usurati dal debito

 

 Paul Klee, Before the blitz, 1923

 

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Negli anni settanta l’antropologo francese Jean-Claude Galey scoprì che sulle montagne dell’Himalaya orientale una forma di feudalesimo accentrata sul debito perenne che usava il corpo delle donne quale pegno e pagamento. [David Graeber, Debito. I primi 5000 anni. Il Saggiatore, 2012]
In questa regione al confine tra la Cina, l’India e il Tibet, una casta di famiglie ricche hanno usato nei secoli il denaro dato in prestito come forma  di controllo del territorio e di oppressione della popolazione. La casta più povera dei contadini schiavi del debito sono i cosiddetti i «vinti» , che vivono da sempre in una condizione di indebitamento perpetuo che si tramanda da padre in figlio, dal momento che nessuno degli antenati è mai stato in grado di ripagarlo. Senza terra, né possibilità di vendere la propria forza lavoro su un libero mercato, i vinti sopravvivono contraendo ulteriori debiti con il signore-usuraio di turno. In cambio del loro lavoro ricevono il minimo indispensabile per sopravvivere.
In realtà le loro spese eccezionali avvengono soltanto in occasione di matrimoni e funerali. Ma poiché i vinti non hanno accesso ad alcun risparmio e non posseggono niente, sono così indebitati con quell’uno o due percento della popolazione che detiene il grosso della ricchezza da usare il corpo delle giovani contadine come merce di scambio. Una pratica vecchia quanto il mondo.
Le giovani spose vengono date dapprima in pegno e poi usate per sdebitarsi con prestazioni sessuali. Dopo la prima notte di nozze divengono le concubine del signore-usuraio, e quando costui si stanca di sfruttarle personalmente, le manda a prostituirsi in qualche campo di boscaioli dove rimangono per uno o due anni. Solo quando hanno guadagnato abbastanza per risarcire la dote, a queste disgraziate viene concesso di tornare a casa e iniziare la loro vita di mogli.
Le famiglie degli sposi esigono la dote anche se sanno bene come verrà ripagata. Com’è possibile? Semplice, sulle montagne dell’Himalaya il debito perpetuo ha ridisegnato la mappa esistenziale, inclusa quella morale lungo la quale l’individuo naviga dalla nascita alla morte. Nei secoli i vinti hanno metabolizzato il debito al punto da accettarlo quasi come una componente biologica della loro esistenza. Chiedere sempre nuovi prestiti è dunque un atto “naturale”, simile alla nascita e alla morte, come “naturale” è l’usura e la realtà perpetua dell’indebitamento. E dato che da sempre l’economia locale ruota tutta intorno a questi principi, nessuno è mai stato in grado di immaginare un mondo diverso. Ricorda qualcosa?

Ma come ha potuto questo sistema consolidarsi al punto da sembrare l’unica strada percorribile? È stato possibile perché i signori-usurai controllano il potere economico e politico, e sono anche i depositari del codice morale; le loro famiglie possono influire sulle condizioni di tutti gli altri, e lo fanno seguendo il loro interesse, non astratti concetti di umanità.
La confluenza dei principi morali con quelli finanziari ha trasformato l’usura in una pratica accettabile, e il debito in un obbligo morale.
Mentre per noi occidentali l’idea che il corpo delle donne sia usato per la restituzione di denaro dovuto, anche solo per una notte, è agghiacciante, per le famiglie dei vinti far prostituire le figlie o vendere i bambini per ripagare la dote o un prestito diventa una questione d’onore.

Le scoperte di Galey risalgono agli anni settanta, ma è nella notte dei tempi che l’usura giustifica pratiche inumane simili.
Nell’antica Babilonia, già nel 2500 a.C., quando l’indebitamento cominciò a diventare diffuso, le donne cadute in disgrazia per l’insolvenza dei padri, mariti o fratelli entravano a far parte della casta delle prostitute; e a causa di una legge che impediva loro di portare il velo, per cui erano facilmente distinguibili dalle più fortunate donne libere, non veniva concesso loro alcun tipo di rispetto.

Ancora oggi nel mondo più di 51 milioni di bambine di età inferiore ai 18 anni vengono costrette a sposarsi – molto spesso con uomini adulti o anziani –  e alcuni matrimoni sono poco più che le transazioni commerciali: un debito può essere azzerato in cambio di una sposa di 8 anni, una faida familiare viene risolta con la consegna di una vergine di 12 anni. La pratica di dare in pegno donne e bambini per il pagamento di debiti è antica quanto il mondo, sembra essere stata la prima forma di merce di scambio, pratica che ancora oggi non è stata ancora del tutto abbandonata.

 Da migliaia di anni l’umanità porta sulle spalle questo fardello morale, e chi ha avuto il coraggio di liberarsene è sempre stato condannato alla gogna o all’ostracismo. Anche oggi chi denuncia il debito come iniquo e sostituisce la comodo equazione morale «riscatto del prestito = onore» con la più problematica «usura = disonore» viene guardato male. La questione è complicata dal fatto che la distinzione tra interesse e usura è molto variabile a seconda delle epoche e delle situazioni politiche.

 

Dal baratto attraverso lo scambio della figlia femmina,  al denaro.

Il «debito» era un concetto morale, ben prima di diventare un concetto economico.
In sanscrito, ebraico ed aramaico, per dire “debito”, “colpa” e “peccato” si impiegava in effetti lo stesso termine. Buona parte del lessico dei grandi movimenti religiosi – giudizio, redenzione, equilibrio karmico e via dicendo – derivano dal linguaggio dell’antica finanza.
Difatti la prima scrittura dell’umanità è stata la scrittura del debito. Quel “sono in debito con te“, nel suo senso più generale, diede origine ad un sistema preciso di misurazione, vale a dire al denaro come unità di conto.

All’epoca cui risalgono i reperti storici dell’antica Mesopotamia, intorno al 3.200 avanti Cristo, esistono già un sistema piuttosto elaborato di denaro di conto e un complesso sistema di credito. Soltanto il denaro inteso come mezzo di scambio o come un insieme standardizzato di unità circolanti in oro, argento, bronzo o altro, arriverà più tardi. Il debito e il credito vennero per primi, quindi la coniazione di moneta emerse a distanza di qualche millennio.
Pare infatti che la coniazione di monete sia stata inventata, o quanto meno si sia diffusa su ampia scala, per pagare i soldati. Ciò accadde più o meno simultaneamente in Cina, in India e nel Mediterraneo, dove i governi scoprirono che il modo più semplice per garantire l’approvvigionamento delle truppe consisteva nel concedere loro piccole porzioni standard di oro o di argento, e quindi esigere che chiunque altro all’interno della giurisdizione adoperasse quelle stesse monete come mezzo di pagamento per le tasse.
Ma una volta compreso che tasse e denaro cominciarono a diffondersi con la guerra, diventa più semplice capire cosa accadde realmente. Si tratta di una regola ben nota ai mafiosi. Se si vuole instaurare un rapporto di estorsione violenta, di potere assoluto, e quindi trasformarlo in qualcosa di «morale» – facendo addirittura sembrare che siano le vittime a doversi vergognare – quello che si deve fare è trasformare questo rapporto in uno fondato sul debito: “mi devi parecchio, ma per ora ti concedo ancora un po’ di tempo…”.
Questa circostanza offrì ai mercanti, agli amministratori dei templi e ad altri individui “ben piantati” l’opportunità di offrire prestiti per il consumo ai contadini per cui, se ad esempio il raccolto andava male, tutti cominciavano a restare invischiati nei debiti.

Fu questa la grande sciagura sociale dell’antichità – le famiglie si trovavano costrette ad ipotecare il bestiame e le terre e, dopo un po’, persino le mogli e i figli potevano essere richiesti come pegno per i debiti. Spesso gli individui potevano trovarsi costretti ad abbandonare del tutto le città, unendosi a bande semi-nomadi, minacciando di tornare armati e di rovesciare del tutto l’ordine esistente. I governanti conclusero quindi che l’unico modo per prevenire un completo collasso sociale consisteva nel dichiarare bancarotta o “pulire le tavolette”, cancellando tutti i debiti dei consumatori per ricominciare da capo.
Non è un caso che la prima parola che ci è stata tramandata con il significato di “libertà” sia il termine sumerico amargi, che stava per “libertà dai debiti” e che in senso letterale significava “ritorno alla madre”: quando veniva dichiarata bancarotta, infatti, tutti i pegni offerti come garanzia del debito potevano “tornare a casa”.

 

Dal debito sano a debito malato

Il debito però non è sempre e necessariamente negativo. Anzi, uno dei motori del progresso è stato l’emissione di titoli di debito, o titoli di scambio, prima fra tutti il denaro. Ovvero qualsiasi oggetto o simbolo che «sta per» un determinato valore, pur non essendo tecnicamente di valore nel senso in cui lo è, ad esempio, un quintale di grano.
Il debito è un’astrazione inventata dall’uomo che consente di utilizzare denaro futuro al fine di realizzare oggi l’investimento produttivo che lo genererà.
Si tratta di ciò che gli anglosassoni definiscono fiat money. Una ricchezza astratta che si concretizza nel tempo.
Tuttavia, come tutte le creazioni umane, anche il debito è un’arma a doppio taglio. Se usata senza cautela cessa di creare benessere diffuso e diventa uno strumento di dipendenza e quindi di schiavitù, come abbiamo visto con la casta dei vinti sulle montagne dell’Himalaya. Ma come avviene questa metamorfosi maligna? Molto semplicemente spostando il fine ultimo del debito dal benessere della comunità all’interesse privato. Ma anche quando la ricchezza futura generata dall’investimento produttivo rimane inferiore al debito contratto per realizzare un dato bene o infrastruttura; o anche se l’interesse cresce a ritmi superiori rispetto alla produttività del bene/infrastruttura realizzato. O tutte queste cose assieme. Questa spirale perversa conduce inevitabilmente alla bancarotta.

 

Aristotele affermava che il denaro prodotto da se stesso non è cosa utile: nummus nummum parere non potest. Se il denaro è il mezzo di scambio convenzionale usato per misurare il valore, dai prodotti agricoli fino ai beni immobili, il fatto che produca esso stesso valore è una contraddizione logica, come pensare che il metro del sarto possa generare nuovi centimetri. Così il denaro, oltre alla funzione di scambio e di unità di misura, ha assunto quella di riserva di valore diventando a tutti gli effetti esso stesso una merce, il cui prezzo è il tasso di interesse.

La storia ci insegna che l’usura – o l’anatocismo, che è il calcolo degli interessi sugli interessi –  nasce dalla tentazione di accumulare grandi guadagni personali, e pochi sono coloro che sfuggono alla seduzione del denaro.  Nel corso dei secoli le religioni hanno introdotto regole precise contro il debito a interessi troppo elevati.
I sacerdoti Babilonesi, come già detto, per prevenire il collasso sociale o la bancarotta “pulivano le tavolette”. La Chiesa medievale colpiva addirittura con la scomunica chi praticava il prestito a interesse, al tempo sinonimo di usura. Questo il motivo per cui gli ebrei lo esercitavano e in un certo senso ne avevano il monopolio.  Nell’Antico Testamento si parla di del Giubileo come l’anno della remissione totale dei peccati e l’affrancamento dai debiti materiali. Nell’antica tradizione mosaica l’anno sabbatico era quello in cui si lasciava riposare la terra, si condonavano i debiti e si liberavano gli schiavi. La Sharia, legge religiosa musulmana, elenca la riba, il prestito a interesse, quale quinto peccato in ordine di gravità. Anche nelle tradizioni buddhista  e induista si trovano simili e aperte condanne.

In passato, c’era almeno la parziale tutela costituita dai principi e dalle proibizioni delle religioni.  Cosa accade invece oggi?
Anziché dar vita a qualche genere di istituzione sovraordinata per proteggere i debitori, si creano queste immani istituzioni planetarie come il Fondo Monetario Internazionale e Standard & Poor’s per proteggere i creditori. Queste istituzioni dichiarano, in spregio ad ogni logica economica, che a nessun debitore dovrebbe essere consentito fallire. Inutile a dirsi, il risultato è catastrofico. Stiamo sperimentando qualcosa che  ricorda le circostanze tanto temute dagli antichi: una popolazione di debitori che cammina sull’orlo del disastro.

 

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Note:

testo liberamente tratto da Democrazia Vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche di Loretta Napoleoni, Rizzoli (2013); e dall’intervista di  Philip Pilkington a David Graeber, Che cos’è il debito? al link: http://www.sinistrainrete.info/teoria/1701-david-graeber-che-cose-il-debito-.html;

immagine: acquerello di Paul Klee, Before the blitz, 1923

 

 

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8 risposte a usurati dal debito

  1. ilsolitomood ha detto:

    E’ interessantissimo il tuo post. Certo guardare ciò che accade lontano aiuta a capire ciò che ci sta più vicino. Da meditare sulla propria condotta di vita…

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  2. Mauro Poggi ha detto:

    Ho letto il testo di Loretta Napoleoni, e devo dire che il prologo sul debito perpetuo è la parte che più mi ha colpito. Grazie anche per la segnalazione dell’intervista a Graeber, che non avevo letto. Il suo “Debito. I primi 5000 anni” fa parte della mia “to read list”, purtroppo sempre sterminata.

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    • rozmilla ha detto:

      Ciao Mauro … e io ringrazio te per i tuoi post interessanti, soprattutto quelli di aggiornamento su Eurolandia eccetera.
      Qualche tempo fa vevo fatto caso (su Goodreads) che la tua “read list” è sterminata. Questo significa che hai buoni occhi. I miei sono un po’ affaticati, ultimamente, ma quando qualcosa mi piglia faccio ancora le ore piccole. Poi dimentico quasi tutto, ovviamente. Allora prendo qualche appunto per cercare di non dimenticare troppo in fretta. Lavoro di copisteria 🙂 per lo più

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      • Mauro Poggi ha detto:

        Ciao Roz.
        In realtà Goodreads è stato solo uno dei miei tentativi di trovare l’archivio più funzionale per la mia biblioteca. Ho effettuato l’emigrazione del data base da Anobii (quello che uso abitualmente) per testarlo, ma non mi ha soddisfatto pienamente – ora non ricordo perché, e ho preferito restare sulla piattaforma Anobii, che per le mie esigenze sarebbe anche ottima non fosse per la lentezza.
        Ps: parlare di memoria con me è come parlare di corda in casa dell’impiccato 😦

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  3. claudio ha detto:

    Bellarticolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

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  4. Kate U. Pennington ha detto:

    Questa ricostruzione, piuttosto che la classica storiella – quella secondo cui prima sarebbe venuto il baratto, poi il denaro, infine il credito – è la migliore spiegazione oggi a nostra disposizione. Il debito e il creditoconiazione di moneta emerse a distanza di qualche millennio e infine, quando ti capita di trovare il sistema di baratto del tipo “ti darò venti galline per quella vacca”, è di solito in luoghi dove prima c’erano mercati basati sul denaro, ma per qualche motivo – come nel 1998 in Russia, ad esempio – sono collassati, o nei quali la moneta è scomparsa dalla circolazione.

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