l’albero della vita

Gustav Klimt, L'albero della vita

*

«E noi siamo come frutti. Restiamo appesi a rami stranamente intrecciati e su di noi soffiano tanti venti. Ciò che possediamo è la nostra maturità, la nostra dolcezza e la bellezza. Ma la forza di tutto ciò scorre in un solo tronco da una radice che si è estesa sopra ai mondi e che si trova in noi stessi. E quando vogliamo provare la sua forza, dobbiamo utilizzarla nel nostro senso più solitario.Tanto più essa è sola, tanto più festosa, commovente e possente è la sua comunanza».

[Rainer Maria Rilke, Appunti sulla melodia delle cose, in Tutti gli scritti sull’arte e sulla letteratura, pag 146]

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in aforismi, Senza categoria e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a l’albero della vita

  1. selciato ha detto:

    Bell’accostamento, cara rozmilla. Rilke è uno di quei poeti-filosofi che la Germania ci ha dato e che mi riprometto di leggere, prima o poi. Forse, in effetti, più che dalla poesia – a cui ormai non posso accostarmi se non so leggerla in lingua originale – potrei partire da scritti come questi.
    Secondo te a cosa si riferisce quando dice “nel nostro senso più solitario”? In quale contesto si situa questo brano?

    Mi piace

  2. rozmilla ha detto:

    Caro Selciato, l’enigma della traduzione – come dell’interpretazione – permane inalterato nella poesia come nella prosa, mi sa; senza contare che la lingua tedesca resta per me uno scoglio insormontabile.
    Ma anche Rilke, il poeta filosofo che cercava di esprimere l’indicibile, ci provava – come tutti, del resto.
    Quindi, se volessi dare un senso a quel “senso più solitario” che si trasforma e manifesta nella comunanza, mi piacerebbe accostarlo alla “soli-darietà” di esseri inevitabilmente “soli” che però amano darsi festosamente l’uno all’altro: voce del verbo “soli-darsi”…
    Che ne dici?

    Mi piace

  3. selciato ha detto:

    Mi piace. Mi ricorda l’idea fondamentale alla base del perduto “duale”, che poi non era altro che un riconoscimento dell’incontro “io-tu” come dimensione irriducibile dell’esistenza. Prima ancora di venire alla coscienza noi veniamo in fondo all’altro, come fonte di senso e di umanità che ci apre al mondo del pensiero, dell’amore e del desiderio (e anche della frustrazione e della solitudine, ma per ora sorvoliamo). In questo senso qui Rilke ci inviterebbe prima di ogni altra cosa a tenere sempre presente quella radice profonda di radicale solitudine della nostra esistenza rispetto a sè stessa, che proprio per questa sua nudità ci permette di scoprire tutte le verità che ci sostengono… si, mi convince!

    Fra parentesi ti comunico anche che anche tu hai ricevuto il dubbio onore di essere inserita nel blogroll della mia umile dimora! Vienimi a trovarmi quando non hai niente da fare. 🙂

    Mi piace

  4. LexMat ha detto:

    Da “http://domenicofargnoli.com/2014/04/14/pensare-e-una-solitudine/” ho letto:

    ” Nella solitudine si realizza l’identità ed il pensiero come capacità di separazione dagli altri

    Chi non accetta la solitudine, una distanza dagli altri che non è annullamento, non riesce a pensare

    “Il solipsismo” non è la solitudine così come non lo è l’”autismo” nel senso di Eugene Bleuler: quest’ultimo è un deragliamento del pensiero. Per il solipsista solo la sua presenza nel mondo conta ed è reale. Scriveva Wittgenstein <> Il soggetto “autistico” vive il distacco e l’isolamento dagli altri,

    Pensare è realizzare l’esistenza del mondo umano dentro di sè che emerge nelle immagini e nelle parole. ”

    Ed inoltre, per il concetto principe di “solitario e solidale”, c’è doverosamente da tenere in considerazione il grande Camus.

    Saluti.
    LexMat

    Mi piace

I commenti sono chiusi.