à la recherche de l’amitié perdue

Marisol, mia figlia, lavora vicino alla biblioteca, e quando si prende una pausa ne approfitta per prendere in prestito anche qualche DVD, che di solito poi si premura di farmi avere.
La scorsa sera mi è giunto un filmetto molto carino: “Il mio migliore amico“.  È un film del 2006, quindi un po’ datato, che non credo abbia vinto alcun premio. Al ritmo con cui escono i film al giorno d’oggi, si potrebbe forse dire che ormai è un film di un’epoca passata.

*

La storia narra di un antiquario, François, che ha una socia nel business, e che ha quindici appuntamenti al giorno. Come vedremo, ha “amici” e conoscenti, ma ha un solo vero problema: non ha un amico.

Una delle prime scene d’apertura mostra François e la sua socia ad un’asta d’antiquariato, dove è stato messo all’incanto un antico vaso del III sec. a.C., decorato con le figure di Achille e Patroclo; un vaso che si racconta sia stato riempito dalle lacrime di un tale che aveva perduto il suo migliore amico.

È un grande vaso. Enorme, ma fragile. Talmente grande che si stenta a credere che qualcuno sia riuscito a riempirlo con le sue lacrime, per la perdita di un amico.
Vale tante lacrime un amico?
Il vaso viene conteso da alcuni pretendenti, cosicché rapidamente il valore dell’oggetto va ben al di là dell’attuale valore di mercato, che François, come antiquario, dovrebbe conoscer bene.
Per questo la socia cerca di trattenerlo dall’acquistarlo. Non ce lo possiamo permettere, lo implora. Ma egli freme e non desiste, e alla fine la spunta sui concorrenti.
Un gesto irrazionale, per un mercante d’antiquariato per di più in precarie condizioni economiche; ma può darsi che il desiderio inconsapevole di poter possedere quel vaso sia più grande di qualsiasi prezzo di mercato.

Uno dei concorrenti perdenti,  esperto collezionista di vasi antichi, gli dirà però che lui non se lo merita, quel vaso. E probabilmente è vero.
Difatti, la sera stessa, durante una cena per il suo compleanno, la socia gli fa notare che, non solo non si interessa agli altri, ma che non ha un amico! Un’agenda piena di incontri, appuntamenti e relazioni non bastano a dimostrare di avere degli amici. Qualcuno osserva persino che al suo funerale per certo non ci sarà quasi nessuno. Per provare il contrario François propone una scommessa: entro dieci giorni presenterà alla sua socia il suo migliore amico, e la posta in palio sarà il vaso antico.

vaso attico a figure nere

Certo, che ho un amico, si diceva François. Come no?
Ma appena prova a compilare una lista di possibili amici e ne interpella qualcuno, si accorge che nessuno di loro è disposto a riconoscerne l’amicizia. Per qualcuno l’amicizia è tutt’al più una relazione infantile o adolescenziale; un altro gli dice chiaro che anche al liceo era antipatico a tutti, arrogante e prepotente com’era, interessato solo a se stesso.
Nei giorni seguenti François si dà da fare per capire come farsi un amico. Per caso gli capita di osservare un tassista, Bruno, che gli sembra d’indole cordiale: un tipo simpatico che si fa ben volere da tutti, e a cui tutti sorridono; almeno così gli pare. E gli chiede d’insegnargli il modo per trovare un amico.

Perché voi trovare un amico? – gli chiede Bruno.
Per avere qualcuno che venga al mio funerale.
Tu ci sarai di sicuro.  Ma a te cosa importa, dal momento che sarai morto?

Nel mentre, François capisce che senza cercare troppo lontano, quell’amico potrebbe essere proprio lui, Bruno. Perché no? Sarà lui che gli consentirà di vincere la scommessa.
Così, appena si accorge che anche Bruno è lieto di poter essere suo amico – poiché anch’egli, tradito sia dal suo migliore amico che dalla moglie, è rimasto solo – si precipita a telefonare alla sua socia per informarla di averlo trovato.

La socia però non si accontenta. Devi darmi le prove, gli dice.
Ma quali prove? E cos’è un amico?
Giungono ad una definizione di compromesso: un amico è qualcuno che è disposto ad assumersi dei rischi per te.
Questo non è troppo difficile da realizzare, basta un pizzico di fantasia e immaginazione. Così François inventa un espediente: convince Bruno a entrare in casa sua a rubare quel vaso antico, in modo da poter incassare il premio dell’assicurazione, e nello stesso tempo potersi tenere il vaso.

Bruno, che è una persona semplice, timida ed onesta, resta perplesso e titubante; ma di fronte agli attuali problemi economici palesategli da François, accetta di mettere in atto quella truffa per dar prova della sua dedizione.
Quando però, dopo aver forzato la porta è sul punto di afferrare il vaso, ecco che  all’improvviso si accende la luce, e François con la sua socia e tutti i testimoni della scommessa sono lì presenti ad assistere a quella prova d’amicizia.

Non passa molto perché Bruno si accorga della truffa nella truffa. Resta deluso e addolorato, usato ed ingannato per il solo interesse di François di vincere la scommessa. Mentre lui gli aveva creduto, aveva creduto nella possibilità della sua amicizia. È allora che con un gesto istintivo, col piede di porco che gli era servito per forzare la porta della casa, dà un colpo al vaso antico che va in frantumi.

“E ora, dove sono le lacrime?”, chiede Bruno.
Silenzio. Niente lacrime,  evaporate.  Restano solo i cocci del vaso antico, sparsi sul pavimento.
Che sperpero, quel bel vaso antico, di valore incommensurabile, assoluto.

Le lacrime spunteranno solo dopo, quando si accorgeranno di aver perso, non la scommessa o il vaso, ma l’occasione. E ognuno avrà qualche motivo per versar le proprie lacrime in memoria di quel possibile amico che non è potuto essere stato.

In realtà quel vaso era un falso, un’imitazione che la socia aveva fatto fare per preservare il vaso vero. “Sono stata ferita dalla tua indifferenza”, rivelerà a François, “perché pensavo che il tuo migliore amico avrei potuto essere io”. Eh sì, nemmeno lei è stata riconosciuta come amico. E forse  è difficile quanto raro che una donna possa essere presa in considerazione, da un uomo, come un possibile amico. Del resto anche le figure sulla superficie del vaso mostrano l’amicizia fra Achille e Patroclo, e non altro, e parlano chiaro. Ma questa è solo una vecchissima storia.

Ora mi trattengo dal raccontare il seguito della trama, che sennò, nel caso vi capitasse l’occasione di vederlo non gustereste più questo filmetto.

Interessante però, è osservare come questa narrazione non si limiti a raffigurare il senso dell’amicizia, bensì parte dall’ipotesi di negarla, dichiarando nella figura di François che sia possibile vivere solo con l’obiettivo di ottenere soddisfazioni dal lavoro, senza affetti. Senonché le circostanze lo hanno portato a desiderare proprio ciò che gli manca, il suo desiderio più profondo; senza la realizzazione del quale, la sua intera vita, la sua stessa identità è frammentata e falsa, come quel vaso rotto.

Il problema del protagonista è di non sapere realmente cosa sia un amico. Tutte le conoscenze, le relazioni d’affari e altro, fredde e fugaci, sono l’unica sua fonte di vita sia umana che professionale. Anche la sua donna (incredibile che ne abbia una), è probabilmente presente per questioni sociali, vittima di una precarietà affettiva. Tristissima questa figura femminile che permette di essere (passatemi il termine) utilizzata da François anche per fallaci prestazioni sessuali, e ignorata per tutto il resto.

Niente amore, niente amicizia. E il denaro se ne va in fretta. François delude tutti, ad uno ad uno. Cosa rimane? Cocci.

Sull’amicizia, ricordo che Simone de Beauvoir aveva già scoperto che il rapporto e il dialogo amicale, se è possibile è possibile solo a due. E che non è il gruppo, ampio o ristretto di compagni o di colleghi o che altro, ma la relazione che si sviluppa nel dialogo a due, in cui ogni uno è unico per l’altro, anche se ciò non significa che ce ne debba essere uno solo, di rapporto privilegiato. E anche l’amore, ossia l’amore depurato dagli istinti biologici della procreazione, è fatto della stessa sostanza di cui è fatta l’amicizia. Né più né meno.

Comunque, soltanto a seguito di questa disavventura François riuscirà di lì a poco a fare un gesto disinteressato per Bruno, si interesserà sinceramente a lui. E quando un anno dopo si re-incontreranno, niente affatto per caso, ne saranno entrambi molto lieti. E forse sì, solo da quel momento potrà davvero iniziare la loro amicizia.

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E alla fine, come in ogni filmetto che si rispetti, vissero tutti felici e contenti.

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