il gioco delle forze

 

«Quando noi urtiamo contro un ostacolo, qualunque esso sia purché particolarmente duro, il contrasto fra la nostra intenzione e l’oggetto che si oppone diventa ben presto un conflitto interiore. Infatti, mentre io mi sforzo di subordinare alla mia volontà l’oggetto che mi si oppone, tutto il mio essere si mette a poco a poco in rapporto con esso, in corrispondenza appunto della forte carica libidica che attrae, per così dire, una parte del mio essere nell’oggetto. Ne risulta un’identificazione parziale di determinati elementi affini della mia personalità con l’essenza dell’oggetto. Appena attuata quest’identificazione il conflitto si trasferisce nella mia propria anima. Questa introiezione dell’oggetto mi rende discorde con me stesso, cagiona così un’impotenza nei confronti dell’oggetto e suscita perturbazioni affettive che sono sempre sintomo di un dissidio interiore. Le perturbazioni affettive però fanno sì che io percepisca me stesso e che sia messo perciò in grado – a meno che non sia cieco – di rivolgere la mia attenzione su di me e di seguire in me il gioco delle forze in contrasto.” (C.G. Jung)

 

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