aloha

aloha -3

Una giornata di sole così bella, vietato restare chiusi nella propria stanza. Due stanze, per l’esattezza, una per il giorno e una per la notte; e una piccola di servizio.
Abitudinaria come d’abitudine, pedali lesta verso una zona quasi deserta davanti al mare, e ti siedi. Una piccola pietra piatta, appena rialzata sul resto dell’acciottolato e la schiena appoggiata ad un muretto basso, ti permette di stare seduta a gambe incrociate per lungo tempo; e di cambiare posizione, ma di poco, solo quando i malleoli non sopportano il peso o il fondoschiena si indolenzisce. In questa guisa resti seduta per ore, a leggere. Di quando in quando scribacchi o ricopi qualche frase o appunti. Alcune persone passano di tanto in tanto; quasi sempre anziani in coppia preceduti o seguiti da un cane di piccola taglia. Sfilano via, alla tua vista limitata dalla tesa del cappello; scorgi le loro scarpe senza farci caso, o mezzobusto;  se alzi lo sguardo non li vedi nemmeno, abbacinata come sei dalla luce. Ti giungono le loro voci, pezzi di frasi,  parole, vocali, suoni subissati dal fragore delle onde che si schiantano superando la barriera di pietre scure. Onde vigorose e bianche di spuma. Il vento solleva folate di salsedine che si disperde verso l’alto in una foschia diffusa, oltre il vecchio muro di sassi che da un secolo protegge il giardino, da dove alcune palme sventolano i rami come lunghe braccia. I più alti ripetono senza posa un gesto delizioso – aloha, siamo qui, sembrano dire. Da destra a sinistra, ininterrottamente; come sensuali punti di domanda. E il mare, verde e blu all’orizzonte, non si frena.

È allora che un roboante stormo di aerei da guerra ha traversato il cielo.

Sono quasi le sei di sera; oggi ti spiace tornare in casa, nella tua stanza, finchè c’è luce. Avevi dimenticato sul tavolo il sacchetto del pranzo prima di uscire, e non sei tornata a prenderlo per non perdere tempo. Pane di segale e una pera, era il tuo pranzo; ma sarà la tua cena. Così saltando qua e là per la fatica di leggere quei caratteri minuscoli, questo pomeriggio hai masticato  bocconi di “Una stanza tutta per sé”, di Virginia Woolf, in una vecchia edizione economica Newton del 1993, stampata su carta contrassegnata da “Etichetta ecologica nordica”, quale contributo alla salvaguardia dell’ambiente. Costava mille lire.

Ora sei tornata, hai gli occhi stanchi per la lettura e la troppa luce, ma proverai a scriverne lo stesso. O forse no, ci ripensi. Domani, o la prossima volta.

Virginia Woolf

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5 risposte a aloha

  1. carla ha detto:

    una nostalgia perseguita solo dai romantici e poeti, qualcosa che ha a che fare con il lato oscuro di una personalità che non riesce ad esporsi pienamente alla luce, che non riesce ad esporsi alla luce piena del giorno ma conosce bene le sfumature dell’acqua e la sua leggerezza…

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    • rozmilla ha detto:

      carissima Carla, quest’anno è stata una primavera così tetra, povera di luce …
      ora auguriamoci tempi meno inclementi, qualche cielo azzurro e tiepido sole
      un abbraccio

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  2. Mauro Poggi ha detto:

    Quelle benedette “prossime volte” che si accumulano, disattese, lungo la vita…

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