tanto per cambiare

 

 

 

 

 

Tanti tanti anni fa, una vecchina vecchina vestita di nero nero, per spaventarmi a morte morte mi raccontò che ognuno di noi ha una scatola di vermi vermi dentro la pancia da qualche parte, che se non si sta attenti si rompe, e dopo i vermi vermi vanno in giro dappertutto e sono guai guai.
Dev’essere successo questo da due settimane a questa parte. Il tappo è saltato, la pentola è scoperchiata, sono scappati i buoi o si è rotta la scatola dei vermi? Non sarà quella?
Di mio c’è di vero che mi sono ammalata. Niente di originale, la solita influenza che riesco a beccarmi ad anni alterni da qualche anno a questa parte. Di nuovo quest’anno c’è che son riuscita ad intercettata in forma virulenta e antibiotico-resistente quando ormai pensavo di averla scampata. Niente da fare, mi ha preso sulla stanca, all’improvviso, mi ero distratta, guardavo altrove quando quatta quatta mi ha preso alla gola.
Trascurata(la) per i primi tre giorni, il quarto giorno sono andata dal dottore, senza febbre ma con la faccia gonfia. Strana forma. Aveva irritato le mucose, le parti molli e mollicciose e giù fin dentro le ossa staffilate con spilli e spilloni. Una faccia così gonfia gonfia che per uscire mi sono messa gli occhiali da sole. Il dottore, che veramente è la dottoressa Fiorella,  mi ha auscultato i polmoni mentre rantolavo con la bocca aperta.
– Va tutto bene, ha detto, i polmoni sono a posto, è solo una forma influenzale. Cosa sta prendendo, mi ha chiesto, tachipirina?
– No, sono allergica al paracetamolo. Solo qualche compressa di Fluimucil la sera. (Me l’aveva data babbo mio caro qualche sera prima.)
– Allora prenda l’Oki, due volte al giorno. Ma attenzione, gli antinfiammatori vanno presi rigorosamente a stomaco pieno.
Annuisco e mi tolgo gli occhiali. Non sono scema. Lei mi vede gli occhi gonfi e agiunge, Sinusite, perciò è meglio che ci facciamo anche una cura antibiotica, così se ne libera prima. Ha la tosse secca o grassa?
– Ma, non saprei. Che differenza c’è?

Ah saperlo.
La farmacia è proprio dietro l’angolo. Faccio provvista e comincio a impasticcarmi per bene.
Un pasticcone la sera e la mattina, una bustina di Oki due volte al giorno e una compressa di Fluimicil la sera prima di andare a dormire. Dopo un giorno o due la virulenza sembra regredire.
Non stavo troppo bene, un po’ di febbre ogni tanto, la tosse cavernosa ingrassava di ora in ora ma riuscivo persino a leggere. Di giorno leggevo i programmi dei partiti, di notte tossivo e avevo gli incubi. Nella sarabanda pre-elettorale non era comodo ritrovarsi nel letto Bersani e i giaguari, Crozza-Ingroia che non c’aveva voia e la promessa dell’Imu che torna al mittente.  Ragazzi, non ci siamo.
È vero che è colpa mia, che ero in arretrato e ho dovuto fare gli straordinari dopo un anno e rotto con la testa ficcata nella sabbia, ma sorbirmeli tutti insieme sarebbe stato troppo anche se fossi stata in salute. Il culmine è stato il Grillo parlante che urlava come un folle alle folle esaltate. Siete assediati, arrendetevi. È guerra. Claro, tutto perfettamente in linea con la Bibbia del guru Casaleggio –  per chi non lo sapesse ancora, trattasi de L’arte della guerra di Sun Tzu, che però era anche la lettura più citata e sbandierata dai dirigenti di tutte le banche fallite dal 2008 a oggi.
Ho evitato di andare a leggermi il Blog del MoVimiento delle stelline, no, quello non ho avuto il coraggio. Ma ho cominciato a rendermi conto della situazione quando ha iniziato ad alzarsi la nebbia fitta fitta ad avvolgere di foschia fumogena ogniddove. Eccoqqua – per mesi i vertici del 5 stelle sono avanti disinformando a botte di desinenze in “azzo” e rime in “demenza”, fino a riproporre fuori tempo massimo la famosa analisi castacriccacorruzzionedebbbitopubblico  – il loro cavallo di battaglia.
Va bene, ammetto che, per quanto abbia sviluppato opportuni anticorpi per ogni forma di stile ur-lato, a primo acchito mi sono persino illusa che questa poteva essere meno peggio dell’onda leghista-berlusconiana, e che a cavalcarla bene avrebbe potuto essere una cosa persino rivoluzionaria: un’infatuazione durata circa sedici ore, conclusasi con la certezza che Grillo era riuscito a moltiplicare i prosciutti e fare il raddoppio.
Per qualche notte il sogno ricorrente sono state pere che cascavano dagli alberi e si sfracellavano a terra come salami. Mentre  i Wu Ming dall’alto di giganteschi cumuli-nembi giustamente lanciavano  strali.
Il clou al quadrato è stato raggiunto sabato 23 febbraio, vigilia elettorale in piazza san Giovanni a Roma, quando durante la notte ho sognato il cavallo simulacro portato irrimediabilmente dentro le mura di Troia. Quindi l’incendio, devastante, senza la minima speranza che potessero arrivare i pompieri. Non erano ancora stati inventati,  i secchi erano stati spazzati via insieme ai sindacati e l’acqua era stata privatizzata. 
La mattina dopo ho cominciato a sentirmi davvero male ma ho capito al volo che non potevo più ingerire alcun medicinale. Non sapevo cosa mi stesse succedendo, il corpo era squassato da brividi irrefrenabili. Gelo. Nausea. Ho iniziato a correre in bagno a vomitare l’anima. Ma si sa, l’anima è puro spirito, non ha peso nè corpo né sostanza né materia. In pratica vomitavo l’aria che saliva su fin dalla pianta dei piedi.
In casi come questi la miglior cosa da fare è fare finta di non esserci. Ho fatto finta per un giorno e una notte. Quando quella sera mio figlio torna a casa e mi dice, Ho votato, io gli rispondo, Invece io ho vo(mi)tato. A volte è solo una sillaba a far la differenza – triste considerazione. Ma almeno Riccardo ha avuto la brillante idea di portarmi una bottiglia di acqua calda che ho tenuto sullo stomaco e che mi ha dato sollievo per circa un quarto d’ora.
La mattina seguente con un filo di voce ho telefonato a Fiorella. Diagnosi: l’apparato digerente è compromesso. Subito una compressa di Limican, da prendere mezzora prima dei pasti. E cercare di mangiare. Ma poco.
Ho preso la pastiglia prima dei due pasti principali, si fa per dire, che  constavano in una mezza mela cotta, ma per un giorno soltanto. La notte seguente ho iniziato a pullulare di bolle squamose qua e là su tutto il corpo, soprattutto nelle zone più delicate. Eritema allergico. Bene. Fine della storia. Questa volta mi sa che è proprio finita. Devo cavarmela da sola.
La reale dimensione del fenomeno in atto mi fu evidente la sera di lunedì, quando la prima neo-eletta grillina (successivamente soprannominata La Bamba come espressione rappresentantiva del rimbambimento generale) che proferiva parola dagli schermi nazionali, alla domanda di una giornalista che le chiedeva dove si sarebbero collocati nell’emiciclo, rispose “Noi non siamo né di destra né di sinistra”. E poi aggiungeva “Ci metteremo sopra”. Non si sa bene cosa intendesse con quel “sopra”. Forse sul tetto di Montecitorio? O appesi ai lampadari del parlamento? Non si capiva, ma di sicuro già mi stava sulle palle. Roba da far venir nostalgia persino della Sparagna che almeno senza peli sulla lingua dice chiaro di essere di “destra” e morta lì. Che quando le cose sono chiare per lo meno  si sa con chi e cosa si ha a che fare. 
C’è sempre da imparare. Per lo meno ora so di essere allergica anche all’alizapride cloridato,  che è meglio evitare di mescolare i medicinali e far tutt’erba un fascio di “destra” e “sinistra”. No, non vale. E che non tutte le medicine sono un rimedio migliore del male.
So anche con certezza  di aver somatizzato, ma nonostante tutto questo lunedì stringendo i denti e tenendomi lo stomaco sono riuscita persino ad andare a votare poco prima della chiusura delle urne e irrimediabilmente nelle file dei ritardatari. Il peggio è venuto dopo. Tanto per cambiare.

 

 

 

Elio Copetti

 

 

 

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Una risposta a tanto per cambiare

  1. MariaSole Ampy ha detto:

    Molto bello ..

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