anche le formiche (nel loro piccolo) qualche volta s’incavolano

Ieri sono tornata nell’orto e ho scoperto che le formiche hanno preso d’assalto un bel cavolo cappuccio che stava cominciando a ingrossarsi nel centro, con le foglie strette una sull’altra a formare un bel cuore.
Un boccone prelibato, tenero da succhiare. Funziona in questo modo: gli afidi succhiano il cuore, e le formiche succhiamo gli afidi. Se fossi un’afide o una formica di sicuro lo farei anch’io. Come lasciarsi scappare un bel bocconcino così?
Ma io non sono una formica, io sono l’ortolana. E come ortolana ho le mie tecniche collaudate per tenere alla larga le formiche. Un rimedio molto semplice è il macerato di tabacco. Si fa così: si lascia macerare nell’acqua un sigaro toscano – di quelli economici, s’intende – per alcuni giorni, finché l’acqua non diventa scura e puzza da far schifo
Schifo: schifo è una parola grossa. Che fuoco scotta e l’acqua è bagnata, si sa, ma sui gusti non si può mai dire. Che se per questo anch’io (come i cavalli) trovo nauseanti i profumi, ad esempio lo Chanel N. 5 – per nominarne uno famoso. Soltanto non consiglio di usarlo per allontanare le formiche. Anche perché: è costoso, non è sperimentato, e non se ne conoscono gli effetti sulle formiche. Invece, che il macerato di tabacco sia disgustoso è sufficientemente vero sia per me che per le formiche. Oltretutto è anche tossico e repellente. Per questo, dopo averlo spruzzato per qualche giorno di seguito, costantemente sul cavolo cappuccio, gli afidi scompaiono nel nulla e le formiche lasciano in pace il poverino.  Lo lasciano lì un po’ malmesso, ma poi magari si ripiglia. Speriamo.
Va bene, anche questa è fatta. Per il momento le formiche si sono trasferite altrove. Anzi, sono quasi sicura che stanno facendo man bassa nell’insalata che ho appena seminato. Inutile andare a vedere, so già che sulla zolla è tutto un brulichio, e almeno la metà dei semi andrà a finire nei loro granai. Incredibili le formiche: non si fermano mai. Tranne che di notte, forse. Chissà se dormono le formiche. Non ve lo siete mai chiesto?
Ed ormai è sera, e anche per me qui nell’orto non c’è nulla da fare. Mi vado a riposare. Buona notte e sogni d’oro – come si dice ai bambini.

§

 

Ma cosa succede? Dormo o son desta? Se non è un sogno, allora è l’incubo ricorrente. No, nemmeno. Allora è vero. Sta succedendo ora. Ma cosa?

Qui distesa nel lettuccio mio bello – sul materasso di lana sopra il futon sopra il tatami sopra il parquet e tutto il resto, nella mia stanzetta con l’armadio a specchio, tra le pareti dipinte con velature ocra chiaro e i pizzi sui vetri – poco fa quando ho cercato di cambiar posizione (mettermi a pancia in giù con circonvoluzione spontanea come capita più volte nel corso di una notte), mi sono accorta di non potermi più a muovere e mi sono svegliata di soprassalto.

Sono riuscita soltanto ad allungare un braccio per accendere la luce. E … orrore! Il letto è invaso dalle formiche. Formiche formiche dappertutto. Cerco subito di alzarmi per cacciarle via, ma di nuovo mi accorgo di non potermi muovere. Guardo meglio, e cosa vedo? Che sono legata da migliaia e migliaia e migliaia di fili. Ecco perché non riesco più a muovermi. Fili di che? Non so dire.
– Fili di ragnatela – sento dire.
– Ma chi parla? Chi lo dice?
– Sono io che lo dico: Capo Formica numero 1.
Non riesco a capire donde giunga la voce, ma la sento forte e chiara, non è un sogno. Resto immobile e sbalordita. Più che terrorizzata, non riesco a credere che sia vero. Ma poi penso che se non è un sogno, farò finta che lo sia e starò al gioco. È un gioco che non mi piace, lo ammetto. Ma cosa posso fare, così immobilizzata da un esercito di formiche?

– Ok, Capo Formica n.1. Perché mi avete legato? Cosa volete? – chiedo.
– Dobbiamo parlare, cara mia. Dobbiamo mettere le cose in chiaro.
– Quali cose?
– Con calma. Una cosa per volta – tuona – Hai fretta?
– Mah … veramente … io sto qui, non mi muovo … – ammetto rassegnata.
– Certo, che infatti non puoi andare da nessuna parte. E allora ascolta bene: Capo Formica n.2 adesso formulerà l’accusa.
– L’accusa?
– Sì, l’accusa. Questo è un processo. 
– Un processo?
– Silenzio e ascolta. Numero 2, procedi.
Rullo di tamburi, mentre l’intero formicaio formicola sulle mie gambe, fin sotto al pigiama.
– Questo legittimo Tribunale Naturale accusa la qui presente imputata Ortolana di crudeltà capitale. Ovvero di aver commesso reato di abuso di potere, illegittimo e crudele; nonché appropriazione abusiva di terra; nonché sovvertimento delle zolle con strumento improprio con relativo sterminio di formiche, larve e uova.  Nonché avvelenamento di afidi e ortaggi, con strage ecologica su vasta scala. Il processo si svolgerà con rito speciale per direttissima perché l’imputata è stata colta in fragranza di reato.
– Ma come? – chiedo io – cosa ho fatto? E quando?
– Non è chiara l’accusa? Da quando sei arrivata qui, dove noi abitiamo da sempre, hai provocato danni e stragi a non finire. E adesso è ora di finirla.
– Questo però è da provare. Mi potrò almeno difendere? Potrò avere un avvocato?
– Ma certo, e visto l’ora tarda, te ne sarà concesso uno d’Ufficio. Il presidente nella persona del sottoscritto Formica Capo n. 1, concede all’imputata di consultarsi con l’avvocato Aracnide Magno, per la durata di due minuti, circa. E fate in fretta che non possiamo star qui tutt’a nottata.
– E chi sarebbe?

– Eccomi qui, sono io: Aracnide Magno.
Oh caspita, ci mancava anche questo: c’è un ragnotto bello grosso che mi cammina sulla faccia e ora è qui vicino al mio occhio sinistro. Mai sofferto di aracnofobia, ma mica è bello averne uno in faccia.
– Allora, come la mettiamo? Consigliami una strategia di difesa – gli dico io,  in modo che faccia in fretta e se ne vada.
– Guarda, c’è poco da fare. Data la situazione e la fragranza di reato consiglio senza dubbio alcuno di addivenire al patteggiamento. Assicuro che è l’unico modo per venirne fuori per il rotto della cuffia con la pena ridotta.
– Come sarebbe a dire? Quale pena?
– La pena per questo reato, secondo l’art. 422 del codice penale, un tempo prevedeva la pena di morte, ma in seguito è stata commutata in ergastolo. Però con il patteggiamento potremmo ottenere un’ulteriore sconto di pena.
– Oh cacchio! L’ergastolo?
– Eh sì. Considera però che con lo sconto potremmo ottenere 30 o 20 anni, invece dell’ergastolo.
– Ma trent’anni sono come un’ergastolo. Io non ho trent’anni di vita, di sicuro morirò prima.
– Ma … attenta, si tratta di trent’anni di formica ….
– Trent’anni di formica? E quanto sarebbero?
– Non vorrei sbagliarmi, ma facendo due conti mi pare … forse più, forse meno … diciamo tre quattro mesi al massimo.
– Oh, tre quattro mesi di galera? Ma è un’estate intera…
– No, non di galera, credo di lavori forzati. O servizio civile. Boh.
– E di che tipo?
– Ora non stiamo a sottilizzare, anche perché lo sapremo quando il Giudice Capo Formica n.1 emetterà la sentenza. E allora, facciamola breve, procediamo per il patteggiamento?
– Se proprio non c’è altro da fare, procediamo.
– Bene. Ora ascolta. Capo Formica n. 2 leggerà i capi d’accusa ad uno ad uno e tu dovrai rispondere: “Confesso, sono colpevole”. È chiaro?
– Chiaro. Ma posso chiedere una cosa?
– Ad esempio?
– Non mi dispiacerebbe che le formiche smettessero di camminarmi su e giù per le gambe. Soffro il solletico.
– Va bene. Appena inizia il dibattimento proverò a chiederlo. Ma non sarà facile.
Aracnide Magno si gira mostrandomi le terga. Io storco il naso e lui comincia.

– Signor presidente Capo Formica n.1, siamo pronti. La informo che l’imputato ha deciso di concordare il patteggiamento. Chiede inoltre a Sua Eccellenza che le sia concesso il favore di non aver il pubblico di formiche deambulanti su e giù per le sue gambe. Lo chiede l’Ortolana, io non c’entro. Anzi, me ne lavo le mani. O meglio, tutte otto le zampe – dice infine sottovoce.
– Ah, questo chiede? Va bene. Allora, formichine per favore state ferme … se davvero è possibile che le formichine stiano ferme! Hi hi – ride – Quindi, Capo Formica n.2 la prego di iniziare ad elencare i capi d’accusa.
Capo Formica n.2 ha la voce più sottile, per questo si capisce la differenza, quando comincia a dire:
– L’imputata Ortolana ammette di aver provocato la strage di cui sopra di un numero imprecisato di formiche, larve ed uova, per mezzo di rozzo attrezzo barbarico e contundente, con l’aggravante di futili motivi?
– Confesso, sono colpevole – dico io, a bassa voce, poco convinta.
– Non s’è sentito bene – dice Capo formica n.1 – ripetere prego.
– Lo ammetto, l’ho fatto io – confermo con un gridolino stizzito.
– Ora ci siamo. Proceda, Capo formica n.2. Su che fra poco è giorno.
– L’imputata Ortolana riconosce di aver provocato una strage ecologica di afidi e ortaggi, compreso il cavolo cappuccio di ieri,  per mezzo di sostanza tossica maleodorante?
– Lo riconosco, è vero. Sono stata io. Mi dispiace.
– L’imputata Ortolana confessa di aver commesso reato di abuso di potere?
– Confesso, ho commesso questo reato – ammetto a malincuore.
– L’imputata ortolana ammette di aver commesso reato di appropriazione abusiva di terra?
– Questo però non mi pare. La terra me l’ha lasciata in eredità mio padre – dico a difesa.
Subito si leva un vocio dal pubblico ohh ohh ohh, e il formicolio che si era un po’ rallentato riprende più veloce che mai, su e giù per le mie gambe.
– Come sarebbe a dire? – interviene tuonando la voce di Capo Formica n. 1. – Chi sarebbe costui, e a lui chi gliel’aveva data?
– Il padre di mio padre, l’aveva data a mio padre, e prima ancora il padre di mio nonno.
– Sì, e prima ancora il nonno del bisnonno, e prima ancora il bisnonno del trisnonno. Ma all’inizio dei tempi, di chi era, la terra?


– Di nessuno? – chiedo io, timidamente.
– Di nessuno, infatti. E secondo te questo cosa significa?
– Non saprei …
– Significa che la terra è di tutti e non può essere considerata un bene privato ed esclusivo. Tutt’al più possiamo prenderla in prestito, ognuno come tutti. Inoltre, secondo la Prima Legis Formi-Cantus, va tenuta e curata con il dovuto rispetto, senza avvelenarla, senza sfruttarla fino al midollo, e senza impedire a tutte le altre creature di goderne in pace. E ad ogni modo, dal momento che ha scelto il patteggiamento, il dibattimento è escluso. Prenda atto, e risponda: ammette di aver commesso reato di appropriazione abusiva di terra?
– Ok, allora. Ammetto di aver commesso reato di appropriazione abusiva di terra – sbotto.
– I capi d’accusa terminano qui. Ora mi ritiro per due secondi per riflettere ed emettere la sentenza.
Tiro un respiro di sollievo. Fra poco sarà finita, mi auguro. E infatti non faccio in tempo a dirlo che già Capo Formica n. 1 emette la sentenza.

– Questo Tribunale Naturale stabilisce che la qui presente imputata Ortolana, è colpevole di tutti i reati ascrittole (come sopra), e ordina che l’imputata sia sottoposta alla pena di anni 30 (come per l’art. 422, comma bis, decurtato in base alle norme sul patteggiamento) da scontare come segue: servizio civile da compiere nell’attività di censimento di tutte le formiche del pezzo di terra che l’imputata ha preso in prestito. Censimento da effettuare nei modi da stabilire nei minimi termini, senza però esclusione di presa fotografica di ogni soggetto formica presente in esso. Inoltre, l’imputata Ortolana dovrà dare un nome proprio ad ogni formica. Dopodiché, alla fine del periodo estivo verrà sottoposta ad esame per verificare la sua conoscenza delle formiche, ovvero se ha imparato a riconoscerle una dall’altra e a chiamarle per nome ad una ad una.  Raggiunto l’obiettivo, la pena potrà dirsi esaurita. Questo tribunale stabilisce inoltre una pena pecuniaria commisurata in 10 sacchettini di semi di coriandolo, 10 di semini di anice e 10 di semi di lattuga – d’annata, s’intende. Ed è tutto. Ah … dimenticavo. Se l’imputata non si atterrà alla pena iscrittale, ovviamente torneremo. Notte dopo notte, se necessario. E naturalmente non dovrà più fare le stragi e le robacce che faceva prima. È chiaro?
– Sì, è chiaro – ho detto io. E subito i fili si allentano, e le formichine si incamminano leste leste da dove erano venute. Fine della tortura solleticante.
Solo Aracnide Magno, che  è sempre qui sulla mia faccia, lentamente si gira e schiacciando l’occhio destro esclama:
– Che ti dicevo? Hai visto che è andato tutto bene?
– Sì, insomma … come farò a trovare i nomi per tutte quelle formiche? Sono troppe, moltitudini …
– Usa il vocabolario … e il resto inventalo ex novo – mi ha risposto con un’alzata di spalla.
– La fai facile tu … Ma poteva andare peggio?
– Certo che  poteva. Potevano. E ancora adesso, che ti credi. Potrebbero chiamare in soccorso l’esercito di formiche rosse e farti sbocconcellare pezzo a pezzo.
– Ma è orribile!
– Vedi? T’è andata bene, lasciatelo dire. E ora vado a vedere se riesco a catturarne qualcuna per colazione. M’è venuta fame. Ti saluto. Ma stai attenta  a non farle incavolare un’altra volta …

 

 

– Epperò – gli dico,  quando sta ormai  scomparendo dietro l’angolo – mica gliel’ho chiesto io alle formiche d’infilarsi in un quel  bel cavolo cappuccio … – non è vero? e perché mai non potevano farne a meno?

 

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2 risposte a anche le formiche (nel loro piccolo) qualche volta s’incavolano

  1. Francesco ha detto:

    Mi piace questo tuo modo di passare dalla realtà alla fantasia. Questo scivolare da una dimensione all’altra con leggerezza. Mi fa venire in mente parecchi disegni di Escher, in cui questa modalità viene applicata in modo pressoché identico. È per questo che spesso inserisci le figure di Escher nei tuoi post?

    Ciao,
    Francesco

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  2. rozmilla ha detto:

    ciao Francesco ..
    sì, anche a me Escher piace molto, ma, in generale, non so dirti perchè lo faccio ..
    Forse volevo scrivere qualcosa sul genere fiabesco, e capovolgere i ruoli, con le formiche che si prendono la rivincita sull’uomo, e gli insegnano alcune norme per una vita più naturale e meno crudele. E’ solo un abbozzo, così a ruota libera, e senza pretese.
    Mi aveva colpito l’idea che con alcune delle nostre “produzioni” tecnologiche, e chimiche, stiamo provocando sterminii ecologici su vasta scala, non solo di altre specie, ma anche di esseri umani. E non soltanto col nucleare e sostanze ormai vietate, ma anche con quelle, ahimé, che sono ancora ammesse, come molte sostanze usate in agricoltura e per l’alimentazione umana e animale. E che le leggi e i controlli, non sono mai sufficienti.
    Sono stragi silenziose, nel senso che provocano malattie, tumori ecc., e che non vengono considerate stragi, ma secondo me lo sono.
    Mi chiedo se ci sia differenza fra sterminare persone nei forni crematori, o con atti terroristici, ad esempio, od ucciderle con prodotti di largo consumo, che vengono ammessi e considerati innoqui.
    Secondo me, il non sapere, o non voler rimediare (perchè per esempio dietro ci sono interessi economici), non giustifica e non lo rende di meno un reato. Se il risultato è identico, è la stessa identica cosa. E’ soltante meno appariscente: ma facendo due conti, quantitativamente forse è anche più grave.
    Forse avrei dovuto mettere in scena un processo più articolato, facendo catturare dalle formiche qualche pezzo grosso dell’agricoltura o dell’industria, imputando loro capi d’accusa più specifici sulle sostanze nocive – che tra l’altro non conosco perchè non le uso.
    Così, iniziando a scrivere una storiella per bambini … hai visto in che groviglio mi sto cacciando?
    Ciao, a presto.
    milena

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