Alpha e Zeta

Beauty_and_the_Beast

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Ieri sera sono stata trascinata al cinema da Maria Sole a vedere il film più brutto che ho visto negli ultimi tempi, Allacciate le cinture di Ferzan Özpetek. L’unica consolazione è che ci siano film anche più brutti, che però spero di non vedere. Anche se non è detto, visto che da un po’ di tempo sembra non esserci limite al peggio, in molte faccende. Talmente deludente che non ne dovrei nemmeno parlare, se non appunto per parlare dei motivi del disturbo. È solo una una storia d’amore da fotoromanzo, la banalità fatta racconto. Ma, ancor più se in prossimità con l’8 marzo, è una storia all’insegna del trito e ritrito, sul genere favola della Bella e la Bestia – non immaginavo che il genere tirasse ancora. Fin dalla prima sequenza, dallo scambio di sguardi che Elena e Antonio  si lanciano sotto una pensilina affollata in un giorno di pioggia, è abbastanza chiaro come evolverà la storia.

Mettiamo sia soltanto una storia molto comune, batticuore, attrazione fisica e conseguente innamoramento, tra il virilissimo Antonio, un meccanico omofobo, razzista e ignorante (attenuante: è dislessico, solo per questo non ha mai letto un libro), e la trepida, tenace, evoluta Elena, che non dovrebbe neppure guardarlo, e non solo perché sta con la sua amica del cuore – che però a un certo punto le confessa che per lei era solo una storia di sesso e nulla più. Ossia il nulla al cubo. E, ammesso che sia legittimo desiderare di farsi qualche scopata, davvero non ci sono indizi per giustificare di potersi innamorare stabilmente di un cafone di quel tipo. Ma poi, si sa o non si sa come va, i due finiscono a baciarsi in officina (ah, il sex appeal del lavoro manuale e dell’uomo macho … ) ed eccoli nudi su una spiaggetta deserta mentre i cellulari squillano a vuoto.

Come può Elena, dolce, sensibile, carina, accettare condividere la vita con un bestione simile? – se lo chiedono anche gli amici.  Non sarà la sindrome della crocerossina? (dico io)
Ma no, Antonio le ricorda che È l’attrazione degli opposti – caspita, che intuizione!
Il maschio Alpha e la femmina Zeta.

(e che fantasia prendere in considerazione solo le lettere  estreme dell’alfabeto)

Mettiamo che ogni persona (o personaggio) è quel che è, e se una persona (o personaggio) avesse potuto essere diverso da quel che è, lo sarebbe diventato. Ma se così non è stato, non si può nemmeno pretenderlo. Va bene.
Però, da lì a innamorarsi di un ciospo simile e mettercisi insieme, e farci pure due figli, ce ne passa.

Infatti …
Stacco, 13 anni dopo. Elena fa sempre la barista ma ora ha un locale alla moda con l’amico-socio gay – che sotto tutti gli aspetti se la cava molto meglio del maschio Alpha, e  fra lui e Elena c’è una bella amicizia. Invece lei e Antonio hanno già due figli, ma lui è ancora becero e per di più ripetutamente infedele. Una delle sue amanti, la parrucchiera, lo descrive come “generoso” – nient’altro che una generosità del cazzo, ovviamente. Proprio un bel tipo, insomma. E mentre Elena torna a casa dopo il lavoro a tarda ora dopo essere passata anche a  prendere i bambini, lui è già a nanna, il tenerone, dopo aver visto la partita con gli amici e lasciato bottiglie di birra vuote e quant’altro dappertutto – secondo un’equa divisione delle responsabilità e del lavoro, claro. Così come è sempre lei che deve occuparsi di pagare le bollette e occuparsi di tutte cose.
Peccato che ad un certo punto ogni pretesto è buono per scatenare litigi. La bambina più grande (la più sveglia di tutti, in famiglia)  spiega che Sarebbe meglio essere figlia di genitori separati.

Quindi a quel punto ci si può immaginare una svolta tragica imminente. Sul genere di violenze reiterate e brutali,  con conseguente problematica separazione, se non peggio. Qualcosa di peggio accade, ma non quello che ci si potrebbe aspettare, quindi in un certo senso, se possibile, è meno peggio.

Accade infatti che Elena si accorge di avere un cancro al seno. E qui ti dici, ora vediamo che succede. Niente, succede che appena Antonio lo sa, la sua logica ovvia naturale reazione è di spaccare qualche sedia, poi prende la moto e fila via. Poi torna, però – purtroppo le cose non filano sempre via lisce troppo facilmente.

Elena inizia la trafila delle chemio, e chiaramente fin da subito non sta molto bene; ma non per questo smette di fargli trovare la cena pronta e di sollevarlo dalle responsabilità dei figli. Se lui non le chiede se gli ha lavato le calze, è solo perché in un film non c’è tempo per far vedere tutto e sentire tutte le conversazioni. Poi però, quando Elena sta molto più male, perde i capelli, ed è in ospedale ridotta come una larva, quasi in fin di vita, Antonio sembra inquieto, ha dei dubbi, chissà magari qualche rimorso di coscienza;  ed ecco che ha qualcosa da chiederle – ha ancora qualcosa da chiederle.

E le chiede qualcosa come “Perché hai accettato di stare con me, all’inizio, perché?
Bella domanda. Infatti non si capisce come ha potuto. E anche Antonio, che di certo non è un’aquila, capisce che c’è qualcosa che non quadra, che non torna.

(uffa e strauffa, sono qui ridotta in questo stato e vieni a farmi anche queste paturnie. Ma che bamboccio, avrei pensato io)

Ma Elena, ridotta come una larva, in ospedale senza più capelli e quasi in fin di vita, lo rassicura. Ancora una volta lo rassicura.
Ah, ma  io ti amo, Antonio. Io ti amo. Non ho mai voluto cambiarti, io ti amo così come sei.”

(Vero amore incondizionato! Come ogni vera donna che fa del suo compagno un figlio)

È qui che Antonio si rinvigorisce ed ha un nuovo attacco di generosità. Si spoglia, la spoglia, e le zompa addosso, sul letto dell’ospedale.  Una montagna di 110 e rotti di chili di muscoli lucidi turgidi e tatuati (che spettacolo!) sopra l’emaciato esangue corpicino di Elena (il sacrificio di sé fino allo stremo).

Ed Elena che gli dice “No, no, non qui. Guarda, sono anche sporca”. Ma lui niente, lo stallone italiano non ha requie. È lampante che Antonio non conosce altro modo per esprimere amore, o qualcosa che gli somiglia anche solo alla lontana.  Qualsiasi cosa sia, è  a tinta unita, nessuna sfumatura.

A sua difesa ammettiamo che perlomeno non gli fa ancora schifo. Finché respira …

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vampiro

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…e meno male che non aveva fame, altrimenti se la sarebbe magnata viva.

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Che dire, perlomeno un film sincero fin dal titolo.
Vi avverte: Allacciate le cinture – se non volete andare a sbattere!

(il film nel cestino)

 

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