vis activa

Nudo dormiente, dell’artista russa Zinaida Serebrjakova

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Non ricordavo di avere in libreria “Genealogia della morale” di Nietzsche. Ieri pomeriggio l’ho ritrovato per caso, e ho fatto quel giochino di aprire il libro e leggere il primo brano che capitava. Questo:

«Dimenticare non è una semplice vis inertiae, come ritengono i superficiali, ma piuttosto una facoltà attiva, positiva nel senso più rigoroso, d’inibizione […] Chiudere di tanto in tanto porte e finestre della coscienza; restare indisturbati dal rumore e dalla lotta con cui il mondo sottostante degli organi posti al nostro servizio svolge la sua collaborazione od opposizione; un po’ di silenzio, un po’ di tabula rasa della coscienza, affinché vi sia ancora posto per il nuovo […] è questo il vantaggio della dimenticanza attiva, una guardiana, per così dire, una sorvegliante dell’ordine spirituale: per cui occorrerà subito considerare in che senso nessuna felicità, nessuna serenità, nessuna speranza, nessuna fierezza, nessun presente potrebbe esistere senza capacità di dimenticare.» [ F.Nietzsche, Genealogia della morale, Adelphi 1984, p. 45]

Più avanti si legge …

«Si incide a fuoco qualcosa affinché resti nella memoria: soltanto quel che non cessa di dolorare resta nella memoria. »[p. 49]

Su quest’ultima affermazione, che inspiegabilmente viene citata tra virgolette, aggiungo una postilla. Nella fragile economia dell’io (egonomia), solo quando si riesce a dimenticare, o almeno a lasciar andare quello che ha dato dolore, si comincia a ricordare ciò che ha dato gioia. Però ancora viviamo nel passato. In seguito, ricordando quello che ha dato gioia, è possibile rinnovare quello che può dare ancora gioia. Al termine di ogni inverno, ogni primavera ci offre l’opportunità per una novella rinascita. Ed è meglio, molto meglio, se collaboriamo con questa forza attiva che ci viene offerta dalla natura.  A passo di danza, un  passo indietro e due avanti. Buona primavera a tutti!

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Picture by Tracie Taylor

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immagini: Nudo dormiente, dell’artista russa Zinaida Serebrjakova;
e un dipinto di Tracie Taylor

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