dica ognuno cosa gli sembra verità

Paul Klee, Polifonia, 1932

Paul Klee, Polifonia, 1932

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Il potere divide chi ce l’ha da chi non ce l’ha, e questa sembra un’amara verità. In realtà, di solito, sembra anche una pia illusione credere che basti denunciarla, o affermare la dis-parità di potere, per ovviare alla dis-egualianza – dal momento che la dis-eguaglianza pare così profondamente radicata nelle pratiche di vita, e ha origini antiche.

Probabilmente, anche i filosofi non sfuggono alla regola generale del potere, motivo per cui alcuni riuscirebbero ad arrampicarsi sui vetri (molto meglio dei comuni mortali non-filosofi) pur di ammettere di aver o aver avuto torto. Ma anch’essi sono umani, troppo umani – ordinariamente come tutti gli altri.

Una mirabile frase di Kafka,

«È difficile parlare della verità, perché, sebbene ce ne sia una sola, è vivente, e ha quindi un volto che cambia con la vita»,

descrive la verità come qualcosa di vivente. Ma se è vivente, allora si trasforma nei tempi e nei modi che sono propri ad un organismo vivente che non può fare a meno, per vivere, di un ambiente (Umwelt) al quale è obbligato. Ho esitato a scegliere il termine “obbligato” tra vari sinonimi – condizionato, vincolato, limitato, dominato, forzato, costretto, ecc., e in alcuni casi potrebbe essere più idoneo uno o l’altro sinonimo. In questo contesto ho preferito utilizzare il termine “obbligato”, per il semplice motivo che, trattandosi di ambiente “umano” quello in cui dovremmo cercare di far sopravvivere la verità, questo termine si riallaccia alla nota massima della Weil:

«Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui. Un uomo, che fosse solo nell’universo, non avrebbe nessun diritto ma avrebbe degli obblighi». [Simone Weil – La prima radice] (*)

Diversamente, ad esempio una pietra, che “esiste” ma non è vivente, non avrebbe bisogno di un tale ambiente, perché potrebbe stare ed esistere  indifferentemente in un deserto, sulla riva di un fiume, in fondo al mare, sulla luna o in orbita negli spazi cosmici, senza smettere di essere pietra (prima di diventare ghiaia, sabbia o poi polvere).

Ora, sulla verità – poiché da me sola, non riuscirei a tirar fuori un ragno dal buco – propongo un brano del libretto (**) che sto leggendo, che sembra proprio cascare a fagiuolo. (le osservazioni semiserie aggiunte fra parentesi e in corsivo sono mie).

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«Oggi è raro incontrare persone che credano di possedere la verità (anche se purtroppo accade ancora); ci confrontiamo invece costantemente con quelli che sono sicuri di aver ragione.

Nonostante la differenza tra il possedere la verità e l’aver ragione, i due punti di vista hanno qualcosa in comune: coloro che abbracciano o l’uno o l’altro non sono disposti a sacrificare la loro prospettiva all’umanità o all’amicizia in caso di conflitto. (questa segnatevela perché è bellissima)

Lessing sostenne che la verità non può esistere se non là dove può essere umanizzata dal discorso, là dove ciascuno dice non quello che gli viene in mente, ma ciò che gli “sembra la verità”. Un dire di questo genere è tuttavia quasi impossibile nella solitudine; esso è legato ad uno spazio a più voci (e solo dove ognuno può dire la sua, e non soltanto qualcuno, magari soltanto perché è più esperto o audace nel prendersi lo spazio), in cui l’annuncio di ciò che sembra verità lega e insieme separa gli uomini, creando delle distanze tra le persone che, insieme formano il mondo.

Ogni verità situata fuori da questo spazio, sia che apporti agli uomini felicità o infelicità, è inumana nel senso letterale del termine, e non perché potrebbe levare gli uomini gli uni contro gli altri e separarli. (dal momento che le separazioni e i contrasti esistono in ogni caso e a prescindere)

Al contrario, perché potrebbe avere come conseguenza che tutti si accordino improvvisamente su un’unica opinione (***) di modo che dalla molteplicità delle opinioni ne risulti una sola, come se non gli uomini nella loro pluralità infinita, ma l’uomo al singolare, una specie e i suoi rappresentanti, abitasse la Terra. Se ciò accadesse, il mondo, che si forma solo nell’intervallo tra gli uomini nella loro pluralità, scomparirebbe dalla faccia della terra. Pertanto, quanto è stato detto di più profondo sul rapporto tra umanità e verità si trova in una frase di Lessing, in cui lo si può anche veder tremare di fronte all’ultima conclusione filosofica della sua opera:

“Jeder sage, was ihm Wahrheit dünkt, und die Wahrheit selbst sei Gott empfohlen!”

“Dica ognuno cosa gli sembra verità, / e sia raccomandata a Dio la verità!”».

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snoopy e charlie brown

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note:

(*) è evidente che anche condividendo in pieno la massima della Weil, alla quale dovremmo conformare il nostro agire, è inevitabile che esitano frange che non intendono affatto aderire a tale principio, ma che invece lo rovesciano semplicemente a loro favore, senza alcun interesse per la reciprocità.  Cosicché, sventuratamente, si torna alla frase d’apertura, peggiorata in stile andreottiano: il potere logora chi non ce l’ha – ed ecco come “la filosofia scopre l’ovvio della non-ovvia condizione dell’ovvio” (Garroni);

(**) Hannah Arendt, L’umanità in tempi bui. Riflessioni su Lessing, Raffaello Cortina Editore (2006);

(***) la possibilità di condividere un unico punto di vista è possibile solo per le verità dimostrabili (teoremi matematici), nelle vicende umane questo non è possibile se non attraverso la cancellazione delle opinioni.

Inge Lehmann

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Una risposta a dica ognuno cosa gli sembra verità

  1. Francesco ha detto:

    Tra le tante definizioni che si potrebbero dare della verità (me ne sono venute in mente diverse), e non avendo la benché minima intenzione di offrire una risposta esaustiva (e men che meno adatta a tutti i palati), ho scelto di dare la preferenza, e la precedenza, a quella che segue.

    La verità è un lampo. E’ l’illuminazione. E’ la sapienza che si dà all’improvviso. E non occorre raccomandarla a Dio, perché appartenendo al trascendente, ha già in sé qualcosa di divino.

    Tra l’altro, anche la Weil sembra che la pensasse come me.
    Ricordando da adulta la crisi dei suoi quattordici anni infatti scriveva:

    “… Non invidiavo i suoi successi esteriori, ma il non poter sperare di entrare in quel regno trascendente dove entrano solamente gli uomini di autentico valore, e dove abita la verità. Preferivo morire piuttosto che vivere senza di essa. Dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d’improvviso e per sempre la certezza che qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra in questo regno della verità riservato al genio, purché desideri la verità e faccia un continuo sforzo d’attenzione per raggiungerla.” (fonte : Wikipedia)

    (I successi di cui parla sono quelli del fratello André, matematico e collaboratore di Einstein.)

    Ai posteri l’ardua sentenza cara..

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