la ballata delle madri

 

 

«Ho visto madri troppo indulgenti e padri inesistenti e distratti, bambini essi stessi e bambocci impagliati. Soprattutto qui nella vecchia italietta papalina mai sfiorata dalla protesta di Lutero, dove è facile e fa sempre comodo e comprarsi le indulgenze per pochi danari, è qui che schiere di omuncoli bambini hanno potuto contare sull’indulgenza delle loro madri. Indulgenze del tutto gratis – che quando nasce un figlio maschio si sa bene che nasce con crediti e gadget.
Il figlio maschio è bravo a priori. A quelle madri basta e avanza che indossino la biancheria che loro stesse hanno lavata e stirata per sentirsi in pace e con la coscienza pulita. Coscienza che a guardar bene non è mai stata usata da nessuno. Né dalle madri o da padri e figli mammoni.
Ho sentito spesso dire dalle madri “Mio figlio, poverino, ma che male fa? Nessuno! È un bravo ragazzo …
Sì, un bravo ragazzo con la biancheria pulita, stirata per di più. E profumato per giunta.
La biancheria pulita è la forma a priori, e alle madri non importa molto se dentro poi c’è sempre il solito pezzo di merda come lo è stato il padre con loro come con tutte le altre.
E che la storia si ripeta, è un dato di fatto. Un destino che suona come inesorabile come il rintocco di una campana a morto.
Madri che si accontentano di poco. Madri servili.
Che i peccatucci si possono sempre lavare – da mammina – che ciò che importa in superficie è sempre quello – l’apparire  con la camincia bianca, che nasconde per bene un petto vuoto.
Certo che gli uomini hanno i loro bisogni e le madri lo sanno bene. Madri che conoscono soltanto nei secoli dei secoli la sottomissione che si è impressa nella loro carne. Sottomesse, piegate, vinte, deboli, a capo chino, prone a lavare pannolini.
Madri che non conoscono l’amore.
Madri che scambiano l’indulgenza per amore.
Cosa vuoi che sia”, diceva una di quelle madri, “I ragazzi son fatti così, tali e quali al loro padre. Che ci posso fare?”
Nulla. Così che se i figli non sono come i padri sono anche peggio.
Madri che difendono i loro bambocci a spada tratta anche quando sbagliano di grosso. Mai una che prenda un figlio per il colletto e che gli dica, “Hey, tu, cosa stai facendo? Stai attento!”. Quasi nessuna che gli chieda conto del rispetto.
Che se anche lo facessero non sarebbero ascoltate. E questo è tremendo.
Madri senza voce.
Madri cieche come talpe che non riescono a gettare uno sguardo oltre il loro naso.
Madri sottomesse non solo ai padri, ma ai loro stessi figli.
Madri mediocri e vili.
Madri che propinano indulgenza a piene mani, così da fare dei loro figli degli uomini vuoti e spietati. Avvoltoi e cani.»

[by Berenice – The other side of the moon]

¥

 

 

La ballata delle madri

 
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
E’ così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.

Pier Paolo Pasolini, da Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964.

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in bambocci, conati, indulgenze, madri, mammoni, omuncoli, Pier Paolo Pasolini, poesia, servilismo, storia, viltà. Contrassegna il permalink.

2 risposte a la ballata delle madri

  1. ilsolitomood ha detto:

    mamma mia… /…

    Mi piace

  2. Francesco ha detto:

    “MAMMA MIA! – La figura della mamma come deterrente nello sviluppo culturale, sociale ed economico dell’Italia moderna” Fabrizio Blini – Ed. Baldini Catoldi Dalai

    Mi piace

I commenti sono chiusi.