sul senso

Il comprendere non è uno dei possibili atteggiamenti del soggetto, ma il modo di essere dell’esistenza come tale”(H.G.Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, Milano 1983, p.8) . Con questa affermazione, Gadamer puntualizza quanto la problematica della comprensione riguardi il carattere ontologico fondamentale del soggetto.
Il carattere ontologico fondamentale dell’esistenza umana è il comprendere e il comprendere appartiene alla dimensione del senso ( Cit., p. 202-203.) . I significati contenuti all’interno delle proposizioni non sono “pezzi da museo”, oggetti contenuti nella mente dell’individuo, come voleva Quine ( W.V.O.Quine, La relatività ontologica e altri saggi, Armando ed., Roma 1969, p.61.), pronti per essere utilizzati al bisogno, ma significanti organizzati secondo effetti di senso che veicolano sempre solo la singolarità della relazione uomo-mondo.
Ma cos’è il senso?
Quest’entità sfuggente indica il vettore direzionale attraverso il quale operiamo il processo infinito della significazione. I “fatti del mondo”, lungi dall’essere accadimenti in sé, risultano essere il frutto del processo sempre in atto attraverso il quale prestiamo predicati alle cose (F.Nietzsche, Aurora, Adelphi, Milano, par.210); con altre parole potremmo dire: il risultato della sintesi direzionale operata dal senso che ci costituisce in quanto soggetti- significanti. Il contingentarsi delle linee di senso perennemente in fuga verso quel fuori che è sempre una piega della maschera di carne.
Prestare predicati alle cose, nella prosa nietzschiana, indica il processo di costruzione del mondo, sempre in atto, operato dal soggetto attraverso il senso. L’essere in relazione con le cose non è un processo accidentale che potrebbe non accadere ma è l’Evento stesso del darsi del mondo. Esiste una realtà perché c’è un soggetto (una comunità) che ha come dimensione fondamentale del proprio esserci quella della significazione. Il mondo viene inventato ogni istante nel processo di significazione, questo l’annuncio profetico di Nietzsche.

 

 

[tratto da  haecceitasweb ]

 

 

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14 risposte a sul senso

  1. md ha detto:

    concordo in linea di massima, ed ora mi immergo nella lettura che presumo del tutto divergente del “Manifesto del nuovo realismo” di Ferraris
    un saluto

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  2. rozmilla ha detto:

    Claro, in linea di massima. Poi bisogna vedere “cosa” significhiamo e perché, e “quali” predicati prestiamo alle cose – la qual cosa non è in-differente.
    Manifesto del nuovo realismo: ok. Buona immersione …
    ciao

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  3. aeroporto2 ha detto:

    Un bel libro che svolge egreggiamente il compito mi sembra -Logica del senso- feltrinelli, Deleuze.

    Il mondo viene inventato in ogni istante vero, ma solo per gli iniziati.
    Leibniz tiene moltissimo al fatto che il calcolo differenziale sia solo un sistema simbolico, non designa una realtà, designa una maniera di trattare la realtà. Credo che questo sia il punto.

    un saluto

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  4. rozmilla ha detto:

    Non ho mai avuto alcun dubbio che i modelli matematici siano riduzionistici e non possano coincidere con la realtà, se è questo che intendi dire. Ci mancherebbe …il mondo è molto più complesso dei modelli, o teoremi matematici. Per questo, più che con buone o cattive maniere, preferirei trattare la realtà in modo realistico, se non perfino onesto e schietto.
    Mentre non concordo quando dici che “solo” gli iniziati inventerebbero il mondo ad ogni istante.
    Ma può darsi che non capisco cosa vuoi dire. Prova a definire “iniziati” …

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  5. aeroporto2 ha detto:

    Intanto buone vacanze, anche se temo che per te sarà un altro super lavoro. Mi rendo conto che l’essere lapidario, ma non trovo che sintesi per questo poco spazio, sia a dir poco “fastidioso” e peraltro presuntuoso.
    Non vi è dubbio che è per “iniziati”. Non che questi siano autorizati in qualche strana autorità, o possano emettere giudizzi, ma è il tema della continuità e bisognerebbe comprendere, il significato a cui si riferisce questa parola. Qualora la si comprenda astrattamente bisognerebbe poi “viverla” vivere l’esperienza della continuità, detta così, parebbe qualche rito delirante o di mistica suggestione. Quindi permettiti di semplificare e segnalarti una discussione, una lezione trascritta di molti anni fa di Deleuze, mi sembra che questa sia pertinente eccola: http://www.webdeleuze.com/php/texte.php?cle=206&groupe=Leibniz&langue=4
    vi è, qualora sia per te agevole il francese la lezione direttamente in video, quindi questa è una trascrizione di una lezione. Ci sono anche molti passaggi matematici che andrebbero visti alla lavagna, alla lavagna di Deleuze naturalmente, è vi è anche un breve cenno al gioco degli scacchi. Scusa se mi sono permesso di importi questo filosofo ma credo che abbia attinenza con quanto tu abbia scritto sopra e confusamente quanto io abbia postato. bello sarebbe una volta che tu abbia letto, discuterne. grazie della risposta, Michele.

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    • aeroporto2 ha detto:

      sono andato ora al rimando [ tratto da haecceitasweb ], e con piacere narcisistito mi sono detto un bravo, cioè quello di comprendere da subito quale era l’argomento trattato e quale era la direzione, ecco ho avuto fortuna nella mia giusta intuizione d’argomento deleuziano. (un poco c’entra il tema della “continuazione” in questo mio intuire, ci vorrebbe una faccina qui!). Ecco credo che sia proprio inerente la lezione che ti ho segnalato. Ancora più leggitima la tua stizza nel leggere (in questo caso) il mio pedante primo intervento, ma credimi non avevo letto il rimando. In rete, con la scrittura, con questo strano dialogare perso tra i giorni, ci sono sempre molti fraitendimenti. grazie dell’attenzione, a presto.

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    • rozmilla ha detto:

      Forse avrei potuto riposarmi, ma vedo che anche tu vuoi darmi dei compiti da fare per le vacanze di pasqua 🙂 e ben 13 pagine, tanto per scherzare.
      Ho dato una scorsa, e sono andata in fondo, dove parla del gioco e della scacchiera.
      E guarda che è curioso, perché già ieri avevo scritto il seguito che riporto, ma che poi ho tenuto in serbo perché non volevo appesantire il commento, e per aspettare tue spiegazioni.
      Non lo cambio di una virgola, è questo:
      “Mentre non concordo quando dici che “solo” gli iniziati inventerebbero il mondo ad ogni istante.
      Perché semmai quello sarebbe il mondo degli “iniziati”. Anche perché non credo alla visione (politica) di un mondo solo, secondo l’equazione del “migliore dei mondi possibile”, quanto piuttosto alla possibilità di molti mondi (possibili).
      Ma poi cosa vuol dire “iniziati”? iniziati ai misteri, ad esempio?
      Secondo me possono esserci tranquillamente diversi livelli di iniziazione, e non che uno valga più di un altro. Quando si nasce, già quello è il primo inizio, dopodichè (sempre secondo me) si re-inizia ad ogni istante, o si può, se ci accorgiamo che in ogni caso lo facciamo sempre, a meno di essere dei monoliti servi di dogmi assoluti. Ma questo vale per tutti, non soltanto per chi si “crede” un iniziato e di essere per questo superiore ad un altro – oltretutto il mio spirito egualitario mi impedisce di credere ad un’elite di iniziati, se è questo che volevi dire.”
      Ora continuo:
      Ma questa è soltanto la condizione soggettiva dell’essere iniziati. Poi c’è la condizione collettiva, all’interno della quale ognuno mette in comune le proprie competenze, saperi, idee, ispirazioni, per produrre qualcosa di più – e si spera anche meglio, anche se non è detto – di quello che avrebbe potuto realizzare da solo, con le sue competenze o saperi limitati o specialistici.
      Per come la vedo io, in una dimensione collettiva e orizzontale, non dovrebbe mancare nemmeno la serva del filosofo che ogni tanto gli suggerisca di tornare coi piedi per terra, e di guardare a dove mette i piedi, per non finire – come fece quel filosofo di cui non ricordo il nome – in un fosso mentre guardava le stelle con il naso puntato troppo in alto. O il contadino, che gli dice, Va bene, sarà anche bella tutta questa filosofia, ma se io non faccio il grano, andresti a letto con la pancia vuota.
      Detto questo, ammetto che ho solo una vaga idea del perché lo stiamo facendo, ma il piacere narcisistico è l’ultimo dei miei pensieri.
      Tu ci tieni tanto? 😉

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  6. aeroporto2 ha detto:

    Si che ti do i compiti… come vedi di “matematica”, mi sarebbe convenuto averti come compagna di banco, credo che giustamente inizzi a ripensarci. La ragione al trasloco non ti manca!

    Ci sono termini che di per se sono antipatici, come: iniziati. Che implicano da subito discussioni, che fanno pensare all’esclusione, all’idea di una idealità. [senza contare patetico]
    Naturalmente non è questo il problema, intraprendere, “iniziare” un percorso, fatto anche di mille percorsi!. Avere competenze (anche un analfabeta ha competenze, la filosofia non è escusività dei filosofi) è iniziare. Quando hai iniziato sai. E’ infatti opposto di oracolarità, non apprendere da nozione.
    Ti sarai resa conto, -leggendo tutto però- che la definizione di miglior mondo possibile è proprio quella di migliori mondi possibili.
    -continuità-
    Mi sembra una bella filosofia, no?

    Pero, Milena scusami, ma sei tu che hai scritto un post deleuziano, anche qui ci vuole una faccina.

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  7. rozmilla ha detto:

    Può darsi … che io abbia abbastanza ragione per poter affrontare un trasloco … ma per il momento resterò ancora qui. E chi mi muove?
    E non facciamo i patetici, che sugli “iniziati” ci possiamo concordare. Dopo aver stabilito l’uguaglianza, si può proseguire parlando delle differenze.
    E infatti non credo proprio che lo leggerò tutto, che poi sarebbe come riesumare pezzi da museo, e io non sono un’archeologa. Ma nemmeno una matematica. Preferisco andare a fiuto, come i cani da tartufo.
    E poi sei tu l’esperto in matematica, mica io.

    Sul pezzo che ho postato? Come hai visto non ho preso tutto, ma solo quello che interessava a me.
    Come di alcuni libri a volte mi basta leggere il titolo sulla copertina, o le recensioni. Anche perché ognuno di noi più di un tot di informazioni non riesce a trattenere, per cui è meglio concentrarsi su un segmento per volta, e non mettere dentro troppo.
    Tanto so benissimo che non diventerò un professorone, e nemmeno lo voglio – che me ne farei, poi? Senso realistico …. Bella filosofia, sì. T’immagini un mondo solo che noia? Tutti uguali, omologati all’Uno. In breve tempo l’elettroncefalogramma diventerebbe piatto.
    E guarda che le puoi mettere anche tu le faccine – chi te lo vieta?

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  8. aeroporto2 ha detto:

    “Bella filosofia” è nella significanza di quanto specificato nella lezione “pezzo da museo” . Con tono, straordinariamente affettuoso, Deleuze apriva a nuove ipotesi.

    Il trasloco sottintendeva all’essere “compagni di banco”. Mi sembrava chiaro che tutti i miei sottintesi erano riferibili a quanto con tono scherzoso ci siamo detti in precedenza qui, ho sbagliato a prendermi questa licenza di “simpatia”, chiedo scusa dell’equivoco, se di equivoco si tratta.
    Non sono stato pedante, ho solo specificato meglio seguendo le tue risposte quindi i tuoi punti di domanda. Cercando il più possibile di non essere invasivo, ma neppure evasivo. Ho cercato d’essere il più possibile chiaro, ho cercato di specificare meglio quanto da me scritto nel primo commento; dichiarandomi e da dove, l’inerenza dell’argomento lo richiedeva, tale specificazioni erano divenute asserzioni. Ho creduto, errando evidentemente, interessante continure nel ragionamento e farti condividere, col le dovute circostanze del caso, ne è prova il mio atteggiamento tutto, seguire il pensiero. Il mio rammarico sono le conclusioni generali, lo stravolgere dei significati, il dichiarare visioni (UNO) che sono all’opposto di quanto dichiarato non da me, che sono un nessuno, ma da chi ha dedicato una vita, al pensiero “alla creazione di concetti”, e dico questo senza enfasi (e patetismi), ma per stigmatizare una tua asserzione errata. Demonizzare me, non ha importanza, perchè come è evidente sono incapace di spiegarmi, credo ridicolmente (a questo punto) nel valore astratto ed in quelle funzioni (nella complessa alchimia di queste) vedi post, che nella totalità di queste, cercherebbero (funzioni, ma anche categorie) di fare di un essere umano, un uomo consapevole e forse libero. In me ci sono molte carenze, su questo non c’è alcun dubbio. Detto questo, ritengo opportuno che questa inopportuna risposta (la considero una villania “necessaria”) sia solo un chiarimento tra noi, e se ritieni opportuno cancella pure.

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    • rozmilla ha detto:

      Michele Gavino!
      Guarda che è soltanto un grosso malinteso, secondo me.
      Forse ho sbagliato a non mettere le faccine, perché il mio commento è da leggere in tono del tutto ironico e spiritoso. E soprattutto parla di “me”, come io vedo le cose, il mio modo di approccio verso le cose, che se permetti, è anche il mio modo di essere, che ho tutto il diritto di essere.
      Penso che semplicemente tu non mi conosci abbastanza e hai equivocato. Ma se le cose che scrivo ti provocano queste reazioni, allora qualcosa ti muovono. Non giudicarle negativamente, guardale, e prova a rileggere quanto ho scritto pensando che mentre lo dicevo ero contenta e serena, e non avevo alcun pregiudizio verso di te.
      Per esempio, ti faccio notare, quando scrivo “bella filosofia, sì. T’immagini un mondo solo che noia? Tutti uguali, omologati all’Uno.”
      pensavo sinceramente che sia io che te fossimo concordi su questo punto, nel senso che davo per scontato che sia io che te abbiamo, già da tempo maturato la stessa convinzione. E lo penserei ancora.
      Non ho alcun motivo per demonizzarti o pensare male di te. Ok? Take it easy, Michele. Take it easy.
      Poi guarda che probabilmente leggerò anche un po’ più a fondo il testo di Deleuze che mi hai girato, ma come leggo anche molte altre cose. Ma considera che potrebbe anche essere una lettura al di sopra delle mie capacità. Non sono mica superwoman, sai?
      Ti auguro una buona giornata. Spero che le nuvole si siano disperse. Anche qui è uscito il sole.ciao

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  9. aeroporto2 ha detto:

    le mille interpretazioni allora! Bene sono contento e un poco trovo vergognoso e non necessario quanto da me sottolineato. Chiedo profondamente scusa, ho travisato. sono un idiota. grazie ti auguro una buona serata. Michele.

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  10. rozmilla ha detto:

    mille interpretazioni: sì, può darsi, ma alcune sono sbagliate di sicuro. 😉
    sai, anche a me capitava, i primi tempi che comunicavo con questo mezzo. Poi ho capito che questa era un’occasione per imparare non fidarsi troppo delle mie stesse interpretazioni. Perchè non sempre erano vere, e volte proiettavo quello che ero abituata a pensare io stessa degli altri, oppure a proiettare le mie emozioni, la mie paure per esempio. Ma ancora adesso qualche volta mi capita, se non faccio attenzione.
    Tra l’altro imparare a staccarsi dalle proprie emozioni aiuta a essere meno impulsivi anche nella vita di tutti i giorni, nel cosiddetto “reale”.
    Nella vita non c’è solo il bianco e il nero (come nella scacchiera). Ci sono anche i colori …
    Perciò non preoccuparti, capita … Si può sbagliare, sai? Lo facciamo tutti.
    Ma cerchiamo di farlo un po’ di meno 🙂
    Ciao

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