count down

“CUNTdown”: performance video from Fidia Falaschetti

Quando avevo trovato questo video di Fidia Falaschetti qualche tempo fa, me l’ero messo da parte pensando che prima o poi sarebbe tornato buono.
Così, come vedete, ora ci siamo. Non so nemmeno se si può fare, e i miei scrupoli in questo genere di cose rasentano il ridicolo, ma lo prendo in prestito per l’ouverture di uno sciopero del silenzio. Che sarebbe più esatto definire di parola, visto che si tratterà di fare silenzio – muto.
Ma sì, ho deciso di tornare per un po’, al cinema muto.

Ora non fatevi illusioni – immagino che qualcuno penserà, Che bello, questa smette di soffocarci coi suoi post asfissianti. Sbagliato. Può darsi che continuerò a scrivere, e a lucidare i bottoni della tastiera coi polpastrelli. Vedremo.
Lo sciopero del silenzio consiste nel non parlare nella vita quotidiana con alcuno – tra l’altro non se ne accorgerà quasi nessuno, oltre al fatto che serve a poco – e quindi nemmeno rispondere al telefono. Sarà necessario staccare la spina, così smetterà di farmi sobbalzare ogni volta che squilla. E mi metterò al collo una lavagnetta per scrivere col gessetto il minimo indispensabile, giusto per non essere maleducata, e poter riospondere nel caso qualcuno mi chieda qualcosa. Mi permetterò però singhiozzi, singulti e gemiti di dolore o di piacere, ma so già che sarà raro. Soprattutto gli ultimi.

I motivi? Troppo complicato da spiegare. Fidatevi sulla parola, o meglio, del silenzio.
Che le parole hanno così ingannato, che non resta che una protesta silenziosa.
Protestare per che cosa? sarebbe più breve  a dirsi per cosa non protestare per.

Due considerazioni sul video di Fidia.
Può darsi che il mais sia trans-genico.
Poi, non fatevi impressionare dalle mani tranciate e sanguinanti: sono solo immagini dipinte con pennello e pigmenti sulla tela, molto ben fatte ma soltanto rappresentazioni (per ora).
E i gesti che mimano, chiaramente io non li farei mai, dal vivo, e non l’ho mai fatto, soprattutto il n. 1. Ma da morta, chissà. Mi potrebbe capitare che nel rigor mortis le mie mani assumano quella posa, non si sa mai, e non sarebbe neppure un gesto di maniera.  Ma a quel punto non lo saprei nemmeno, e non potrei più assumermene la responsabilità.
Au revoir.  Auf Wiedersehen. Goodbay.

 

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