leggermente …

 
Visto il successo del precedente post, pensavo di cavarmela facile facile oggi, pubblicando il lato b di quella ragazza che alla viglilia di Natale vi sorrideva. Allora nei giorni scorsi  l’ho cercata dappertutto – la foto del lato b – senza riuscire però a trovarla. Che c’era, vi assicuro che c’era: di spalle, capelli al vento nel sole, mentre cammina  tra le dune, nuda, un bel mare mosso e il promontorio sullo sfondo in pieno naturismo anni ottanta. Pensavo avrebbe portato bene, come messaggio augurale d’inizio anno. Ma niente da fare, chissà dov’è andata a finire, probabilmente infilata fra le pagine di qualche libro o dietro ai mobili, sotto il letto o non so in quale cassetto. E insomma, mi sa che per quest’anno vi dovrete accontentare: è Destino! Se la ritrovo, però, vi prometto che prima o poi  ve ne accorgerete di sicuro …
Ma intanto che fare? Intanto,  siccome  il verbo “catafottere” da stamattina mi sta solleticando assai – tant’è che avrei intenzione di declinarlo in tutti i modi, che di mia sponte lo faccio già abbastanza benino –  bando alla spontaneità, propongo  di applicarci  in gruppo nella quasi ferrea disciplina catafotteristica a catafottercene parecchio – soprattutto da quando “solo una sana e consapevole libidine” (cappero!)  da sola non ci può più salvare.
 
Epperciò, siccome  mentre la cercavo mi sono cascate in mano le Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke, in alternativa ecco qui la nona, la mia preferita –  che si sa,  si fa solo per dire.  Che non c’entra proprio niente – mi state dicendo? Che c’entra come i cavoli a merenda? Bé, forse è vero. Ma se vogliamo provare a catafottercene per intero, catafottiamonece fin d’adesso e fin dal principio! che come ultima spiaggia quasi quasi batte la prima. Ammetto però che mi lascio anche sollecitare dai quasi del tutto  improponibili contrasti di senso, come dai non-sense estrapolati dal testo, ipertestuali e imotestuali nello stesso tempo. Mumble 🙂  pot- pourrie e foto annesse a seguire. Fatevi contagiare da RilKe,  e leggerete con allegria. Avete visto come se la ride?
 
 
 

 Ð 

 

Ma perché, se è possibile trascorrere questo po’
           d’esistenza
come alloro, il verde un po’ più cupo
di tutto l’altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza) – perché
costringersi all’umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino? ….
Oh, non perché ci sia felicità,
quest’affrettato godere di cosa che presto perderai.
Non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro sarebbe ………

Ma perché essere qui è molto, è perché sembra
che tutte le cose di qui abbian bisogno di noi, queste
           effimere
che stranamente ci sollecitano. Di noi, i più effimeri.
           Ogni cosa
una volta, una volta soltanto. Una volta e non più.
            E anche noi
una volta. Mai più. Ma quest’essere
essere stati una volta, anche una volta sola,
quest’essere stati terreni pare irrevocabile.

E così ci affanniamo, e lo vogliamo compiere,
vogliamo contenerlo nelle nostre semplici mani,
nello sguardo che ne trabocca e nel cuore che non ha
            parola.
Lo vogliamo diventare. A chi darlo? Meglio
tener tutto, per sempre … Ah, nell’altro rapporto, di là,
ahimé, cosa portiamo? Non il guardare che qui
lentamente imparammo, e nessun avvenimento di qui.
           Nessuno.
Allora le pene. Allora soprattutto quel senso di peso,
allora la lunga esperienza d’amore, – allora
soltanto quel ch’è indicibile. Ma poi
fra le stelle, che farne? son tanto meglio indicibili loro,
           le stelle.
Anche il viandante dal pendio della cresta del monte,
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
            pura, la genziana
gialla e blu. Forse noi siamo qui per dire: casa
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutti, finestra,
al più: colonna, torre … Ma per dire, comprendilo bene
oh, per dire le cose così, che a quel modo, esse stesse,
            nell’intimo,
mai intendevano d’essere. Non è forse l’astuzia segreta
di questa terra che sa tacere, quand’essa sollecita gli
            amanti così
che ogni cosa, ogni cosa s’esalta nel loro sentire?
Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto
            consunta,
anche loro, dopo i tanti di prima,
e prima di quelli di dopo … leggermente.

Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi (IX elegia)

 

 

 

 

 

 

Nota: questa qui a destra sono io: giusto per confutare la teoria di chi insinua con indicibile leggerezza che non oltrepasso mai  la sogliola … : è una bugia!

 

 

Attenti però! Se ora avete intenzione di uscire, dopo aver mangiato mangiato e ben bevuto, prima di oltrepassare la soglia di casa date un’occhiata all’immagine qui sotto: se la vedete muoversi, ripensateci, non uscite, restate dove siete, fermi, immobili …

 

Buh!

 

 

(che vi dicevo?)

 

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2 risposte a leggermente …

  1. md ha detto:

    c’è un che di catafottente dadaismo, e mi piace;
    la poesia l’ho letta di corsa, e mi piace anch’essa – domani prendo il volume dallo scaffale, e me la rileggo con calma, il numero è facile da ricordare; magari trovo tra le pagine qualche foglietto o qualche vecchia foto, il rinvio a qualcos’altro, chissà…

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    • rozmilla ha detto:

      Troppo buono Mario, sul serio! Senza il tuo autorevole consenso sarei finita ancor prima di cominciare l’anno 🙂 … che si sa, per i palati delicati mescolare il sacro e il profano è troppo dura da sopportare. Ahi ahi, me lo perdoneranno mai? Sappiano però i LorSignori, semmai, che si sono salvati da qualcosa che avevo in mente e che era decisamente molto molto peggio. He he, mi sono trattenuta.
      E comunque, con i tuoi 3 e 6, e il mio 9, mettiamo insieme una tabellina – la tabellina del 3, claro.

      A parte gli scherzetti di fine e principio, è vero che c’hai anche tu le Elegie sullo scaffale? Bueno!
      C’è stato un tempo in cui gongolavo parecchio con le Elegie di Rilke. E a parte tutto, non me la sento nemmeno adesso di catafottermene né di quelle … né di molto altro a dire il vero.
      Ma certo il catafotterismo va capito … è una nuance, una sfumatura …
      Ciao tato, buon anno, e buona letture …

      (ora vado a passeggiare tra i sassi al ticino)

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