io Tarzan, tu Cita …

 

 

Nel corso degli ultimi anni i numeri del femminicidio sono in costante aumento: lo scorso anno sono state uccise 137 donne; e quest’anno – se i  dati sono aggiornati – sono 101 le donne assassinate dalla furia dei loro uomini familiari, amanti o mariti.
L’anno però non è ancora finito. E ovviamente non è una questione appena di numeri.
Bisogna cercare di capire cosa c’è dietro questa uccisione delle donne: c’è una violenza endemica folle, c’è il fatto che questo è un paese ostile alle donne.

Perché bisogna parlare di violenza endemica?
Ancora lo dicono i numeri. L’unica ricerca fatta dall’Istat nel 2007 sui casi di violenza del 2006 parla di quasi 5 milioni di donne che, almeno una volta nella vita, hanno subito violenza. E’ una media, quindi ci sono delle donne che la violenza la subiscono tutti i giorni. 5 milioni è il 39% della popolazione femminile: ciò significa che una donna su 3 ha denunciato di aver subito violenza almeno una volta nella vita. Ma va considerato anche il fatto che il 93% delle donne neanche denuncia i loro partner; e questo vuol dire che il sommerso è enorme. Stiamo parlando di numeri che coinvolgono l’intera nostra società, coinvolgono il nostro modo di intendere il ruolo della donna nel nostro paese.

C’è il fatto che la donna non conta mai niente, o nel migliore di casi, conta meno; che non la trovi mai in politica, in economia, che deve fare il doppio della fatica, che guadagna meno degli uomini eccetera: questo è il risultato di un vero e proprio apartheid.

Anche nella sfera della vita economica e sociale delle donne i numeri sono sempre più sconfortanti: l’Italia è 74esima nella parità di genere – peggiorando nel 2011 il dato del 2009 – e 90esima per le opportunità di partecipazione alla vita economica.

La vita è difficile in Italia, e purtroppo si prevede che diventerà più difficile per tutti; ma questo Paese, bisogna cominciare a dirlo brutalmente, è ostile alle donne, le tiene sottomesse. Ecco perché vengono uccise. Dietro a queste uccisioni, ci sono milioni, perlomeno centinaia di migliaia di case-prigioni, dove regolarmente si usa violenza fisica, psicologica, sottomissione nei confronti delle donne. Una società così è una società malata, una società dove più del 50% dell’intelligenza delle donne non viene utilizzata, ma dove anzi la donna viene sottomessa.

Tra l’altro, andando a vedere i casi di omicidi di donne, appare in tutta la sua evidenza che la maggiore e principale causa scatenante l’ira di un certo tipo di maschio italiano, o latino che dir si voglia, sia proprio il fatto che la donna intenda svincolarsi da quella prigione, che non accetti più di essere sottomessa, che voglia essere autonoma e indipendente.

Allora l’uccisione delle donne è una reazione a questa voglia e a questo processo di autonomia e indipendenza, questa pretesa di avvicinamento agli standard europei. Questa guerra si sta svolgendo nel buio. Ed è una guerra innescata dal fatto che il maschio italiano non può sopportare lo scardinamento o ribaltamento dei ruoli tradizionali.

Quasi sempre nelle storie di omicidi di donne, c’è la voglia non solo di annientare la compagna, ma anche i figli della compagna, anche i propri figli, i figli che un uomo ha fatto con quella donna. Sono quasi tutte esecuzioni pubbliche, mafiose in questo senso, fatte davanti ai figli, sulla strada, davanti alla gente, nei posti di lavoro, come se fosse un modo per dire a tutti: “Guarda tu sei mia e non sei di nessuno e lo faccio davanti a tutti perché tutti sappiano che stai pagando questa colpa di essere indipendente, autonoma”.

Se un uomo può accettare di essere sottoposto ad un altro uomo, molto più difficilmente accetta di essere sottoposto  ad una donna. È come se avesse interiorizzato l’imperativo categorico che gli impone di non poterlo accettare. “Sono uomo io, versus, tu sei donna, ergo devi stare sottomessa”. Che non è molto diverso dall’affermare,  “Io Tarzan, tu Cita” (anche se il Tarzan della fumettistica è invece un personaggio che ha un bellissimo rapporto con gli animali, e poi forse anche con Jane, quando finalmente i nostri due eroi riusciranno ad incontrarsi.  E’ un vero peccato che però la realtà non corrisponda quasi mai ai fumetti.).

Ma oltre alle case-prigioni, molto spesso le donne devono sottostare nei luoghi di lavoro a dei veri e propri ricatti sessuali. Il capo le mette le mani addosso, e lei  accetta per non perdere lo straccio di lavoro precario o a progetto, e comunque sottopagato e sottovalutato. Magari perché senza quello straccio di lavoro non potrebbe mantenersi, o mantenere i figli, visto che magari anche il compagno è precario e sottopagato. Così che ancor oggi, come nella savana, il corpo delle donne è ancora il primo oggetto di scambio.

Chiaramente l’oggetto incriminato è la “mentalità”, se così si può chiamare, se non sarebbe più esatto definirla minorità mentale.

En passant, riporto una piccola quasi insignificante testimonianza di una mia giovane amica che, per essere ammessa a frequentare una certa “compagnia”, si è vista imporre un tal ricatto dal ragazzo che aveva appena conosciuto: “O stai con me, (vale a dire, me la dai) oppure non entri nella mia compagnia”.
Cose di questo tipo, questo tipo di “libere associazioni di genere”,  per quanto possono apparire piccole ed insignificanti, mostrano quanto quel tipo di mentalità sia diffusa, e come percorra la società ancora oggi in modo trasversale. Per questo si può affermare che gli omicidi sono la punta estrema di una mentalità endemica contro le donne che attraversa l’intero paese.

Forse il dato più preoccupante è che questa sotto-mentalità non faccia differenza fra le generazioni: è una sotto-mentalità che non è esclusivo appannaggio delle generazioni dei nostri padri, e dalla quale i giovani uomini sono riusciti ad emanciparsi. No, non è così. Anzi, la pretesa autonomia ed indipendenza delle donne, per reazione opposta e contraria fa emergere con ancor più virulenza quel tipo di mentalità che in periodi di maggior benessere forse riusciva a rimanere velata, sopita.

Sempre quella mia giovane amica racconta di ascoltare di frequente discorsi di questo tipo: “Ma tutto sommato, non era meglio anche per voi starvene buone buone a casa?”. Domande come questa, facciamoci caso, non provengono da vecchi matusalemme ma da giovani trentenni.
C’è però anche da chiedersi se questi giovani non siano essi stessi vittime di un dall’ethos che hanno passivamente assorbito attraverso i messaggi occulti dei media. Ma è un argomento questo, dell’ethos pubblico – o pubblicizzato – che affronterò successivamente.

Per quanto possa essere crudele ed ingiusto il mondo là fuori, è chiaro che l’indipendenza e l’autonomia economica è l’unica possibilità per una donna di non doversi sottomettere ai padri e mariti-padroni violenti, nel caso purtroppo siano tali. Ma purtroppo si può anche prevedere che con la crisi e la scarsità di lavoro, la prima categoria ad essere esclusa ed emarginata sarà di nuovo quella femminile. Se non addirittura saranno le donne stesse, di propria sponte, a gettare ancor prima la spugna, per tornare a chiudersi di nuovo nelle case-prigioni senza nessuna via di fuga.

 

 

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2 risposte a io Tarzan, tu Cita …

  1. ilsolitomood ha detto:

    Niente dai, ho scritto un commento lungo un secolo poi l’ho cancellato perchè se si comincia questo discorso c’è da parlare per un anno intero (e il blog è il tuo). L’identità femminile è stata talmente bistrattata nell’ultimo ventennio che già l’appellativo con cui la si definisce quando è bella o brutta è stato ormai definitivamente sdoganato… neanche fosse un complimento. E questa cosa mi fa incavolare… cmq bel post.

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    • rozmilla ha detto:

      è vero, cara Mood.
      Stavo scrivendo anche un post sulla condizione delle spose bambine nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, ma ancora non ce l’ho fatta. Cose terribili, insopportabili, viste dal nostro punto di vista di noi occidentali.
      Questo però non vuol dire che i nostri problemi siano da sottovalutare. C’è stato un regresso negli ultimi vent’anni, in tutti i sensi.
      Ma se ti capita, scrivi pure quanto vuoi. Lo spazio non manca, mi fa piacere.
      Un saluto.
      Milena

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