due per due cinque

Questo non è il momento più creativo che mi sia capitato, e se anche per caso mi capita di scrivere qualcosa, a fatica, poi la cancello. Per questo, come vedete, mi dedico alle letture.
Così, in ricorrenza della morte di Fjòdor Michàjlovic Dostojevskij, occorsa a Pietroburgo  il 21 febbraio 1881, propongo la lettura di alcuni stralci tratti dalle “Memorie del sottosuolo”. Ne ho tagliate alcune parti, perchè ovviamente non potevo trascrivere proprio tutto tutto. Immagino però che se lo volete, potrete benissimo rileggerlo per intero, dal testo originale. Io ho in casa una vecchia edizione  Mondadori del 1962, molto ingiallita. La seguente però è una traduzione più aggiornata che ho preso da un’antologia.

“Sì perché, vedete, il raziocinio è una gran bella cosa, non discuto, ma il raziocinio è soltanto raziocinio, e soddisfa soltanto alla capacità raziocinativa dell’uomo, mentre un atto di volontà è il manifestarsi della vita intera, cioè di un’intera vita umana, ivi compreso il raziocinio medesimo, e tutti gli altri svariati pruriti. E anche se la vita nostra in questo suo modo se ne vien fuori per lo più in forma di schifezzuola, ciò non toglie che si tratta pur sempre di vita e non dell’estrazione d’una qualche radice quadrata. Sì perché io, tanto per fare un esempio, è perfettamente naturale che voglia vivere per soddisfare a tutta la mia capacità di vivere. Che cosa sa il raziocinio? Il raziocinio sa solamente quello che ha avuto tempo d’imparare (e forse certe cose non le saprà mai; non è certo una consolazione che sia così, e tuttavia perché non confessarlo?); la natura umana invece agisce tutta intera, con tutto quello che è in lei, sia con la sua parte cosciente che con quella non cosciente, e mentisce magari, ma cionondimeno vive.
(…) Io credo a tutto ciò, e sono pronto a risponderne, giacché tutto il gran problema dell’umanità sembra davvero consistere unicamente nell’esigenza dell’uomo di dimostrare a se stesso ad ogni istante d’essere appunto un uomo e non uno spinotto! Magari a spallate, magari a mo’ d’un troglodita, pur di dimostrarlo comecchessia.
(…) Voi mi griderete (se pur mi degnerete ancora d’un vostro grido) che nessuno ha intenzione di togliermi la mia libertà; che qui ci si sta solo adoperando per fa sì che le cose si organizzino in modo che la mia libera volontà, di per sé, del tutto spontaneamente, venga a coincidere con i miei normali interessi, con le leggi della natura e con l’aritmetica.
– Eh, signori, ma quale libera volontà mi resterà più, quando si arriverà alla tabellina e all’aritmetica, quando ci sarà in voga solo il due per due quattro? Due per due farà quattro anche senza la mia volontà. E sarebbe dunque questa la mia libera volontà?
(…) Io sono d’accordo: l’uomo è un animale prevalentemente creatore, destinato a tendere per lo più consapevolmente verso uno scopo e ad occuparsi di ingegneria,ovverosia ad aprirsi eternamente ed incessantemente una strada, anche verso non importa quale direzione. Ma ecco forse appunto perciò gli vien voglia, di quando in quando, di tergiversare, di deviare un pochino: appunto per quel suo essere destinato ad aprirsi tale strada, – e forse anche perché, per quanto stupido sia in genere l’uomo spontaneo, l’uomo d’azione, cionondimeno gli viene in mente talvolta che quella sua strada, in effetti va quasi sempre verso non importa quale direzione, e che la cosa principale non è dove essa vada, bensì il fatto che essa prosegua purchessia, e che il bravo bambino che egli è non trascuri l’arte dell’ingegnere e non si lasci andare a qualche ozio rovinoso, essendo appunto l’ozio, come si sa, il padre di tutti i vizi. L’uomo ama creare ed aprirsi delle strade, su questo non c’è dubbio. Ma allora perché egli ama così appassionatamente la distruzione e il caos? ecco, ditemelo un po’ voi! Ma a questo proposito vorrei anch’io dire due paroline a parte. Se egli ama tanto la distruzione e il caos (giacchè non c’è dubbio che talvolta egli li ami davvero tanto; è proprio così), non è forse perché egli ha istintivamente paura di raggiungere lo scopo e di portare a termine l’edificio che sta creando? Difatti che ne sapete voi, potrebbe benissimo darsi che quell’edificio egli lo ami solamente da lontano, e per null’affatto quando lo vede da vicino; potrebbe darsi che egli ami solamente costruirlo, crearlo, ma non viverci, e lo voglia perciò lasciare aux animaux domestiques, quali potrebbero essere le formiche, i montoni, ecc. ecc. Ecco, le formiche per esempio hanno dei gusti tutt’affatto diversi. Esse hanno già un meraviglioso edificio che è proprio di quel genere lì, ed è altresì eternamente indistruttibile: il formicaio.
È dal formicaio che hanno appunto cominciato le stimabilissime formiche, e con il formicaio esse finiranno, il che fa grande onore allo loro costanza e alla loro positività. Ma l’uomo è un essere sconsiderato e biasimevole, e forse, come i giocatori di scacchi, egli ama solamente il processo del raggiungimento dello scopo, e non lo scopo medesimo. E chissà (giacché è impossibile garantirlo), forse tutto lo scopo al quale tende l’umanità consiste soltanto e per l’appunto in questa perpetuità del processo e del suo raggiungimento, o in altre parole: nella vita stessa, e non dunque nello scopo considerato di per sé, – il quale scopo, si capisce, non dovrà essere altro se non appunto quel due per due quattro, ovverosia una formula; in effetti quel due per due quattro non è già più vita, signori miei, bensì il principio della morte. Perlomeno, l’uomo ha sempre avuto una certa qual paura di questo due per due quattro, e io personalmente io ne ho paura tuttora. Poniamo pure che l’uomo non faccia altro che andare in cerca di questo due per due quattro, e attraversi gli oceani e sacrifichi la propria vita in tale ricerca; ma il pensiero di poterli finalmente trovare, di poter arrivare a scoprirli davvero – eh sì, in un certo qual modo gli fa proprio paura. Sì, perché intuisce che quando avrà trovato, non gli rimarrà più nulla da cercare. Gli operai, perlomeno, quando quando hanno terminato un lavoro ricevono dei soldi, se ne vanno in qualche osteriuccia, e poi magari finiscono al commissariato, – dimodoché hanno da fare per almeno un’altra settimana. L’uomo invece dove mai potrebbe andarsene? Perlomeno si nota sempre, in lui, un non so che d’imbarazzato, ogni volta che riesce a raggiungere scopi del genere. Il raggiungere lo ama, sì, ma il raggiungimento vero e proprio non lo ama neanche un po’, il che, s’intende, è una cosa tremendamente buffa. In una parola, l’uomo è davvero fatto in un modo strano; ed è molto probabile che in ciò sia racchiuso un qualche calembour. Ad ogni modo il due per due quattro è una cosa insopportabilissima. Il due per due quattro, secondo me, è solamente un’insolenza. Il due per due quattro se ne sta lì come uno smargiasso, si piazza proprio in mezzo alla vostra strada, con le mani sui fianchi, e sputacchia. Sono d’accordo che il due per due quattro sia una cosa eccellente; ma se bisogna proprio far delle lodi, allora anche il due per due cinque è talvolta una cosetta proprio graziosa.”

 

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4 risposte a due per due cinque

  1. robertomeister ha detto:

    Ma che meraviglia!! Il mio amato Fiodor Michailovic Dostioevskij! Se posso, e se non lo hai già fatto, consiglierei di leggere una sua piccola opera: ” il sogno di un uomo ridicolo “. Se ti è piaciuto Memorie, ti piacerà senz’altro anche questo. Ma magari lo conosci già.
    Grazie e una buona serata

    Roberto

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    • rozmilla ha detto:

      no, non lo conosco. Appena lo trovo, senz’altro, non me lo farò mancare, soprattutto se non è un’opera troppo impegnativa (nel senso di tomo).
      se posso, avevo letto un racconto di Tolstoj che ho trovato molto attuale: “la morte di Ivan Il’ic”.
      Quando sono un po’ giù di tono, faccio dei lavoretti di copiatura, mi fanno tornare la vena. E questo brano è davvero speciale!
      buona giornata di domani …
      ciao
      milena
      (ps: avevo mancato una s! grazie …)

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  2. Pensierodud ha detto:

    Cara Roz, sai che mi sono chiesto tante volte se il grande Fedor, che da adolescente divoravo, ha influenzato la mia vita? E, se si, quanto? E come? Il discorso è lungo. Sai, occupandomi io di dèmoni, lui è uno che ha avuto moltissimo da raccontarmi…
    Ciao Roz
    D

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    • rozmilla ha detto:

      Ciao Dud, io non avevo mai letto prima FD; ho iniziato appunto qualche tempo fa con le Memorie dal sottosuolo. Devo dire però che tutto il nichilismo che gli viene attribuito, a me ha fatto proprio l’effetto contrario. Da notare però che l’ho letto in montagna, a Bormio, dove ho fatto anche i bagni termali; per cui non so cosa mi sia stato di maggior beneficio – se la montagna o le letture, o entrambi.
      A proposito di dèmoni o demòni, mi sono ricordata un’intervista di Fruttero, che faceva notare la differenza fra dèmoni e demòni, e diceva che quelli di FD sarebbero proprio dei demòni, perchè i dèmoni (da daimon) sarebbero invece quelli buoni.
      Allora mi chiedo se convenga di più catturare i demòni, o afferrare qualche dèmone, di quando in quando … magari … 🙂 O se comunque, cacciando gli uni, arrivano gli altri …
      Si sente già aria di primavera … oggi sono andata in bicicletta fino al ticino, salutando con “LOVE LOVE” tutti i ciclisti incontrati sulla strada.
      .. e “Love love” anche a te, caro Dud ..

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