come si genera l’individuo?

individuo

Del Viver bene, è un testo di Carlo Sini che ho letto la scorsa primavera, e che ho continuato a rileggere e rimuginare.  Bisognerà scriverne qualcosa, prima di metterlo a riposare. Purtroppo ho perso tutti gli appunti nel computer che è andato in corto, come a voler ribadire che si può possedere solo ciò che si può perdere – che forse è il nucleo attorno al quale ruota la riflessione di Sini sull’economia, la proprietà e l’individuo: che dice o  sa di avere un corpo, dei genitori, una casa, un nome, ecc., e nello stesso tempo sa di poterli perdere. Ma anzitutto che possiede la vita, si sa vivente, solo a condizione di sapere  che può perderla; cioè che è mortale.

O, per meglio dire, sa che  la morte è la componente complementare necessaria della vita – vita che ognuno vorrebbe «viver bene».

La domanda sul viver bene è antica.  Chi non vorrebbe «viver bene»  invece di «viver male»?  Eppure sembra che anche  il «viver bene»  sia la componente complementare necessaria del «viver male». Non a caso  il testo prende avvio dalla  La_favola_delle_api ,  di Mandeville – che aveva già smascherato le radici irrazionali dell’economia capitalistica, e mostrato come l’arte politica sia costitutivamente mediatrice tra vizi privati e pubbliche virtù.

In breve, emerge subito come la vera unica utopia dell’Occidente sia la stessa promessa da cui nasce e cresce il liberismo: ossia il farsi garante del «viver bene» piano piano elargito a tutti,  per mezzo  del libero mercato posto a garanzia di libertà e di pace – quando è invece davanti agli occhi di tutti che dalla sua nascita ad oggi è a colpi di guerra che tale mercato avanza nella sua estensione globale; e  come, a  più di due secoli dalla piena affermazione del capitalismo, il presente sia diventato luogo di incertezza, ansia e sfiducia; dove soprattutto sta entrando in crisi  la sicurezza, forse anche solo la speranza, che l’economia di mercato possa garantire un «viver bene», pur solo nel ristretta cittadella fortificata dell’Occidente.  Ma la vera attuale utopia, osserva Sini, è credere che questo sistema possa continuare così in eterno.

Il percorso che  Sini delinea, è allora quello di una genealogia del mercato globale a cui appartiene il destino di ognuno di noi. E il primo passo genealogico a cui ci conduce concerne l’individuo,  fulcro di stato ed economia nell’ideologia della nostra società borghese, soggetto-assoggettato delle pratiche di vita e di conoscenza.

Più precisamente,  nella prima parte mette in discussione i dogmi dell’ideologia liberista, ossia che:
– l’individuo sia la realtà ultima o sostanza prima della società; e che
– le sue libere scelte stiano alla base delle virtù del mercato.

Che si tratti davvero di libera scelta, è contraddetto dall’evidenza di scelte che sono l’effetto di uno spudorato uso della forza retorica, affidata, nella società contemporanea, ai mezzi di comunicazione e di persuasione di massa.
Mentre, per quanto concerne  l’individuo come sostanza prima della società, bisognerà ripercorrere la genesi dell’emergere dell’individuo sociale, senza presupporne acriticamente l’esistenza «in sè»; ad esempio, cercando  di rispondere alla domanda, che potremmo definire genealogica, e che suona così: come si genera l’individuo?

Orbene, dice Sini, l’individuo si costituisce a partire da tre componenti, tre matrici o condizioni per così dire  «trascendentali»:
–  appartenenza (comprensiva di accoglimento e collaborazione sovra individuale);
–  riconoscimento (identità e stima di sé, amicizia e inimicizia);
– confronto (ammirazione, emulazione, impulso agonale e rivalità, collaborazione sociale e conflitto).

Appartenenza, accoglimento, riconoscimento e confronto, sono i trascendentali che rampollano dalla radicale, ontologica,  relazione a cui gli individui, lungi dall’essere gli atomi primi fondatori della società che empirismo e liberismo pensano, sono da sempre consegnati; e che accompagnano la storia appassionante, dolorosa e complessa dell’umanità entro cui emerge come questione economica fondamentale, quella del «resto».

Non è pensabile lo scambio, essenza stessa dell’economico, senza resto; e il primo resto, fa notare Sini, è il corpo stesso che si staglia come primo oggetto, e che si fa, nel commercio sessuale, primo oggetto di scambio in vista della «vita eterna», attraverso la procreazione.

C’è una economia arcaica in senso appunto genealogico, legata alla formazione del «sé» e alla posizione della differenza fra condizione biologica e condizione sociale. Poi ci sono le conseguenze ulteriori di questa supposta «arché».

Ma, in che senso l’individuo sorge originariamente solo grazie alla sua appartenenza? Si potrebbe proporre una rivalutazione del tema della «simpatia» tra gli esseri umani, una simpatia non meramente psicologica; ma può rivelarsi più fruttuoso illustrare l’appartenenza con un decisivo riferimento ad Aristotele. Leggiamone alcuni passi:

«È necessario in primo luogo che si uniscano gli esseri che non sono in grado di esistere separati l’uno dall’altro, per esempio la femmina e il maschio in vista della riproduzione; questo non perché se lo propongano, ma perché, come accade negli altri animali e nelle piante, [anche negli esseri umani] è un impulso naturale desiderare di lasciare dietro di sé un individuo simile a sé … » [Politica, libro I, 1252a]

«Delle cose che riguardano gli uomini la prima cura spetta alla moglie, perché è per natura cosa specialissima l’unione del maschio con la femmina. Si è stabilito altrove che la natura desidera produrre in gran numero unioni di tal genere, così come desidera produrre diversi tipi di animali. Ma non è possibile che la femmina raggiunga tale scopo senza il maschio o il maschio senza la femmina; di conseguenza la loro unione è sorta di necessità. Negli altri animali ciò avviene in modo irrazionale […], nell’uomo invece secondo il modo migliore, maschio e femmina infatti non cooperano tra loro solo per vivere, ma anche per vivere bene. E il procurarsi figli non tende solo a prestare un servizio alla natura, ma anche all’utile […]. Nello stesso tempo la natura realizza, con questo ciclo, la perpetuità della vita: poiché non lo può in rapporto all’individuo, lo può in rapporto alla specie». [Trattato sull’economia (attribuito ad Aristotele), libro I, 1343b]

Notiamo anzitutto l’emergere del tema generale: il «viver bene». Esso è direttamente collegato con l’economico: gli esseri umani non fanno figli solo per un impulso naturale, ma anche per realizzare una «cooperazione» che fa della famiglia e dei figli, un primo nucleo di organizzazione economica dell’esistenza vitale, cioè qualcosa che va al di là del semplice ciclo eterno della vita naturale. Alla vita eterna, o perpetuità della vita, limitata alla specie, si sovrimpone la «vita economica», in quanto vita specificamente umana.

Si noti ancora: la femmina senza il maschio, e viceversa, non può realizzare lo scopo della generazione. Questo fondamentale «stato di necessità» – osserva Sini – è imprevedibilmente per gli antichi, messo oggi in questione. Quali le conseguenze per gli esseri umani e più in generale per il senso della esistenza stessa degli esseri umani? Quali conseguenze per il rapporto degli uomini con le donne, e viceversa, quindi per la vita politica complessiva e per il futuro planetario dell’umanità?

Accontentiamoci per ora delle domande e veniamo invece al punto centrale: ci sono esseri che non possono vivere separati; questi sono i «viventi», cioè le piante, gli animali, gli umani. Quindi tutti gli individui viventi si trovano in uno stato di necessità: non possono sussistere separatamente ma solo uno per l’altro, cioè in unione, anzitutto sessuale, con l’altro. L’individuo, in altri termini, esiste solo se è determinato anzitutto sessualmente; l’individuo singolo come tale non sussiste, non esiste, non è  «sostanza»  o realtà sostanziale.  Contro un astratto empirismo individualistico bisogna sottolineare che, non il semplice individuo, ma la relazione è il fondamento reale.

E in quanto è necessariamente determinato anzitutto sessualmente, ogni individuo ha infatti la relazione all’altro come suo stato di necessità e condizione di esistenza. Il maschio ha, per dir così, la sua «genealogia» nella femmina, e la femmina nel maschio. La relazione è strettamente «simbolica». La femmina ha in sé il maschio come condizione costitutiva della sua differenza complessivamente umana e così il maschio con la femmina. L’umano è interamente in entrambi, nella forma della relazione e della differenza costitutiva.

Ma questo non è tutto.  «Gli esseri che non possono vivere separati»: in realtà proprio per questo si tratta di esseri che si sono separati!

Precisiamo: non possono vivere separati, essendosi separati dalla vita eterna, cioè dalla indifferenziazione animale, ovvero dalla vita vivente priva di «sapere». Il «resto» della loro relazione sessuale «saputa» è così avvertito come segno di un’unità perduta, poi ricomposta in forma «analogica», cioè come ripetizione sociale ed economica della vita eterna perduta.

In altre parole: questo costitutivo «sapere» (che essendosi separati, non possono vivere separati) è il loro «stato economico»; una necessità per loro connessa all’oikos, all’aver casa, ovvero «stanza» nel mondo. In altri termini non possono vivere senza lo scambio economico sessuale. Con riferimento all’oikos non siamo di fronte a una prima fase astratta della mera economia «casalinga» in senso «privato» (come talora si legge, in modo superficiale, Aristotele); siamo invece di fronte al fenomeno primordiale dell’economia: qualcosa che non viene mai meno nelle fasi della  storia economica umana. Tutto ciò è infatti ignoto all’animale, che non ha oikos sulla terra, e neppure la terra.

Ora, il sapere come stato di necessità economico pone gli esseri che non possono vivere separati di fronte all’alternativa tra semplicemente vivere o vivere bene. Il semplice vivere equivale a ciò che qui indichiamo con l’espressione «vita eterna». Aristotele dice «natura», cioè physis nel senso di phyein: il generarsi da sé, la vita autogenerantesi. Questo impulso alla vita eterna che permea tutti i viventi è a sua volta in uno stato di necessità: non può generare l’eternità della vita degli individui, ma solo tramite gli individui nella specie, cioè attraverso la loro istintiva relazione sessuale che li pone unitariamente in relazione come quei viventi che sono.

Il «viver bene», di cui è componente complementare il «viver male», si fonda invece sulla cooperazione. Il testo aristotelico allude infatti all’aiuto, all’affetto, alla cooperazione amorevole: tratti, dice Aristotele, che peraltro si trovano già embrionalmente presenti negli animali dotati di superiore intelligenza. La cooperazione è propriamente la sfera dell’economico: casa e famiglia, al fondo. Poi l’unione delle famiglie nel villaggio e dei villaggi nello stato. Questa economia «domestica» è notevolmente più ampia del nostro concetto di famiglia; ma soprattutto, questa economia resta alla base anche oggi delle macrostrutture economico-giuridiche, istituzionali e formali. Fondo oscuro che, sebbene occultato e rivestito da apparenze convenzionali e formali (i cittadini, i soggetti giuridici, le persone e simili), agisce in modi molteplici nelle varie economie e giurisdizioni sociali del pianeta, sino agli aspetti deleteri della violenza, del fondamentalismo, della organizzazione mafiosa, ecc.*

* Qui si fa riferimento all’arcaica economia del dono, vista da alcuni come possibile alternativa all’economia dello scambio, come potesse essere una sua virtuosa alternativa. Ma l’economia arcaica del dono vive  (insieme ad aspetti per noi mirabili come la centralità delle relazioni personali) dell’inestinguibilità del debito, della relazione di potente subordinazione che il donatore impone, insomma reca con sé aspetti tutt’altro che «innocenti», assai dolorosi, che sarebbe vano e grottesco voler sostituire alla nostra economia di scambio e alle sue aberrazioni. Per altro, fa notare Sini, queste due forme economiche non si escludono completamente a vicenda in quanto anche oggi – nel tradimento che l’economia liberista compie su di sé – sono molti i potenti della nostra società che  utilizzano, nella loro ristretta cerchia elitaria, un’economia del dono che di certo non brilla per virtuosità.

Di seguito,  i video delle tre lezioni di Carlo Sini  sul «viver bene».

 

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Aristotele, Carlo Sini, corpo, ECONOMIA, filosofia e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a come si genera l’individuo?

  1. Francesco ha detto:

    Molto interessante..

    Sono sostanzialmente d’accordo con Sini sulla genesi dell’individuo, che a questo punto non sarebbe altro che una formazione sociale, che ben poco ha di individuale. Mi viene in mente una diversa lettura, e significato, della parola individuo, che mi capitò di sentire molti anni fa, in base alla quale un individuo non sarebbe un essere ben distinto, con caratteristiche tutte sue che lo rendono diverso dagli altri (significato corrente), bensì, al contrario, un essere non divisibile (in-dividuo). Da cosa? Beh, ovviamente dagli altri uomini, dalla società, dall’Universo..

    Ciao,
    Francesco

    Mi piace

  2. rozmilla ha detto:

    beh, però Sini (con Aristotele) sostiene entrambe le cose: che gli individui non si possono separare, proprio perché si sono separati …(ma separati dalla vita animale)
    del resto “individuo” deriva dal latino individuum, che non si può dividere, cosa unica, indivisibile: che detto così è molto simile alla sostanza prima – atomo – come vorrebbero i liberisti.
    ma è vero che è impossibile separare un individuo dal resto, dalla comunità o dall’ambiente in cui vive, senza che esso perda le sue caratteristiche.
    un individuo è quello che è solo nella comunità di cui è parte e che condivide.
    nel post successivo, la signora Dalloway esprime lo stesso concetto di appartenenza: si sentiva parte del tutto … eccetera.
    ciao Francesco

    Mi piace

I commenti sono chiusi.