madri e figlie

 

 

C’è un libro nella mia libreria che ancora oggi ho paura a toccare. Potrebbe mordermi, lo so, e l’ha già fatto in passato, e anche adesso quando mi capita di imbattermi nell’argomento trattato, anche su altri testi sullo stesso tema, c’è sempre qualcosa che ribolle come irrisolto, o riapre qualche ferita. Mi riferisco al “Secondo sesso” di Simone de Beauvoir, in particolare, che è quasi l’unico testo del pensiero femminile dello scorso secolo che compare nella mia libreria, piuttosto sconclusionata a dire il vero. Se ne avevo letto altri li avevo presi in prestito in biblioteca, e non ricordo più quali, come al solito.  Ma a parte i libri che ognuno di noi ha letto o non letto, è chiaro che il dibattito sul problema femminile è stato importante nella vita delle donne (e degli uomini) della mia generazione, soprattutto negli anni in cui ha avuto luogo la vita più attiva, per cui ci si scontrava con il problema di essere donne (e uomini) direttamente sul campo dell’esistenza reale.

Sappiamo che le riflessioni teoriche delle donne sulla loro condizione, al fine di liberarsi in concreto da secoli di sottomissione all’ordine patriarcale e al pensiero maschilista, o prepotentemente maschile, è stato e continua ad essere un momento interno a una galassia di trasformazione dei rapporti interpersonali e politici, che potremmo semplificare come momento dialettico nei rapporti fra oppressi e oppressori.

Ma al di là di come ogni donna (e uomo) sia riuscita o meno, e in quale modo, a superare gli ostacoli che contrastavano la cosiddetta liberazione verso la realizzazione di conquiste personali e collettive, sia in ambito pubblico che privato, la riflessione non può dirsi né conclusa né risolta. Sono anzi convinta che una buona dose di rimozione delle problematiche connesse all’essere donna abbia contribuito a peggiorare o a far retrocedere da posizioni conquistate in precedenza dalle donne (e uomini) che hanno vissuto e lavorato fianco a fianco per migliorare le condizioni di vita di tutti.

Guardandomi attorno ho l’impressione che il tema non sia più molto “di moda”. È come se la grande maggioranza di donne e madri che hanno vissuto la fase più acuta del femminismo, si siano ripiegate in una posizione di acquiescenza, rinunciando a passare il testimone alle ragazze della generazione successiva; ma anche e nello stesso tempo, che le ragazze di oggi, vivendo in parte sugli allori delle conquiste delle loro madri, evitino di riprendere e approfondire il discorso, condizionate come sono da ben altre “mode” culturali.

Non faccio fatica ad ammettere di aver anch’io accantonato il problema, da un certo punto della mia vita in poi, come fosse un problema che non mi riguardasse più, ormai superato. Però mi sono anche accorta che se è superato per me, non ne consegue che sia superato per mia figlia, ad esempio. Per questo da qualche giorno ho rispolverato l’argomento passando in rassegna tramite web vari testi e posizioni del pensiero femminile. La prima cosa che mi è accaduta è che ho dovuto fare i conti con una rabbia feroce che (di nuovo) mi ha quasi annebbiato la vista e la capacità di pensare razionalmente. Ma non c’è neppure voluto molto per riuscire a semplificare – attitudine che ho (almeno un pochino) acquisito insistendo nello studio di testi filosofici e affini, e applicandomi ad usare le seppur limitate facoltà mentali che ho ricevuto e coltivato. Per questo sono tentata di consigliare a mia figlia e a tutte le ragazze, ma anche i ragazzi, ovvio (e quindi chiunque), di provare a fare altrettanto. Bisogna studiare, riprendere in mano i testi del passato più recente, rivisitare (anche) la storia del pensiero femminile, ma non solo. Qualcuno dirà: con tutti i problemi che abbiamo adesso, quello è l’ultimo dei problemi? Sbagliato! E’ tutto interconnesso.

Il motivo per cui farlo? Il motivo è che il mondo è complicato, appunto, e spesso ci accorgiamo di essere a disagio, e il disagio ci fa soffrire; ma la sofferenza o il disagio non sono malattie, ma stati dell’esistenza che vanno affrontati nella pienezza della propria volontà. E quindi possiamo affrontare le tematiche che ci mettono a disagio con l’aiuto e le indicazioni di coloro che prima di noi si sono trovati ad affrontarle, anche criticandoli se necessario, per scoprire la visione delle cose più adatta ad ognuno di noi. Ma anche perché sono convinta che imparare a “ben pensare” si può riuscire a mediare i problemi e, se non a risolverli, ad attenuare i conflitti interiori che inevitabilmente ne conseguono.

Questo come introduzione. Al momento non ho ancora chiaro un programma, perciò vedremo di volta in volta. À la prochaine fois!

ps: mi rendo conto che affrontando questo tema rischio di entrare in un labirinto in cui mi capiterà di dire anche un mucchio di sciocchezze, come tante ne sono state scritte.  Meglio così, meglio sapere che nessuna cosa che diciamo, affermiamo, può avere un valore assoluto, e che è sempre sorpassata dalla successiva.

 

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in pensiero femminista, Senza categoria. Contrassegna il permalink.

7 risposte a madri e figlie

  1. bortocal ha detto:

    cara rozmilla, com’è che io che ero un maschietto molto filofemminista quando il femminismo quasi non c’era ancora o muoveva i primi passi, poi sono diventato nella migliore delle ipotesi indifferente al femminismo?
    credo che questo sia molto legato alle dure esperienze che ho fatto nella mia separazione nella gestione dei miei tre figli: una esperienza in corpore vili (il mio) che mi ha dimostrato che, almeno nel mondo delle relazioni familiari, quando si finisce in Tribunale, il vero paria e il proletario della faccenda è l’uomo, che incidentalmente è anche il padre.
    credo, scusami se mi permetto questa osservazione, che una analisi nuova della condizione femminile come quella che intraprendi dovrebbe avere il coraggio di differenziare situazioni ed ambiti: ve ne sono alcuni dove le donne sono anocra discriminate, ma ve ne sono altri dove godono di ocndizioni di privilegio.

    Mi piace

  2. rozmilla ha detto:

    sì, lo so, e capisco. E anch’io tutto sommato sarei abbastanza indifferente al “femminismo”, in generale. Però la diversità è sempre un problema. Qualche anno fa nella Botte Mario aveva trattato il tema del corpo della donna mercificato dai media, e la maggioranza dei commentatori erano maschi, e alcuni erano molto risentiti verso il potere che stanno prendendosi le donne, al punto che ad un certo punto ha dovuto chiudere i commenti. Questo risentimento (secondo me piuttosto diffuso) spiegherebbe in parte anche gli omicidi che, come sai, sono in aumento: uomini che uccidono le loro compagne; anche viceversa, ma molto meno. E certo uno dei problemi, oltre ai modelli violenti diffusi dai media, sono i rapporti interpersonali di coppia, soprattutto coppie etero, direi.
    Da parte mia, non sono mai stata una femminista troppo arrabbiata, anche perchè coi figli da crescere e il lavoro non ne avevo il tempo. Diciamo che sto cercando di recuperare il tempo perduto, e non tanto per me, come puoi immaginare. Per ora sto leggendo un po’ di cose e, come dicevo, non ho ancora ben chiaro i prossimi passi e gli aspetti che sarebbe meglio affrontare. Ma sto pensando che la prima cosa da fare, come sempre, è di non farsi troppo coinvolgere emotivamente, se si riesce: non è sarebbe un buon punto d’osservazione, anche se non è facile.

    Comunque, se riuscirò a proseguire e fare quello che non so fare, per imparare come farlo, mi aspetto di ricevere le tue critiche, ma anche consigli e suggerimenti. Insomma, parliamone 🙂
    Ciao Mauro

    Mi piace

    • bortocal ha detto:

      carissima, intanto ti ringrazio per il tono aperto e pacato della tua risposta, le degenerazioni emotive di cui parli sono sempre in agguato, e il primo ad esserne consapevole per me stesso sono proprio io.

      vi è un risentimento maschile verso il potere che stanno prendendosi le donne? io non credo, se parliamo di potere in generale, cioè in campo sociale, perché qui il potere (economico, professionale, politico) rimane ancora ampiamente escluso alle donne, e le poche situazioni di privilegio che esistevano, con barocche giustificazioni (vedi quello pensionistico, che mi ha sempre visto fermamente contrario), sono in via di cancellazione.

      credo che il risentimento maschile abbia cause ben peggiori e riguardi le libertà che stanno prendendosi le donne, delle libertà tali da mascolinizzarle completamente agli occhi di molti.

      qui entra in gioco una cosa tremenda, perché pare che l’identificazione sessuale dei generi abbia a che fare, nella mentalità maschile, con i rapporti di potere interni alla relazione (per cui, d’accordo, il potere rientra in gioco, ma nella relazione di coppia soltanto): nell’immaginario maschile la donna è debole, ed è questo che permette di desiderarla come oggetto sessuale diverso da sè: l’uomo si sente il portatore della forza ed ha bisogno di ricercare il proprio completamento erotico nella portatrice di gentilezza, soavità, tolleranza, spirito di comprensione, o come diavolo viene chiamata la debolezza femminile di una volta per abbellirla.

      è di questo che i maschietti si vedono privati dalle donne rampanti, in carriera, spregiudicate, ciniche, che usano la loro appetibilità sessuale come potrebbe uasarla un trans.

      i maschi sono disperati: gli hanno rubato l’oggetto del desiderio e si vedono ridotti a dover amare una donna quasi completamente mascolinizzata di un tipo di amore che proprio non desiderano sperimentare: l’amore omosessuale tra pari.

      non poter amare più, che razza di trauma da privazione; naturale che poi i più deboli perdano il controllo.

      ho saputo di recente da mia figlia (ne parlavo di recente nel mio blog) che esistono al mondo una ventina di specie animali (quasi tutte di rettili) in cui i maschi hanno perso il loro ruolo riproduttivo e sono semplicmente scomparsi: le femmine hanno rapporti sessuali solo lesbici fra loro e si riproducono per partenogenesi; per ora le specie reggono anche secondo questo nuovo modello che cancella il ruolo riproduttivo della sessualità, che ha conservato solo una funzione socializzante di rinforzo dei legami di gruppo (come nelle legioni tebane dell’antichità greca).

      non dico che i maschi lo sappiano, anzi credo proprio di no; tuttavia la paura nascosta di diventare inutili e di sparire credo che ce la portiamo dentro inconsciamente, e mica è escluso che anche la specie umana, per strade diverse, nella sua variante maschile subisca lo stesso destino, che del resto tecnologicamente sarebbe possibile già oggi e che l’inquinamento con la rapida e drammatica diminuzione della fertilità maschile potrebbe perfino rendere a un certo punto inevitabile.

      ciao.

      Mi piace

      • rozmilla ha detto:

        Hai portato molti gli spunti su cui riflettere, Mauro. Ma prima voglio precisare che se c’è, quando c’è, del risentimento nei rapporti uomo donna, probabilmente non compare da una sola parte, perciò se c’è del risentimento molto probabilmente è reciproco, anche se le motivazioni sono diverse, e ognuna delle parte accusa l’altra di qualcosa. E credo che sia proprio sui motivi del risentimento che bisogna lavorare, altrimenti continueremo a ripercorrere le stesse strade e a sbagliare allo stesso modo.

        I rapporti di potere non credo siano soltanto all’interno della relazione di coppia, ogni tipo di rapporto e relazione credo sia un rapporto di forze, tranne che nell’amore.
        Il problema però potrebbe allora essere: cosa intendono uomini e donne per “amore”? siamo sicuri che la relazione tra loro sia un relazione d’amore? E che abbiano la stessa “idea” (tra virgolette) dell’amore, aspirino alla stessa cosa?
        Già quando parli di immaginario maschile, mi vien da dire, sì, infatti, è l’immaginario, ma l’immaginario può rimanere immaginario e non corrisponde mai alla realtà dell’altro. E a me sembra assolutamente illogico e irrazionale che qualcuno (uomo o donna che sia) possa avere la pretesa di trovare (senza dubbio) riscontro in un soggetto che corrisponda al suo immaginario.
        Ricordi quando parlavamo di complementarietà? Anzi eri tu che ne parlavi, mentre io arricciavo il naso. Sai cos’è, è che mi pare che in questa pseudo teoria platonica sia l’uomo a porre lo stampo al quale la donna si deve adattare – per motivi storici e contingenti, è chiaro, non sto accusando nessuno in particolare. Per questo ti dicevo che oggi per una donna un pochino evoluta è un’esperienza dolorosa il doversi ass-oggettare. Credo che questa altra donna preferirebbe essere riconosciuta come soggetto. E non è facile, e non basta dirlo a parole, né per l’uomo né per la donna. Per questo non parlerei tanto di amore omosessuale tra pari, quanto di amore e rapporti tra soggetti, maschi o femmine che siano.

        Sulla mascolizzazione della donna, può essere, in certi casi (anche se a me, soprattutto in italia, mi pare sempre più à la page il modello della velina). Ma se succede potrebbe essere a) che quella donna è realmente così; oppure b) che è indotta a credere che “il maschile è meglio”, visto che nella nostra società il maschio è sempre stato quello che se l’è cavata meglio. E perché non dovrebbe copiare modelli maschili, visto che sono stati i vincenti, e visto che il must è vincere?

        Poi, scusami, ma non prenderei molto sul serio i rettili. So che anche Veronesi aveva dichiarato che le differenze fra uomini e donne si stanno attenuando, e che probabilmente diventeremo una specie androgina. Ma anche se fosse, in parte non lo vedo un problema così impellente, e se sarà davvero così non vedo cosa ci potremmo fare. Se gli stili di vita che conduciamo sono sbagliati, credo sia più un problema da affrontare con l’ecologia eccetera. La paura di diventare inutili, questo sì, è un problema: tutte le paure sono dei problemi, e a volte sono immaginarie. Per consolarti ti dico solo che non sarà per questo che la specie si estinguerà. Non so se ricordi che qualche anno fa hanno scoperto che una donna potrebbe procreare senza bisogno del seme maschile, ma utilizzando non so cosa tratto dal suo stesso midollo spinale.
        Ma tu davvero ti consideri un soggetto “utile” soltanto perché puoi procreare? No, Mauro, non ci credo. Anche perché ho quasi il sospetto che la realizzazione dell’individuo potrebbe essere più una faccenda di trascendenza che di discendenza.

        Ciao Mauro, ti auguro una buona domenica.

        Mi piace

        • bortocal ha detto:

          cara rozmilla,
          ho parlato soltanto del risentimento maschile verso le donne perché è l’unico del quale mi sento di poter dire qualcosa con un minimo di conoscenza di causa e perché se parlassi di quello delle donne verso l’uomo rischierei di dire delle sciocchezze diventando polemico. e poi, per parlare di questo, non basti tu? 🙂

          certo, non sono bei tempi quelli dell’emancipazione femminile, dal punto di vista dei risentimenti fra i sessi, e basta guardare a luoghi e culture dove questa non si è ancora affacciata per scoprire dei mondi dove il risentimento, almeno in apparenza, non ha patria.

          questo potrebbe dirci qualcosa di i mportante: che il risentimento fra i sessi nasce dall’emancipazione e non dalla sottomissione (dato che non possono esserci dubbi sulla sottomissione femminile in queste culture) e questo dovrebbe farci dubitare che quanto meno la forma della moderna liberazione femminile abbia in se stessa qualcosa di sbagliato,

          quanto alla domanda che cosa intendono uomini e donne per “amore” forse dovremmo provare a superarla per chiederci che cosa intendono gli esseri umani per “amore”: so benissimo, ad esempio, che la mia idea di amore nonè quella di altri maschi e non so se possa essere simile a quella di qualche donna: a momenti, nella vita, mi è sembrato di sì.

          insomma, partire pensando che nel concetto dell’amare vi siano due categorie nettamente distinte ed omogenee fra loro che sarebbero gli uomini e le donne mi sembra già partire col piede sbagliato (e lo dico anche a me stesso, perché può capitare a me di cadere in questo errore).

          su tutto il resto mi ritrovo, solo il rischio di sparizione del sesso maschile non dipende secondo me dalla attenuazione delle differenze fra maschio e femmina, anzi questa potrebbe essere persino una strategia per provare a sfuggire alla perdita di senso del sesso maschile, che riporterei a questo: nella divisione dei ruoli biologici la vera, profonda differenza dei sessi sta nel rapporto con Eros e Thanatos: al sesso femminile la riproduzione e la vita, al sesso maschile la morte e la distruzione.

          ma viviamo oggi in una società nella quale la distruzione e la morte sono negate, e fa impressione, ad esempio, vedere che gli uomini hanno deposto l’armatura e indossato il camice bianco, dedicandosi ad occupazioni prettamente femminili come la tutela e la conservazione della vita.

          qui mi fermo: per motivi che sto per spiegare nel mio blog e per l’imminente operazione di cataratta sparirò dal blog per qualche settimana, mi dispiace; il mio silenzio non avrà altre motivazioni.

          ciao,

          Mi piace

  3. rozmilla ha detto:

    Ciao Mauro, sei mattiniero in questi giorni, vedo. Immagino tu stia preparandoti per i prossimi impegni che ti aspettano: l’operazione all’occhio e, come dicevi, appena dopo il viaggio che hai in programma, e sarebbe quasi inutile farti gli auguri perché sicuramente andrà tutto bene, ma tanti tanti auguri in ogni caso per tutto.

    Sulla faccenda del risentimento … è che ci capita di dover risolvere diverse scocciature di cui faremmo volentieri a meno. Se io potessi prendere il risentimento di mia figlia per il fatto (che crede) di aver incontrato finora solo ragazzi immaturi, per esempio, se potessi risolverglielo, lo farei. Ma non funziona così.
    E anche le affermazioni che facevo ieri sono teorie, appunto, con le quali cercavo di spiegare le origini di ciò che sente e vive come problemi, disagi. Ma penso anch’io che (anche) le teorie possono diventare ostacoli nei rapporti fra i sessi, soprattutto se ci si convince che l’una o l’altra abbia valore assoluto, e questo sarebbe davvero l’errore più grande. E posso avere molti difetti, ma faccio il possibile perché l’assolutismo non sia nelle mie corde, anche se qualche volta mi sbilancio un pochino da una parte o dall’altra; ma tutto questo mio arrabattarmi in questi giorni sarebbe di riuscire a trovare un modo per aiutarla. Ma è un problema mio, fra me e lei.
    Ma torniamo a noi, ora. Mi dici che ti assenterai da questo luogo virtuale, e so già che sentirò la mancanza della tua presenza gentile e amica. E poichè in questi giorni sono combattuta fra queste differenti realtà in cui in qualche modo facciamo esperienza (il web e il reale), per cui mi sono trattenuta più volte dal premere il pulsante delete 🙂 nel salutarti vorrei sperare che, magari in primavera, possa accadere di conoscerci di persona. Ti abbraccio con affetto, e ti auguro ancora che tutto vada nel migliore dei modi.
    Milena.

    Mi piace

    • bortocal ha detto:

      scusa se rispondo in ritardo, il nuovo nipotino, il ritorno oggi di mia figlia dalla Cina, il lavoro, la prossima cancellazione dei miei vecchi blog, a cui cercare di porre rimedio, hanno ridotto il mio tempo residuo al minimo.

      intanto grazie dell’invito, che accetto volentieri per la bella stagione, insciallah!

      questo tuo commento mette tutta la discussione in una logica nuova e apre uno scenario per me sorprendente (nel senso che non lo avevo proprio immaginato). è un post che mentalmente hai scritto per tua figlia, per affrontare il SUO risentimento.

      non è unA DISCUSSIONE ASTRATTA E TEORICA, COME PER ME, MA un tentativo concreto di aiutare tua figlia, anche chiarendotile idee.

      ecco qualcosa di ammirevolmente femminile.; forse però non mi sento capace di dare un aiuto concreto…

      ciao, e grazie delle buone parole e dell’abbraccio solidale.

      Mi piace

I commenti sono chiusi.