my name is …

 

Si dice che il nome proprio sia molto importante – oppure è soltanto un attributo del soggetto, il quale a sua volta non è che un attributo di un oggetto, direbbe qualcuno. D’altro canto, così come non potremmo indicare nessuna cosa senza darle un nome, sappiamo che il nome non è la cosa che viene indicata. Ma a parte il detto che ognuno se lo dovrà tenere per tutta la vita, ogni nome proprio sta ad indicare l’unicità e irripetibilità del soggetto vivente, della persona.  La “indica” soltanto, però, come ci fosse un grosso dito indice puntato sopra, anche se la questione – chi sono? chi sei? – rimane aperta. Ed è proprio la questione, perché anche se non lo dice, anche se non lo chiede, anche se tace, ogni soggetto chiede di esistere di per sé, in relazione agli altri soggetti, e in relazione al mondo. Anche un gatto se parlasse chiederebbe la stessa semplice cosa – e lo fa, a suo modo. Lasciami libero di essere, chiede. Domanda che nello specifico della condizione umana rimanda  ad essere liberi di scegliere, di pensare, di autodeterminarsi, liberi anche di sbagliare, di provare e riprovare, di sentire e amare.

Maria Sole, il suo nome. Anche il nostro amico Aer ha ammesso che è un nome bellissimo. Però non sa che il suo primo nome è Amparo. Amparo Maria Sole, il suo nome per intero. O nomi, se vogliamo.
La sera in cui mi decisi per questo nome, in realtà stavo pensando a  Soledad, ma siccome in italiano suonava vagamente come solitudine, vi rinunciai.

In alcuni paesi i genitori possono decidere il nome del nuovo venuto, non prima della nascita ma dopo averlo conosciuto, carpendolo, per così dire, dalle prime e più significative manifestazioni del suo stare nel mondo. Un nome dato a misura del bambino, quindi, che si adatta al bambino invece di un nome al quale il bambino dovrà adattarsi. Sempre che non poi errino ad interpretare le sue prime manifestazioni.
Qui da noi non è così. Appena nato, la prima cosa che ti comunicano, se già non lo sai, è se è maschio o femmina; e la prima cosa che ti chiedono è, Come si chiama questo bambino. E devi essere pronta a rispondere all’istante. Oppure, Quale nome vuole imporre al bambino?
Credo che si dica proprio così, è una vera e propria imposizione, una fra le tante.  Come non bastasse l’imposizione del patronimico, senza  poter scegliere fra quello della madre e quello del padre, o di poter tenere entrambi.

Durante la gravidanza avevo passato in rassegna tutti i nomi sia maschili che femminili, dal momento che, per quanto fossi convinta che era una femmina, non potevo averne la certezza. Fra i favoriti ricordo che c’era “Fiore” e il semplicissimo nome di “Serena”. In seguito non di rado mi sono chiesta, come probabilmente se lo sono chiesti molti altri, per quale motivo non mi fossi accontentata di darle un nome semplice, più comune – come fosse una colpa imperdonabile quel vezzo di essere originali a tutti i costi, come a non volersi adeguare alle consuetudini e alle tradizioni.   
Difatti la maggior parte delle persone opta per un nome semplice, carino, simpatico e alla moda, che non sia d’impiccio, che non crei problemi e non suoni ostile.
Ma ad essere sincera, quando quella sera ad un certo punto emerse questo nome per intero, Amparo Maria Sole, a me suonava molto molto bene. Mi piaceva il suono soprattutto, come un canto o una poesia. Amparo Maria Sole, provate un po’ a ripeterlo – non vi pare bellissimo?
Poi mi piaceva l’idea che potesse scegliere di farsi chiamare in un modo o in un altro. In seguito ho saputo che in certe popolazioni africane le persone dispongono, oltre al nome pubblico, anche di un nome privato in uso soltanto ai familiari, agli amici e agli intimi. Ma ammetto che Amparo mi piace anche solo perché inizia in Am e termina in O.
In realtà all’anagrafe successe subito un piccolo pasticcio, perché quando Sergio andò a registrare la nascita di nostra figlia, gli chiesero se era un nome (al singolare) o se erano i nomi (al plurale), e lui rispose “i nomi”, così che nella dichiarazione di nascita comparve solo il primo nome – Amparo – e Maria Sole rimase nascosto, per comparire eventualmente soltanto nell’estratto di nascita. Questo comportò che a tutti gli effetti lei era Amparo e nulla più – oltre al cognome, è chiaro – e questo ebbe rilevanza soprattutto quando cominciò ad andare a scuola.
All’epoca avevamo preso in considerazione la possibilità di far modificare il suo nome sui documenti, ma la trafila sembrava essere particolarmente laboriosa, con avvocati scartoffie eccetera. Anni dopo, invece,   un’impiegata dell’anagrafe  risolse la cosa in un baleno cambiandole il codice fiscale. Erano mutate le leggi.

Nella mia ingenuità, devo ammettere di non aver previsto l’ostilità che fin dai primi tempi aleggiò attorno a questo nome. O meglio, ci avevo quasi pensato, ma è come se avessi scommesso sul mondo, vale a dire che candidamente mi aspettavo che il mondo fosse meno ostile di quello che invece si rivelò, in questa nostra italietta borghese e ottusa.
Ricordo che ad un certo punto mi convinsi che soltanto dalle reazioni provocate dalla pronuncia del suo nome, avrebbe potuto comprendere se chi le stava davanti era una persona con una mentalità aperta, o meno – anche se questo criterio un po’ arbitrario, come ci accorgemmo presto, all’epoca escludeva quasi tutti, famigliari compresi. Persone al di sopra di ogni sospetto restavano perlomeno imbarazzate, o sorridevano a denti stretti; senza contare alcuni, quasi estranei, che si permisero di farci dei veri e propri predicozzi – ma erano habituè della parrocchia, perciò niente fuori dalla norma.
Superfluo constatare che questa popolazione riusciva a farsi turbare anche solo dal suono di un nome sconosciuto, e che le ci sarebbe voluto ancora non si sa bene quanto tempo per maturare anche solo aperture il tal senso.
La prima cosa che tutti chiedevano con indifferenza (ma capita ancora) era “Cosa significa?”. Una domanda che si ripeteva immancabilmente e che dopo un po’ cominciò ad irritarci. Qualche volta non rispondevo nemmeno e mi limitavo a sorridere, anch’io a denti stretti. Ma ci sarebbe stato da ridere apertamente, a pensarci bene, perché quando si pronunciano uno o l’altro dei qualsiasi nomi comuni di persona femminile, vuoi Luisa, Giulia, Giovanna, Francesca, Sara eccetera, nessuno si preoccupa di chiedere “cosa significa” – anche se ognuno di essi ha un significato, e anche se nessuno di solito lo conosce, il significato.
Ma allora vediamo un po’ cosa significa Amparo. È un nome di origine spagnola, ma si trova anche nei paesi di lingua portoghese, mi sembra. E il suo significato è protección, derecho, con altri sinonimi come abrigo, resguardo, ayuda, cobijo, asilo, salvaguardia. Protezione in una parola.
Non so bene da cosa avrebbe dovuto proteggerla, ma ammetto che per molto tempo è stato esattamente il contrario di un nome protettivo. Anche se lei da tempo ha imparato a presentarsi agli estranei come Maria Sole.
Però, ora che ci penso, negli ultimi tempi non di rado mi capita di ricordarle di proteggersi. Ecco, sì, finalmente l’abbiamo capito:   non è tanto che questo nome avrebbe dovuto o potuto proteggerla, cosa che tra l’altro non abbiamo mai pensato, quanto piuttosto potrebbe esserle d’aiuto per ricordarle di proteggersi. Ma è lei che lo deve fare, di proteggersi, perché il nome è soltanto un nome.

 

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13 risposte a my name is …

  1. aeroporto2 ha detto:

    Ciao, ad Aer, gli hanno imposto il nome di Michele, Giovan battista, Gavino. Aer. va bene, anzi lo preferisco, bello si, Amparo Maria Sole. un saluto, Michele.

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    • rozmilla ha detto:

      è bello anche Michele Giovan Battista Gavino … lieta di fare la tua conoscenza 🙂 Aer piace anche a me
      io sono tra Milena e Luigia… ma in mezzo ci sono anche Elena Maria Maddalena. nella rete Rozmilla, e mi hanno dato anche un nome sanscrito, Dhyan Bhakty, ma è storia passata.
      e stavo pensando proprio oggi, non vedo il motivo per cui se uno lo desidera non potrebbe cambiarsi il nome, o aggiungerne qualcun altro – perchè no? come ho già detto, se Dio ha cento, nomi, nel mio piccolo potrei collezionarne almeno una decina …

      Lo dico davvero, visto che probabilmente qui legge anche Maria Sole. Ormai è grandicella e, se proprio non le piace, o la disturba, non vedo perchè non si decide. O forse ci affezioniamo, e anche il nome, o i nomi, fanno parte della nostra storia. Ma infatti non dico di eliminarli, ma di sceglierne un altro, quello che preferiamo …

      Questo è il messaggio che mi ha inviato oggi in facebook :
      “Credo che sarebbe stato tutto molto più facile con un nome più semplice … Molti meno problemi ahimè . Ma ormai . No qsto nome non mi ha protetta . Il nome non deve proteggere no ok . Pero mi ha resa fin da subito senza volerlo troppo vulnerabile all ignoranza altrui .. Alla cattiveria . E io solo io che porto questo nome da quasi 31 anni so cosa vuol dire …”

      Hai visto Aer che mamma sciocca e crudele sono stata? 😦

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  2. Francesco ha detto:

    Senti.. magari sarò pesante, monotono, dico sempre le stesse cose. Però quando ti leggo non posso fare a meno, a volte, di esclamare: Grande! assistendo contemporaneamente all’ampliamento degli abituali orizzonti mentali che normalmente delimitano il mio/nostro spazio esistenziale.
    Bisognerebbe riflettere di più sui nomi e sulla loro importanza, come hai fatto tu, per essere sempre più consapevoli del peso che tali questioni, apparentemente marginali, hanno per lo sviluppo e la salute dell’individuo. Maria Sole mi pare abbia testimoniato in modo esemplare tale importanza, e chissà quanti di noi potrebbero fare altrettanto..

    un caro saluto,
    Francesco

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    • rozmilla ha detto:

      È vero, Francesco, se avessi riflettuto di più avrei potuto dare a mia figlia un nome più facile – infatti non nego di sentirmi (un po’) in colpa per questo. Però mi dico anche che non sarebbe una cosa così drammatica se non ci fosse la pessima abitudine di ingigantire le cose, di per sé piccole, e farne dei problemi. Se non addirittura, come spesso accade, di scambiare o proiettare su un particolare, come il nome (o altro), tutto il peso come fosse l’origine di ogni proprio problema.
      Ammesso che per lei quel nome sia stato un problema quand’era bambina, sappiamo però che il passato non si può cambiare, e che la vita è nell’avvenire, non nel passato. E siccome tutto è sempre soggetto alla nostra comprensione, e all’interpretazione che noi stessi diamo del mondo e delle cose del mondo, credo che la chiave stia nell’interpretazione che lei vorrà dare a tutto ciò. Sia al nome che ad altro.
      un caro saluto a te …
      ciao, milena

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      • Francesco ha detto:

        Dicendo che Maria Sole ha testimoniato in modo esemplare l’importanza dei nomi, ovviamente non volevo.. come dire.. rincarare la dose e girare il coltello nella piaga. Tu hai fatto quello che per te sembrava meglio. Volevo solo dire che la questione dei nomi è veramente importante, e non solo per Maria Sole, ma per tutti noi. Il nome è una specie di sigillo. Si danno nomi nuovi quando cambia lo status di una persona, quando alla fine di un percorso di formazione si è in qualche modo persone diverse, etc. Però, se da una parte è vero che i nomi ci condizionano, dall’altra è pur vero che non bisogna attaccarcisi troppo, come del resto sappiamo che non ci si deve attaccare troppo alle cose..
        Un’altra soluzione comunque potrebbe essere, oltre a quella di interpretare il mondo e le cose del mondo, quella di giocarci un po’, con tutte queste cose. Che vuol dire togliere alla nostra visione delle cose quel senso di assoluto, che sembra senza vie d’uscita.
        A pensarci bene l’utilità del gioco, in fondo, è proprio quella di relativizzare gli assoluti, di distendere gli animi, e in definitiva, quella di ampliare i confini del nostro personalissimo mondo, a volte assai angusto..

        Ciao,
        Francesco

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    • rozmilla ha detto:

      Francesco, avevo dimenticato di dirti che non sei nè pesante nè monotono, piuttosto si comprende che sei una persona di cui ci si può fidare. La fiducia è un sentimento molto importante, bisognerà scrivere qualcosa sulla fiducia, prossimamente.

      concordo pienamente sull’utilità di relativizzare gli assoluti.
      ciao, a presto.

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      • Francesco ha detto:

        Che belle cose che mi dici..
        Anche se non si vede, non ti nascondo che sei riuscita a farmi provare un pò di imbarazzo..

        Un caro saluto, e scusa il ritardo della risposta..

        Ciao,
        Francesco

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        • rozmilla ha detto:

          mi dispiace per l’imbarazzo, Francesco. Spero di non aver abusato della fiducia.
          anche da me un caro saluto.

          (ps: ci sono giorni in cui ho difficoltà di connessione ad internet, è questo il motivo per cui a volte non rispondo subito)

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          • Francesco ha detto:

            Assolutamente no. Solo che non capita tutti i giorni di sentirsi dire di ispirare fiducia..

            ciao e a presto

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  3. aeroporto2 ha detto:

    Scrivo una considerazione, una, di molte che mi sono venute a mente.
    Non ha torto tua figlia, non hai sbagliato nemmeno tu. Questa affermazione non vuole svicolare al sentimento: “io so. Sono io che ho vissuto con questo nome. Non tu, non voi”; ma è in realtà se ci si pensa lo stesso sentimento “attualizato” che ha permesso a te, a darle il nome.
    Amparo Maria Sole, Amparo da come lo leggo io, non è un nome che serve per esorcizare il “pericolo della vita”, al contrario ella, tua figlia, passami questa condivisione porta il peso di altra questione (ribaltata: si è, siamo il significante non il significato ): è ella protrettrice, si fa quindi “Maria Sole”. [Figlia che diventa madre, e con quale autorità (Amparo) una congiunzione perfetta, ma queste sono cose un po troppo cervellotiche..)
    Ho una figlia di 24 anni che vive ormai per conto proprio, potrebbe aver scritto lei il messaggio che hai ricevuto da tua figlia. Di certo io non sono stato un padre modello e si è sempre ipercritici nei confronti dei genitori. E’ nella natura delle cose.
    Certo non voglio pontificare con quel che ho scritto sopra e credo di essere stato incomprensibile, quindi perdonerai se mi sono permesso di dare una delle mille interpretazioni possibili.

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    • rozmilla ha detto:

      Infatti anch’io all’inizio avevo interpretato la cosa in quel modo. Poi però ho anche pensato che “proteggere” e “proteggersi” sono due aspetti della stessa medaglia. Come dire “si può amare un altro se prima non si ama se stessi?” – idem per proteggere/proteggersi: ex aequo. Secondo me una cosa non esclude l’altra; anzi, conoscendola, ho buoni motivi per consigliarle di imparare a proteggere se stessa, ancor prima di pensare a proteggere qualcun altro.
      E non penso affatto che si debba proteggere dalla vita, ma che per poter vivere bene dovrebbe imparare a proteggersi un pochino di più, questo sì, altrimenti sarebbe come buttarsi allo sbaraglio.
      Proteggersi persino da se stessa, se è il caso.
      Nota: noi stessi potremmo essere il nostro miglior amico o il nostro peggior nemico …
      Ciao Aer, e grazie

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  4. aeroporto2 ha detto:

    L’ho scattata al Louvre, naturalmente al museo egizio. Puoi tranquillamente prendere l’immagine. La statuina è molto piccola e come altre meraviglie, raccontano semplicemente scene di vita quotidiana con straodinaria intensità emotiva.

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