le formiche e il capitalista

 

Oggi in una tregua fra un nubifragio e l’altro sono riuscita ad andare nell’orto. La terra è abbastanza asciutta per essere lavorata. La prima cosa da fare è ripulirla dalla pacciamatura di superficie che l’ha protetta durante la stagione fredda.
Siamo già a maggio, dirà qualcuno, ed è vero: di solito l’orto in questo periodo dell’anno è messo meglio. Infatti ero riuscita a seminare l’insalata, i piselli e gli spinaci nel mese di marzo, prima che cominciasse a piovere. Ma c’erano anche  bietole, prezzemolo e le insalate  dell’anno scorso che sono sopravvissute all’inverno. Poca roba. I cespi di fragole invece sono stati quasi tutti distrutti dal gelo. Poi a pasqua avevo comprato qualche piantina da trapiantare – sedano, cavoli cappucci, pomodori e lattughe – che ho tenuto in stand by, dentro e fuori dal casotto per circa quindici giorni prima di poterle mettere a dimora. Sì, insomma, questa primavera non è stata una stagione ideale. Tempo da lupi.
Oggi però, come dicevo, dopo pranzo mi sono decisa: ho messo gli scarponcini e infilato i guanti. I guanti sono indispensabili per lavorare nell’orto, per non distruggersi le mani e per non farsi venire le fiacche con gli attrezzi.
Con la pratica sono diventata abbastanza abile nell’usare il rastrello e la zappa, e anche se è un lavoro faticoso alla fine mi dà una certa soddisfazione guardare  le zolle ripulite e ordinate. Per prima cosa rastrello via la pacciamatura ed estirpo i ciuffi di erbe varie che, purtroppo per loro, hanno attecchito. In genere cerco di non vangare a fondo, ma di smuoverla soltanto in superficie per non compromettere l’equilibrio della zolla di terra con i micro e  macro organismi che la abitano.

Quest’oggi, però, in un angolo di una zolla vicino al ciliegio ho trovato un enorme formicaio di formiche belle grasse in piena attività. Zona strategica, sotto il ciliegio, perché appena le ciliegie cominceranno a maturare, le formiche lo invaderanno con colonie di afidi da succhiare. Perché le formiche non sanno che il ciliegio è mio, che l’ho piantato io nella mia terra. No, non lo sanno. Non sanno da quanti anni sto aspettando – almeno cinque – di raccogliere qualche chilo di ciliegie, e che questo sembra proprio l’anno buono, finalmente. Come non lo sanno gli uccelli della zona, che appena saranno mature se ne accorgeranno pure loro e faranno man bassa delle mie ciliegie. Non avete idea com’è dura la vita di un’ortolano.
Che fare? C’è poco da fare: per le formiche dovrei usare il veleno. Ma non mi piace mettere del veleno nella terra. Così per oggi mi sono accontentata di buttare all’aria il loro formicaio con due tre belle zappate profonde. Molto crudelmente – ma l’ho fatto.
Immaginatevi cosa dev’essere per una società di formiche ritrovarsi con il mondo sottosopra. No, non dev’essere una bella cosa. Lo so.

Ma so anche che si tratta di un conflitto di interessi. La mia economia di ortolana, contro la loro, di formiche. E siccome io sono più grande e grossa e ho lo strumento adatto, le formiche subiscono e, forse, soccombono. Non subito, però. Per ora subiscono un terremoto, un cataclisma. E infatti corrono qua e là come impazzite, cercando di portare in salvo le uova che custodivano nei cunicoli distrutti del formicaio. So quasi per certo che domani o dopo l’avranno ricostruito, alla bene peggio. Ma io tornerò lì e distruggerò di nuovo tutto il loro lavoro.
Dura la vita anche per le formiche. Già. Hanno organizzato tutta la loro economia perfettamente, e poi arrivo io a sconvolgerla da cima a fondo.

E io allora? È vero che mi sono sentita come un capitalista che arriva a stravolgere con i suoi potenti strumenti e sovrastanti mezzi  l’economia di un piccolo mondo, perfetto nel suo insieme, perfetto se non ci fossi io a fare il capitalista. Ma potrei smettere di difendere i miei interessi di capitalista?
Anche un capitalista ha un anima, sapete – e forse un cuore, e se lo bucate schizzerebbe anche il suo sangue – ma anche per lui la scelta è obbligata: o io o loro.
E allora cosa possono fare le formiche per difendersi? Forse le formiche non sanno nemmeno cos’è successo. Ogni tanto succede un terremoto. Forse è questo che pensano, e anche se non lo pensano ci si trovano. Dopodichè ricostruiscono, ogni volta daccapo. Dalla loro parte c’è che sono tante, e l’estate è lunga. Se almeno si degnasse a cominciare. Che ora sta di nuovo tuonando.

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6 risposte a le formiche e il capitalista

  1. md ha detto:

    c’era un bel libro che presentavo ai bambini qualche anno fa, che raccontava una situazione simile a quella della striscia peanuts (mi pare si intitolasse Ehi tu formichina). Non avrebbe mai risolto il dilemma che ci presenti – che del resto non credo possa essere risolto – ma se non altro insinuava qualche dubbio sull’inutilità e crudeltà di alcuni nostri comportamenti.

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    • rozmilla ha detto:

      Oh, dei miei di sicuro … sono cattivissima, si sa. 😉
      Spero però si sia capito che ho volutamente presentato la situazione in questo modo.
      (In realtà sono più preoccupata della colonia di formiche rosse che si sono insediate nel sottotetto, e che a detta di Giuseppe (il giardiniere) potrebbero divorare le travi. Non so se sia vero, e non ho una scala così alta per andare a vedere; ma nel caso, spero di non essere più qui quando crollerà il tetto)
      Il dilemma: No, nel mondo naturale il dilemma non può essere risolto. Ma limitato sì: da parte degli umani sarebbe doveroso.
      Che però la legge della sopravvivenza del più forte sia ancora la prima legge anche fra umani e umani, questo mi fa proprio incavolare. (incavolare si può dire – non è vero?)
      Stavo leggendo alcune cose di Stiglitz sulla globalizzazione. E il Capitale finanziario di Hilferding. È questo il punto. Per radere al suolo un’economia locale, basta sganciare banconote: è successo sempre così. Ma sarà il caso di continuare così?
      Poi, naturalmente, anch’io sono una formichina …
      ciao

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  2. r ha detto:

    Scrivi dei post che ci vogliono i giorni a leggerli e cosi ne leggo 1 si’ e 2 no !!! Scherzo… Dai!
    Questo pero’ e’ davvero carino. Mi “tocca” nel profondo.
    (in realta’ leggo pochissimo in rete, pero’ il tuo e’ l’unico blog che clicck-o. che ruffiano che sono!)
    Sai, il formicaio mi fa tornare alla mente un libercolo (Hegel, Escher e Bach) in cui invece di guardare le formiche il formichiere guardava il formicaio nel suo insieme 😉 (oltre a darci, dopo, una “lisciata” con la sua linguetta). Andava li’ , il formichiere, e ci faceva 4 chiacchiere… (“cogito ergo sum?”). Lo faceva in un suo “linguaggio idoneo” ovviamente! In pratica l’ente pensante non erano le singole formiche ma tutto il formicaio preso nella sua globalita’! Non ho l’orto. Quindi ho attrezzato da qlc. anno alcune decine di “vasi giganti, chiamiamoli cosi’, e riempiti con terra e stallatico maturo. E di li’ ho improvvisato un orto urbano(paesano… meglio…) con scopo didattico per il pargolo. Poi il pargolo e’ cresciuto ed io sono rimasto li’ con i miei vasi: limone, olivo, melo nano, ciliegio nano, basilico, timo, maggiorana, erba cipollina, menta, Rosa rampicante (barni), pomodori, peperoni, melanzane, insalata, fragole,aglio etc etc … e. audite audite,”Lumacai_involontari” . E si’ perche la mia lotta e’ contro le lumache ! che mi sono pure simpatiche fra l’altro! Mi rifiuto di metterci la birra per annegarle !!! Ad ora sono gia’ in piena “opera” , le lumache, e mi hanno gia’ fatto fuori alcune pianticelle di basilico, tanto per cominciare(credo siano all’antipasto). Le scanso(le lumache) [si potrebbero mettere nel giardinetto del confinante antipatico?]e risemino.Sob e bi-sob. L’altro giorno risistemando la siepe ne ho trovate tantissime. Mi stavo chiedendo se non fosse il caso di approntare un piccolo allevamento di lumache e guardale: va a capire quante cose potrei imparare. E degli afidi che ne pensi? Porelli, sono le greggi delle capitaliste formiche “pastore”. Preso dalla rabbia ogni tanto faccio la soluzione di piretro e giu’ a spruzzare la rosa! Me sembra d’ esse’ il lupo che fa fuori le greggi! E mi sento pure in colpa. Ci trovo una certa poesia negli afidi che succhiano e secernono il liquido zuccherino per le formiche.
    [intanto che mi ricordo:La striscia che hai messo mi fa tornare in mente “Gaia” di Lovelock in un certo qualsenso.]
    (ll problema formicaio di fatto non mi tocca perche’ viene sistematicamente distrutto dal babbo della mia compagna, sono anni che lo fa e anni e anni che il formicaio risorge hihihihi; io proverei a somministrare quella polverina che utilizza per sterminare le formiche a lui, la sera, assieme al tapazole e alle altre compresse, a vedere che effetto gli fa… )
    Chiudo qui, se per caso hai qualche consiglio “ortolano” sul tema “composter_questo_mistero” dammelo pure, e’ bene accetto, perche’ mi sembra che il mio non stia lavorando troppo bene. (non dirmi pure te che la pipi’ favorisce lo “start_up” !!! Non mi ci vedo molto in cima alla scaletta, con il coperchio aperto ad effetturare un eventuale travaso del liquido in oggetto)
    PS: nastro biadesivo intorno al tronco del ciliegio?

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    • rozmilla ha detto:

      Caspita, Roby … che bel commento a ruota libera. Bravo, è bello, mi piace …
      Ah, le lumache … le lumache. Le lumache col guscio le raccolgo e le metto in un secchio chiuso con una retina. Poi, quando ce ne sono un bel po’ le porto nel bosco e le libero. Non so se a loro piaccia il trasferimento nella brughiera, sicuramente preferivano l’insalatina. Un anno però il mio vicino le ha volute lui e se l’è mangiate. Poi è stato male e mi ha detto: mai più lumache. Le limacce invece quello è un bel problema, come le cimici sui pomodori. In genere io non me ne occupo molto, di solito ci pensa il brontosauro che fra noi è quello che si è maggiormente specializzato in crudeltà e cattiveria. Il guaio è che in generale dobbiamo subire forzatamente anche noi la sua specializzazione. L’evoluzione della specie di regola è un problema insuperabile per i meno adattati alle condizioni ambientali – tranne che per i brontosauri umani. Sob.

      Il compost: un sacco di lavoro per fare un buon compost. Ho un libro molto bello: Orto e giardino ecologico, di Marie Luise Kreuter, ed. Giunti. Il capitolo sul compost spiega le procedure per realizzarlo, che però trovo complicatissime. Per questo mi sono convinta che piuttosto di fare un cattivo compost, è meglio non farlo affatto. Il brontosauro invece si ostina a fare un compost che secondo me danneggia il terreno. Ma siccome non è uso alla lettura, vaglielo a spiegare … fatica inutile: non coglie le sfumature.
      Comunque in commercio ci sono dei prodotti da spargere sul cumulo del compost: in un consorzio agrario ti possono consigliare. Oppure leggo dal libro citato: “concimi organici ad alto tenore di azoto, come la farina di corna e sangue, nonché letame di pecora, capra, coniglio e maiale. O macerati di stallatico o di ortica.” Ecco, il macerato d’ortica è una cosa fantastica, anche per innaffiare le piante. Trovare le ortiche però non è tanto facile. Una volta ce n’erano dappertutto, ma adesso sono rare.
      Ogni anno diciamo di voler creare un angolo per le galline: poche, quattro o cinque, non di più. Ci darebbero uova e concime organico, e divorerebbero tutti gli scarti di cucina e il surplus dell’orto. Riccardo qualche settimana fa aveva iniziato a costruire una specie di struttura per ospitarle. Poi il brontosauro si è opposto (una recrudescenza della brontosauri-te). Allora ho detto a Riccardo: ma se poi dobbiamo andar via delle galline che ce ne facciamo? Le liberiamo anche loro nel bosco? Non è una cattiva idea – non ti pare?
      Ok, adesso vado anch’io a liberami nel bosco.
      Ciao.

      Ps: il bioadesivo sul tronco del ciliegio. È vero! credo ne esistano in commercio con funzione repellente ed omicida. Mi sono però chiesta: quanti moscerini potrei spiaccicare durante il tragitto in auto da casa mia al consorzio più vicino? Conto difficile da computare. Così che alla fine mi accorgo che è difficile stabilire quale sia il minor male. Ricordo che mia madre dava fuoco ai formicai. Mentre adesso finché posso cerco di conviverci. Anche se gli è dura …

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  3. md ha detto:

    qualche anno fa, ignorantissimo com’ero (e come sono) di cose ortolane, notai nel sontuoso vaso di basilico (sontuose le foglie, non il vaso) un bruco – ed esclamai tra me e me: che simpatico bruco! Qualche giorno dopo, quando notai che mi aveva raso al suolo il sontuoso e verdeggiante basilico, la mia esclamazione fu di tutt’altro genere (ed è bene che non la riporti qui…)

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    • rozmilla ha detto:

      Eh sì, anche i bruchi sono terribili: divorano tutto e lasciano appena il sottosuolo …
      Mi dispiace per il tuo basilico, Mario.
      Pensa che io ne ho uno del tipo che ogni anno depone le uova sulla rosa (quella bella, rosa rosae all’ombra del gelsomino) che poi quando le uova si schiudono i bruchi divorano tutte le foglie. E lì allora divento crudelissima e li schiaccio ad uno ad uno con un sasso. Bisognerebbe riuscire far così con tutti quelli di quel tipo. Ma non sempre è possibile farli morire da piccoli.

      Intanto in Francia se ne sono liberati di uno bello grosso. Speriamo che questo nuovo sia meno vorace. Sperare non guasta, sì, ma senza esagerare … vediamo se riuscirà a reggere il braccio di ferro con l’allemanna (che a dirla tutta a me sembra poco poco una neomalthusiana)

      ciao 🙂

      ps: stappo anch’io un abottiglia di vino: rosso … barbera (basilare)

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