premessa genealogica

Giorgione (1477-1510) Young Man with Arrow, 1566 - detail

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»La nozione di proprietà è notoriamente complessa. Da essa si occupano varie discipline, indagandone per esempio il senso economico, oppure quello giuridico, o ancora lo spessore psicologico connesso alla nozione di identità, e così via. Bisogna però tener presente la fondamentale differenza fra la trattazione scientifica dei concetti e quella filosofica fin qui perseguita.
In generale le scienze procedono per costruzione di concetti, il che presuppone due presupposizioni implicite. La prima è che della nozione indagata si possegga una qualche esperienza comune e precategoriale. Sarebbe infatti impossibile e insensato proporsi di definire qualcosa di totalmente ignoto. La seconda presupposizione è che alla nozione verbale espressa corrisponda una «cosa reale», quella «cosa» che si tratterebbe appunto di definire. Così procedendo le scienze perseguono un loro rigore interno, a prezzo però di presupposizioni filosoficamente problematiche. Infatti proprio ciò che le scienze assumono in modo pacifico è oggetto di precipua considerazione per il filosofo. Egli non si accontenta di osservare che vi è, se vi è, una precategoriale esperienza; per esempio la tendenza alla instaurazione e all’esercizio della proprietà dei beni o della proprietà economica; al contrario il filosofo vuole appunto sapere a quali condizioni e per quali ragioni emerga, dove emerge, una sifatta esperienza del proprio e del non proprio. Analogamente il filosofo non accetta l’ingenua superstizione delle parole, assunte come specchi o segni diretti di realtà loro corrispondenti. Anche le parole hanno, per il filosofo, uno spessore storico precategoriale. Diceva Michel Foucault: non qualsiasi cosa può essere detta in qualsiasi tempo. Perciò è una pura fantasia dogmatica pensare che esista «in sé» qualcosa come la «proprietà»; è invece evidente che in molte lingue una tale nozione non potrebbe esprimersi in modi analoghi e interscambiabili. Dietro le parole non stanno le cose, ma sta l’intera catena e vicenda di pratiche di vita e di sapere umane. È dunque un puro abbaglio chiedersi per esempio, come fa la scienza, «che cosa è natura», come se la natura fosse appunto una cosa che sta lì di fronte immobile, in attesa di venire scoperta e definita. Per tutte queste ragioni, il modo di procedere filosofico che qui perseguiamo non è definitorio, ma genealogico. Esso per esempio chiede: come accade l’esperienza del «proprio»? Come qualcosa è incontrato e sentito come «mio proprio»? Come possiamo ricostruire la formazione e come possiamo giustificare questa ricostruzione genealogica stessa?«

[Carlo Sini, Del viver bene, pag. 47]

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