松、片 紫

Kataoka Shiko

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“Poiché è il pino a contrassegnare la festa del Nuovo Anno,
chi non lo considera, fin da quando è seme, simbolo di longevità?”

Kataoka Shikō 片紫江岡

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Arrivo in extremis per gli auguri del Nuovo Anno. Ed eccoli qui sopra, scritti in giapponese su un bel foglietto rosso, come si conviene.   Che il rosso porti fortuna  lo sanno anche i bambini, ma vi assicuro che questo è rosso al punto giusto.

Veramente … io per me avrei anche glissato, ma Berenice insiste e persiste a farmi ammettere che c’ho messo un po’ a sciogliermi prima di riuscire a dirlo.
Vuole che ammetta che appartengo anch’io a quella tristanzuola categoria per cui le festività natalizie devono soprattutto passare, prima di mettermi il cuore in pace e riuscire a festeggiare.
Mentre io sostengo che è lei che lo deve ammettere, e non io. Che c’entro io?

Ne è scaturita una diatriba pressoché infinita, che vi risparmio.  Ma non ci sono alternative, per Berenice questo passaggio deve solo passare, e ciò significa aspettare almeno fino al giorno successivo al suo compleanno, che è il 3 di gennaio. Sarà che il panettone non basta ad addolcire le cose, ha bisogno della torta di compleanno con la crema chantilly e la panna. È una tristanzuola viziata, la poverina. Dopodichè, ecco, un bel respiro e passa. Era solo quello: le ci voleva la panna!
Ma sì, tutto sommato siamo ancora in tempo per gli auguri, almeno prima che scappi via anche la Befana.

Morale della favola? Berenice è ancora in dubbio fra “Tristanzuoli si nasce” o “Tristanzuoli si diventa”, per ora. Forse Forrest direbbe: entrambe le cose. Voi che ne dite?

È chiaro che dal punto di vista filosofico, nonché gnoseologico, si tratta dell’annosa e mai risolta antinomia determinismo vs indeterminismo – che nel caso pietoso di Berenice si colora di una sfumatura tenebrosa.

Allora le ho detto, –  Ascoltami mia cara, non hai alternative: devi proprio andare in uno “stand della fortuna”, prendere a caso il listello che ti capita e farti scrivere l’oracolo su un foglietto, quale che sia. Considerando però che gli oracoli positivi sono maggiori dei negativi (7 contro 5: si badi bene! che sennò nessuno si darebbe la pena di giocare o tentare la fortuna) magari qualche volta riuscirai a beccartene qualcuno meno peggio.
– Ma se arriva un’altra cattiva predizione, allora cosa faccio? – mi chiede la bimbetta.
– Semplice – le rispondo. Quello che hai sempre fatto: prendi il bel fogliettino sfigato e lo  appendi sul   (leggi: matsu – albero di pino)

Urgono spiegazioni su (matsu): questo termine ha un doppio senso, perchè in giapponese il verbo 待つ(matsu) vuol dire “Aspettare“, quindi in poche parole si appende la sfiga al pino, in modo che aspetti lì buona e brava per tanto tempo, il più possibile …

Ecco allora spiegato l’arcano, inspiegabile finora, del perché è il pino a contrassegnare la festa del Nuovo Anno – come recita la poesia in esergo, che più che altro a noi sembra uno scarabocchio se non fosse tradotta nei segni grafici della lingua che mastichiamo.

E dire che noi occidentali abbiamo sempre creduto che i pini servissero per appenderci le decorazioni, palle di vetro e lucine, o per metterci i regali sotto. Niente di più assurdo e falso – se non che le palle di vetro forse qualche attinenza con le predizioni, gli oracoli e le sfighe ce l’hanno. Ma adesso è certo: è a questo che servono i pini, per appenderci le sfighe. E siccome il pino è il simbolo della longevità, le sfighe possono starci appese ad aspettare per lunghissimo lunghissimo tempo – prima di manifestarsi per davvero nel mondo dell’apparire, che si spera non sia mai.
Tutto chiaro adesso?

 

note: il titolo –  松、片 紫 – tradotto col traduttore automatico potrebbe significare: “il pino, e il foglio porpora”.  Non metto la mano sul fuoco sulla traduzione corretta, ma per lo meno possiamo essere certi che l’ideogramma sta per pino (da leggere matsu);   che (forse) l’ideogramma sta per “foglia,  fogli o pezzo”; e   sta per “porpora”.
Li riscrivo, qui sotto: sono i  primi ideogrammi che abbiamo imparato a riconoscere, e domani cercheremo di dipingerli (da autoditatte, all’inizio).

– pino, albero di pino;

– foglia, fogli o pezzo;

– porpora, viola.

Se desiderate ascoltare la fonetica,  tramite il traduttore Google potrete essere esauditi. 
Mentre a questo link http://nuthatch.com/kanji/demo/radicals.html , c’è l’elenco di tutti i 214 radicali  in ordine per numero di tratti, lettura in 平仮名(Hiragana) e traduzione in inglese; sotto c’è un elenco degli ideogrammi più importanti formati da ogni radicale. Ogni ideogramma è cliccabile e si possono vedere le diverse letture, il numero di tratti ed un elenco di parole formate da quel particolare ideogramma.
Perciò, se vi va,  per aver una qualche idea di cosa ci aspetta, potete provare a cercare  i nostri primi ideogrammi –  松、片 紫 – nella lista dei principali radicali giapponesi.

 

Quindi auguro anche a voi … Buona fortuna!

 

 

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