minimum rêves

 

Che follia!
Il mio cuore
ogni volta che sente bussare
apre la porta.

Maram al-Masri

 

Quelli che seguono non sono esattamente delle trascrizioni di sogni, ma pensieri sparsi, tentativi di sintesi e  sensazioni. Se vogliamo una sorta di distillato.

 

Entrare nel sogno di un altro è sempre una cosa delicata.
Prima di entrarvi sarebbe meglio pulirsi almeno i piedi sullo zerbino.
Ancor meglio togliersi le scarpe ed entrarvi a piedi nudi come sull’erba umida, leggeri.

I miei amici entrano sempre nei miei sogni e ci facciamo delle bellissime passeggiate.  

Ho fatto un breve giro d’ispezione e mi sono ricordata di due sogni ingombranti che non mi sogno nemmeno per sogno di raccontare. Però la persona che dorme accanto a me ormai da una vita dice che di quando in quando mi capita di ridere nel sonno e  qualche volta anche di piangere, disperata. Appena me lo racconta gli rispondo che,  sì, ne ho un vago ricordo. Ma poi passa.

Quando c’era ancora la mia gatta, delle volte mi camminava sulla testa mentre dormivo, entrando direttamente nei miei sogni come volesse cacciar via qualcosa. Vegliava su di me anche mentre dormivo.

Durante il sonno si riparano gli strappi, si rammendano i buchi, s’intrecciano i fili.

Me  e la persona che dorme accanto a me nella notte mescoliamo i nostri sogni. C’è stato un periodo in cui abbiamo smesso di dormire assieme e siamo diventati come due estranei.

Una volta ho sognato che eravamo lì  a dormire tutti in un grandissimo lettone che occupava tutta la stanza, e non era male. Era piacevole e mi faceva sorridere. Mi faceva star bene. Nesssuno era più estraneo né nemico.

 

 

 

Jean-mi si mette sempre una camicia bianca, non stirata ma fresca di bucato asciugato dal vento che arriva dal mare. Lo ritrovo nei miei sogni quando il cielo si fa scuro, mi giro e lo vedo lì in un angolo, a piedi nudi e con la camicia bianca, e con la pelle lucida del viso. Il bianco degli occhi nel buio. Gli piaceva Benhur. L’ho rivisto da poco, dice sempre. In quel cinema sulla provinciale di Algayola, lo stradone polveroso dove i supermarket sfilano in processione mentre ti allontani nella notte violata, nella luce spietata, in cerca di un angolo buio tenero come velluto.

 

Gianni dice di aver smesso di sognare. Lo dice tranquillo, gli occhi neri profondi, nessuna espressione che tradisce un’emozione sul viso. Non so se è vero, ma lui ne è sicuro. Le sue mani odorano di muschio bianco, quando si avvicina a correggere l’impercettibile, con l’attenzione di un vecchio bambino che gioca senza mai distrarsi, di continuo. Ne sento ancora il profumo.

 

Maria dice di essere andata a cercarli e di non averli più trovati, forse qualcuno glieli aveva rubati dal cassetto.
Ero sicura di averli messi lì, ma forse ho dimenticato dove li ho messi.
Hai guardato in tutti i cassetti? –
le chiedo io.
Non ancora – risponde – lo farò domani.

 

Come quando fuori piove, Francesca si toglie gli anelli ogni volta che rientra in casa e li nasconde in qualche luogo segreto, anche per lei. Più di una volta le capita di non ritrovarli, e ogni volta accusa la serva di averglieli rubati. Quando smette di cercarli e non ci pensa più,  dopo un certo tempo li ritrova. Come per caso.

 

–  chi sugno io?

 

 

 

“Il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico insieme” (Jung, Opere vol. VIII, Considerazioni generali sulla psicologia del sogno, pag. 285)

***

 “Il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell’anima, aperta sulla originaria notte cosmica che era anima assai prima che esistesse una coscienza dell’io. (…) La coscienza dell’io consta di pure limitazioni, anche quando si estende sino alle più lontane nebulose stellari. Ogni coscienza divide: ma col sogno noi penetriamo nell’uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quella oscurità della notte primitiva in egli era il tutto e tutto era in lui, nella natura primitiva di ogni differenziazione e di ogni essere io. Da una tale profondità, collegante il tutto, nasce il sogno, per quanto infantile, grottesco, anormale esso sia.” (Jung, La realtà dell’anima, Roma 1949, pp. 43 e seg.)

 

 

 

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8 risposte a minimum rêves

  1. Pingback: Il sogno in solitaria e la matrice sociale del sogno | quel che resta del mondo

  2. anonimo ha detto:

    o sogno o non sogno?
    vedo che i sogni ti piacciono proprio in questo ultimo periodo.
    ma i sogni sono fatti anche per ridere. Io li scrivo sui notes e sai perche’? cosi’ quando muoio al ragazzo rimarra’ una collezione di notes con cui farci quattro risate la sera quando e’ triste. minimalista…? forse… Pero’ concorderai che e’ un regalino inusuale. Ma si..dai … ho letto freud e compagnia bella interessantissimi, ma un pochino hanno esagerato talvolta! Pensa: l’onirico non e’ stato tassato dal ns. governo: e sai perche’? perche’ il songo e’ libero sia nell’interpretazione che nella considerazione di cui si ha. Ognuno puo’ sognare come gli/le pare.Ti immagini la tassa sul sogno: 1-sogno erotico: allora se sei sposato e’ un bene di lusso -> 38% 2- sogno erotico se sei single e’ un bene di prima necessita’ -> 10% 3-sogno erotico se hai malesseri e turbe psichiche allora Esenzione Sanitaria. Tempo fa sogno una mia amica, notoriamente piatta come un asse, al mare, costume tutto d’un pezzo, con due “bocce cosi”… allora le dico(in sogno) “ma che hai fatto?”(ricordavo il look asse_da_stiro) e lei ammiccando: “le ho rifatte” e io: “senti, non ho mai visto come sono fatte quelle rifatte…. non e’ che me ne mostreresti una in nome della vecchia amicizia? ” e lei “certo!” [questo e’ un particolare MOLTO onirico… generalmente quando chiedo robe del genere vengo trattato in maniera differente… sob ] e cosi’… mentre opera per estrarre il seno dx io allungo l’occhio e vedo altri 2 seni nel costume : ne aveva rifatte 3 gia’ che c’era! La mattina ho raccontato tutto alla mia compagna , sghignazzato a lungo e poi mandato sms all’interessata ! Sono sicuro voi facciate sogni ben piu’ culturali. Prima scrivevo solo sognbii intricati, intriganti ect etc poi un gg. un mio amico, mentre si tirava con l’arco, fra un a freccia e l’altra, e a cui dicevo di non scrivere i sogni “simil_erotici” mi fa: ” toh..che fai… ora censuri anche i sogni?”… e cosi’ il mio notes ha cambiato in un tratto stile … buona vita !

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    • rozmilla ha detto:

      sì, concordo, è un regalino inusuale.
      ma in effetti devo dirti che sui sogni rimango per lo più spiazzata. sai quel momento in cui ti accorgi che stai sognando e ti dici, questo me lo devo ricordare, e poi ci sprofondi dentro e quando ti svegli ne hai un ricordo fin troppo vago. e che insomma l’hai perduto, se n’è andato.
      qualche volta mi dico, ora mi alzo e me lo scrivo. e quando riesco a farlo e lo scrivo per davvero in uno dei miei quaderni, poi comunque non lo ritrovo più, perché ho fin troppi quaderni in giro – in quale l’ho scritto? boh
      ma oltre ai sogni culturali, confesso di aver avuto anche sogni algebrici, ad esempio, e le equazioni che non riuscivo a risolvere di giorno, tutt’a un tratto di notte si risolvevano, e il giorno seguente mi riuscivano finalmente.
      ti parlo del periodo in cui studiavo per fare gli esami di riparazione, un anno di matematica latino e inglese assieme. ovvio che a seconda di cosa studiavo di giorno, di notte continuavo a rielaborare. quindi declinazioni latine e lingua inglese, tamben.
      e pensa che quell’anno dal quattro che avevo in ogni materia sono passata col sette – ma è stata una fase congiunturale molto fortunata …
      e comunque non ti ho ancora detto che da bambina andavo in sonnabula. mi alzavo dal letto e e mia madre mi fermava quando stavo per aprire la porta di casa e uscire.
      mi chiedeva , dove stai andando? e io rispondevo, dalla nonna.
      oppure andavo a predere il pane e la mattina era lì sul comodino.
      Sui sogni erotici, vedrò di impegnarmi un po’ di più , e di scrivere un post ad hoc 🙂

      ciao Roby

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      • dd ha detto:

        caspita ! mi hai riconosciuto!!! io faccio di tutto per anonimizzarmi e te mi scopri…. mi devo impegnare di piu’

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      • roberto ha detto:

        non ricordo bene, pero’ mi pare “Fromm” avesse scritto “il linguaggio dimenticato”. Forse i sogni sono un linguaggio dimenticato. Certo e’ che nel mio lavoro buona parte delle sol. logiche ai programmi mi vengono nel sonno. Questa cosa ha dell’inquietante in un certo senso: sembrerebbe che la mente non si fermi mai ! Forse si sente libera di utilizzare mezze meno convenzionali per affronatre i problemi… boh…

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        • rozmilla ha detto:

          È un po’ come risolvere un problema logico-razionale con un metodo analogico-intuitivo?
          Mi hai fatto ricordare di aver letto da qualche parte che la logica e il linguaggio esclusivamente razionale tende ad essere binario, manicheo, e a non cogliere le sfumature. E spesso s’intestardisce nell’errore. Procede in orizzontale a senso unico. Si fissa in ciò che crediamo sia vero, si aggrappa alla certezza che ci sia un solo modo di affrontare i problemi. Mentre nel sogno si scombinano le carte, s’infrangono le regole, e può nascere ordine diverso, inaspettato. E così a volte attraverso il sogno, puf, la soluzione …
          ciao Roby

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  3. robertomeister ha detto:

    Quando provo a tradurre i sogni attraverso il linguaggio dello stato di veglia, ne avverto nettamente l’inadeguatezza. Un sapore intellettuale insopportabile mi impedisce di proseguire e allora lo lascio lì. Lascio che mi parli nel suo proprio modo.
    Una buona serata

    Roberto

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    • rozmilla ha detto:

      Gli insegnanti di “scrittura” di solito raccomandano di essere molto prudenti nell’utilizzare i sogni come materiale narrativo. Complicato e arduo tradurli in prosa, meglio usarli col contagocce.
      Mentre la poesia di certo è un linguaggio più affine al sogno, lavora per immagini e non è costretta a dare spiegazioni razionali ed univoche. Forse è per questo che quando leggo le tue poesie ho la sensazione di entrare in un paesaggio-atmosfera di sogno …

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