l’ora blu

In questi giorni ho una connessione pessima. Devo aver fatto qualche pasticcio con non so cosa – ah … saperlo! – nella scelta del browser, se non peggio. E lo dico in modo che, se sparirò per qualche tempo potrete immaginarne il motivo. Che già ora ho difficoltà con molte funzioni … non so, forse è un virus. Ma vediamo di continuare …

Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti un po’ indietro, al 29 aprile 2012. Quindi ora bisognerà aggiornarsi, almeno fino al 29 agosto 2012.

Vi dico subito che nemmeno questo sarà un post molto impegnato, e nemmeno impegnativo. E meno male – dirà qualcuno – visto che gli argomenti impegnativi, o  pseudo, pullulano a iosa, e non solo sul web. Che a dire il vero mi piacerebbe impegnarmi di più nell’essere maggiormente spensierata, per spensierarvi un pochino anche a voi. Che ne dite? Il programma non sarebbe male – non è vero?

Comunque, oggi vi parlerò ancora di lei, in modo più prosaico, però. O almeno queste erano le mie intenzioni, all’inizio. Se non che …

Se non che quella sera c’era la luna quasi piena che stava spuntando da dietro le colline … e naturalmente anche la luna è un soggetto poetico. Quanti poeti hanno cantato la luna? Sembra però che da quando l’uomo è andato sulla luna sia diventata cosa rara sentir poetare intorno, attorno o nei pressi della luna. Che nostalgia. Il non-ultimo di cui mi ricordo è Borges, che scrisse un carme intitolato semplicemente La luna.
Eccolo, è questo.

Narra la storia che in quel dileguato
tempo nel quale accadder tante cose
reali, immaginarie e dubitose,
un uomo concepì lo smisurato

progettò di ridurre l’universo
in un libro e con impeto infinito
eresse l’alto e arduo manoscritto
e limò e declamò l’ultimo verso.

E dava già le grazie alla fortuna,
ma alzando gli occhi scoperse un brunito
disco nell’aria e comprese, allibito,
che aveva dimenticato la luna.

L’antica storia sebbene mentita,
può ben rappresentare il maleficio
che cade su chi esercita l’ufficio
di mutare in parole la sua vita.

Si perde sempre l’essenziale. È una
legge di ogni parola sopra il nume.
Né le potrà sfuggire questo elenco
del mio lungo commercio con la luna.

[…]

E intanto ch’io esploravo la miniera
delle lune della mitologia,
sul vicino cantone risplendeva
la luna celestiale d’ogni giorno.

So che fra tutte le parole, una
ce n’è per ricordarla e figurarla.
Il segreto consiste nel nell’usarla
con umiltà. È la parola luna.

Non oso più macchiare la sua pura
apparizione con immagin vana;
la vedo misteriosa e quotidiana
al di là della mia letteratura.

So che la luna o la parola luna
è una lettera che è stata creata
per la scrittura di quell’intricata
cosa che siamo, numerosa e una.

Essa è uno dei simboli che all’uomo
dona il caso o la sorte perché un giorno
di esaltazione gloriosa o agonia
egli possa tracciarne il vero nome.

§

 

Uff, che fatica. E non ne ho nemmeno trascritta una metà, forse un terzo, tralasciando la parte centrale dove il poeta elenca le lune della mitologia. E ovviamente andrebbe letta nella lingua originale, lo spagnolo – claro.

La luna. Ma la luna è soggetto o oggetto? Forse, come dice la mia amica Daniela, il soggetto è l’interpretazione, dato che le convinzioni, i sentimenti e i pensieri sono sempre frutto del modo di essere o dello stile di vita di colui che si pone davanti all’oggetto.
E non c’è dubbio che la luna sia lontana, molto lontana. E non potremmo nemmeno abbracciarla con lo sguardo se non fosse abbastanza lontana.
Da vicino, se ci mettessimo sopra i piedi, vedremmo appena un deserto di polvere e pietraglie.
E forse è vero che, come disse Spinoza, non c’è cosa guardata da troppo vicino, o con la lente d’ingrandimento, che non paia orribile ai nostri occhi. Ma certo ai suoi tempi Spinoza non conosceva le meraviglie che oggi noi  possiamo vedere attraverso un microscopio elettronico; meraviglie, ad esempio,  come la superficie del nucleo di una cellula di pancreas di topo  o il mitocondrio di un muscolo di pipistrello. O cose così.
Ma pensate cosa doveva essere la luna per gli antichi, quando la notte era un buio profondo e terribile quando lei non c’era, e non c’era la corrente elettrica. C’era il fuoco, sì, ma il fuoco scotta e fa fumo, e costa fatica far la legna. Mentre la luce riflessa dalla luna è del tutto gratuita e non brucia.
È luce riflessa, come in uno specchio. Pallida luna sei tu, tintarella di luna, e così via.
E come al solito ho divagato.

Ma ora torniamo a lei, e vedrete che in poche righe mi spiccio. La sera del 29 agosto 2012 era in un paesino della Liguria. E quando appena dopo cena apparve la luna quasi piena da dietro le colline, scattò alcune foto. Poi le riversò nel computer e si accorse che in quel momento il cielo illuminato dalla luna era blu. Non è il tramonto, no, e forse nemmeno il crepuscolo – o si? Comunque sia, ciò accade nel lasso di tempo della sera, prima che sia notte fonda. In seguito lei ha scoperto che i fotografi conoscono bene quel momento e la chiamano l’ora blu.  Di certo lei non è una fotografa professionista, ma senza nemmeno aver studiato il libretto di istruzioni ha trovato per caso e al primo colpo la funzione per far le foto in notturna. Ha appoggiato la macchina fotografica sul muretto del terrazzo e ha fatto alcuni scatti con una lunga esposizione. Non sono venuti tutti, e non sa bene perché, ma qualcuno sì.

Così queste sono le foto che ha scattato in quella magica ora blu.

 

Nella foto qui sopra si vedono le stelle e il paese là in fondo illuminato è Vallecrosia vicino a Bordighera.

Qui sopra le foto fatte con la lunga esposizione, come dicevo.

 

Mentre quest’ultima è fatta col flash.
Comunque – e non diteglielo per favore …. ma – io trovo ci sia una qualche somiglianza tra le foto di queste due signore. Non pare anche a voi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orsacchiotto a parte, naturalmente.

Ah, dimenticavo:  lei dice di preferire  quando la luna non è ancora del tutto piena. Vorrà dire qualcosa? Io non lo so.

§

 

 

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4 risposte a l’ora blu

  1. Francesco ha detto:

    La luna, quale meraviglia..
    Certo, da quando siamo andati sulla luna, la medesima ha perso molto del suo fascino. È il destino riservato a tutto ciò su cui la scienza si esercita, nel tentativo di capire il mondo. La conoscenza scientifica avanza purtroppo a spese dell’immaginazione, della poesia, e toglie a noi esseri umani parecchio di quel nutrimento di cui abbiamo bisogno per continuare a vivere. Cosa sarebbe il mondo senza la musica, la poesia, la pittura.. e perché no, anche di quella pittura mediata dalla tecnologia che è la fotografia? Non so se riusciremmo a sopravvivere a una tale mutilazione. La scienza non deve togliere spazio all’arte (e noi dobbiamo fare in modo di non farcelo togliere) perché nel mondo può e deve esserci spazio per ambedue le cose. Spazio all’esterno di noi e dentro di noi, ma soprattutto dentro di noi. A proposito di luna, proprio l’altra sera sono rimasto incantato da uno scenario da favola, che avrei voluto fotografare. La luna faceva capolino tra le nubi, oltre il tetto della mia casa, mentre le luci della mia camera, che erano rimaste accese, illuminavano la finestra. Avrei voluto riprendere il tutto perché l’insieme era veramente notevole. Mi piaceva, in modo particolare, la compresenza della luce della luna e quella che usciva dalla mia finestra, che per altro il mio raziocinio ha immediatamente classificato come simultanea esistenza di ‘natura’ ed ‘artificio’, con il risultato di sottrarre, dal quadro, un bel po’ della sua poesia.. (chissà perché raramente la ragione ci lascia in pace quando si tratta di godersi semplicemente ciò che abbiamo davanti agli occhi!). Ho anche tentato, in realtà, di fotografare la scena, ma il tentativo non poteva che fallire, dato che ho utilizzato un vecchio cellulare non proprio di ultima generazione. Comunque non c’è dubbio, deve essere proprio il momento della luna. In questo periodo la luna occupa una parte importante dei miei interessi, guarda caso l’ultimo servizio di “Ulisse” (la rubrica televisiva condotta da Alberto Angela) era dedicato alla luna, poi apro il tuo blog.. e patapunfete… di nuovo la luna.. Che segno sarà, mi chiedo? Stiamo forse diventando tutti lunatici, posto che non lo fossimo già???

    Buona giornata,
    Francesco

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    • rozmilla ha detto:

      Sì, Francesco, l’ultimo servizio di Ulisse sulla luna, forse lo stavo ascoltando con un orecchio la sera in cui scrivevo questo post.
      E devo dire che la poesia è rientrata da poco nella mia vita in modo quasi prepotente, dalla finestra … persino dalla finestra di facebook!
      Infatti per caso all’inizio di settembre mi ero iscritta a dei siti che inviano poesie ogni giorno. Sento che mi nutre, mi sta cambiando la vita, non riesco a farne a meno. Ieri pensavo che se ai politici leggessero poesie ogni giorno, anche la politica cambierebbe aspetto. Tutto sarebbe diverso.
      Oggi ad esempio ho trovato questa, di José Martì, che non conoscevo:

      Coltivo una rosa bianca,
      In luglio come in gennaio,
      Per l’amico sincero
      Che mi porge la sua mano franca.

      E per il crudele che mi strappa
      Il cuore con cui vivo
      Né cardo né ortica coltivo:
      Coltivo una rosa bianca.

      Cultivo una rosa blanca,
      En julio como en enero,
      Para el amigo sincero
      Que me da su mano franca.

      Y para el cruel que me arranca
      El corazón con que vivo
      Cardo ni oruga cultivo:
      Cultivo la rosa blanca.

      (José Martì)

      Bella, no?
      Buona giornata a te.

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  2. Francesco ha detto:

    Bellissima!

    Grazie..

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  3. gold account ha detto:

    Tutta la volta celeste sembra ruotare attorno alla terra una volta al giorno. questo moto apparente è causato naturalmente dal fatto che la terra ruota sul suo asse da occidente ad oriente. Di tutti i corpi celesti, la luna è il solo dotato di un vero movimento attorno alla terra.

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