l’isola

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Elio Copetti,  l'isola

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«Sussultando e sbuffando come un destriero da battaglia impazzito, che abbia perduto il suo padrone, l’oceano senza legge scorre il globo.

Considerate l’astuzia del mare: come le sue creature più temute scivolano sott’acqua, senza quasi affatto mostrarsi, perfidamente nascoste sotto le più incantevoli tinte dell’azzurro. Considerate pure lo splendore e la bellezza diabolici di tante delle sue razze più feroci, quali le forme aggraziate ed eleganti di tante specie di squali. Considerate ancora il cannibalismo universale del mare: come tutte le creature si predano a vicenda mantenendosi fin dall’inizio del mondo in guerra eterna.
Considerate tutto questo, e poi volgetevi a questa verde dolcissima terra: considerateli entrambi, la terra e il mare, e non scoprite una bizzarra analogia con qualcosa in voi stessi? Poiché, come questo spaventevole oceano circonda la terra verdeggiante, così nell’anima dell’uomo c’è un’insulare Tahiti, piena di pace e di gioia, ma circondata da tutti gli orrori della vita a metà sconosciuta. Che ti protegga Iddio! Non allontanarti da quest’isola, ché potresti non tornare mai più.»

[Herman Melville, Moby Dick, o la Balena, Adelphi, traduzione di Cesare Pavese, Milano, 1994; pag. 305]

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Immagine reperita nel web x

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