rileggere Simone Weil

§

[dedicato a M.M.]

Noi dobbiamo attraversare […] l’infinito spessore del tempo e dello spazio. L’amore è qui, se possibile, più grande.   È grande come la distanza da superare.
Affinché l’amore sia il più grande possibile, la distanza è la più grande possibile. Perciò in questo mondo il male può giungere fino all’estremo limite al di là del quale la possibilità stessa del bene sparirebbe radicalmente. Gli è consentito toccare questo limite. A volte ci sembra che lo superi. Ma qualsiasi cosa possiamo vedere accadere a noi stessi o ad altri, siamo obbligati ad aver fede che non è così.
Questo, in un senso, è esattamente l’opposto del pensiero di Leibniz. […]

§

Simone Weil

§

Se io considerassi me stessa in futuro come un altro essere che mi è estraneo, farei senza alcuna ripugnanza atti suscettibili di provocare dopo un certo intervallo (che può essere di due minuti, di più giorni, di un anno) del dolore. Compirei gli atti suscettibili di provocare più tardi benessere per pura ragionevolezza e senza inclinazione. E non mi preoccuperei in alcun modo di quel che accadrà. È il distacco nei riguardi del futuro. Se vi aggiungo il distacco da tutto il passato […], sarò distaccata da tutto ciò che non è il presente. È questa una delle condizioni dello «stato d’infanzia», lo «stato d’immortalità», «Dasein» (Rilke).

 

Simone Weil, Quaderni, volume terzo, (Cahiers, III) ed Biblioteca Adelphi 195 (1988),  pagg. 105 e 106)

Galleria | Questa voce è stata pubblicata in letture e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.