Noam Chomsky – sulle radici dell’ISIS

È molto interessante riuscire a comprendere cosa è successo in passato. Forse nessuno oggi vorrebbe ripetere l’errore di Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo – anche se potrebbe sempre commetterne altri. Fra propagande e cronache di guerra annunciate, sarà improbabile che la situazione di attuale si possa risolvere rimarcando le colpe di questo e di quello. Oggi appare evidente che anche l’intervento ONU in Libia nel 2011 (su pressione soprattutto della Francia, che gestiva la Total in Libia) per annientare Gheddafi, alla fin fine ha favorito l’ascesa dei radicali islamisti. Per questo considero opportuno tornare un po’ indietro per far chiarezza su alcuni punti. Perché le responsabilità ci sono, e non si devono commettere gli stessi errori.
Quindi approfitto di un colloquio [*] tra il giornalista David Barsamian e il professor Noam Chomsky sul conflitto in Iraq. Riporterò solo la prima parte, nella quale Chomsky spiega le radici dell’ISIS e perché gli Stati Uniti e i suoi alleati sarebbero responsabili della nascita del gruppo. In particolare, egli sostiene che l’invasione dell’Iraq nel 2003 ha provocato le divisioni settarie che hanno portato alla destabilizzazione della società irachena. Il risultato è stato un clima in cui i radicali finanziati dall’Arabia hanno potuto prosperare.
A mio parere, la cosa interessante della narrazione di Chomsky è l’estrema semplicità di esposizione (da non confondere con semplificazione); e che prenda il via proprio da un’affermazione fatta da un agente della CIA, ossia da un’ammissione di responsabilità da un esponente centrale dell’establishment USA. Non so giudicare se anche quest’ammissione faccia parte di una strategia comunicativa (anche se potremmo temerlo). Ma poiché in genere sappiamo poco di ciò che accade dietro le quinte e anche quel poco con molte incertezze, e non possiamo ricostruire la storia sempre sulla base di ipotesi inverificabili, nel trattare faccende complesse ritengo più idoneo usare con e per prudenza il rasoio di Occam [¹]. (vale a dire “non moltiplicare gli elementi più del necessario”)

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Arresti durante la caduta di Gheddafi nel 2011

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Barsamian: Il Medio Oriente è avvolto dalle fiamme, dalla Libia all’Iraq. Ci sono nuovi gruppi Jihadaisti. Il focus attuale è sull’ISIS. Cosa può dirci sull’ISIS e le sue origini? 

ChomskyC’è un interessante intervista apparsa un paio di giorni fa di Graham Fuller, un ex agente della CIA,  leader dell’intelligence nonché uno tra i principali analisti del Medio Oriente. Il titolo è “Gli Stati Uniti hanno creato l’ISIS.”.  Questa sembra una delle teorie del complotto, una delle migliaia  che circolano sul Medio Oriente.

Ma questa è un’altra fonte: questa è proprio nel cuore dell’istituzione statunitense. Fuller si affretta a precisare che non intende che gli Stati Uniti hanno di deciso far esistere l’ISIS e quindi di finanziarlo. Il suo punto è – e penso che sia preciso – che gli Stati Uniti hanno creato lo sfondo sul quale l’ISIS ha potuto crescere  e svilupparsi. In parte è stato solo un approccio standard con la mazza [²]: nello stile “distruggi ciò che non ti piace”.

Nel 2003, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno invaso l’Iraq, un reato grave. […] L’invasione è stata devastante in Iraq. L’Iraq era già stato praticamente distrutto, prima di tutto dalla guerra decennale con l’Iran, in cui, per inciso, l’Iraq è stato sostenuto dagli Stati Uniti, seguita da un decennio di sanzioni.

Questo  è stato descritto come un  “genocidio” dai diplomatici internazionali  che li amministravano, ed entrambi si sono dimessi in segno di protesta per questo motivo. Ha devastato la società civile, ha rafforzato il dittatore, costretto la popolazione a fare affidamento su di lui per la sopravvivenza. […]

Infine, gli Stati Uniti hanno deciso di attaccare il paese nel 2003. L’attacco è stato paragonato da molti iracheni all’invasione mongola di mille anni prima. Molto distruttivo. Centinaia di migliaia di persone uccise, milioni di rifugiati, milioni di altri sfollati, la distruzione delle ricchezze e delle risorse archeologiche della Sumeria.

Uno degli effetti dell’invasione fu di creare  immediatamente divisioni settarie. Parte della genialità della forza di invasione e il suo direttore civile, Paul Bremer, è stato quello di separare le sette, sunniti, sciiti, curdi, gli uni dagli altri, costringendoli a scannarsi fra loro. In un paio di anni si è sviluppato un grande, brutale conflitto settario provocato dall’invasione.

Lo si può vedere se si guarda Baghdad. Se si prende una mappa di Baghdad, per esempio, del 2002, è una città mista: sunniti e sciiti vivono negli stessi quartieri, ci sono matrimoni misti. In realtà, a volte non sapevano nemmeno  chi era sunnita e chi era sciita. È come sapere se i vostri amici sono di un gruppo protestante o un altro gruppo protestante. C’erano differenze ma non c’era ostilità.

In effetti, per un paio d’anni entrambe le parti si dicevano: non ci saranno mai conflitti sunniti-sciiti. Siamo troppo mescolati nella natura della nostra vita, dove viviamo, e così via. Nel 2006 ci fu una guerra furiosa. Quel conflitto si diffuse in tutta la regione. Ormai, l’intera regione è lacerata da conflitti sunniti-sciiti.

Le dinamiche naturali di un conflitto del genere è che gli elementi più estremi cominciano a prendere il sopravvento. Mettono radici. E le loro radici sono nel maggior alleato degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita. Che è stato il principale alleato degli Stati Uniti nella regione fin da quando gli Stati Uniti si sono seriamente coinvolti nell’area, ossia fin dalla fondazione dello stato saudita. È una specie di dittatura di famiglia. E la ragione è che c’è una grande quantità di petrolio.

Già la Gran Bretagna, prima negli Stati Uniti, aveva in generale  preferito l’islamismo radicale al nazionalismo laico. E quando gli Stati Uniti ha avuto il sopravvento, ha sostanzialmente preso la stessa posizione. L’Islam radicale è centrale in Arabia Saudita. È il più estremista e radicale stato islamico nel mondo. Riesce a far sembrare l’Iran un paese moderno e tollerante al confronto, e, naturalmente, le parti secolari del Medio Oriente arabo ancora di più.

Non è solo diretto da una versione estremista dell’islam, della versione wahhabita salafita, ma è anche uno stato missionario. Quindi utilizza le sue enormi risorse petrolifere per diffondere queste dottrine in tutta la regione. Istituisce le scuole, moschee, chierici, in tutto il luogo, dal Pakistan al Nord Africa.

L’Arabia Saudita non solo fornisce il nucleo ideologico che ha portato l’estremismo radicale ISIS, ma li finanzia anche. Non il governo saudita, ma ricchi sauditi, kuwaitiani ricchi, e altri forniscono il finanziamento e il sostegno ideologico per questi gruppi jihadisti che stanno nascendo in tutto il luogo. Questo attacco alla regione dagli Stati Uniti e la Gran Bretagna è la fonte, il luogo dove questa cosa ha origine. Questo è ciò che Fuller intende dire quando afferma che gli Stati Uniti  hanno creato l’ISIS .

Si può essere abbastanza sicuri che se i conflitti si svilupperanno, diventeranno più estremi. Subentreranno gruppi più duri e brutali. Questo è ciò che accade quando la violenza diventa il mezzo di interazione. È quasi automatico. Ciò che è vero nei quartieri, è vero anche negli affari internazionali. Le dinamiche sono perfettamente evidenti. Questo è ciò che sta accadendo. Ecco da dove l’ISIS ha avuto origine. Se riescono a distruggere l’ISIS, avranno qualcosa di ancor più estremo sulle loro mani.[³]

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note:

[*]   l’intervista tocca in seguito anche il più recente massacro di Israele nella Striscia di Gaza, mettendolo nel contesto del ruolo vitale che Israele ha sempre giocato per gli Stati Uniti.  Quindi rovescia il capro espiatorio razzista di oggi degli immigrati guatemaltechi, tracciando le condizioni che li hanno portati a lasciare le loro case per la brutale distruzione dell’amministrazione Reagan nel paese. Infine, Chomsky condivide i suoi pensieri sul crescente movimento per la giustizia climatica, che reputa la più urgente del nostro tempo. Il link qui
[¹]  rasoio di Occam: il nome latino era lex parsimoniae. Di solito assume la forma “non moltiplicare gli elementi più del necessario”. L’idea è semplice: non dobbiamo inventare una teoria complicata e stravagante se ne abbiamo una più semplice (con meno elementi, meno entità) che spiega altrettanto bene il fenomeno.
[²]   “sledgehammer”:  che ho tradotto con “mazza”,  è un grande, pesante martello usato per rompere le rocce.
[³]   “to have something on their hands“: credo si possa tradurre con “avere le mani sporche”, “avere la coscienza sporca”.
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