aspiro l’aria con la cannuccia

 

 

 

L’altro ieri è stata la prima Giornata Mondiale delle bambine. Non mi sono accorta se i media hanno trasmesso la notizia. L’ho letta in facebook tramite  ilmanifesto . Consiglio vivamente di dargli un’occhiata fino in fondo, nonostante il terrore di scontrarsi faccia a faccia con un mostro marino o un calamaro gigante.

Forse qualcuno al momento attuale ha la sensazione che esistano problemi più gravi. Le guerre, la disoccupazione, la crisi economica, l’inquinamento, la scarsità di risorse e di politiche, la fame, i tumori, il nucleare, lo scioglimento dei ghiacciai, le elezioni politiche negli Usa, corruzioni e mafie varie, soprusi e abusi di potere, eccetera eccetera.

Eppure non saprei stabilire una graduatoria fra le problematiche che attanagliano il mondo, cos’è più o meno grave e cosa bisognerebbe cercare di affrontare con maggiore urgenza, anche se appare evidente che non tutto è distribuito equamente.
Ma forse è persino impossibile, perché un problema viene percepito in modo più o meno grave nel momento in cui colpisce – che ti colpisce fra capo e collo, intendo dire, che ti tocca da vicino o ti mette i bastoni tra le ruote o t’uccide. Quando è lontano, lo percepisci come una nuvola nera, una perturbazione collettiva, o anche peggio; e per il senso di appartenenza alla collettività lo si può sentire più o meno pressante.

Di quando in quando mi prendo delle pause, altrimenti non potrei vivere, morirei. D’estate soprattutto, durante un quasi-mese di vacanza, non leggo i giornali, non ascolto i telegiornali, e se entro nella rete evito gradualmente di leggere articoli di politica nonché i fatti del giorno. Più che turista mi rendo vacante.

Se però penso alla vita che facevano i miei nonni, ad esempio, rispetto a quella che facciamo oggigiorno, mi accorgo che c’è un abisso. La loro vita non andava oltre a ciò che poteva essere raggiunto da occhi, orecchie, mani e piedi o poco più; i racconti erano mediati vis-à-vis, trasmessi da bocca a orecchio, raramente da letture di parole scritte. La realtà era quella cosa comune rappresentata da persone che vivevano assieme o accanto, o al massimo un po’ più in là, nel paese vicino, anche se  la violenza della Storia non mancava di afferrarli in ogni caso, sino in quei microsistemi che isolati sembravano soltanto, dal resto del mondo.   La nostra realtà è ben diversa. Non so da quando e chi riesca ancora  ad evitarlo, ma si ha la vivida percezione di esserci dentro fin da sempre in una Storia di sangue e fango.

Tra le altre cose m’è capitato di leggere un libro  di macrobiotica di Michio e Aveline Kushi,  i quali sostengono che il periodo storico in cui stiamo vivendo sarebbe dominato dalla psiconazione. Non so se hanno inventato loro questa parola – psiconazione – ma è evidente  che in questa situazione globalizzata il mondo si riversa nelle nostre menti in modo massiccio e incide, come punte acuminate di un iceberg. E tutti noi siamo psicologicamente condizionati dai media attraverso strumenti elettronici a pensare e ad occuparci di questo o quell’altro problema collettivo o fatto privato, tra vizi peccati e virtù (sempre meno), e straripanti infamie nei confronti delle quali siamo incitati di volta in volta a prendere posizione, farci un’opinione, adirarci, indignarci, terrorizzarci, orrificarci, vergognarci, provare pietà, sentirci in colpa.

(Non trascuriamo di aggiungere alla lista degli strumenti elettronici i cellulari che,  seppur piccola cosa ma quantitativamente stradiffusa,   hanno il potere di farci essere presenti in un altrove prossimo o remoto invece che nel luogo dove si è, o di strapparci dal luogo dove si è per essere altrove. Suonano, e io/tu/egli risponde e interrompe la conversazione con la persona che è presente davanti in carne ed ossa per parlare con una voce lontana anche mille miglia. Oppure s’interrompe anche soltanto un’attività in cui si è concentrati,  sempre disponibili a rispondere prontamente ad ogni squillo. Prontamente disponibili a frantumarci. Diciamo – Pronto! Ma devo dire che ad esempio io non mi sento sempre così pronta.)

Comunque, stavo dicendo, una marea di problemi. A volte ho la sensazione di sentirmi soffocare, trascinata via come dalle ondate di un’alluvione.
La verità è che rispetto alla massa dei problemi circolanti, temo che la verità sia che possiamo sentirci quasi soltanto impotenti. Prendiamo coscienza, ed è giusto farlo; ma ognuno di noi, la maggior parte, non può farci quasi nulla.  Quasi nessuno ha la possibilità di incidere sulla realtà e cambiarla in modo significativo – e di sicuro non è certo “uno” che lo può fare.  Non c’è dubbio, invece, che la realtà psicomediatica sia riuscita a cambiare noi. In che modo però è da vedere. Non è ancora chiaro quali saranno gli effetti di questa rivoluzione antropologica; né quale sarà il prodotto di quel tal “general intellect che fa tutt’uno con la cooperazione linguistica di una moltitudine di soggetti viventi” (Paolo Virno).

Tragedie, corruzioni, ingiustizie e reati che accadono ogni giorno, per i quali nessuno ha la bacchetta magica per far sì che non siano accaduti, ovvio. E tutti noi siamo dentro in questo magma fangoso, senza sbocchi, senza che nessuno riesca a far niente per evitarlo o drenarlo. E questo fango entra dappertutto, vischioso, attraverso tutti i fori e i tutti i pori.
Annaspiamo. Vien proprio voglia di farsi almeno un bagno.
Anche perché non sono fanghi termali, ma puzzano, e poi si seccano e tirano e non smettono di puzzare nemmeno quando diventano polvere.

 

 

Prendere coscienza, essere informati, è questo infangamento quotidiano, molto peggio che bagnarsi nelle acque del Gange che, com’è noto, non è affatto pulito. No, se non erro questo fiume dal quale siamo sommersi dovrebbe chiamarsi Stige, il quinto cerchio dell’inferno dove latitano gli iracondi e gli accidiosi. Ma la cosa più assurda è che vi ci trasciniamo anche i bambini. Le bambine anche. Beati gli animali che non sanno.

Avere una propria vita, un proprio pensiero – o una propria sorgente – è impresa assai ardua. E in realtà non esiste nulla di veramente e assolutamente “proprio”. Eppure ho l’impressione che l’immensità delle informazioni relative che si riversano di giorno in giorno nelle nostre menti e con la quale dobbiamo fare i conti – anche concreti e cogenti – ci derubi della possibilità, o diminuisca ancor di più e di molto le nostre capacità di affrontare i problemi più semplici e quotidiani,  sovraccaricati come siamo di una pesantezza occulta e indicibile, incontrollabile e ingovernabile che ci sovrasta.

Ovviamente col passar del tempo s’impara a difendersi un pochino, anche se non sempre è possibile tenersi fuori dalla portata di quella particolare violenza non sempre percepita come tale.  Ma certe  trasmissioni mediatiche (pensieri parole immagini) danno talmente noia e fastidio ch’è impossibile continuare ad ascoltarle. Evitare accuratamente tutti i programmi dedicati alle chiacchiere e ai pettegolezzi, per lo meno, nonché le trasmissioni strappalacrime. Stesso drastico trapasso dedico ai programmi carichi di invettive offese oscenità ed insulti. Trapassato prossimo è l’unico tempo che vi si addice.

Se c’è una peste del linguaggio – e c’è – non c’è dubbio che può essere contagiosa – soprattutto nel caso non si siano ancora sviluppati appropriati anticorpi.
E per peste del linguaggio non s’intende soltanto il linguaggio scurrile che divampa, ma molto molto altro di ben più subdolo e invisibile: il liberismo assoluto che si può dire e fare di tutto e di più, senza freni né remore di sorta, ch’è anche peggio di credere in dio e nell’acqua santa.  C’è chi la chiama cultura; ma se lo è non ha un buon odore. E’ marcia.

Poiché non vivo sola e in casa qualcuno indugia, talora mi isolo. Ho imparato a chiudere i boccaporti e inabissarmi nelle acque buie dell’oceano come un Titanik fra i tanti. Che nemmeno lì  sono sola né unica.
Da qualche mese mi soffermo di tanto in tanto anche nelle pagine di facebook. Non ho molti amici, ma attraverso dei siti selezionati (non chiedetemi come e da chi), ho accesso ad informazioni un po’ meno stereotipate, meno controllate. Notizie  opinioni e modi più freschi. Tra gli altri ultimamente ci sono alcuni che inviano gradevoli e ottime scelte di poesie e immagini,  una necessaria boccata d’aria pulita per tenere in vita i sentimenti pneumatici.
Così da qualche tempo mi sono accorta di un cambiamento nella percezione che ho di me stessa, del mio posto nel mondo, che è sempre meno al centro ma viceversa molto più parte. Ed tutto sommato è una bella sensazione, questo sentirsi poco o quasi niente, ma parte.  E’ lì che annuso e aspiro l’aria con la cannuccia.

 

 

Vedo che ormai è tardi, e allora della giornata delle bambine ne scriverò la prossima volta. Anche perché leggendo l’articolo del manifesto che ho citato c’è già tutto quello che dobbiamo sapere. Quello che dobbiamo fare – oltre ad indignarci –  però non lo dice, non lo sappiamo.

Anche perché, come forse tutti sanno, si avvicina a grandi passi la Giornata Mondiale  della spina dorsale, e anche lì i temi sono sempre quasi quelli: cifosi, scogliosi, lordosi.  Soltanto che da qui alla prossima Giornata Mondiale delle bambine passerà ancora un anno. Quindi, se se non altro,  prendiamoci cura della nostra (e altrui) spina dorsale.
Lo so, ho divagato. Doveva essere solo un preambolo e invece …  allora per oggi basta. Le bambine aspetterenno,  sono abituate   e (loro) non possono fare altro.

 

 

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6 risposte a aspiro l’aria con la cannuccia

  1. robertomeister ha detto:

    Osvald Spengler sosteneva che le civiltà sono, in realtà, degli organismi. E, di questi, condividono le fasi: nascita, adolescenza, maturità e disfacimento. Beh… se questa tesi è corretta, la nostra sta vivendo la fase del Senex.
    Non hai affatto divagato… hai fatto bene.

    Un caro saluto e grazie
    Roberto

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    • rozmilla ha detto:

      Sì, certo, il corpo sociale è vecchietto, e probabilmente non molto sano; però da un vecchio ci si aspetterebbe fosse più saggio.
      Forse questo organismo non ha maturato ancora in modo abbastanza omogeneo la consapevolezza della fine, appena dietro l’angolo. Se e quando riuscirà a farlo – ci sono varie fasi nel cammino verso morte – si spera si preoccuperà maggiormente di cosa lasciare in eredità, piuttosto che a sopravvivere come un vegliardo gaudente e dissipatore.
      E comunque, penso anche che l’organismo potrebbe rinnovarsi. Il vecchio muore e il giovane nasce. Ciò che è vecchio non vuol morire, ma ciò che è giovane vuole campare. È un proverbio che ho letto non so dove.
      Mentre Eraclito diceva “il giovane e il vecchio, lo stesso”.
      Quindi, se non altro speriamo nel patto generazionale che ci lega ..
      Grazie a te, Roberto

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  2. md ha detto:

    Proprio oggi con un’amica si parlava di “digiuno” – non solo del digiuno classico (anche se siam partiti da lì) ma della necessità di digiunare dalla devastante ipertrofia informativa. Esponevo poi a questa mia amica la mia angoscia nell’affrontare il prossimo passaggio del mio inesorabile percorso mediatico e socialnetvrotico, e cioè l’acquisto imminente di un modernissimo smartphone (ho già nell’arena di amici e conoscenti due partiti che si affrontano, jobsiani contro androidi!!!). Quando ho quindi letto la tua frase, a proposito dei cellulari, “Prontamente disponibili a frantumarci”, la mia angoscia è cresciuta di un’altra tacca.
    Molte altre cose si potrebbero dire, ma la tua allusione alla peste linguistica e al contagio mi ha fatto venire in mente che da qualche mese staziona qui sulla mia scrivania un libro di Sergio Givone intitolato “Metafisica della peste” che chiede urgentemente di essere letto e meditato.
    E anch’io, infine, rimando a un’altra volta una qualche sensata riflessione sulla giornata delle bambine…

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    • rozmilla ha detto:

      Mi spiace Md., di averti fatto aumentare le tacche 😦 (ma non raccontarlo troppo in giro, potrei essere incriminata per diffamazione di cellulari, e mancata vendita di smartphone :-)).
      E poi sappiamo bene che dipende da come e perché usiamo, o siamo usati dalle cose, anche gli strumenti tecnologici.

      Ma sì, dai, forse questo è il mio post più angosciante (finora) – che è anche il motivo per cui ho faticato per riuscire a decidermi a pubblicarlo. Lo sapevo, l’ho riletto non so dirti quante volte. E ho anche pensato che è sul limite del pestifero, se non proprio dentro. Ho calcato la mano? Ma, forse, non basterebbe metterlo nella categoria dei conati?
      Stavo provando a scrivere qualcosa di più sensato sulle bambine, o su piccole donne crescono, ma più ci penso e più temo che riuscirei a scrivere anche di peggio.
      Della peste del linguaggio ne aveva parlato Beppino Englaro, a proposito di quando il senatore Quagliarello aveva urlato alla camera “Eluana è stata assassinata” …

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  3. Francesco ha detto:

    Mi permetto di segnalarti l’illuminante (e purtroppo inquietante) libro di Anna Oliviero Ferraris “Chi manipola la tua mente? – vecchi e nuovi persuasori: riconoscerli per difendersi”. Un libro che ho divorato in un paio di giorni e che tutti, veramente tutti dovrebbero leggere per sviluppare i necessari anticorpi nei confronti dei messaggi, più o meno occulti, che ci giungono dai media.

    Buona giornata,
    Francesco

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    • rozmilla ha detto:

      Non ho letto il libro che citi, ma ho trovato un’ intervista della Oliverio Ferraris.

      http://www.annaoliverioferraris.it/media-e-comunicazione/intervista-ad-a-oliverio-ferraris-sul-libro-%E2%80%9Cchi-manipola-la-tua-mente%E2%80%9D-giunti-firenze-2010-pedagogika-dic-2010-n-4-pag-72-76.html

      Sì, certo, è così: le tecniche di persuasione sono antiche e con i mezzi mediatici si sono sempre più raffinate.
      E ad esempio, ora che siamo ormai in campagna elettorale possiamo vedere come i manipolatori fanno leva sui nostri sentimenti più viscerali. Qui come negli Usa.
      Ricordo come all’epoca berlusconiana, cameramen e registi riuscivano a rendere “bello” Berlusconi e orrendo Bersani. Basta manipolare luci e sfondo, tagliare frasi eccetera. Non è solo la quantità di minuti di visibilità, ma quale visibilità dare a uno o l’altro.
      Però il momento attuale è molto particolare: molte viscere sono state portate allo scoperto, alla luce del sole, impossibili da nascondere.
      Quindi forse da un male potremmo sperare in un bene, o in un meno peggio? Un rinsavimento collettivo? Non so se essere così ottimista. Staremo a vedere.
      Ma in generale i bambini, i giovani e chi ignora le tecniche di persuasione sono i più esposti, e non hanno difese.
      Una buona giornata a te, Francesco

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