zenzitudine

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Una volta mi narrarono di un monastero zen in cui faceva parte della pratica quotidiana prendersi in giro: se uno si offendeva, doveva fare un regalo a chi, sfottendolo, aveva beccato un suo punto debole. Se dunque da un lato non si può pretendere che tutti si impegnino sulla strada della perfetta zenzitudine, dall’altro coi tempi che corrono nessuno può esimersi dal compito di diventare consapevole delle proprie sciatterie e neghittosità nel creare (acqua di) cultura intorno a sé, fatalmente a propria immagine e somiglianza.

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Masuko Masuda, 良いことがありますように (quindi dovrebbe essere buona)

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immagine, di Masuko Masuda, 良いことがありますように (quindi dovrebbe essere buona)
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4 risposte a zenzitudine

  1. Pensierodud ha detto:

    Una volta mi è capitato (per chi crede che le cose accadano “per caso”; io non ho ancora una posizione definita, in merito…) tra le mani un libretto pubblicato da Adelphi di una mistica tibetana chiamata Ma-gcig Labron intitolato “Canti spirituali o trattato sulla recisione dei demoni”. Ovviamente la cosa non poteva non attirare la mia avida curiosità. Tra le pagine questo stranissimo personaggio classifica tutti i demoni mentali in alcune categorie ma poi scrive che tutti i demoni, alla fine, possono essere raccolti nella categoria dei demoni dell’orgoglio. Si vede che nel monastero Zen di cui parli, anche forse senza aver letto Ma-gcicg Labron, erano arrivati alla stessa conclusione. Per gli interessati: http://www.adelphi.it/libro/9788845911514.
    Ciao Roz che sia una splendida giornata!

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    • rozmilla ha detto:

      Mmh … mi hai fatto ricordare che anche mia nonna diceva che l’orgoglio era il peggiore dei peccati (capitali), e che tutti gli altri discendono da quello.
      Invece qualche anno fa mio padre se ne uscì dicendo che il male del mondo è l’ignoranza – curioso: come nella tradizione induista, ho scoperto dopo.
      Quindi a me sembra che ogni cultura è uno sforzo della mente umana, un tentativo per comprendere e spiegare il mondo definendo dei nessi di causa-effetto; e (ogni cultura) interpreta con gli strumenti che ha a disposizione, partendo dalla tradizione precedente.

      Ma chiaramente ci sono differenze qualitative sostanziali fra interpretazioni mistiche, religiose o filosofiche, psicoanalitiche o scientifiche, eccetera.
      Non ho difficoltà a riconoscere che le svariate tradizioni prodotte dalla mente umana possano coesistere, talvolta essere persino parallele; e che le tradizioni portino con sé una grande ricchezza, non ne dubito.
      Per produrre tanta ricchezza, però, l’unico strumento che abbiamo avuto e che abbiamo è pur sempre la nostra mente – e questo resta probabilmente vero sia quando interpretiamo le cose in modo mistico che quando le interpretiamo in modo scientifico, o altri modi.
      Quindi si spera sempre che dal momento in cui riusciamo a capire quali sono le ragioni o le cause che ci muovono e in che modo, risulti meno facile restarne schiavi, o che per lo meno raggiungiamo una consapevolezza diversa.

      Purtroppo, però, “diversa” non sempre vuol dire “meglio”: nel corso della civiltà umana che conosciamo si sono verificate involuzioni pazzesche, e fatti conseguenti che non possono non farci orrore. E purtroppo ho pochi dubbi che qui o là questo continuerà a ripetersi.
      In parte, secondo me, è come se esistessero forze culturali antagoniste che lottano per prendere il sopravvento. Soltanto che alcune di esse, non possedendo strumenti più raffinati (quali ad esempio l’intelligenza, la sensibilità, il rispetto e la cura) giungono al punto di volersi imporre con la violenza. Ma ora lasciamole in disparte, ci penseremo dopo.

      Mi sono ricordata che quando andavo a scuola mi risultavano abbastanza facili le materie letterarie; mentre in matematica ero un disastro. Il consiglio dei professori ovviamente era quello di applicarmi di più in ciò in cui ero carente. Così come la mentalità di un esperto matematico potrebbe essere mitigata e rinfrescata della lettura della poesia, allo stesso modo un filosofo metafisico potrebbe essere riportato un po’ più coi piedi per terra se si mettesse a coltivare un orto, e via dicendo.

      Dev’essere per questo che avvicinandomi da qualche tempo alla cultura scientifica ne ho ricavato un senso di leggerezza; non so come spiegare. Vediamo … ad esempio l’evoluzione, come gli scienziati della mente riescono a descrivere il modo in cui dalla cellula monade si è giunti all’homo sapiens, e come tutta la storia evolutiva sia scritta nei nostri geni – motivo per cui, probabilmente, non ci sarebbero ragioni necessarie per scomodare i demoni. Mentre ci sarebbero delle ragioni “pratiche” che si ripropongono in modo meccanico, che ci hanno fatto diventare ciò che siamo (oltre al fatto che, secondo me, demonizzare questi meccanismi produce il fastidioso svantaggio di farci sentire in colpa; e, sempre secondo me, il senso di colpa non aiuta a superare o recidere i cosiddetti “demoni”. Come farci sentire “peccatori”, a mio parere non ha aiutato a non esserlo o a non diventarlo).

      Ripeto, non sono cose facili da spiegare, e non mi è facile comunicarle. Se fosse possibile, mi piacerebbe poter condividere con te ad esempio un capitolo molto bello di un libro che sto leggendo, http://www.raffaellocortina.it/strumenti-per-pensare
      nel quale Dennet compara il genoma umano alla Biblioteca di Babele di Borges.

      Oltretutto credo sia sempre una buona strategia cercare di osservare le cose da molti punti di vista differenti. Come quando per nutrirci variamo il menù, insomma. L’acqua o la terra di cultura diventa più varia e sfaccettata – che se nuotassimo sempre nella stessa vasca, a lungo andare diventerebbe uno stagno.

      Comunque, ora bisogna che vada a lavorare, a guadagnarmi il pane…
      (anche se preferirei stare a godermi queste ultime ore di sole)

      ciao Dud: oggi mi hai fatto faticare;-)

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  2. Pensierodud ha detto:

    Cara Roz. tocchi tanti temi! Grazie della segnalazione del libro di Dennet. Anche io devo uscire ma ti lascio un’ultima riflessione. A volte mi sembra che diverse discipline e diversi mondi propongano risposte molto simili ma solo espresse con un lessico diverso. Così come la stessa montagna ha vari versanti di salita ma, in alto, un’unica vetta quasi puntiforme. E infatti tempo fa ero molto “intrippato” dall’interdisciplinarietà: cecavo legami e contatti tra filosofia, religioni, neuroscienze, etc. impresa peraltro titanica per le mie forze. Ma per semplificare sarebbe come a dire che magari tua nonna e tuo padre usando parole e contenuti apparentemente diversi, dicevano la stessa cosa. Magari l’orgoglio, in qualche modo, è figlio dell’ignoranza. O viceversa. Mah…sono troppo bollito adesso per andare avanti. Ciao Roz, buona serata!

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    • rozmilla ha detto:

      Ah sì, non solo tanti, ma troppi! Scusami non so cosa m’è preso. Anzi lo so: quando ho il cuore in subbuglio la mia mente gira gira per cercare di capirci qualcosa, trovare appigli; e se sono scossa, è soprattutto per quello che sta succedendo in medio oriente, e non solo.
      Le metafore sono un modo molto semplice e bello per spiegare i fatti della vita, e condivido quello che dici. Tra l’altro, se si deve (o vuole) scalare una montagna, dopo che si è iniziato scegliendo un certo percorso, è abbastanza improbabile poterlo cambiare a metà strada, a meno di fare un percorso a zig-zag.
      Poi, lo sai che io non sono una scalatrice, ma un mio amico mi diceva che dopo che sei arrivato in cima, dopo un certo tempo (limitato) devi per forza di cose iniziare la discesa prima che il sole tramonti, tornare a valle prima di sera. Ma forse questo te l’avevo già detto? Ah, non ricordo, può darsi. Ci sentiamo così di rado… ma mi fa molto piacere quando capita.
      Anch’io adesso devo uscire, il dovere mi chiama… (mannaggia)
      Buon pomeriggio e buona serata anche a te.
      milena

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