corpo a corpo con la madre

 

 

Prosegue la sezione “pedagogica” con la lettura di un brano di Luce Irigaray, tratto da “Il corpo a corpo con la madre” (1980) in “Sessi e genealogie”, trad. di Luisa Muraro, Milano, La Tartaruga, 1989, pp.28-30.

“Quanto a noi, è urgente che ci rifiutiamo di sottometterci ad un ruolo sociale de/soggettivato, quello di madre, richiesto da un ordine sottoposto alla divisione del lavoro – produttore/riproduttrici – che ci chiude in una semplice funzione.
E’ mai stato chiesto ai padri di rinunciare ad essere uomini? cittadini? Non dobbiamo rinunciare ad essere donne per essere madri.
E’ necessario anche che noi scopriamo ed affermiamo che siamo sempre madri dal momento che siamo donne.
Mettiamo al mondo qualcosa di diverso dai figli, generiamo qualcosa che non é il bambino: amore, desiderio, linguaggio, arte, società, politica, religione, ecc.
Ma questa creazione da secoli ci è stata vietata e bisogna che noi ci riappropriamo questa dimensione materna che ci appartiene in quanto donne. La questione se avere o non avere figli dovrebbe sempre porsi sullo sfondo di un’altra generazione, di una creazione d’immagini e di simboli, per non diventare traumatica o patologica.
Le donne e i loro figli se ne troverebbero infinitamente meglio.
Dobbiamo essere attente a un’altra cosa: a non riuccidere la madre che è stata immolata all’origine della nostra cultura. Si tratta di ridarle la vita, a questa madre, in noi e tra noi.
Dobbiamo rifiutare che il suo desiderio sia annientato dalla legge del padre. Dobbiamo darle il diritto al piacere, al godere, alla passione, renderle il diritto alla parola, e talvolta al grido, alla collera.
Dobbiamo inoltre trovare, ritrovare, inventare le parole, le frasi che dicono il rapporto più arcaico e più attuale con il corpo della madre, con il nostro corpo, le frasi che traducono il legame con il suo corpo, il nostro, quello delle nostre figlie.
E’ necessario anche, se non vogliamo essere complici dell’uccisione della madre, che affermiamo che esiste una genealogia di donne. C’è una genealogia di donne nella nostra famiglia: abbiamo una madre, una nonna, una bisnonna materna e delle figlie. Di questa genealogia di donne, dato il nostro esilio nella famiglia del padre-marito, tendiamo a dimenticarne la singolarità e perfino a rinnegarla. Cerchiamo di situarci in questa genealogia femminile per conquistare e custodire la nostra identità. Non dimentichiamo nemmeno che abbiamo già una storia, che certe donne, anche se era culturalmente difficile, hanno segnato la storia, e che troppo spesso noi non ne abbiamo conoscenza.”

 

 

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