it could be worse

Ieri sono ricaduta.
Avevo fatto finta, per un po’, di catafottermene, anche per l’ovvia ragione che qualsiasi cosa io pensi o creda, qualsiasi siano le mie opinioni, questo non cambia lo stato delle cose attuali.
Con o senza di me, la storia procede nel corso tracciato a fondo negli anni, e di fatto quello che vediamo accadere oggi non è iniziato ieri né l’altro ieri.
Per modificare il corso di un fiume, a voler tentare l’impresa, non sarà cosa facile e non basteranno pochi mesi né pochi decenni.
Nello stesso tempo, il sentirsi trascinati nella stessa gora immonda senza veder o immaginare vie d’uscita, non è una bella cosa e rende tristi. E’ un paesaggio desolato.

Potrebbe andar peggio di così? Yes, potrebbe sempre andar peggio.

Così sono ricaduta e mi son messa di nuovo a cercare di comprendere l’incomprensibile, io, con questa mia piccola testolina che non ne sa molto di matematica e come funziona l’economia.

O come non funziona – sarebbe più esatto dire.

Tant’è, che quando faticosamente ne risali il corso a ricercare i punti esatti dove le scuole si divaricano, trovi dei bei concetti sfuggenti, che cambiano aspetto a seconda di come li si guarda, tipo la questione del valore, o del denaro, dalle quali così tanto “discende”.. e subito, pare intervengano “interessi e scopi”, a delimitare “opportunamente” lo sguardo (elio ).

Si sa,  gli esperti e le varie parti professorali non riescono a trovare accordi sul modo in cui sarebbe concretamente possibile risolvere i problemi reali, al punto che costringendo Borges sembrerebbe che anche l’economia sia una forma tra le altre di narrativa fantastica, per la qual cosa una teoria varrebbe quanto o non più di un’altra.
Trattasi in definitiva di un’economic-fiction che – se rivolta all’ieri era scientifica e all’oggi pare statistica – per quanto riguarda il domani si è tutt’al più obbligati a chiedere responsi alla scienza oroscopica, o rintracciare sull’ultima spiaggia una Tal Pizia che illumini con una qualche divinazione enigmatica, da interpretare con accurata dovizia enigmistica.

Ma se è indubbio che la Storia la fanno i vincitori, a maggior ragione l’economia sarà serva del più forte. E almeno su questo non ci piove.
Benché non ci sia nemmeno alcun dubbio sulla certezza della macelleria sociale che è sul punto di abbattersi prossimamente, e che ricadrà, e che sta già cadendo come una pioggia acida a dissolvere e triturare i popoli, le risorse e la speranza di futuro.

Per cercare di comprendere l’incomprensibile, allora,  perché non tornare sul luogo del delitto , in quello che potremmo definire quel pasticciaccio brutto di via Merulana, il luogo dove si intrecciano gli indizi, e gli inizi, la maggior parte ormai scomparsi alla vista, opportunamente occultati dall’eterogenesi dei fini, e dissotterrare il cadavere per provare a farne l’autopsia?

Forse scopriremo ancora e di nuovo che solo delle innocenti bolle sono state la causa del decesso, e non una, ma grappoli di bolle aneurismiche, ma che realisticamente non ci sarà accanimento terapeutico e trasfusioni di sangue fresco e giovane succhiato ai paesi del mezzogiorno  o da un improbabile altrove, che riuscirà a riportarlo in vita.
E poiché anche le schiere di adoratori del nulla , nonché  i credenti nella resurrezione purtroppo  sanno, ahimé,  che neppure il Cristo avrebbe potuto risorgere quando fossero trascorsi più di tre giorni dal decesso, non ci sarà nemmeno alcun modo di far risorgere il beneamato Frankenstein-euryon  che – olfattivamente  e a tutti gli effetti – già puzza.

 

– diluvia –

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3 risposte a it could be worse

  1. bortocal ha detto:

    mi sento un poco “colpevole” di questo post, ma poi mi dico “felix culpa”.

    non condivido diverse considerazioni qui sopra, però l’esposizione, il tono, l’impianto sono molto efficaci.

    e questa frase assolutamente straordinaria, me la appunto subito: sembrerebbe che anche l’economia sia una forma tra le altre di narrativa fantastica,

    ciao.

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  2. Mauro Poggi ha detto:

    Rispondo volentieri qui al tuo commento sul mio post omonimo.
    Quando parlavo di scelte che prima o poi dovremo fare non mi riferivo alla possibilità che queste potessero essere operate in concreto: hai ragione tu, in questa Europa a mio avviso così paternalistica e antidemocratica continueremo ancora a lungo a subire misure che ci verranno presentate perentoriamente come inevitabili e attuate per il nostro bene. Le scelte a cui mi riferivo sono di carattere intellettuale. Posto che la situazione è tale per cui non possiamo far altro che subire, preserviamo almeno le nostre capacità critiche, almeno quelle evitiamo di delegarle. La scelta sta nel conformarsi supinamente o conservare autonomia di giudizio, fra resa alla manipolazione o rifiuto della stessa. Poca cosa, che però servirà a impedirci di portare il nostro cervello all’ammasso introiettando verità che diventano tali solo perché ripetute apoditticamente e senza tregua… Servirà a rifiutare l’omologazione, anche se non potremo fare a meno di subirla.
    Ho letto l’editoriale di Scalfari che hai linkato. Mi pare che più che esortare la sinistra a riformare il paese esorti il PD a riformare se stesso, in una direzione che peraltro questo partito ha imboccato da anni.
    “…la sinistra deve scoprire nuovi orizzonti e ad essi improntare la sua azione. …Esiste già un’economia globale; esisterà – se vuole sopravvivere – un’Europa-Stato. In queste nuove condizioni la sinistra non può che esser riformista. Radicalmente riformista. Deve coniugare i valori della libertà con quelli dell’eguaglianza… Deve disciplinare la concorrenza con le regole. Deve smantellare i privilegi, le mafie, le clientele, a cominciare dalle proprie.
    E il centro deve fare altrettanto. Non è più tempo di radunare i moderati. Bisogna radunare i liberali, quelli veri e non quelli fasulli. Quelli che non vogliono i privilegi, le rendite, i monopoli, che detestano la demagogia e la legge del più forte. A quel punto si accorgeranno – il centro e la sinistra – che non solo il loro obiettivo, ma la loro stessa natura è identica”.
    Al di là dei voli pindarici sulle cose che la sinistra deve fare, (in merito alle quali – così genericamente espresse – voglio vedere quale partito di sinistra, centro o destra si potrebbe dichiarare aprioristicamente contrario), la ricetta suggerita è quella di una grande ammucchiata al centro. Ma ha ragione, il centro e questa sinistra hanno identica natura. Solo che dal mio punto di vista, a differenza di Scalfari, questa constatazione non mi è di conforto.
    Ma anche lo Scalfari europeista mi lascia interdetto: “Il quadro europeo ha come obiettivo finale la nascita di uno Stato federale al quale gli Stati nazionali cedano una parte della loro sovranità, soprattutto per quanto riguarda la politica di bilancio e quindi il fisco, la spesa, la politica dell’immigrazione, le grandi opere infrastrutturali europee, i diritti e i doveri di cittadinanza”. Una parte?!? Abbiamo allegramente ceduto anni fa la sovranità monetaria, quella di bilancio è passata di mano giorni or sono con l’approvazione del pareggio di bilancio costituzionale e del fiscal compact… cosa diavolo ci resta?! La possibilità di deliberare sulla scadenza delle mozzarelle? Ah no, quello è competenza del parlamento europeo. E in cambio della sovranità nazionale quante quote di sovranità europea abbiamo ottenuto?
    Personalmente non ho certezze, ma gli argomenti di chi preconizza un’uscita dall’Euro (tra l’altro pilotata e ordinata, finché siamo in tempo) mi convincono molto di più che non i generici appelli del tipo “occorre più Europa”. Il fondamentalismo liberista e la deriva antidemocratica di questa costruzione non mi piacciono, ma non vedo alcuna possibilità per la gente di cambiare le cose dall’interno, perché coloro che gestiscono le politiche europee non sono rimandabili a casa con il voto, dal momento che sono lì senza che nessuno li abbia votati.

    Potrebbe andare peggio, e probabilmente lo farà. Ma è vietato perdersi d’animo.
    Per me, mi consolo pensando che fra poche ore inizierò il trek dell’Alta Via n1 delle Dolomiti, lontano (spero) per otto giorni da questi clamori. Sarà bello non avere notizie e cullarsi nell’illusione che nel frattempo il mondo ha deciso di mettere giudizio.

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  3. Mauro Poggi ha detto:

    PS: Volevo ancora richiamare la tua attenzione su questa frase che hai scritto “Ma purtroppo sembra essere questo l’obiettivo largamente prefissato, che d’altronde avevamo votato quando abbiamo deciso per l’Euro, senza che ci fosse stato spiegato bene a cosa si sarebbe andati incontro – quando molti economisti già allora dicevano che era un passo scellerato.”
    Sei sicura di essere mai stata chiamata a votare in materia?

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