tempi bui – dark times

Berlino 1935, rogo di libri nazista

Berlino 1935, rogo di libri nazista

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Il 28 settembre 1959 Hannah Arendt, in occasione del conferimento del premio “Lessing” di Amburgo, pronuncia il suo discorso: “L’umanità in tempi bui”. (*)

Che cosa intende Hannah Arendt quando parlava di dark times? E tale definizione può essere ancora attuale per descrivere la condizione dell’umanità nel terzo millennio?

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Mosul 2015, rogo di libri nazista

Mosul 2015, rogo di libri nazista

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La Arendt aveva tratto l’espressione dark times da una poesia di Brecht, An die Nachgeborenen – A quelli nati dopo di noi (**) – , dove il poeta parla di «fisteren Zeiten», di tempi oscuri, foschi, orrendi, ma anche sinistri, sospetti. Sono tempi in cui «das argloses Wort ist töricht», in cui ogni parola semplice priva di malizia perché senza sospetti, è colpevolmente stolta («Un discorso sugli alberi è quasi un crimine»).

Sono tempi  in cui anche la rivolta tiene lontani dall’umano («Anche l’odio verso la bassezza/ Deforma i tratti del viso/ Anche l’ira per le ingiustizie/ Rende roca la voce»).

Potremmo dire, esplicitando il pensiero arendtiano, che sono tempi in cui non solo il male radicale (il terrore totalitario) si diffonde, ma soprattutto ciò che qualifica l’umano in quanto tale – e cioè azione e parola, che quel male radicale dovrebbero dire e combattere – è quasi impossibile?

Senonché, sul ‘male radicale’ la stessa Arendt tiene a precisare: «È mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale». (Lettera a Gershom Scholem)

K

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(**) 

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l’ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l’uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell’affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,
e sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?
Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all’amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m’era stato dato.
Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:
anche l’odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si potè essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

Bertolt Brecht, “A coloro che verranno”, 1939.

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Mimmo Paladino, 'Brecht', 2005, collezione dell’autore

Mimmo Paladino, ‘Brecht’, 2005, collezione dell’autore

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(*) in seguito Hannah Arendt raccoglierà le sue riflessioni in  Men in Dark Times, New York, Harcourt Brace Jovanovich,(1968) [trad. it. L’umanità in tempi bui.  Riflessioni su Lessing, Raffaello Cortina Editore (2006)]

Riferimenti in rete: https://rebstein.wordpress.com/2015/02/25/i-fascismi-sono-montagne-di-merda/

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