anime scalze

 

“Vorrei essere una donna/ che non si può né addizionare/ né sottrarre/ né moltiplicare/ né dividere/ né cancellare/ né diffidare/ né tramortire.”

A parlare è Maram al-Masri, poetessa franco siriana. “Anime scalze”, l’ultimo suo lavoro pubblicato nel 2009 in Francia, ora arriva in Italia edito da Multimedia-Casa della Poesia.Sentiamo cosa ci racconta, come ha preso vita questo suo ultimo lavoro:

“Per ragioni legate alla mia storia personale, frequentavo un Centro Antiviolenza di Parigi. Un giorno lungo la strada vidi una donna con un passeggino molto costoso. Io avevo sempre avuto passeggini di seconda mano, rovinati e di battaglia. Pensai, è impossibile che questa donna sia una donna violentata. Aveva un bell’aspetto, il suo bambino sembrava stare bene. Alla fine della strada però, ci trovammo davanti alla stessa porta. Anche lei, come me, stava cercando aiuto. Così mi son detta: non sono sola, ci sono molte donne che camminano per strada trascinandosi dietro il peso di una sofferenza ormai entrata nelle ossa. E’ stato allora che ho deciso di scrivere un libro, provando a raccontare la mia storia e le loro, ad ascoltare il suono in apparenza silenzioso di quelle voci. Volevo anche andare oltre all’idea che siano solo le donne mussulmane a conoscere la violenza. Agli incontri c’erano donne di tante nazionalità. Dunque ho scritto per tutte. Perché la violenza attacca le donne nel mondo in qualsiasi società, anche nelle più avanzate.”

Per questo ha frequentato per due anni dei centri antiviolenza dove ha raccolto e trasformato in poesia le storia di alcune di quelle donne, dei loro corpi e menti violate da tante fini del mondo dentro casa. Stanze come scenari ischeletriti di una globale guerra domestica.

Pubblicato in Francia col titolo Les Âmes aux pieds nus, “Anime scalze”, incarna la voce e la presenza di queste donne, accogliendo dolori e luci, soglie di non ritorno e brillii insopprimibili. Lottare contro il raschiamento dell’identità femminile: in questo Maran al-Masri abita l’oda della poesia araba contemporanea. Eppure va oltre. La sua è una denuncia universale.

“L’intento era di fare un libro sull’amore e sulla tenerezza, non una dichiarazione di guerra agli uomini, perché anche gli uomini sono divorati dalla violenza, pure se in modo differente. Ho tre figli maschi, e non voglio che ripetano quei comportamenti.”

 

 

Si guardano dietro/ temendo di essere seguite/ dai piedi della tempesta, / ladre di luna/ attraversano/ camuffate da donne normali./ Nessuno le può riconoscere/ tranne quelle che somigliano a loro.

 

“È come se ci fosse una linea di demarcazione fra donne che hanno subito violenza e donne che non la conoscono direttamente. Credo invece che abbiamo bisogno di quella accettazione non giudicante (…) e che per affrontare questo nodo sia necessario, pur nella irriducibilità delle singole vite, delle sofferenze, varcare questa linea, addentrarsi in quel “noi”.”

Zohra non riesce a pulire/ la sua casa./ L’ha abbandonata/ come una scarpa sull’autostrada.

 

“In “Anime scalze” la casa e le sue stanze hanno un ruolo centrale, in quanto principale contenitore di violenza domestica. Al tempo stesso è come se, simbolicamente, per essere inviolabile, ciascuna donna dovesse prendersi cura della sua casa interiore.
La casa è una microsocietà e il luogo dove teoricamente dovremmo essere protette da tutti i pericoli. Invece, in quanto territorio dove non esistono confini tra una persona e l’altra, può diventare uno spazio dove si attuano dinamiche di dominio. La casa ci protegge dall’esterno, ma non dall’interno, così attraverso la poesia, ho cercato di abitare ogni stanza, affinché non restassero parti isolate o in ombra. Credo che abbandonare noi stesse sia un modo di essere complici della violenza.”

“Volevo solo/ mostrargli/ che ero una donna …
Voleva/ mostrarmi/ che era/ solo/ un uomo.”

“Il desiderio è il motore della vita; non intendo solo in una accezione sessuale, ma nelle sue molteplici forme, come via verso l’amore e la conoscenza. Nello stesso tempo il desiderio è anche sofferenza. Tutte le religioni lo ignorano o cercano di dominarlo. Alcune mirano ad approdare alla sua assenza come forma di liberazione. Credo che la vita sia emozione che comprende desiderio e felicità, mentre la morte è non sentire nulla, non desiderare più nulla. Così canto la vita nelle sue forme più semplici, sempre sperando di trovare una via per trascenderle.”

(dall’articolo e intervista di Maria Grosso, nel Manifesto di oggi, sabato 25 febbraio 2012)
 

 

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Una risposta a anime scalze

  1. MariaSole Ampy ha detto:

    Molto bello davvero .. Proprio in questi giorni mi sono ‘avvicinata ‘ al mobbing . Sapevi che esiste perché ‘riconosciuto ‘ il mobbing familiare ?

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