nessuno è dispensabile

 

 

 

M’è capitato di udire spesso questa affermazione, “nessuno è indispensabile”.
Anni fa girava soprattutto fra i discepoli di un guru indiano, e ogni volta mi faceva uno strano effetto. Sapete, quelle frasi trabocchetto, alle quali non siete certi quale significato attribuire, e ci metti il piede scivolandoci come sulla buccia di banana. Questa è una.
Nell’ambiente del guru indiano, mi pareva che qualche volta venisse usata per dispensarsi, opportunisticamente, dall’assunzione di responsabilità. Però non è così semplice né scontato, e sarebbe un pregiudizio sostenerlo, anche perché molto spesso anch’io la interpretavo soltanto come una provocazione.
Oggi mi ci sono imbattuta di nuovo in quest’affermazione. Provando a girarci attorno ho pensato che, “nessuno è indispensabile”, potrebbe essere vero, come altrettanto falso il contrario, ovverosia che siamo tutti indispensabili. Oppure che nessuno è dispensabile. Come si fa a saperlo? Non si sa con certezza.
Eppure non riesco a togliermi di mente che dovremmo osare di cercare di sapere qualcosa di più, su molte cose.

Indispensabile significa necessario alla vita in generale, o in un certo ambiente, situazione, cornice. Qualcosa di cui non si può fare a meno. E ce ne sono parecchie di cose di cui non possiamo fare a meno, per poter vivere in modo degno.
Purtroppo persino la morte è indispensabile alla vita, se ci pensiamo bene.
Nessuno è indispensabile, però, potrebbe anche significare che nessuna persona, o cosa, è strettamente necessaria alla vita, né che esista. Che siamo tutti facoltativi, o provvisori. E va bene.
Infatti so che se anche morissi in questo istante il mondo continuerebbe comunque e come sempre, anche senza di me. O continuerebbe a vivere e a morire come sempre. Ma chiaramente sarebbe un mondo senza di me, versus io non sarei più nel mondo. Dire che il mondo sarebbe esattamente lo stesso, o come prima, non sarebbe giusto né corretto, né per me né per il mondo.
Ognuno di noi, come una qualsiasi umile e fragile cosa, non è più di una goccia d’acqua, un granello di sabbia, un filo d’erba. Però ho l’ardire di pensare che perfino ogni goccia d’acqua, ogni granello di sabbia, ogni filo d’erba potrebbe essere indispensabile. O per lo meno, che non lo posso né sapere né decidere io, chi sia indispensabile o meno, né che possa deciderlo qualcuno sopra la testa di qualcun altro.

Comunque la frase acquisisce e rivela sfumature diverse a seconda di chi la dice, e a chi. Fateci caso.
Se io lo dicessi di me, che non sono indispensabile, qualcuno potrebbe sospettare che io preferirei dispensarmi, o astenermi dal partecipare per esempio, e che mi defilo. Ed è anche vero che può capitare a tutti di volersi dispensare, prima o poi. Infatti qualcuno lo fa, come qualcuno resiste: sono scelte private e non sta a me giudicare.
Se lo dicessi io a mia madre, che non è indispensabile (ma sinceramente non glielo direi, in questi termini), potrebbe voler dire ad esempio, “non preoccuparti di ogni cosa, mamma, riposati che oggi ci penso io a lavare i piatti, ti sostituisco io, e poi vado anche a farti la spesa”. Sembra banale, ma anche le piccole cose hanno il loro peso.
Se lo dicesse un datore di lavoro al dipendente, il dipendente potrebbe prendere atto che è stato licenziato. Così forse dovrà cercare un altro ambiente dove poter essere indispensabile, ma non è detto che lo trovi.
Se lo dicesse un mafioso (anche se non conosco affatto il linguaggio usato dai mafiosi) potrebbe significare che fra poco qualcuno sarà già morto e sepolto, dal momento che, siccome nessuno è indispensabile, non c’è nessuno (nessuno!) che valga più di un niente, per la qual cosa chiunque può essere tranquillamente soppresso. Ma nemmeno, perché è già niente da sempre.

Mi fermo qui con la lista dei casi, anche perché la mia immaginazione ha dei limiti. Ma mi stupisco sempre di constatare come una frase minima possa nascondere un bel tot di teoria, diversificata a seconda della cultura in cui si riproduce. Ogni cosa che diciamo e facciamo è farcita di teoria. E non c’è da stupirsi che  è la cultura di appartenenza che produce le teorie.
Per questo sono convinta che sostenere che le teorie si equivalgono, è molto più che scivolare su un bananone. È cattiva fede. Pessima. E’  malafede.
Anche per questo, credere di potersi tenere alla larga dalle teorie, è una teoria, che secondo me somiglia molto a credere di poter andare sulla luna per tenersi lontano dalla terra, quando la vita sulla terra non sarà più possibile, o sarà invivibile, come lo è per molti, in ogni dove, in ogni momento, ora. 

 

Oggi però vorrei non essere qui, per non dover sentire ancora le cose atroci che accadono in questo nostro mondo.

 

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3 risposte a nessuno è dispensabile

  1. mah… preferisco andare “fuori tema” salto la parte “social” … teorizzante. Sono in un periodo natural_orticolo quindi rimango sono alla prima frase su “indispensabile o no” (lumache?). premessa : questa e’ un “orchi_frase” (sto cercando di non scrivere la parolaccia… che ti lascio intuire): la tiri da tutte le parti come vuoi e ti serve alla “bisogna” . Bisogna capire se si prende in considerazione la realta’ come di qualcosa dove tutto e’ interconnesso oppure il contrario. Se pensiamo che tutto sia interconnesso allora l’epurazione anche dell’ente piu’ ignobile, quello con cui nessuno vorrebbe scambiarsi, non potra’ non avere una qlc. conseguenza sul resto. Se invece pensiamo in una maniera piu’ “individualista” allora possiamo allegramente prendere e mettere pure al rogo intere stirpi. E qui giu’ a teorizzare su “questo serve… questo non serve… io sono dio e decido cosa serve e cosa non serve”, per poi “chirurgicamente” espellere quelli che reputiamo essere delle “appendici” inutili. Sono scettico sui guru di qualsiasi razza. Specialmente se ti danno una bella ricetta di quelle che funzionano “SEMPRE e IN QUALSIASI OCCASIONE/POSTO/EVENTO”. Per quel che mi riguarda: “tenersi alla larga”. un caro saluto.

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  2. carla ha detto:

    mi fermo un attimo in silenzio…grazie

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