verità profonde

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«Una proposizione esprime una verità profonda, solo e solo se anche la sua negazione esprime una verità profonda » [Niels Bohr]

Quando mi sono imbattuta in questo aforisma di Bohr, la mia prima reazione è stata di oppormi al fatto che potessero esistere “verità profonde” – come se potessimo distinguere fra verità profonde e superficiali,  dal momento che una verità, profonda o superficiale che sia, è pur sempre una verità; mentre una falsità è pur sempre una falsità, superficiale o profonda che sia. E a dirla tutta, non mi sembrava necessario fare il “carotaggio” delle proposizioni, per stabilire quali sono più profonde e quali più superficiali – senza peraltro tralasciare la possibilità dell’esistenza di  verità minori. Oltre al problema di dover stabilire in anticipo dove si trovasse  l’alto e dove il basso. O il punto zero.

Ma le Verità profonde – e opposte – di  cui parla Bohr, sono quelle verità  delle quali l’una è la negazione dell’altra: che però chiaramente non possono essere entrambe vere; o che, per lo meno, non possono essere entrambe vere nello stesso tempo e all’interno dello stesso sistema di riferimento; come vorrebbe la regola ferrea della logica aristotelica. Ovverosia che:

«Impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo aspetto» [Aristotele]

Il primo esempio forse banale che mi è venuto in mente, sono le proposizioni  “il sole gira attorno alla terra” vs “la terra gira attorno al sole”, che esprimono entrambe “verità” profonde, delle quali però soltanto una può essere vera all’interno dello stesso sistema di riferimento. Ma forse non è questo l’esempio più appropriato.

Attention please, c’è  un’altra versione dello stesso aforisma:

«Two sorts of truth: trivialities, where the opposites are obviously absurd, and profound truth, recognized by the fact that the opposite is also a profound truth»  [Niels Bohr]

E questo,  molto più chiaramente esprime la differenza di grado fra verità “triviali”, o banali, dove l’opposto sarebbe assurdo, e Verità profonde, riconoscibili dal fatto che anche  l’opposto “è” una Verità profonda.

Per spiegare questa condizione, mi sono ricordata (reminescenze scolastiche) che ogni proposizione “apofantica” di significato contrario e opposto (relativamente ad uno stesso oggetto), risulta una affermazione “forte”, proprio perché fra le due c’è l’abisso che separa  A diverso da non-A [A ≠ non-A],  ovvero l’essere dal non-essere – e dove, per il principio di non-contraddizione, terzium non datur.    Ovvero: o è bianco o è nero, e non può essere grigio – anche se vedremo subito che nemmeno il colore potrà essere un parametro utile allo scopo.

Infatti le  proposizioni qualitative, o modali, come ad esempio “il cielo è blu“, oppure “il cielo è grigio“, non hanno  corrispettive proposizioni opposte, e quindi non  sussiste una una contrapposizione “forte” nella relazione tra le due. Poiché si tratta tutt’al più di stabilire, per quanto difficile e complicato,   “soltanto” la qualità del colore del cielo – che potrebbe essere blu, o azzurro, o grigio, o rosa, o persino nero – dove  però non è messa in discussione l’esistenza stessa del cielo.

Diversamente, se io affermassi “questa è una rosa“, e qualcun altro (poniamo il mio dirimpettaio) affermasse “questa non è una rosa”, ovviamente riferendosi allo stesso oggetto,  la contraddizione fra le due affermazioni  sarebbe “forte”,  per cui bisognerà cercare di stabilire se “questa è una rosa” o se è “qualcos’altro” – dal momento che non può essere nello stesso tempo una rosa e qualcos’altro.

Ma anche, se io affermassi “Dio esiste”, e il solito dirimpettaio affermasse “Dio non esiste”, il  contrasto quantitativo semantico fra le due proposizioni sarebbe molto alto, profondo o abissale, dacché sarebbe in discussione l’esistenza stessa di quell’ente denominato Dio: ma non tanto, o non soltanto perché si tratta di Dio, ma proprio a causa del contrasto quantitativo semantico delle due proposizioni.  Contrasto che si riproporrebbe nello stesso modo allorché dichiarassimo la “non-esistenza” di qualsiasi ente, a fronte della possibilità della sua esistenza. Perciò,  nell’ affermare  “la rosa non esiste“, o “cielo non esiste“, anche in questi casi saremmo di fronte a dubbi amletici – il cielo esiste o non esiste? la rosa esiste o non esiste? – anche se  di solito casi simili non sono molto difficili da dirimere. Almeno questi, mon dieux!

Proseguiamo:  se qualcuno affermasse “è un buon amico“, o vice-versa, “è un modesto amico“, in questo caso metterebbe in discussione la qualità dell’amico, non il suo essere amico. Diversamente, le affermazioni opposte “è un amico” vs “non è un amico“, potrebbero mettere in discussione l’essere stesso dell’amico – ma  è  anche vero che in tali casi il dubbio può rivelarsi una tragedia per cui di solito è meglio non approfondire;  ciò nonostante, anche in questo caso, non si può essere amici e non-amici nello stesso tempo. Ma nemmeno questo  mi pare un buon esempio, così eccessivamente implicato al livello sentimentale e soggettivo.

Ci riprovo, oggi sono in vena d’esempi: ecco, se il dottore dicesse a Giovanni, “Hai (è) un tumore“, oppure gli dicesse “Non hai (non è) un tumore“, indubbiamente anche sul piano tecnico-pratico  c’è una profonda differenza tra le affermazioni opposte che il dottore potrebbe esprimere. Ed ecco che finalmente siamo di fronte a due possibili  affermazioni di verità profonde, contrarie e opposte, delle quali comunque una dovrà essere motivata e dimostrata, dato che non possono essere vere entrambe; o tutt’al più, bisognerà constatare quale delle due (purtroppo o per fortuna) si rivelerà vera – per lo meno qui e ora o nel breve periodo, poiché entrambe non possono essere vere nello stesso tempo.  Mentre, domani o dopodomani, forse,  chissà.

Poiché, per quanto possa essere vero (colloquialmente parlando) che le bugie hanno le gambe corte e non vanno molto lontano, può però capitare che camminando camminando diventino lunghe lunghe – come la codina di un serpente …

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Happy Woman's Day (Ryan Heshka)

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L’immagine terrificate, Happy Woman’s day, è opera dell’artista Rayan Heshka.

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11 risposte a verità profonde

  1. Ciao Roz! Ma a cosa si riferiva Bohr? al principio di complementarietà che rileva una duplice natura (onde e particelle) al fenomeno che pensiamo unitario della luce? A me viene in mente tra le altre cose quello che diceva Simone Weil – credo in Dio , ma devo essere atea con quella parte di me che non è fatta per Dio…

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    • rozmilla ha detto:

      Non ho la più pallida idea a cosa (davvero) si riferisse Bohr …
      Ma la teoria della complementarietà di certo è più evoluta ed interessante del principio parmenideo dell’essere che non può non essere, o del tertium non datur, o del tranciare ogni aspetto della realtà in vero e falso.
      Devo ammettere che all’inizio avevo preso la cosa un po’ sul serio, ma più lo rileggo e più mi accorgo che non è che una parodia; mentre un mio amico non si farebbe scrupoli a dire che è “una boiata pazzesca” – fantozzianamente parlando, claro)
      Però bisogna anche ammettere che l’immagine (dell’artista Ryan Heshka) è terrificante! Non trovi?
      È quella il vero punto d’origine del post. Le parole sono solo un corollario.
      Invece non conoscevo questa cosa che diceva Simon Weil del suo credere in Dio o meno. È bella! Molto bella!
      Riadattandola, probabilmente potrei dire la stesa cosa, detta però all’inverso – anche se a ben vedere non farebbe molta differenza …
      Sì, credo che teoria della complementarietà dovrà essere approfondita 🙂
      Bisognerà farci un pensierino 😉
      Ciao Fabrice! grazie

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  2. Vernon Foster ha detto:

    Orbene, la logica aristotelica si dimostra incapace di stabilire se queste proposizioni siano vere o false. Essa è strutturalmente incapace di dare una risposta proprio in quanto bivalente, cioè proprio perché ammette due soli valori di verità: vero o falso, bianco o nero, tutto o niente; ma giacché il paradosso contiene un riferimento a se stesso, non può assumere un valore che sia ben definito (o vero o falso) senza autocontraddirsi: ciò implica che ogni tentativo di risolvere la questione posta si traduce in un’oscillazione senza fine tra due estremi opposti. Il vero implica il falso, e viceversa.

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  3. Significativo il commento segnalato da mlejnas. Capire perché la contradditorietà ci spaventa tanto. Avevo a un certo punto immaginato una ‘teologia quantica’: per esempio, nell’Islam il visibile è occultamento e riflesso, da cui si ha accesso a una percezione teofanica, da questa propspettiva l’idea cristiana di incarnazione ha poco senso, ma se applichiamo il principio di complementarietà, forse come Bohr possiamo quasi esultare del fatto che la realtà si manifesti (o venga percepita) a partire da verità contradditorie. Un altro fisico Basarab Nicolescu la mette così; «nessun livello di Realtà costituisce un luogo privilegiato da cui si possano capire tutti gli altri luoghi di realtà… la realtà non è solo multidimensionale è anche multireferenziale»…;-)
    In una prospettiva complementare (!) vedi anche http://quelcherestadelmondo.wordpress.com/2013/06/26/ne-uno-ne-due-esposito-con-panikkar/

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    • rozmilla ha detto:

      sì, interessante. Ieri, non so come mai, non riuscivo ad aprirlo: l’ho appena letto.
      Perché la contraddittorietà ci spaventa tanto?
      Forse perché implica la negazione di qualcosa che è, o che appare come ciò che è. Mentre gli uomini hanno bisogno di sentirsi al sicuro, e pensare che le cose siano soltanto come sono, o come percepiscono o pensano che siano, perché hanno bisogno di un punto fermo che impedisca loro di deragliare. Immagino sia una necessità psichica, utile a tenere insieme il mondo, il senso del sé e il principio di realtà.
      Inoltre credo che soprattutto nelle relazioni umane, la contraddittorietà sia un problemino non da poco, non sempre facilmente risolvibile. È lotta, polemos. E nella lotta infinita c’è sempre qualcuno o qualcosa che viene negato o annientato.
      Ma mi pare di aver capito cosa intenda Bohr.
      Un esempio: quando c’è la notte, e quindi il buio (apparente), ciò non significa che il giorno e quindi la luce sia scomparsa. Buio e luce, notte e giorno entrambi, insieme, sono un tutt’uno. Quindi in questo senso entrambe sono “verità profonde”.
      “Il giorno e la notte convivono perennemente in media res, mentre noi percepiamo l’una solo perché è al grado massimo di visibilità mentre l’altra rimane sullo sfondo, ma entrambi gli opposti sono in perenne movimento”.
      Nelle relazioni umane, quando c’è la pace, ciò non significa che la guerra sia scomparsa, ma “incombe”: quasi a dire che la pace è solo ciò che ne maschera i preparativi. E, viceversa, quando c’è la guerra, ciò non significa che la pace sia scomparsa, perché è pur sempre una possibilità che può addivenire, lo sfondo dal quale emerge la guerra..
      Morte e vita, tambien: la morte è parte della vita, anche se inevitabilmente ci appare come l’annientamento della vita.
      La difficoltà, immensa difficoltà, sta nel riuscire ad accettare la contraddittorietà, ossia che qualcosa sia, e nello stesso tempo possa essere il suo stesso contrario (o che realtà sia indefinitivamente multipla). Che sarebbe proprio la confutazione della legge aristotelica della logica, attraverso la quale ci siamo adattati da oltre duemila anni, e sulla quale abbiamo costruito tutto il nostro modo di pensare e percepire nel nostro mondo. Legge della logica che però probabilmente ha avuto origine da una necessità biologica e psichica?

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  4. una bella lettura, grazie…

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    • rozmilla ha detto:

      grazie a te, Allegria 🙂

      ieri stavo pensando ad un esperimento di scrittura “innovativa”, ossia scrivere senza utilizzare il verbo essere (o persino nessun verbo), in modo da ingannare, almeno semanticamente, la dicotomia tra essere e non-essere … 😉

      ciao!

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  5. RobySan ha detto:

    Sarà vero? E se sì, sarà profondamente vero?

    Scientist Niels Bohr was “given a house next door to the Carlsberg brewing company, and had a pipeline running from the brewery into the house so that he could have a never-ending supply of fresh beer on tap”.

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  6. rozmilla ha detto:

    Eh eh … birra alla spina direttamente dalle profondità … 😀

    ma, lo sai RobySan, si dice di tutto a questo mondo, il vero e il falso … ma ad aver voja .. si può sempre approfondire approfondire fino a sprofondare e poi sbucare dall’altra parte .. e infine uscire a riveder le stelle ..

    Sto appronfondendo Wittengstein da qualche giorno – e anche da lui se ne sentono delle belle 😉

    Se può interessare, in rete c’è il testo completo: cliccando sui numerini si apre il Tractatus come una scatola cinese …
    http://www.bazzocchi.net/wittgenstein/tractatus/it/index.htm

    ciao Robysan.
    ps: nel trambusto mi ero dimenticata di dirti che quel tuo commento chilometrico (nella botte) era molto bello e interessante – e anche lì, peccato non aver “approfondito” …
    ciao 🙂

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