j comme joie

 

 

(Da più parti si sente parlare di punto Gi. Ma non si sa bene cosa sia questo punto Gi, nè se esista per davvero. Mi pare di aver letto che in realtà è solo un’invenzione di alcuni sessuologi, forse per vendere libri. Ora però non è mio interesse approfondire l’esistenza o meno del punto Gi,  quanto piuttosto introdurre, per analogia, la possibiltà di un punto J: J comme joie. Per questo approfitto di un video di Gilles Deleuze, che ho trovato interessante. Mi sono data la pena di trascrivere il testo, per comodità  riflessiva – sapete come sia utile la scrittura, e la rilettura, per mettere a fuoco i concetti – e lo propongo così, senza modifiche. E poichè è già abbastanza consistente di suo, oltre che complesso,  mi astengo per il momento di integrarlo con mie considerazioni, che cercherò di esporre in seguito. Forse.)

§

Cosa può essere la gioia? La gioia è questo realizzare una potenza, effettuare una potenza, “ho effettuato una potenza”.
È la parola potenza ad essere equivoca.
Al contrario, cos’è la tristezza?
Quando sono separato da una potenza che, a torto o a ragione, o di cui a torto o a ragione mi credevo capace.
“Avrei potuto fare una tal cosa, ma le circostanze, il fatto che non mi fosse consentito …”
È la tristezza.
Potremmo dire che la tristezza è il risultato di un potere esercitato su di me.
[…]
Dicevo che realizzare qualcosa della propria potenza è sempre buono per Spinoza. [Questo] evidentemente pone dei problemi,  che occorre precisare.
Non ci sono “cattive” potenze.
Cattivo è il grado più basso della potenza, e il grado più basso della potenza è il potere.
Insomma, cos’è la cattiveria?
La cattiveria è impedire a qualcuno di fare, di realizzare la propria potenza.
Non c’è potenza cattiva. Ci sono poteri cattivi, e forse ogni potere, forse ogni potere è cattivo, per natura – o forse no, sarebbe troppo facile dirlo.
Ma è proprio l’idea … la confusione fra potere e potenza che è disastrosa.
Il potere separa sempre le persone che sottomette da ciò che possono.
È da lì che parte Spinoza.
Tu dicevi che la tristezza è legata ai preti, ai tiranni, ai “giudici” … sono persone che separano sempre i propri “soggetti” da ciò che possono, che impediscono la realizzazione di potenze.

È curioso, poco fa alludevi alla fama antisemita di Nietzsche.
Vediamo un po’ cos’è … è un problema molto importante.
Ci sono testi di Nietzsche che potrebbero sembrare inquietanti – se non li si legge come poco fa abbiamo suggerito di leggere i filosofi, se li si legge troppo rapidamente.
Ed è molto curioso che in tutti i testi in cui Nietzsche si scaglia contro il popolo ebraico …
Cosa rimprovera Nietzsche al popolo ebraico?
Com’è stato possibile che poi si dicesse “ah, è un antisemita” e così via?
Il rimprovero che fa al popolo ebraico è molto interessante. Gli rimprovera di aver inventato, in precise condizioni, un personaggio che non esisteva prima, il personaggio del prete.
Per quanto ne sappia non c’è nessun testo di Nietzsche sugli ebrei che abbia forma di un attacco. È sempre un attacco agli ebrei come popolo che ha inventato il prete.
Secondo Nietzsche, nelle altre formazioni sociali ci sono stregoni, scribi, ma non c’è il prete. E Nietzsche, che è dotato di una grande forza filosofica, non smette di ammirare ciò che detesta.
Dice, “aver inventato il prete, è un’invenzione incredibile, straordinaria”.
Poi dagli ebrei ai cristiani il passaggio è diretto, semplicemente non è lo stesso tipo di prete. I cristiani concepirono un altro tipo di prete e continuarono sulla stessa strada. Il personaggio del sacerdote. Ecco la filosofia concreta.
Nietzsche, per quanto ne sappia, è il primo filosofo ad aver creato il concetto di prete. E, a partire da questo, ad aver posto un problema fondamentale: in cosa consiste il potere sacerdotale?
Qual è la differenza tra il potere del sacerdote e il potere del re, e il potere in generale?
Una domanda che è ancora assolutamente attuale.
Foucaut poco prima della sua morte aveva perfettamente ritrovato con i propri mezzi – e qui potremmo riprendere quanto dicevamo su cos’è far continuare, prolungare la filosofia –  un nuovo concetto del potere sacerdotale, che non è uguale a quello di Nietzsche ma che si innesta su quello di Nietzsche. Funziona così la storia del pensiero.
E cos’è il potere del prete? Come proroga la tristezza?
Nietzsche definisce il prete come colui che inventa l’idea che gli uomini si trovino nella condizione di un debito infinito.
Sappiamo che anche prima c’erano questioni di debito. Ma Nietzsche ha preceduto gli etnologi, e agli etnologi converrebbe leggere Nietzsche, perché hanno scoperto, ben dopo Nietzsche, che nelle società primitive c’erano scambi di debiti e non funzionava esattamente attraverso il baratto, come si credeva, ma funzionava per pezzi di debito. Una tribù ha un debito nei confronti di un’altra tribù … ma erano blocchi di debito finiti, si riceveva e poi si restituiva. A differenza del baratto, c’era del tempo, la realtà del tempo, una restituzione differita.
È straordinario, perché vuol dire che il debito viene prima dello scambio. Questi sono problemi filosofici, lo scambio, il debito; il debito che viene prima dello scambio è un grande problema filosofico – filosofico perché Nietzsche l’ha detto prima degli etnologi.
Ipotizziamo che dai debiti o da un regime finito l’uomo possa liberarsi. Quando il prete ebraico invoca l’idea, in virtù di un’alleanza, di un debito infinito del popolo ebraico nei confronti del proprio Dio, quando i cristiani la riprendono in un’altra forma, l’idea del debito infinito connesso al peccato originale, abbiamo un personaggio del prete molto curioso, e spetta alla filosofia condurne il concetto.
Non dico che la filosofia sia necessariamente atea, ma nel caso di autori come Spinoza, che aveva già abbozzato un’analisi del prete, del prete ebraico, nello specifico nel “Trattato teologico-politico” … i personaggi filosofici possono diventare dei veri e propri personaggi, per questo la filosofia è così concreta. Forse il personaggio del prete è esattamente come un altro tipo di artista che fa il dipinto del prete, il ritratto del prete …
A mio avviso il concetto di prete introdotto da Spinoza, ripreso da Nietzsche, e poi da Foucault, costituisce un filone straordinario sul quale anch’io vorrei continuare, vedere cosa sia questo potere pastorale.
Si dice che [il potere sacerdoltale] non funziona più, occorrerebbe vedere cosa lo ha sostituito.
La psicoanalisi è la nuova versione del potere pastorale. Ma come si definisce?

Preti e tiranni non sono la stessa cosa, non si può confondere tutto. Ma in comune hanno almeno il fatto di derivare il loro potere dalle passioni tristi che inducono negli uomini, del tipo “pentiti in nome di un debito infinito, siete oggetto di un debito infinito”. Ne traggono il loro potere.
In questo senso il potere è sempre un ostacolo frapposto alla realizzazione della potenza. Poiché ogni potere è triste. Anche se coloro che lo hanno, provano molto piacere nel detenerlo, è una gioia triste, ci sono gioie tristi, è una gioia triste.

Al contrario la gioia è la realizzazione di una potenza. Ancora una volta, non conosco una potenza cattiva. Il tifone è una potenza. Ma non si rallegra nell’abbattere case, bensì nell’essere. Essere contenti è rallegrarsi di essere ciò che si è là dove si è.
Non è la soddisfazione di sé, la gioia non è la soddisfazione di sé. Non è affatto il piacere di essere soddisfatti di sé. È il piacere della conquista, diceva Nietzsche.
Ma la conquista non consiste nell’asservire qualcuno. La conquista, ad esempio per un pittore, è conquistare il colore. Ecco una conquista, ecco la gioia. 

 

nota: trattasi del testo, dal video “J comme joie”, estratto da “L’abecedaire de Gilles Deleuze” (1988), film per la televisione prodotto da Pierre-André Boutang – unica apparizione televisiva di Deleuze (1925-1995). Il filmato andò in onda nel 1996, l’anno dopo la morte del filosofo, per sua espressa volontà.
Link del video completo: http://vimeo.com/32004017

http://youtu.be/9UeYEzSaUOA

 

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Baruch Spinoza, filosofia, Friedrich Nietzsche, Gilles Deleuze, gioia, Michel Foucault, potenza, potere, tristezza. Contrassegna il permalink.