un solo giorno

 

 

 

«Per illustrare la meccanica dei processi esponenziali, quali la crescita della popolazione o quella della produzione industriale, Dennis Meadows propose la metafora della crescita di una pianta acquatica che si riproduca raddoppiando di entità ogni giorno, che si stabilisca in un lago dove si sviluppi, progressivamente, nel tempo.
Supponendo che non venga assunta alcuna misura per arrestarne la proliferazione quanto tempo resterà per evitare la completa occlusione del lago – chiede lo studioso americano ai lettori – quando la pianta avrà occupato metà della sua superficie?
I lettori che abbiano colto la dinamica del fenomeno saranno sorpresi di constatare che non mancherà che un giorno solo.
Identificando nella proliferazione della pianta letale l’insieme dei processi che, innescati dall’uomo, stanno alterando gli equilibri del Pianeta, la metafora esprime con efficacia la previsione che quando quei processi avranno prodotto, incontrollati, le proprie alterazioni, superando la soglia delle possibilità del controllo, l’umanità potrebbe non disporre più del tempo per ristabilire una convivenza con le risorse naturali capace di perdurare nel tempo.»

[Antonio Saltini: Agricoltura_biologica:_le_fondamenta_nella_scienza,_o_le_radici_nella_superstizione]

 

 

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18 risposte a un solo giorno

  1. md ha detto:

    in effetti comincio a pensare che una “filosofia del limite” (o della misura) contro quella del “cattivo infinito”, sia l’unica ancora di salvezza… Salvare la Grecia (!), tornare ai greci…

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    • rozmilla ha detto:

      Filosofia del limite e della misura, va bene. Spero però che non sia anche ermetica, come questo commento, che mi sta facendo lambiccare, Md. (Perché lo so, che ho superato un po’ i limiti negli ultimi giorni. Sono stata molto cattiva, non è vero? Che ci posso fare? Mi devo scusare? Ok, mi scuso. Mi scuserò anche con Luca. Fra poco.)

      Salvare la Grecia, sì, ma come?
      Cosa possiamo fare?
      Ho letto che Economia in Grecia era tutt’altra cosa. Ma esattamente cosa?

      ps: siccome hai inviato il seicentesimo commento, ti avviso che hai vinto una bottiglia di vino “dioniso” di valtellina superiore.
      Come fartelo avere? te lo invio per posta?

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      • md ha detto:

        ah ah, ma va! ho solo messo insieme dei pensieri: la tua citazione con l’ultimo libro di Fusaro e alcuni interventi di Costanzo Preve, che contrappongono l’illimitatezza dell’accumulazione del capitale con il concetto greco di limite (sottolineato anche da Hegel) – aggiungici il “destino della Grecia”, e la frittata ermetica è fatta!

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  2. md ha detto:

    uauh!!! di solito non vinco mai niente… tienlo da parte, capiterà prima o poi l’occasione di berlo insieme (io tra l’altro stavo pensando ad un raduno di bloggers, naturalmente c’è il problema della distanza da risolvere)

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  3. Mauro Poggi ha detto:

    E’ il diabolico problema della crescita esponenziale, a cui Chris Martenson dedica due capitoli (3-4) nel suo Crash Course. La curva disegnata dalla crescita viene descritta come avente la forma di una mazza da Hockey: tende a crescere in maniera lineare e lenta per un tempo più o meno lungo a seconda del tasso di incremento, e improvvisamente si impenna fino a raggiungere il picco, anche se il tasso è costante.
    Secondo Martenson, quando ci si trova su uno qualunque dei punti che disegnano l’impennata ogni intervento per rallentare o fermare l’andamento è tardivo.
    Martenson usa l’esempio di uno stadio di calcio a tenuta stagna, dentro il quale viene lasciata cadere una goccia d’acqua che ogni minuto raddoppierà di volume. Ci vorranno solo 49 minuti perché lo stadio sia interamente sommerso fino all’ultima gradinata, ma il punto è un altro e ben più agghiacciante: se tu ti trovassi comodamente seduto lì a osservare il fenomeno, vedresti che al minuto 45 l’acqua avrebbe raggiunto il livello di appena 1,5 metri, e tu da lassù penseresti che visto il tempo impiegato ne hai ancora un sacco per metterti in salvo, mentre in realtà ti restano solo 4 minuti!
    http://www.chrismartenson.com/crashcourse/chapter-4-compounding-problem
    Sul sito l’intero corso, strutturato in 20 video di circa 10 minuti ciascuno, molto avvincenti e decisamente raccomandabili a chiunque sia interessato ai problemi di crescita sostenibile (si possono vedere anche nelle versioni spagnola, francese e tedesca. Su you tube si trova anche la versione inglese con sottotitoli in italiano).
    http://www.chrismartenson.com/crashcourse

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    • rozmilla ha detto:

      grazie Mauro, per le informazioni su Marterson, che non conoscevo.
      sì, ricordo che fin dalla fine degli anni ’70 gli ecologisti parlavano della teoria del punto di non ritorno, e della curva che, come la mazza da golf, sarebbe come un’iperbole.
      Nelle mie navigazioni ho incontrato per caso Antonio Saltini, studioso nostrano, che insegna storia dell’agricoltura alla statale di Milano.
      Ovviamente non conosco nemmeno lui, ma mi sono letta qualche suo testo in wikipedia, e anche lui fornisce dati abbastanza allarmanti.
      Per esempio dello stato dell’agricoltura nostrana, ed Europea, dedita alla produzione di alimenti “speciali” come il culatello eccetera, ma che ha trascurato le culture di cereali.
      Per esempio, in Italia tre chili di pane su quattro sarebbero prodotte da farine importate, principalmente dalla Francia. Ma che non affatto certo che la Francia continuerà a fornirci il suo grano, e che con la penuria di petrolio, potrebbe decidere di scambiare il suo grano col petrolio americano eccetera. Ma forse sono notizie già datate.
      Soprattutto, leggendo fra le svariate cose che dice Saltini, mi sono chiesta, ma sono sempre più convinta, che la crisi economica derivi a tutti gli effetti dalla crisi alimentare. Che poi i finanzieri ci speculino, questo sarebbe solo una conseguenza della crisi alimentare, e petrolifera, entrambe ben più concrete e reali.
      Ma anche Amartya Sen condivide con Saltini (che lo avevo detto anche prima) il fatto che le risorse alimentari non potrenno bastare per tutti.
      E nonostante cerchi di non farmi coinvolgere troppo emotivamente da scenari catastrofistici, nelle mie navigazioni ne sto incontrando di tutti i colori. Qualcuno sostiene persino che ci siano delle frange (non meglio specificate) che si auspicano una terza guerra mondiale, allo scopo di abbattere di qualche miliardo di persone la popolazione mondiale, in modo che i sopravvissuti possano mantenere condizioni migliori. Non so che genere di follia sia questa, ma non mi stupisco troppo, perché spesso la realtà supera di gran lunga la fantasia, o la follia. Così ho l’impressione che nel mondo, oltre ai problemi reali, stia imperversando parecchia follia – spero non in modo esponenziale.
      Ciao Mauro. Un caro saluto.
      milena

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  4. Mauro Poggi ha detto:

    PS: Molto belle le foto. Sono tue?

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    • rozmilla ha detto:

      magari!
      domenica qui faceva un freddo, la temperatura si era abbassata di colpo, non sono nemmeno uscita da casa. Ma avevo voglia di vedere dei paesaggi. Allora ho fatto incetta di foto, cliccando in google “paesaggi toscani”, e ne ho trovate di stupende.
      Ho letto che sei un fotografo. Ma la tua pagina di flikr è vuota – non è vero?
      Dove abiti? io abito nei pressi della malpensa, ai margini del parco del Ticino …

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  5. Mauro Poggi ha detto:

    Sì, spesso la realtà supera la fantasia, specie se in senso negativo 😦 Il Crash Course di Marterson non contribuisce a rasserenare, ma un po’ di consapevolezza è ormai indispensabile.

    Non sono un fotografo, più modestamente un foto-dilettante. Ho aperto una pagina Flikr qualche tempo fa, ma ancora non “mi ha preso” e non la sto usando.
    Le mie sono essenzialmente foto di viaggio, diari per immagini che ovviano la mia pigrizia a scrivere. Un paio di pagine sono sul mio blog, e un buon numero di foto sono caricate sul mio profilo Facebook. Se hai anche tu un profilo e ti va chiedimi l’amicizia, perché l’accesso è limitato:
    https://www.facebook.com/profile.php?id=100000992373621&ref=tn_tnmn

    Bello il parco del Ticino, devo decidermi a farci un trek fotografico! Io abito a 20 km da Genova, ad Arenzano.

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  6. rozmilla ha detto:

    Sono riuscita solo oggi ad aprire i link (la zona dove abito non è coperta da ADSL perciò
    navigo con la chiavetta con connessione certi giorni molto bassa), e ne ho trovati altri, ad es. qui: http://www.indipendenzaenergetica.it/index.php?option=com_content&view=category&id=56&Itemid=91
    con sottotitoli in italiano, dello stesso. Sembra interessante, ma purtroppo, come ti dicevo, vedo i video a singhiozzo e ci vuole troppo tempo, e per ora sono riuscita ad ascoltare solo i primi tre. Non sai se esiste una trascrizione in italiano del crashcourse? o il libro?
    Comunque mi è piaciuto dall’inizio, quando fa una distinzione fra fatti, opinioni e convinzioni personali, e l’interconnessione dei vari problemi, le tre E.
    Qui in Italia so di Segrè, che ha scritto “L’economia a colori”, un libricino che ho intenzione di leggere, e anche lui parla delle tre E: Economia, Energia, Environment (ambiente).

    A proposito: ti ho chiesto l’amicizia si fb, non so se ti è giunta. Ho visto sulla tua pagina dei bellissimi bambini: sono tutti tuoi?
    Io ho figli grandi: 37, il ragazzo, e 31 anni la ragazza.

    Arenzano? è il primo paese dopo Genova. Bello vivere sul mare. Da piccola ho vissuto per qualche tempo a Bergeggi, e spesso vado a Diano, dove mio padre ha un bilocale che non usa. D’agosto è un po’ un inferno per il rumore, ma comunque è al mare, e oltre alle nuotate uso la bicicletta per tutto il mese.
    Il parco del Ticino, invece, non è un gran che, ma forse è solo perché è sempre più bello altrove. Poi quest’anno è stata una stagione pessima, e immancabilmente ogni domenica piove.
    Voglio dirti qualcosa di più bello prima di salutarti … ecco: ho un albero di ciliegie e finalmente sono mature …
    Ti auguro una buona giornata

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    • Mauro Poggi ha detto:

      Ciao Roz.. Ti avevo risposto ieri, ma per un qualche arcano motivo digitale la risposta è evaporata…
      Del Crash Course video, in italiano, esiste purtroppo la sola versione sottotitolata. Il libro non è edito in Italia, io me lo sono procurato nella versione inglese tramite Amazon.it. Di Segrè non ho letto nulla. In rete vedo che scrive molto di ambiente e sostenibilità… lo noto nella mia wish list anche se i libri da leggere che ho in casa da soli bastano a tenermi occupato un paio d’anni.
      Ti ringrazio per l’amicizia, vista ieri e risposto. I quattro piccoli delinquenti sul mio profilo sono i miei nipotini (da due a sei anni): i due maschi sono di mio figlio (32) le due femmine di mia figlia (39).
      Bello il ciliegio coraggioso, che nonostante l’inclemenza del tempo fa maturare le sue ciliege. Io ho un piccolo brano di terreno scosceso che lascio crescere a macchia mediterranea: in pochi metri quadri ci trovo corbezzoli, mimose, eriche e lecci, in pacifica coesistenza. Anni fa nacque un fico selvatico. Di questa stagione si carica di frutti che vanno assumendo un colore violaceo che fa presagire chissà quali squisitezze. Invece cadranno a terra come ogni anno, immangiabili, disdegnati persino dagli uccelli; eppure ogni volta lo guardo con ammirata gratitudine, per la pertinacia con cui ha voluto crescere e con cui continua a proporre i suoi doni.

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      • rozmilla ha detto:

        Grazie Mauro per le belle cose che mi scrivi, della tua splendida famiglia e sulla natura generosa.
        Sì, anche il tempo è stato inclemente quest’anno. Vorrei dirti che ci ricordiamo anni anche peggiori, però anche gli sbalzi di temperatura sono strani. Una volta si diceva che il tempo è quello che viene e non ci si può fare niente, eppure sembra che negli ultimi 50 anni le attività umane abbiano contribuito a modificarlo, quindi s’è fatto eccome. Fatto molto male.
        Mentre ci sono anche delle attività buone: ad esempio gli innesti sugli alberi da frutta.
        Quindi ben vengano le tecniche non dannose e che ci permettono di coesistere pacificamente.
        Pensa se anche gli esseri umani si potessero innestare fra loro, con la cultura e l’educazione. Ci vogliono anche gli innesti di una buona cultura, oltre alla tecnologia. Questo ci vuole, di questo abbiamo bisogno.

        Buona domenica a te e ai tuoi cari

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  7. roberto ha detto:

    buon giorno, le zucchine e i pomodori crescono. (le lumache si moltiplicano)
    la prima foto mi sembrerebbe (condizionale d’obbligo la val d’orcia a Pienza?… forse mi sbaglio)
    a parte la crescita “geometrica” delle piante, accattivante realta’ dei numeri…
    mi piace pensare che il sistema(mondo) sia in una sorta di situazione deflattiva.
    un palloncino sta bello gonfio… poi lo porti fuori al freddo e si sgonfia: ovvio l’energia che aveva per stare in equilibrio e non scoppiare in casa non basta al gelo dell’inverno e quindi: o aggiungi energia o si sgonfia un po’ fino a raggiungere un nuovo equilibrio. Voglio sperare che, invece del catastrofico riepimento del lago, una volta bruciato “tutto” l’uomo si stabilira’ in una nuova “situazione idonea”. a che prezzo? boh.. chi lo sa?.
    so che non ti piaciono le citazioni, ma questa, letta tanti anni fa, forse e’ di ispirazione:
    (l’autore te lo lascio indovinare)
    “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
    La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.
    Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
    un caro saluto, ora vado a comperare i semi si rucola.
    r

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    • Mauro Poggi ha detto:

      Roberto, scusa ma non sono d’accordo con il senso della citazione. Penso che nemmeno l’autore avrebbe trovato nella crisi motivo di esaltazione se a procurarla fossero stati individui senza scrupoli dediti solo all’arricchimento personale, che avessero lasciato a lui e alla sua famiglia l’onere di pagarne le conseguenze.
      Dalle crisi (guerra, epidemia, carestia, disastri nucleari ed economici…) l’umanità ne è sempre uscita, ma solo i sopravvissuti – a posteriori – hanno avuto motivo di compiacersi; senza che peraltro abbiano mai potuto vantarsi di avere colto l’unica vera opportunità che una crisi offre: quella di cambiare una buona volta l’orizzonte dei propri valori, in modo da non ripetere più gli stessi errori.
      Oggi ci sono milioni di famiglie che baratterebbero volentieri la loro continua sfida a sopravvivere con la “lenta agonia di una routine”, se questa assicurasse loro un po’ di serenità. Parlare della crisi in termini nietzschesiani come fa, credo, Einstein in questa occasione mi pare offensivo nei loro confronti.

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      • rozmilla ha detto:

        Sarebbe interessante sapere in che anno Einstein scrisse quel brano, o forse era un’intervista? Può darsi che lo dicesse per infondere coraggio e stimolare a non aver paura ed impegnarsi a cambiare le cose. E sono sicura che anche Roberto abbia citato quel brano per cercare di farci coraggio. Perchè comunque ce ne vuole di coraggio.
        Però può anche darsi che vedendo gli effetti della crisi (che se era quella de ‘29, che tra nazismo olocausto e guerra mondiale sappiamo bene cosa ha prodotto) Einstein magari abbia cambiato idea. Mah … gli scienziati viaggiano spesso al disopra dei problemi reali della gente, guardano la terra dall’alto, da lontano, o attraverso le lenti delle loro teorie e sistemi matematici. Senza contare che hanno lo sguardo cieco sulle conseguenze delle loro produzioni scientifiche. La scienza, e gli scienziati, purtroppo spesso sono al servizio dei potenti, del capitalismo e delle industrie, entità delle quali c’è poco da fidarsi (per dirlo in tono morbido).
        Quanta intelligenza sprecata! Non solo sprecata, ma usata nel peggiore dei modi.
        Rido un riso amaro quando qualcuno mi cita Leibniz, che diceva che questo sarebbe “il migliore del mondi possibili”. Che tra l’altro va di male in peggio, se non pessimo.
        Lo strano è che quando oggi sono andata al supermercato non ho sentito nessuno che parlasse di ciò che è accaduto oggi. Indifferenza. Anestesia, temo.

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    • rozmilla ha detto:

      Grazie per la citazione, Roby, e non è vero che non mi piacciono. (Tutto può essere utile, anche le lumache.)
      Ricordo di averla letta per la prima volta nel tuo Blog, lo scorso autunno, quando ero venuta a cercare i tuoi gatti.
      E, come dicevi anche tu … sperem …
      Buona domenica Roby, a te e ai tuoi cari
      (non ricordo come si chiama il tuo cucciolotto)

      ps: cosa cucini questa mattina?

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      • menu’ di oggi. Tiro fuori dal congelatore un barattolo di ragu di carne che ho fatto in giornate fredde e piovose, con la pentola di terracotta solo per il ragu, e mestolo in legno solo per il ragu'(sembra un rito voodo!)[i mestoli li cambio 1 a year].
        Quindi tagliatelle, che pero’ a questo giro la sfoglia non l’ho fatta io, quindi un volgarissimo prodotto “comperato”. + Avanzi. Nel pomeriggio: un film.

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