one for myself

Lo so, lo so, il post precedente non è stato il miglior post di San Valentino che vi sia capitato di vedere. Anch’io ne ho visti di migliori. Uno, soprattutto, mi è piaciuto molto e mi ha fatto venire un’idea. Questo San Valentino è passato, mi son detta, va bene, fin qui ci siamo. C’è un chiodo nel muro e da lì non si muove. Però possiamo anche estirparlo, se vogliamo, e stuccare il foro che ha lasciato, quindi passarvi la carta vetrata e ritoccare con un po’ di colore così che  la parete ritorni liscia. Oppure quel chiodo potremmo usarlo per appenderci un quadro che sia di nostro gusto, ma anche uno specchio che ci rifletta per intero e in modo non distorto. Che si sa,  uno specchio in casa può sempre essere utile – n’est-ce pas?

Ma l’idea, l’idea, dicevo, non è ancora questa.  Infatti ho pensato: da adesso al prossimo San Valentino manca poco meno di un anno, e se non ci si vorrà  ritrovare il prossimo anno a piantare un altro chiodo nel muro, bisognerà provare a far di meglio – di quello che si è fatto negli anni precedenti, intendo – e lavorarci con un po’ d’impegno. Anche se non è detto, ma provarci non guasta.
Questa era solo l’introduzione e ho paura che qualcuno si sarà già stancato di seguirmi fin qui. Ora cercherò di stringere.
Il post di San Valentino che mi è piaciuto molto,  dicevo,  è questo:  http://streetsofsalem.com/2012/02/14/maps-of-the-human-heart/.

È un post molto curioso, perché riproduce diverse mappe che sono state create dal XVII secolo a oggi, che non sono mappe reali, ovviamente, ma creazioni del territorio emotivo ed affettivo del cuore umano come se lo immaginavano nei secoli passati.  Ne ho inserito solo alcune, le prime due, create nel 1830 “by a lady”, che rappresentano il Paese aperto di un cuore di donna  e il Paese fortificato di un cuore di uomo. E’ chiaro che queste  mappe  sono soltanto delle “allegorie” e nessuno qui si sogna di considerarle reali, ma  piuttosto ci dicono qualcosa di come nel 1830 o giù di lì, venivano considerati i mondi affettivi rispettivamente maschile e femminile. Qui sotto potete  leggere i particolari dalle mappe ingrandite.

(particolare della mappa del cuore di un uomo)

Osservandole più da vicino vediamo che il cuore di una donna vi è rappresentato come uno spazio aperto, mentre il cuore di un uomo è recintato da mura. Il denaro sembra prendere molto territorio nel cuore dell’uomo, mentre dominano le apparenze esteriori nella donna.  Romanticismo e sentimento occupano molto spazio ma l’amore sembra essere in relazione solo con il potere (per l’uomo), e con frivolezze, gli abiti e l’ammirazione, per la donna.  Il matrimonio, invece, è chiaramente molto al di fuori del cuore dell’uomo, che  inoltre ha una “cittadella di amore di sé” ben protetta nel suo interno.

(particolare della mappa di un cuore di donna)

Ora, può darsi che ancora oggi uno o l’altro di noi possa riconoscersi in parte in questa o quella riproduzione, o trovare in sé alcune corrispondenze o meno.  Ma certo troverei pericoloso prendere alla lettera tutto questo, o pensare che l’intera  sfera affettiva di ognuno possa e debba corrispondere per intero ad una o l’altra mappa ideale,  o che qualcuno si aspetti  che l’altro, uomo o donna che sia, abbia il dovere di corrispondere ad un ipotetico modello ideale, sempre quale che sia anche se un pochino più aggiornato. Pretendere di corrispondere ad un ideale è sempre pericoloso, in qualsiasi tempo e luogo. Sia pretenderlo per sè, sia  che lo si pretenda da un altro/a.

Anzitutto, ciò che mi preme di osservare,   è che il mondo affettivo è un luogo del tutto personale e di esclusiva proprietà di ciascuno. Forse non mi sono espressa bene, non sempre trovo le parole giuste. Ci riprovo. Penso che fin dalla nascita ognuno di noi vada formando il suo proprio cuore, vale a dire la sfera del mondo affettivo, dei sentimenti, interessi, paure e dei desideri; e che in questo territorio, dà spazio ad alcune cose e meno ad altre, o privilegia dei settori a scapito di altri.  Si potrebbe immaginare  che ci  siano strade, ponti, cittadelle, colline, come potrebbero esserci  i deserti, le oasi  e le pianure, foreste e fiumi, laghi e spiagge,  vette e abissi.  E qualche volta anche intere regioni incolte, che avrebbero forse bisogno di essere dissodate o coltivate con maggiore cura. Orti e giardini. E ognuno di questi luoghi è un paesaggio simbolico.

Ma soprattutto, come anche il Blogger conclude, “Col tempo i sentimenti cambiano. Quindi forse ora siamo pronti a tracciare nuove mappe del cuore umano”.
D’altro canto è del tutto assurdo che una o due mappe possano rappresentare il cuore di tutte le donne e di tutti gli uomini. Com’è possibile? Ogni donna e ogni uomo è unico, e non sarebbe onesto né tracciare né seguire delle mappe generiche, quanto penso che piuttosto sarebbe meglio che ognuno si impegni ad esplorare i territori del proprio cuore, creandone così una propria, a seconda dei propri reali interessi, desideri e bisogni.
In un commento una donna ha scritto: “This makes me want to create one for myself!”
Ecco, questa è l’idea che mi piace molto!
Per esempio, tanto per dirne una, a me piacerebbe avere anche  una cittadella fortificata dell’amore di sé, ben protetta al centro del cuore, dove possa trovar riparo in caso di pericolo estremo. Che anzi  credo  che una piccola fortezza non dovrebbe mancare a nessuno. E se non c’è, o se non è abbastanza robusta, bisognerebbe  fare qualcosa perchè ci sia, o per rinforzarla. 

Per il resto, si vedrà, e ognuno farà da sè –  anche perché non sto di certo a raccontarvi tutti i miei segreti. Non tutti in una volta, per lo meno.

Nota. Purtroppo, non so per quale motivo, non sono riuscita a catturare l’immagine intera della mappa di cuore di un uomo, ma soltanto una parte.  Se la volete vedere per intero andate al link che ho segnalato più sopra.  D’altro canto mi fa sorridere il fatto di non essere riuscita a catturarla per intero,  quella di un uomo; anche perchè, se ci penso bene, preferirei che non si potesse catturarne nessuna.  Ho pensato che quando ci avviciniamo al cuore di un altro, dovremmo farlo come quando entriamo in un Paese che non è nostro, vale a dire che bisognerebbe visitarlo con tutto il  rispetto che desidereremmo fosse dovuto quando qualcuno entra nel  nostro.  Mentre talvolta capita che da più parti certe incursioni somiglino di più a delle invasioni, come se qualcuno  volesse appropriarsi di una terra straniera,  vere e proprie  guerre di conquista ed espropriazione. Non so dire se questo modo di procedere a qualcuno o qualcuna possa far piacere. Non so.  Per come la vedo io, non credo che l’occupazione di un qualsiasi luogo o paese  possa durare senza provocare prima o poi  insurrezioni e sommosse per liberarsi  dall’invasore.

 

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3 risposte a one for myself

  1. bortocal ha detto:

    bel post

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  2. ampy ha detto:

    artistica-mente tuo

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  3. Francesco ha detto:

    bello!

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