperimentata sul piano pratico, e stimolante.

Ora la faccio breve. Gli indiani conoscono un sistema infallibile per aumentare l’energia elettrica. Una serie di sistemi, ad essere precisi, ma, se proprio non si ha il tempo di seguirli disciplinatamente per intero, per lo meno non facciamoci mancare il Muladhara Bandha. Muladhara è la prima radice, il primo chakra, e si trova alla base della colonna vertebrale, nei pressi del perineo. E Bandha, se non ricordo male, significa chiusura, o sigillo, ma in realtà non è che un esercizio di tensione muscolare abbinato alla respirazione. E Muladhara Bandha è appunto una pratica che dovrebbe servire per riappropriarsi dell’energia terrestre e che si esegue in questo modo: si ispira lentamente contraendo lo sfintere e tirandolo senza paura verso l’alto; e si espira rilasciandolo dolcemente. Il condizionale è d’obbligo, dato che in ogni caso dipende molto da come e quanto lo si esegue e da come si è messi. Vale a dire se è ancora attivo, se va risvegliato o se è proprio andato. Non so come dirlo senza mettermi a ridere, ma a me rammenta il motore immobile di Aristotele. Sull’analogia non ci piove.

Quella che ho descritto è la pratica in sintesi, che si può eseguire in qualsiasi momento e situazione. Per esempio quando si sta aspettando l’autobus o il treno, o si è coda alle casse dei supermercati o negli uffici per pagare le bollette. Ma anche mentre si lavano i piatti o si è seduti al computer, e in ogni altro caso. Qualche volta m’è capitato di farlo anche mentre lavavo i vetri o pulivo il bagno. Non ci sono controindicazioni o effetti collaterali.

Ma se si vuole si può anche mettersi comodi a gambe incrociate e schiena bella dritta e praticarlo in modo un po’ più serio, aumentando via via la lunghezza del respiro sia in entrata che in uscita, trattenendo per qualche secondo il fiato tra un movimento e l’altro. Nel qual caso contare all’inizio fino a cinque per l’inspirazione, idem per trattenimento, idem per l’espirazione. Dopo un po’ di pratica, piano piano si può aumentare il tempo impiegato per ogni movimento, ma senza esagerare.

E se vi capiterà di sentire delle scariche elettriche che vi attraversano la spina dorsale dal basso fino in cima alla testolina, non spaventatevi, è normale.

Per chiudere in bellezza, voglio ricordare che, se non erro, Platone nel Timeo paragonava l’uomo ad un albero rovesciato le cui radici tendono verso il cielo e i rami verso la terra. E su questo io dico, va bene che siamo in epoche di grandi rovesciamenti, ma non esageriamo a mettere le cose sotto sopra; oppure, se le cose sono andate fin troppo sotto sopra, è quasi il caso di provare a rivoltarle in un altro senso. Così magari potrebbe funzionare meglio anche la vista e l’orizzonte di senso. Direi che ci siamo.

 

 

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4 risposte a la prima radice – lato B

  1. bortocal ha detto:

    beh, almeno i tuoi amici sono stati prevvisati e han potuto correre ai ripari!

    – io se mi capitasse, non ce la farei comunque a salvare tutti i miei blog della vecchia piattaforma!

    ma tu pensa che a me, da un giorno all’altro, per la mossa sbagliata di uno sventato che ha fatto cadere l’hard disk esterno sono sparite foto e video di 10 anni di viaggi e non solo!

    ops, ma a proposito: avevo un blog su splinder anche io!

    e nessuno mi ha detto niente!

    corro a salvarlo (come il Trovatore)

    ciao…

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  2. bortocal ha detto:

    giusto per la cronaca: oggi mi è arrivata effettivamente la notifica di Splinder.

    solo 24 ore di tempo per salvare il blog con una procedura piuttosto complessa.

    ma non è il blog che ho salvato io ieri, dopo la tua segnalazione, è un altro!!! sempre mio, fra l’altro.

    padre irresponsabile, ho disseminato nel mondo blog di cui poi mi sono disinteressato fino a dimenticarli!

    🙂

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  3. rozmilla ha detto:

    non riesco a crederci, Mauro. Bugia 😉

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    • bortocal ha detto:

      🙂 giuro: non tutti, naturalmente, dai.

      della ventina di blog che ho messo al mondo quando ero un autore prolifico…. (!) ne ho dimenticato solo tre o quattro!

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