settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantatre divinità dello shinto

 

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Ieri con Francesco si parlava dello zampino del diavolo. E devo dire che – per quanto la nonna mi descrivesse con precisione il diavolo con la coda  le corna e le zampe di capra, accuratamente travestito, con la coda nascosta sotto la palandrana e le corna ben celate nel cilindro – non solo non ho mai visto un diavolo (per fortuna),  ma non ho nemmeno mai visto un angelo. Per lo meno non uno con le piume.
Senza dubbio dev’essere una mia carenza, un’incapacità di vedere oltre l’apparenza delle cose o di sbirciare sotto il vestito.
O forse, dev’essere dovuto al fatto di essere costretti, per abitudine, a ricercare la copia specifica che taglia in due il mondo, che lo divide tra queste due figure graniticamente intagliate nel marmo, come facciamo col bene e col male. Da una parte i diavoli, dall’altra gli angeli. Dove non esistono sfumature, nemmeno centocinquanta. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Come le lucciole e gli scarafaggi. Così che tutto ciò che sta nel mezzo non lo riconosciamo. Mentre gli estremi sono così rari e forse non sempre si manifestano in questo mondo – che ripensandoci tutto sommato è meglio; che se incontrassimo un vero diavolo moriremmo di paura (e a volte ci riusciamo), e se incontrassimo un vero angelo non sopporteremmo il confronto; o le piume ci farebbero starnutire.
Eppure la nostra cocciutaggine persiste nel ricercare i modelli estremi, e poiché non è possibile trovarli, è facile che restiamo delusi. Oppure ci facciamo delle illusioni – in un senso o nell’altro, mica uno solo.

 

 

Bisogna ammettere però, che anche mettendoci tutti i santi del paradiso, compreso quelli che dio ha scaraventato all’inferno, il pantheon delle divinità cattoliche un po’ scarseggia.

E invece … sentite un po’: Sono otto milioni le divinità dello Shinto che viaggiano per la terra, segrete. Queste modeste divinità ci toccano, ci toccano e ci lasciano.
Lo scrive Borges in una sua poesia: La cifra.

 

Quando ci annichilisce la sfortuna,
in un momento ci salvano
le minime avventure
dell’attenzione o della memoria:
il sapore di un frutto, il sapore dell’acqua,
quel volto che un sogno ci riporta,

i primi gelsomini di novembre,
l’anelito infinito della bussola,
un libro che credevamo smarrito,
il ritmo di un esametro,
la breve chiave che ci apre una casa,
l’odore di una biblioteca o del sandalo,
il nome antico di una strada,
i colori di una mappa,
una etimologia imprevista,
la levigatezza dell’unghia limata,
la data che cercavamo,
contare i dodici rintocchi oscuri,
un brusco dolore fisico.
Sono otto milioni le divinità dello Shinto
che viaggiano per la terra, segrete.
Queste modeste divinità ci toccano,
ci toccano e ci lasciano.

 [J. L. Borges da “La cifra”]

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Come vedete, pare che non solo il diavolo, ma anche le divinità dello Shinto siano solite metterci lo zampino.
Quando ho scoperto questa cosa ho tirato un sospiro di sollievo. Meno male, mi son detta.
Non trovate splendido tutto questo fervore che ci gira attorno senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo?
Già, ma ora che lo sappiamo bisognerà che ci facciamo un po’ più caso. Proviamo ad osservarle. Oppure chiudete gli occhi e sentite quando vi sfiorano. O spalancateli e trovateli lì, nel cesto della frutta. O nella crema di zucca. O in quella lumachina che sale per le scale veloce come un fulmine.
Borges ci descrive il suo personale elenco delle cose divine che lo hanno sfiorato, e se non erro lui si è accontentato di registrarne 17 (le ho contate). Questo vuol dire che ha lasciato a noi le restanti settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantre divinità dello Shinto da scovare.
Credo che possano bastare – anzi avanzano (piano piano).

 

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 opere: “Angelus Novus” acquerello di Paul Klee, appartenuto a W. Benjamin;
              “Lumaca”,  pittura giapponese … forse in  http://www.shodo.it

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3 risposte a settemilioninovecentonovantanovemilanovecentottantatre divinità dello shinto

  1. Francesco ha detto:

    Carissima Roz, che bello cominciare la giornata con queste riflessioni (e anche con la poesia, stupenda, di Borges). Sono proprio contento che ci siano queste divinità dello Schinto..

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    • rozmilla ha detto:

      eh eh … una divinità dello Shinto deve averti suggerito che mi piace un sacco quando mi chiamano “Roz” …
      (al liceo mi chiamavano così)
      🙂

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  2. Francesco ha detto:

    E un’altra, più burlona, mi ha fatto scrivere “Schinto”..

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