mi arrendo


Questa notte stavo pensando a lei. Mi sono ricordata di alcune foto, e mi sono alzata per vederla. Non è esattamente come me la ricordavo. Ad essere sincera mi sembrava fosse un po’ meno bruttina. Ma so che aveva viaggiato di notte, quindi aveva dormito poco e la mattina dopo aveva gli occhi gonfi e pesti. Ricordavo però che era contenta. Forse si vede lo stesso.
Mi arrendo, sta dicendo, con le mani alzate in segno di resa. Una resa non sconfitta, ma felice, sono abbastanza certa di ricordare.
Domenica 29 aprile 2012.
Il tempo non era bello, non c’era un gran sole. A sprazzi spuntava dalle nuvole che stavano arrivando a frotte per preparare la giornata dell’indomani, la più buia dell’anno.
Tirate giù dal solaio le vecchie biciclette arrugginite, erano volati sull’Incompiuta con l’aria gelida che s’infilava nella schiena, e avevano trascorso alcune ore sui sassi, sulla riva del mare. Come foche sulle pietre calde. Sergio aveva suonato lo scacciapensieri mentre giovani coppie e bambini parlavano e giocavano tutt’attorno. E loro due sdraiati in mezzo agli altri, come se non ci fossero, mentre lo scacciapensieri risuonava senza fermarsi mai. E il rumore del mare. Fino alla fine.
La foto è stata scattata appena dopo, quando tutti gli altri se n’erano già andati.
Loro due sono stati gli ultimi a lasciare la riva.
Splendida giornata. Spendido momento abbandonato nel mezzo delle voci e i rumori del mondo, in amistade.
Le aveva fatto bene all’anima. Era volata via. O era restata là. O era dappertutto. Mi arrendo, stava dicendo, si può essere felici.

Così mi capita di pensare che forse potrebbe bastare di essere stati lì, almeno una volta sola in questo modo d’essere, questa condizione, per poterlo come “fissare” nella mente e nel corpo, e ripetere ogni volta che lo si vuole. O tornarvi presto, prima di essersi allontanati troppo. Prima di lasciarsi trascinare troppo lontano da quello stato. Potrebbe essere come il paesaggio di fondo dell’anima, la tonalità emotiva.
Che i pensieri vagano, vagano. Come aquiloni vagano dappertutto. E come aquiloni basta tenerli con un filo, per guidarli dove noi lo desideriamo.

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