istruzioni per (non) credere in chi crede

 

 

Subito dopo aver letto l’eco della cinciallegra  (splendido titolo) ero andata al link di Odifreddi , e mi sono impressionata per l’interesse suscitato dal suo articolo – 547 commenti in pochi giorni, caspita! – a dimostrazione di quanto il tema scotti sempre, e resti irrisolto. Ma se questo è un problema non credo sia risolvibile, ma mitigabile nel rispetto delle differenze culturali, questo sì.

Mi sono ricordata che lo scorso inverno m’era capitato di scrivere un commento infelice in cui dicevo di “non riuscire più a credere in chi crede” – in chi crede in un dio, soprattutto, ma anche a qualsiasi fede certa – per quanto magari tutti crediamo in qualcosa senza nemmeno rendercene conto, fosse anche che crediamo di non credere.
Ma non solo: può darsi che tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Di credere che il mondo sia reale, per esempio. Oppure che sia un sogno?

Così, desideravo spiegarne il motivo, e non avendolo fatto a suo tempo, lo farei ora. Poiché il motivo per cui dicevo di non riuscire a credere in chi crede è che purtroppo non riesco a credere che ci sia qualcuno che in tutta onestà possa ancora credere a dio (in senso mistico, e soprattutto come viene propagandato dalle varie chiese) senza pensare che sia un credulone, o che menta a se stesso. Ma, ed è questo il punto critico, mi spiace pensarlo, come nello stesso tempo ad essere sincera fino in fondo, e per quel che vale, lo penso.

Detto questo, come nessuno nega la libertà di credere, nessuno neghi la libertà di non credere. E per quanto possa essere un pio desiderio,  non mi dispiacerebbe che chi crede non tenti di imporre a chi non crede le regole di condotta che può liberamente rispettare colui che crede. Adottando questo minimo principio morale, le cose potrebbero andar meglio, fra fedeli ed infedeli. Ma purtroppo la minima moralia non viene tenuta in gran conto, in particolar modo nell’italica patria che sembra condividiamo col trono di Pietro, così che di volta in volta assistiamo all’incessante tentativo di imporre regole morali “religiose”, e leggi statali derivate e succedanee, come fossero necessità universali. Sono però consapevole che la storia dei fondamentalismi religiosi contempla casi ben più critici – tragici e violenti.

Perciò quella frase infelice non era altro che un’espressione di rammarico, nel constatare la frattura che fondamentalmente va a separare chi crede in una religione rivelata, da chi non crede, e di come si riesca a scontrarsi ancora su questo problema – molto spesso in modo pretestuoso, nel senso che la differenza d’opinione su questo aspetto di frequente diviene un pretesto che nasconde ben altri fini, di potere e supremazia territoriale, ad esempio, come mostrano i sanguinosi conflitti che nascono per apparenti motivi religiosi ancor oggi in molte aree del pianeta.

Ora cercherò di mettere in scena una possibile analisi della dinamica insita nella comunicazione fra parti divergenti, o antagoniste, a partire dall’idea dell’esistenza o non esistenza di dio.
Mettiamo che qualcuno creda che dio esista: se dio esiste allora è difficile ammettere che ci sia qualcuno che possa non credere in dio, essendo dio l’idea più alta che un uomo può concepire. Perché è come se l’esistenza di chi non crede in dio metta in dubbio la stessa fede di chi invece crede e vuole credere fermamente, e non vuole aver dubbi di sorta. È una sorta d’oltraggio, un affronto, di spina nel fianco – dato che questo dio, per un credente cattolico come per tutte le religioni monoteiste, non è solo un’idea alta, ma è la verità assoluta. Ed è ovvio che se il credente è (legittimamente?) convinto che esista questa verità assoluta, tutti gli altri, i miscredenti, sono in errore, per cui possono giustamente solo sperare che gli infedeli giungano a convertirsi.

D’altra parte gli infedeli potrebbero a loro volta sperare che i fedeli giungano a miglior consiglio, ovvio. In ogni caso, la credenza di dio sembra tagliare il mondo in due, o in quattro – se a forma di croce.  Inevitabilmente e a volte in modo drammatico. O sei con me, o sei contro di me – è l’annuncio profetico.
I miscredenti, infatti, non credono che dio esista,  e purtroppo non sono che l’altra faccia della medaglia, o si situano dall’altra parte del muro. Ma mi pare evidente che questo dio viene nominato da chi crede, non certo da chi non crede. Per chi non crede, e questo non gli crea alcun prurito, ed è neutrale, il problema semplicemente non sussisterebbe, se però coloro che credono non continuassero a metterlo in mezzo agli uomini e a riportare alla ribalta il contrasto. Che diventa un contrasto sociale, e politico. Due fazioni fondamentali, gente divisa sul fondamento del mondo.

Se non fosse per questo ci sarebbero milioni di altri motivi per dividersi, ovvio; però questa trovo sia una pastoia che infanga i rapporti umani in modo molto molto problematico, con conseguenze dannose che si infiltrano in ogni settore della vita sociale. Perché gli infedeli e i credenti pongono i problemi su piani diversi. Il piano degli infedeli è umano (troppo umano, per dio?) mentre i credenti, che mettono anche i problemi pratici in modo da dover essere regolati da un’entità superiore, non possono scendere a compromessi, visto che il loro punto di vista è il punto di vista di dio, che si è rivelato tramite le scritture, direttamente da dio, a loro. Con l’indiscutibile presunta superiorità di essere dalla parte di dio.
Ma ammettiamo pure che esistano uomini che vivono questa o quella religione in modo consono al loro modo di essere, e magari in armonia col resto del mondo, anche con gli infedeli, e che sappiano fare dei distinguo fra le leggi pubbliche e le norme religiose.

Escludendo l’ultimo caso, ho presentato l’analisi peggiore, tra le possibili, perché si dà il caso esistano molte diverse sfumature e molte possibilità di comunicazione e di condivisioni alternative.
Personalmente sono convinta che la sfera della religiosità, con tutte le credenze e dogmi  rifilateci dall’educazione primaria, quando eravamo bambini e sprovvisti di ragione e senso critico, sia la prima e più importante faccenda da risolvere sulla via dell’emancipazione di un individuo. Per essere per lo meno liberi da quella che secondo me è una vera e propria pastoia – legami, lacci, laccioli.

L’idea di dio è antichissima, e non ci piove, ma sarei più portata a chiedermi come è nata, come si è evoluta o involuta nel corso della storia e nelle varie culture umane; come si è imposta, quali danni ha provocato, o  quali vantaggi ha portato all’umanità. Ma anche come e perché la psiche umana ha creato l’idea di dio. Perché ha ad un certo punto ha avuto bisogno di creare soprattutto un dio – e uno solo. Che tutto sommato era più folcloristica l’allegra combriccola degli dei pagani – a mio parere. Più innocua e pluralista. Come i maestri o professori multipli, che se con uno non ci vai d’accordo, può andar meglio con un altro, e così sia.
Per questo, in-vece dell’ora di religione, sono sempre stata eventualmente più propensa allo studio delle religioni nelle scuole, da studiare come fenomeno antropologico e sociale.

Ho però delle riserve. Mi rendo conto che a causa dell’arretratezza intellettiva diffusa, una bella (o brutta) fetta di umanità non riesce a darsi regole morali senza il supporto di un dio, perché le idee morali basilari per secoli sono state propagandate dalle religioni monoteistiche come fossero una legge divina – non uccidere, non rubare, eccetera. E temo che la morale civica possa essere ed essere stata compromessa dall’abbandono della morale religiosa, non sostituita da una morale civica e razionale equipollente. Dio è morto, ma forse insieme a dio molti abbiano sepolto la possibilità di un’etica fondata sia dalla ragione, che dalla pietas, che dalla pratica. E non parlo delle leggi statali o del diritto giuridico, ma della “legge morale dentro di me” kantiana. Ecco, questa sì che bisognerebbe far risorgere – anche perché le stelle brillano da sole senza alcun nostro contributo.

 

 

Altra riserva: mi rendo conto che siccome gli uomini non sono tutti uguali, qualcuno può fare a meno dell’idea di dio, mentre altri davvero non ce la fanno. E se anche trovo splendida l’idea della religione nei limiti della semplice ragione … anche questa non è un’idea universalmente comprensibile e alla portata di tutti.
Per come la vedo io, per certi versi dio, o meglio, la religione, potrebbe rappresentare la stampella dell’etica, per chi non riesce a camminare senza. Anche Spinoza da qualche parte diceva che non a tutti gli uomini è concesso di poter fare a meno della religione. E, come nella citazione in esergo, nel Blog sovracitato, “gli uomini devono essere governati in modo tale che, sebbene pensino apertamente cose diverse e contrarie, vivano tuttavia in concordia”. (B. Spinoza, Trattato teologico-politico)

 

 

Beata la cinciallegra che non ha bisogno d’inventarsi dio – né di confutarlo, allora …
La condizione umana, con l’uscita dal “paradiso” e l’avvio della civiltà della tecnica, ha aperto un cammino dal quale è quasi praticamente impossibile deviare. Quel “paradiso” per molti versi è definitivamente perduto. Differirlo in un al di là, ed indurre gli uomini a credere nella possibilità di salvezza, di vita eterna, può essere ampiamente una responsabilità delle religioni, che hanno convenienza a mantenere gli uomini in uno stato di minorità intellettiva – e non sarà che qualcuno spera che in questo modo gli uomini siano meglio governabili? Pecorelle smarrite e agnelli sacrificabili?

Ma vediamo cosa dice Kant nel “La religione nei limiti della sola ragione”. In quest’opera Kant presenta la religione come un’allegoria, una bella ed edificante metafora, la quale non è “vera” in senso tradizionale, ma pur sempre rappresentativa di verità profondamente umane, sotto forma di proiezioni, esteriorizzazioni. Ma ad ogni modo accusa gli ecclesiastici di aver presentato il dovere morale come una sorta di interesse di dio, un servigio reso dall’uomo servitore a un dio padrone. Diversamente Kant, con la religione nei limiti della sola ragione, cerca di ricondurre l’uomo alla dimensione religiosa, recuperando la propria volontà e libertà. L’esistenza di dio è per Kant un fine, un termine ideale, una sorta di meta che regolerebbe dall’interno il buon funzionamento della morale umana. E che in definitiva dio è il frutto della volontà dell’uomo razionale.
Che poi quell’uomo razionale che ripone la sua fede in un dio anche solo come termine ideale, non si comporti comunque e sempre in modo ragionevole, questo è un altro paio di maniche …

Ma potremmo davvero credere, e volere,  che tutti gli uomini riescano e debbano comportarsi sempre in modo razionale e ragionevole?

 

 

 

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7 risposte a istruzioni per (non) credere in chi crede

  1. Pinocchio ha detto:

    bel post
    a presto

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  2. rozmilla ha detto:

    grazie …. Pinocchio 🙂

    (ma … detto da “pinocchio” … non ci fa pensare … che le bugie hanno il naso lungo e le gambe corte?)

    a presto, Roby …

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  3. melampo ha detto:

    mamma mia, brrrrr. Ho letto in lettura “rapida” altrimenti ci mettevo 3 gg !!!
    Beato il mio gatto “Renzo” che e’ li’… non sa (forse) di essere un gatto o forse lo sa., ma poco importa, e cmq. fa il gatto nel migliore dei modi che gli e’ concesso senza troppi se e ma. Mi guarda col suo sorriso(?) enigmatico e sta bene. Vedo menzionato Odifreddi… non so perche’, eppure, benche’ collega “matematico” (certo certo ,di ben piu’ alta levatura !!!) … eppure mi sa di “gran_lestofante”. Specialmente dopo aver letto “la via lattea” dove e’ riuscito a fare un minestrone senza pari a riguardo di fede_logica_raziocinio ed altro. Ogni cosa ha un metro di misura. Se misuro il vino-> litri Se misuro il pane ->kg. Se misuro Dio -> la fede, e in questo caso temo che il metro NON possa essere la ragione (altrimenti non sarebbe fede ma un teorema). Per questo rispetto chi, non certo io, ha una fede. Bellissimo libercolo l'”elogio della fuga” di Laborit dove alla fin fine propone le idee e i sentimenti(anche il suo amore verso i nipotini se non erro) come risultato meramente “biologico”. (reazioni chimiche). Dissacratorio verso il dio_uomo? forse…
    Perche’ la verita’ e’ che tolto il Dio della fede ecco arriva un concetto che si risolve nel dio_uomo.
    Altra bella panzana ben forbita delle piu’ nutrite cogitazione e pseudo_dimostrazioni dei vari attori.

    Certo che la domanda fondamentale:

    “L’idea di dio è antichissima, e non ci piove, ma sarei più portata a chiedermi come è nata,”

    ha attanagliato la mente, con atroci dubbi e cogitazioni, di miliardi di persone da sempre.
    Personalmente penso che alla “mente” piaccia “pensare” e uno dei suoi pensieri a lei piu’ cari e’ forse l’immortalita’ e l’infinito. E cosi’ ecco che la “furbona” si crea un “escamotage” pseudo_razionale che possa donarle una qualche forma di immortalita’, un prolungamento: ecco che e’ nata la religione. Ma pensa a tutti i ns. bei pensieri frutto di mere sinapsi che si nutrono di banalissime “ossidazioni” frutto di lauti banchetti !!!. E una volta “deceduti” questo bello strato (scusa il termine informatico) si dissolve nel nulla (salvo fedi di vario tipo con vari risultati diversi)

    Certo per come e’ fatto l’essere umano si puo’ supporre un cartone_animato del tipo:
    compare l’uomo, pensa prima a mangiare, poi in un secondo tempo sente freddo e pensa a scaldarsi, gli ormoni fanno il resto per la riproduzione, e alla fine li’ pacifico, sorridente, appagato vicino al fuoco, con la ganza e lo stomaco pieno guarda in su, vede le stelle e comincia a farsi domande senza risposta: e’ nata la filosofia ( a ruota seguira’ velocemente la comparsa della religione)

    Sto scherzando dai, non te ne avere a male…ma “dopo” i tuoi post che sono serissimi una pagliacciata ci voleva per tirare su l’animo !!!
    Vado a raccogliere i pomodori e le melanzane e il basilico per far qlc. a pranzo.
    Un caro saluto
    r

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    • rozmilla ha detto:

      Oh no … non è serissimo, questo post: “sembra” serissimo, ma sembra soltanto.
      Perché di “serio” c’è solo la morte (e le tasse) 🙂

      In questo tuo commento hai portato degli spunti di riflessione che trovo molto più seri dei miei, e che condivido. Così che mi sta frullando l’idea di scriverne qualche altra decina (di post simili): infatti potremmo scriverne quasi all’infinito – se servisse a qualcosa.
      Per prima cosa ti dico che il rispetto è fuori discussione – anche se trovo certe forme di religiosità molto più vicino alla superstizione e al fanatismo che alla fede.
      Giustissimo quando dici che la fede non andrebbe misurata con lo stessa unità di misura della sfera razionale .
      Anche se – però – nessun uomo procede a scompartimenti stagni: ad esempio con la ragione da una parte; cuore, sentimenti e fede dall’altra; materia, economia, corpo fisico e sessualità da un’altra ancora. A meno di aderire a questa o l’altra fede in modo ipocrita, o come se fosse un accessorio, o un optional.
      Ci sono molti motivi per cui un uomo crede o dice di credere: vuoi opportunismo o conformismo, oppure ha altre “ragioni” o motivi irrazionali (o biologici, come fai notare) sui quali non puoi avere nessun controllo. Lo fai perché te l’hanno insegnato da bambino, ad esempio, e non hai mai avuto motivi di mettere in discussione i dogmi della religione e della cultura di appartenenza. Oppure come dici tu, che alla mente (la furbona) piace pensare all’immortalità e all’infinito, e a tante cose misticheggianti. Sono pensieri consolanti. Tengono lontano la paura, della morte, e del nulla.
      Ma detto in poche parole: ognuno si gratti da sé il suo problema (se è un problema), o se lo culli.

      Quello che invece facevo notare, e che forse ci preme, è che soprattutto i cattolici e la chiesa di Pietro, si mettono sempre di traverso e influiscono nella vita democratica (più o meno) dello stato italiano. Come si chiama questa cosa … interferenza, intromissione degli affari religiosi privati (nel senso di coscienza religiosa privata) nella sfera delle decisioni e delle leggi pubbliche, e in particolar modo nelle questioni eticamente sensibili (ma non solo).
      E siccome l’elettorato cattolico è sempre stata una bella fetta d’italioti che fa gola ai partiti politici, accadono degli inciuci e dei pasticciacci come quello del testamento biologico, o delle procedure per l’inseminazione artificiale.
      Ora (ad esempio), a me non interessa affatto l’inseminazione artificiale, ma non vedo perché debbano essere impedite o pasticciate delle pratiche mediche non dannose, che dovrebbero seguire le indicazione dell’bio-etica medica piuttosto di quella religiosa.
      Allora a me sembra che è la chiesa a voler misurare con il metro della fede, sia le pratiche mediche (e a volerle imporre anche a chi non crede), che la politica.
      Di Odifreddi ne sai più di me, a quanto pare. Ma forse anche lui tira l’acqua al suo mulino …

      E se noti, il post termina con una frase trabocchetto (in neretto). Perché se noi credessimo che tutti gli uomini possono essere razionali, saremmo pure noi irrazionali, e ugualmente creduloni 😉

      ciao Roby, a presto

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  4. lucignolo ha detto:

    “E se noti, il post termina con una frase trabocchetto (in neretto). Perché se noi credessimo che tutti gli uomini possono essere razionali, saremmo pure noi irrazionali, e ugualmente creduloni ”

    caspita davvero macchiavellica questa !!!
    Non ci avevo fatto caso.
    cmq. io sono irrazionale.

    Pensandoci bene: non so se nella frase che tu hai esposto non si nasconda un paradosso logico…
    tipo “io affermo di mentire sempre”. Non ne sono sicuro… pero’… pero’… bisognerebbe pensarci su..

    (come sicuramente saprai esistono enunciati che non sono ne veri ne falsi)

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    • rozmilla ha detto:

      Eh sì, ripensandoci bene, mi sembra che viviamo in un mondo e in modo paradossale, e che insomma, il paradosso è il nostro pane quotidiano …

      Perciò, da parte mia direi che non possiamo evitare di fare i conti con l’irrazionale, e che forse per questo dovremmo cercare di essere ragionevoli e possibilmente moderati e tolleranti nell’emettere giudizi su culture (o persone) diverse, anche se non le abbracciamo, e anche se non è detto che ci riusciamo sempre o che possiamo accettare tutto.
      Sulla fede, poi, credo ci sia un equivoco, perché spesso identifichiamo con “fede” la fede religiosa, quando però non credo che le chiese debbano avere il monopolio della fede.
      Piuttosto credo che esista in ognuno di noi una sfera della fede, che in primo luogo è basata sulla fiducia, e che costruiamo e modifichiamo man mano nel corso della vita, che non sono solo le cose in cui crediamo in modo passivo, ma anche quelle in cui vogliamo credere e che indirizzano le nostre azioni, comportamenti, condotta di vita, modi di relazione col mondo.
      Ma in generale i tempi che corrono intaccano la nostra fede, la nostra fiducia, le cose in cui credevamo di credere. Per questo forse siamo uomini di poca fede, ormai ridotta all’osso; ma è un osso che comunque ci sostiene o di cui andiamo in cerca, perché forse non possiamo fare a meno di credere a qualcosa. “Cosa” sia, però, ognuno deve scoprirne da sé il senso e il contenuto …

      ps: spero di non sembrare troppo “saccente” 😉
      ciao

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  5. lucignolo ha detto:

    ps: come nick mi piaceva mettere il grillo_parlante… che mi e’ simpatico come animaluccio ma sapeva di troppo “saccente” in particolar modo considerando la “tipologia della platea” di lettori e cosi mi sono rivolto al simpatico amico del “collodiano” per il presta_nome
    r.conformista

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