una storia d’amore

 

 

Si dice che la filosofia sia amica della saggezza.
Dire amica però non basta.
La filosofia è una storia d’amore, la più bella storia d’amore.

Come ogni altra cosa nella vita,  non  possiamo pensare di disprezzare qualcosa  e illuderci che essa  si sveli, che ci apra le porte e che ricambi.
In generale, e in tutti i modi, bisogna trovare qualcosa da amare quasi alla follia, nel senso che la si deve amare in modo non semplicemente umano, ma come fosse sacro, anche se all’inizio non si sa ancora cosa vuol dire.

E anche quando ascolti, leggi, guardi, senti, devi  ricercare il bello, il buono, il vero. Devi andare in cerca di loro … perché c’è, anche se poco, senza soffermarsi troppo a lungo su tutto il resto. Bisogna non perder di vista l’oggetto della ricerca, trascurando invece la fatica che occorre per raggiungerlo.

Eraclito dice che “per trovare l’oro bisogna scavare molta terra”.
Ma l’oro c’è, altrimenti nessuno si darebbe la pena di cercarlo, né l’avrebbe mai cercato.

All’inizio sei un aspirante, come colui che aspira ad essere un uomo nuovo.

E soprattutto devi “ascoltare il Logos, non me”.
Il Logos attraverso la voce, la parola, il pensiero di qualcun altro.

Nell’antichità il logos veniva trasmesso a viva voce. Oggi purtroppo non sempre è possibile, ma ci sono anche altri mezzi, svariati. Ci sono grandi autori e filosofi, ad esempio, oltre ad amici vivi e in carne ed ossa, per chi ha questa fortuna. E sono così tanti che non saprei dire da dove cominciare o con chi, e non c’è nessuno che possa fare la scelta al posto di un altro.
Ma se non si comincia in quel modo, non si va da nessuna parte, si continua a girare a vuoto.

Perciò, anche se si trattasse soltanto di una lettura di un libro, deve succedere come quando qualcuno decide di seguire un maestro. Gli si deve accostare come un discepolo che sa di aver da imparare, con devozione, affetto, amore e rispetto fuor dal comune.

Solo perdendosi ci si può trovare.

Insisto su quel modo: non ci si può illudere di apprendere un metodo o un linguaggio, o un modo o uno stile da qualcuno (che chiameremo maestro) se non gli si è devoti.

Nel maestro si ama e si comprende l’uomo universale, attraverso il Logos – nel caso della filosofia. E l’insegnamento, qualsiasi insegnamento non può essere trasmesso senza quel sentimento di gratitudine che unisce.

Devo-zione. Questa parola significa che ci dobbiamo qualcosa l’un l’altro.
È un obbligo reciproco, che però non è costrizione, ma un sentimento di gratitudine e amore che lega l’un l’altra le generazioni. Di padre in figlio, di madre in figlia, da maestro a discepolo, da amico a amica, e via e via …

Questo è l’atteggiamento da comprendere e da fare proprio se si vuole procedere con la schiena dritta. In tutti i campi della vita, pur piccino che sia, e non solo in filosofia

 

 

 

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4 risposte a una storia d’amore

  1. robertomeister ha detto:

    Mi piace molto definire la filosofia una storia d’amore, davvero molto. Grazie

    Roberto

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  2. Jessica D. Ayala ha detto:

    Nei confronti dei piaceri è necessario quindi fare un calcolo saggio e prudente per scegliere le soddisfazioni dei soli bisogni che possono condurre a una condizione duratura di serenità, in modo che l’uomo non sia soggetto a tutto ciò che gli si impone come necessario. “Ad ogni desiderio bisogna porre la domanda: che cosa avverrà se esso viene appagato? Soltanto l’accorto calcolo dei piaceri può far sì che l’uomo basti a se stesso e non divenga schiavo dei bisogni e della preoccupazione per l’indomani. Ma questo calcolo può essere dovuto solo alla saggezza (frònesis). La saggezza è anche più preziosa della filosofia, perché da essa nascono tutte le virtù e senza di essa la vita non ha né dolcezza, né bellezza, né giustizia ” (Lettera a Meneceo, 132). Il saggio è quindi colui che raggiunge l’aponia e l’atarassia sapendo gerarchizzare i suoi desideri e affidandosi abilmente al calcolo dei piaceri che potrà ricavarne.

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  3. Byron E. Warren ha detto:

    La crisi di questa fiducia iniziò a partire dal Trecento , quando il filosofo scozzese Duns Scoto affermò che esiste un limite che non può essere esplorato dalla filosofia, e oltre il quale la ragione non può andare. Sollevando il problema dell’haecceitas, ossia dell’essenza che determina un particolare oggetto in un certo modo rendendolo “questo qui” ( hic et nunc ), Scoto sostenne che degli universali posti all’origine delle singole realtà non si può dire nulla, essendo impossibile stabilire il perché del loro essere così e non diversamente.

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